Here |
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Un film di Robert Zemeckis.
Con Tom Hanks, Robin Wright, Paul Bettany, Kelly Reilly.
continua»
Titolo originale Here.
Drammatico,
durata 104 min.
- USA 2024.
- Eagle Pictures
uscita giovedì 9 gennaio 2025.
MYMONETRO
Here
valutazione media:
3,76
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Bella idea ma non basta
di Fabio Ferzetti L'Espresso
Dal nuovo film di Zemeckis si può uscire esaltati o depressi. Esaltati perché dopo vent'anni di prodotti più o meno su commissione il geniale regista di "Ritorno al futuro", "Roger Rabbit", "Forrest Gump", "Castaway", firma di nuovo un film personale, poetico, tecnicamente spericolato come il funambolo di "The Walk". Depressi perché, malgrado la concretezza del titolo "Here", nel film, con tutti i suoi effetti digitali che invecchiano e ringiovaniscono a piacere Tom Hanks e Robin Wright, la potenza generativa della tecnica a tratti sembra soverchiare la forza del racconto. E una volta trascorsa la meraviglia iniziale ci si sorprende a sbuffare un po' per la sofisticata banalità di quanto ci scorre sotto gli occhi. Una breve e affollata storia degli Usa nel 900, ma non solo, scandita da quadretti alla Norman Rockwell: storie di famiglia, per lo più, anche se famiglie abbastanza diverse, ambientate sempre nella stessa casa.
Perché "Here" si compone di un'unica inquadratura fissa, o quasi (dentro cui a volte si aprono spiazzanti finestre temporali), puntata su uno stesso luogo. Che all'inizio, tra dinosauri, vulcani e glaciazioni, è addirittura una landa selvaggia. Poi diventa campagna, poi una casa coloniale del New England abitata, decennio dopo decennio, da famiglie di ogni tipo che attraversano esperienze individuali e insieme universali mentre in salotto trascorrono epoche, mode, stili, inven zioni (la poltrona reclinabile, al centro di uno dei segmenti migliori del film). Ma anche momenti storici, traumi collettivi, mentalità, figure chiave dell'immaginario Usa. Idea brillante, presa dalla graphic novel di Richard McGuire, su cui Zemeckis ricama con destrezza da giocoliere e un basso continuo di inaspettata malinconia.
Ma anche con esiti alterni, perché se il racconto va a spasso nel tempo bisogna che i segni di epoche e culture (non mancano una cauta parentesi afroamericana e un'altra dedicata ai nativi rappresentati più o meno come mannequin, sorvoliamo) siano sempre molto riconoscibili. Così, mentre in quella casa si cresce, si amoreggia, si litiga, si rimpiange il tempo perduto e magari si partorisce, viene il dubbio che gli invisibili effetti digitali di Zemeckis celebrino un'epoca e insieme i suoi funerali. L'epoca che il cinema ha scandito, interpretato, amplificato, imprimendovi il segno delle generazioni che si susseguivano. E che oggi sembra farsi definitivamente simulazione, artificio, illusione. Pura immagine, in cui i nostri corpi transitano senza veramente abitar- I la. E ogni licenza, semplificazione o deformazione è lecita.
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