Oslo

   
   
   

Forse lÓ se ne troveranno dieci Valutazione 5 stelle su cinque

di gbavila


Feedback: 1655 | altri commenti e recensioni di gbavila
martedý 2 novembre 2021

Si può partire per un'impresa impossibile facendo appello sulla capacità degli altri e impegnandosi addirittura a non intervenire. Sembra questa la visionarietà di due coniugi, Mona Juul e Terie Red-Larsen, che perseguono con tenacia un sogno impossibile partendo da una premessa racchiusa nella domanda di fondo rivolta a Mona che origina l'incredibile vicenda: "Perchè sta facendo tutto questo?" e lei risponde: "Due giovani, uno di fronte all'altro, uno in uniforme, l'altro in jeans, ma sui loro volti c'era la stessa paura, lo stesso desiderio di essere ovunque ma non lì, di non dover fare quella cosa all'altro ragazzo." Così costruiscono una piattaforma su cui far discutere per cercare il filo dell'umanità che hanno smarrito e ormai sepolto in cinquan'anni di odio reciproco.
"Forse là se ne troveranno dieci", propose Abramo contestando a Dio l'intento di distruggere Gomorra. Due popoli si combattono senza tregua col solo risultato di avvicinarsi sempre più al baratro. Israeliani e Palestinesi perseguono una comune follia recriminando sui loro passati senza alcuna prospetttiva di soluzione, e l'antica scommessa di Abramo viene riproposta a chi più di tutti è coinvolto in questo turbine inarrestabile. L'unica clausola da accettare per il confronto è quella di mangiare insieme come buoni amici nelle pause dei loro accesi dibattiti. Il supporto esterno è un ambiente neutrale in una bellissima residenza di Oslo, assistita dai nostri due angeli come servitori fedeli attenti e altamente operativi.
Al primo guppo di quattro, via via si arriva a otto, poi dieci e ancora altri, sempre più determinanti per ricostruire un legame di convivenza: "I Palestinesi raccoglieranno anche la spazzatura degli Israeliani? Riscuoteranno anche le tasse di questi?" Sono le prime di duecento domande a cui rispondere per evitare equivoche premesse di conflitti inestricabili. Bellissimo vedere il processo evolutivo della storia, di come una visione apparentemente assurda si sviluppa contagiando i personaggi in quel gioco di umanità da troppo tempo sopita.
La storia è narrata con meccanismi semplici ma efficaci facendoti sentire molto coinvolto e testimone attivo di drammi di cui non sei estraneo, le scene riecheggiano un nostro vissuto personale dove lo smarrimento è ben conosciuto, e ci insegna il meccanismo affascinante della semplicità come efficace strumento delle nostre utopie. Eccellenti le interpretazioni di Ruth Wilson, Andrew Scott e Salim Dau. Ottima la regia di Bartlett Sher che conduce una narrazione effiìcacemente pedagogica molto coinvolgente.
G. Bavila

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