Il regista Guillermo del Toro, maestro di un genere horror-fantasy fortemente caratterizzato dalla presenza di creature mostruose, si cimenta nella trasposizione cinematografica di una delle opere classica che maggiormente presenta le caratteristiche del suo cinema il “Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Shelley.
Del Toro è originale rispetto alle tante precedenti opere cinematografiche ispirate al soggetto; infatti ne offre una sua personale interpretazione che è il risultato di tutti gli elementi caratterizzanti lo stile del regista messicano, sicché l’opera che ne esce è molto riconoscibile come appartenente all’autore di cui mantiene la cifra stilistica.
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Il regista Guillermo del Toro, maestro di un genere horror-fantasy fortemente caratterizzato dalla presenza di creature mostruose, si cimenta nella trasposizione cinematografica di una delle opere classica che maggiormente presenta le caratteristiche del suo cinema il “Frankenstein o il moderno Prometeo” di Mary Shelley.
Del Toro è originale rispetto alle tante precedenti opere cinematografiche ispirate al soggetto; infatti ne offre una sua personale interpretazione che è il risultato di tutti gli elementi caratterizzanti lo stile del regista messicano, sicché l’opera che ne esce è molto riconoscibile come appartenente all’autore di cui mantiene la cifra stilistica.
La pellicola presenta vari elementi di eccellenza: tra questi colpisce l’ampio spazio che la sceneggiatura riserva allo sviluppo dell’indagine sentimentale e psicologica dei personaggi, e delle loro relazioni, con particolare rilevanza riconosciuta a quella padre-figlio che c’è tra Frankenstein e la creatura, che costituisce la tematica centrale dell’opera. Del Toro tratta anche ulteriori tematiche impegnate di livello filosofico ed esistenziale, facendolo però in modo intelligente e con la capacità di non annoiare il pubblico.
Altro punto di forza del film è la davvero straordinaria messa in cena, con spettacolari scenografie e costumi, il tutto sublimato dalla grande abilità tecnica di Del Toro, che con la cinepresa riesce a valorizzare al meglio questi elementi a volte grotteschi, eccessivi o barocchi, ma comunque sempre di grande impatto visivo per il pubblico.
Del Toro pur discostandosi dalle trasposizioni cinematografiche più classiche dei film di Whale degli anni ’30 e delle opere successive da esse influenzate, non resta neppure lui fedele al romanzo della Shelley, discostandosene in vari punti, sicché il film più rigorosamente fedele resta ancora il “Frankenstein di Mary Shelley” diretta da Kenneth Branagh negli anni ’90.
Per quanto riguarda gli attori, nei ruoli più importanti ci sono Oscar Isaac, che in interpreta Frankenstein, e un irriconoscibile Jacob Elordi che è il migliore in scena nella parte della creatura. Ci sono poi alcuni grandi interpreti come Christoph Waltz, che interpreta un personaggio non presente nel romanzo originario, e l’anziano ma sempre bravissimo Charles Dance. Da segnala re la britannica Mia Goth, che si cimenta in un doppio ruolo, l’austriaco Felix Kammerer, il danese Lars Mikkelsen e David Bradley che interpreta l’anziano cieco che stringe amicizia con il mostro.
Suggestive e riuscitissime le scene della prima parte del film, denominata preludio per distinguerla dai successivi e più lunghi atti in cui si divide l’opera.
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