Tratto da una storia vera. Il capitano Jorge Silva, ex campione di paracadutismo e membro dell’intelligence dell’aeronautica cilena, nel 1973 è un ufficiale istruttore al comando di una tranquilla base di addestramento di cadetti. Quando scoppia il golpe militare di Pinochet, la sua base viene sostanzialmente sequestrata dai golpisti e un hangar viene trasformato in luogo di detenzione e tortura di oppositori, dove avvengono cose terribili. Ma il capitano è anche un ufficiale lealista nei confronti del governo e delle istituzioni, e solo pochi anni prima ha denunciato il piano di un attentato contro il presidente Salvador Allende. Silva si trova così esautorato del comando della base e in una posizione di grandissima conflittualità, sul filo del rasoio, costretto dal ruolo e dal grado ad obbedire ai superiori, ma contemporaneamente a fare i conti con la propria coscienza.
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Tratto da una storia vera. Il capitano Jorge Silva, ex campione di paracadutismo e membro dell’intelligence dell’aeronautica cilena, nel 1973 è un ufficiale istruttore al comando di una tranquilla base di addestramento di cadetti. Quando scoppia il golpe militare di Pinochet, la sua base viene sostanzialmente sequestrata dai golpisti e un hangar viene trasformato in luogo di detenzione e tortura di oppositori, dove avvengono cose terribili. Ma il capitano è anche un ufficiale lealista nei confronti del governo e delle istituzioni, e solo pochi anni prima ha denunciato il piano di un attentato contro il presidente Salvador Allende. Silva si trova così esautorato del comando della base e in una posizione di grandissima conflittualità, sul filo del rasoio, costretto dal ruolo e dal grado ad obbedire ai superiori, ma contemporaneamente a fare i conti con la propria coscienza.
“Ѐ dei nostri, capitano?” gli chiede il colonnello Jahn, feroce anticomunista che prende il comando dell’unità, uno degli ufficiali coinvolti nel precedente sventato attentato ad Allende. “Cosa ne pensa?”. Il capitano Silva, consapevole di essere un sorvegliato speciale, risponde: “Non c’è niente da pensare, colonnello, sono un membro della Forza Aerea e sono a disposizione dei miei superiori”. Ma la tensione tra le richieste dei superiori e le sue convinzioni aumenta, insieme alle sue preoccupazioni per la moglie docente di storia, anche lei nota per le sue posizioni politiche, che ha subito il brutale sgombero dell’università dove lavora. Il film è un thriller psicologico dove la tensione, centrata sui conflitti interni del protagonista, cresce inarrestabilmente scena dopo scena, fino al climax in cui avviene il punto di rottura. La riduzione del campo visivo della macchina da presa produce l’effetto claustrofobico dell’asfissia dello spazio. Il bianco e nero aumenta l’intensità del gioco di luci e ombre che riflette il dilemma morale del personaggio. Il volto spigoloso di Nicolas Zarate riflette perfettamente la scabrosità della situazione.
Un flashback, sempre lo stesso, interrompe periodicamente la narrazione lineare: l’immagine attraverso le nuvole della vista dall’alto di uno stadio dove un paracadutista si sta dirigendo, un’impresa sportiva del passato di Jorge Silva. Ѐ un’immagine che nel nuovo contesto assume un potente valore simbolico. Il sergente Hernandez, che ammira moltissimo il capitano, gli chiede più volte cosa si prova a lanciarsi col paracadute da lassù. Silva risponde solo alla fine al suo sottoposto con una frase altrettanto simbolica: “Libero. Ti senti libero”.
Scabro, asciutto, essenziale, in soli 82 minuti il film esplora un tema poco indagato: quello dei militari cileni che si opposero al golpe di Pinochet. Ma è indubbiamente un’opera di valore universale sul tema della coscienza e della responsabilità individuale.
Magistrale.
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