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lunedì 13 gennaio 2025
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here: un'occasione sprecata nonostante il cast
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Nonostante l'operazione di ringiovanimento digitale di Tom Hanks e Robin Wright abbia catturato l'attenzione di chi sperava in un ritorno ai fasti di film come C'? posta per te, La storia fantastica o Forrest Gump, Here delude le aspettative. La trama, semplicistica e poco coinvolgente, si svolge quasi interamente in una singola stanza, con una regia che ricorda la monotonia di una soap opera. Le scene risultano confusionarie e dozzinali, incapaci di restituire il pathos che i protagonisti avrebbero meritato.
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lunedì 13 gennaio 2025
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here: un'occasione sprecata nonostante il cast
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Nonostante l'operazione di ringiovanimento digitale di Tom Hanks e Robin Wright abbia catturato l'attenzione di chi sperava in un ritorno ai fasti di film come C'? posta per te, La storia fantastica o Forrest Gump, Here delude le aspettative. La trama, semplicistica e poco coinvolgente, si svolge quasi interamente in una singola stanza, con una regia che ricorda la monotonia di una soap opera. Le scene risultano confusionarie e dozzinali, incapaci di restituire il pathos che i protagonisti avrebbero meritato.
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freerider
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lunedì 13 gennaio 2025
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scommessa vinta: opera dolcemente nostalgica
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Ebbene sì, la storia di un solo luogo, anzi, di un precisissimo punto geografico della Pennsylvania attraverso il tempo è una scommessa riuscita, che ha saputo toccare il mio cuore di pietra. “Here” si è rivelato un film vivo e sincero, che si serve brillantemente della computer grafica tenendola però a bada per offrire allo spettatore un’esperienza emotivo-sentimentale e non solo visiva o di puro intrattenimento. Nostalgia, rimpianto, gioia e dolore accendono e spengono le giornate mentre gli anni si susseguono. A parte i suoi noti successoni storici (Ritorno al futuro, Forrest Gump), Robert Zemeckis già con “Allied” aveva recentemente dimostrato di avere, oltre a indiscusso mestiere, ancora qualcosa da dire e di volerlo fare con onestà e serietà per nulla scontate.
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Ebbene sì, la storia di un solo luogo, anzi, di un precisissimo punto geografico della Pennsylvania attraverso il tempo è una scommessa riuscita, che ha saputo toccare il mio cuore di pietra. “Here” si è rivelato un film vivo e sincero, che si serve brillantemente della computer grafica tenendola però a bada per offrire allo spettatore un’esperienza emotivo-sentimentale e non solo visiva o di puro intrattenimento. Nostalgia, rimpianto, gioia e dolore accendono e spengono le giornate mentre gli anni si susseguono. A parte i suoi noti successoni storici (Ritorno al futuro, Forrest Gump), Robert Zemeckis già con “Allied” aveva recentemente dimostrato di avere, oltre a indiscusso mestiere, ancora qualcosa da dire e di volerlo fare con onestà e serietà per nulla scontate.
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ivo carrer
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lunedì 13 gennaio 2025
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bella idea
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BELLA IDEA. BEL FILM ! Tom sempre bravissimo !
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fill
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lunedì 13 gennaio 2025
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here, noiso con una scenografia e regia pessima
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Film noioso, una scenografia e una regia scadente. Bravi gli attori protagonisti in quelle che sono le loro parti, ma il contesto del racconto di questo fumetto risulta di basso livello.
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domenica 12 gennaio 2025
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sempre lo stesso ambiente limita il film
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L'idea di girare un film a camera fissa ? "innovativa" ma alla lunga limita molto le dinamiche del film. La storia andrebbe bene per il teatro.
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ivan il matto
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sabato 11 gennaio 2025
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stanze di vita quotidiana
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Eterno ritorno o flusso di coscienza?! Quale dei due espedienti narrativi avrà privilegiato Robert Zemeckis nel mettere in scena, in un film, la graphic novel di Richard Mc Guire del 1989 dal titolo omonimo, cioè “Here”? In effetti entrambi! Perché se da un lato il regista di Chicago decide di puntare la macchina da presa fissa su un angolo di mondo, seguendone tutte le trasformazioni, dai dinosauri all’arrivo del covid; dall’altro, sempre in quel luogo, diventato nel frattempo lo spazioso salotto di una casa elegante, si alterneranno, saltando da un decennio all’altro (ma anche da un secolo all’altro), senza una logica apparente, come in un flusso di coscienza, le numerose e dissimili storie delle persone che lo abiteranno, che lo vivranno.
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Eterno ritorno o flusso di coscienza?! Quale dei due espedienti narrativi avrà privilegiato Robert Zemeckis nel mettere in scena, in un film, la graphic novel di Richard Mc Guire del 1989 dal titolo omonimo, cioè “Here”? In effetti entrambi! Perché se da un lato il regista di Chicago decide di puntare la macchina da presa fissa su un angolo di mondo, seguendone tutte le trasformazioni, dai dinosauri all’arrivo del covid; dall’altro, sempre in quel luogo, diventato nel frattempo lo spazioso salotto di una casa elegante, si alterneranno, saltando da un decennio all’altro (ma anche da un secolo all’altro), senza una logica apparente, come in un flusso di coscienza, le numerose e dissimili storie delle persone che lo abiteranno, che lo vivranno. In questo lembo speciale del pianeta, da qualche parte negli USA, le loro vite si intrecciano e la storia si dispiega attraverso le generazioni, rivelando con delicatezza l’intimità più recondita di chissà quanti nuclei familiari. Una canzone ascoltata in radio, una pubblicità televisiva, l’irruzione degli elettrodomestici più disparati, l’arredamento del famigerato salotto, lo stesso abbigliamento dei vari protagonisti nel corso del tempo come il linguaggio adottato, designano un’epoca, un universo mentale, una tendenza. La comparsa, ad esempio, in quel luogo, di persone munite di mascherina, benché non pronuncino una sola battuta, ci mette nella condizione di capire immediatamente il quando e il cosa di quell’inquadratura. A 30 anni esatti dal sette volte premio Oscar “Forrest Gump” e a quasi 40 dal precedente “Ritorno al futuro”, con i suoi 2 sequel, il regista a stelle e strisce, forse, più titolato a cimentarsi in riflessioni che abbiano il tempo come campo d’indagine, si ripropone, trovando il coraggio (stiamo parlando di 104’ di camera fissa) di rendere protagonista un personaggio inaspettato: la casa stessa! Ovvero quello spazio vivo e di ‘respiro’, attraversato da diverse generazioni lungo 5 secoli di storia. Di più, egli riesce a riproporre la stessa ‘formazione’ di Forrest Gump, con Tom Hanks e Robin Wright ringiovaniti dalle tecniche digitali previste dall’intelligenza artificiale, insieme al medesimo sceneggiatore Eric Roth. “Qui” è ieri come oggi, con la pretesa di diventare sempre; un unico racconto composto da momenti incastrati, sovrapposti, intrecciati, abitati da personaggi che sembrano dipinti da Edward Hopper, nella stilizzazione della computer grafica. Per chiosare Gino Paoli nel 1960, la stanza di “Here” non ha più pareti…. ma soltanto secoli; così spazio e tempo procedono interconnessi, così come Kant ce li aveva consegnati nella “Ragion pura” alla fine del ‘700…..ancora scorribande temporali?!
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