| Anno | 2025 |
| Genere | Documentario |
| Produzione | Italia |
| Durata | 78 minuti |
| Regia di | Federico Cammarata, Filippo Foscarini |
| MYmonetro | 2,69 su 5 recensioni tra critica, pubblico e dizionari. |
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Ultimo aggiornamento giovedì 4 settembre 2025
Ai margini dell'Europa, un clan di passeurs afgani attende nell'ombra per guidare migranti oltre un confine metallico, tra fuochi, spari e una notte senza fine. In Italia al Box Office Waking Hours ha incassato 150 .
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CONSIGLIATO NÌ
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Non lontano da una foresta nel buio, c'è un muro di metallo che segna l'inizio del confine con l'Europa. In lontananza intanto rimbombano le voci di altoparlante che sottolinea il divieto di avvicinarsi alla recinzione e dei colpi di arma da fuoco. Si intravedono poi a distanza delle sagome umane dalle luci di una tenda e vicino a fuoco. La loro presenza si percepisce anche dalle loro voci e dalla musica e i notiziari di una radio. Sono contrabbandieri afgani che aspettano di traghettare delle persone dall'altro lato del confine.
Uno schermo nero. Un'inquadratura fissa che dura qualche minuto. Si scorgono appena delle luci in lontananza. Poi la voce forte di uno speaker all'altoparlante che localizza il film nei pressi di un confine ungherese.
L'oscurità copre il quadro, la percezione visiva accompagna quella sonora. Si sentono i primi rumori: tuoni, pioggia, animali in lontananza, cani che abbaiano. Poi le voci che s'intrecciano con le storie private: l'esilio dall'Afghanistan, la detenzione di tre mesi e 20 giorni, la poliziotta che non si è voluta girare durante una perquisizione dove a un ragazzo è stato chiesto di spogliarsi completamente. Waking Hours, letteralmente 'ore di veglia', mostra un limbo spaziale e temporale. Un luogo che apre appena qualche squarcio nell'immagine per rivelare presenze e dettagli (il ragazzo inquadrato davanti al fuoco mentre parla) e il tempo dell'attesa, quello dei contrabbandieri che stanno aspettando. Ci sono riferimenti all'area Schenghen, che comprende 29 paesi europei dove sono stati aboliti i controlli alla frontiera interne e sostituiti da un'unica esterna. Si parla di soldi, controlli, su uno sfondo dove la notte può inghiottire ancora tutto, tra l'oscurità e la penombra con qualche chiarore da cui emergono appena nuvole in cielo, lampioni, sagome di alberi. I registi Federico Cammarata e Filippo Foscarini, al loro primo lungometraggio, hanno dedicato il loro lavoro alle persone che hanno incontrato nel buio. Nel film, dove si dividono i compiti (Cammarata si occupa della parte visiva mentre Foscarini del suono) sono evidenti i segni della loro formazione documentarista.
Le mutazioni dentro uno spazio fisso richiamano, per esempio, Tardo agosto, che s'immergeva nel paesaggio in una Sicilia di fine estate. L'impronta autoriale dei due cineasti è subito evidente, forse fin troppo esibita. Waking Hours guarda probabilmente all'opera di Roberto Minervini (coproduttore assieme a Dario Zonta) come punto di riferimento, soprattutto nella messa a fuoco di un 'cinema del reale' dove l'osservazione dei luoghi si fonde con una soggettiva esperienza personale. "Da quanto tempo sei in viaggio?" Si sente questa domanda tra i contrabbandieri. La sosta nel bosco è soltanto una pausa del loro nomadismo. Il meccanismo non è sempre spontaneo e nei racconti si sente eccessivamente il peso una costruzione narrativa che vuole mostrarsi più naturale di quanto è in realtà. Il lavoro fotografico e sonoro è sicuramente notevole, ma la condizione esistenziale emerge con la stessa scansione dei lampi nell'oscurità. Per questo il vissuto rischia di essere sommerso dal rigore formale.
Il passeur, a pieno titolo né vittima né carnefice. Figura intermedia, provvisoria, di passaggio, ai margini della legge (quale?). Per certi versi - appunto - vittima, prodotto di una logica geo-politica; per altri versi carnefice, violento in termini fisici e/o economici, prodotto di una (stessa) logica di mercato. Nell'immaginario europeo più consolidato, quello relativo alla rotta mediterranea, [...] Vai alla recensione »
È un velo oscuro la notte poco prima della foresta, quella nel cuore della rotta balcanica, dove un gruppo di passeur afghani "traghetta" i disperati attraverso il confine se78rbo-ungherese, la porta d'Europa, uno sbarramento di recinzioni spinate ed elettrificate piantonato dai "cacciatori di frontiera". Cammarata e Foscarini, già insieme per Tardo agosto, raccontano il brulichio di vite che abita [...] Vai alla recensione »
Nell'unico primo piano del film, uno dei personaggi di Waking Hours racconta la propria espulsione dall'Ungheria, la detenzione di oltre tre mesi, gli abusi subiti da parte delle forze dell'ordine. Probabilmente è il momento più sincero e umano del film, anche se il volto rimane sempre un po' in penombra, con lo sguardo rivolto verso il basso, quasi a non volersi mostrare del tutto.
Fuochi che tremano ai margini del bosco, corpi che appaiono e scompaiono come ombre intermittenti. In lontananza, il rumore dei colpi d'arma da fuoco. Più vicino, un muro di metallo tagliente che segna l'inizio dell'Europa. Waking Hours, primo lungometraggio documentario di Federico Cammarata e Filippo Foscarini, ci porta nella zona di frontiera tra Bosnia, Serbia e Croazia, in quell'interregno notturno [...] Vai alla recensione »