Dio è donna e si chiama Petrunya

Un film di Teona Strugar Mitevska. Con Zorica Nusheva, Labina Mitevska, Simeon Moni Damevski, Suad Begovski, Stefan Vujisic.
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Titolo originale Gospod postoi, imeto i' e Petrunija. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 100 min. - Macedonia, Belgio, Slovenia, Croazia, Francia 2019. - Teodora Film uscita giovedì 12 dicembre 2019. MYMONETRO Dio è donna e si chiama Petrunya * * * - - valutazione media: 3,34 su 21 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

La rivincita di una ribelle in un mondo di maschi

di Emiliano Morreale La Repubblica

Petrunya ha trentadue anni ma, come le dicono durante un colloquio di lavoro, ne dimostra 42 ed è brutta. Pur laureata in storia, non riesce a trovare lavoro, ed è una reietta nel paese di Stip, in Macedonia. Durante la Pasqua ortodossa, ha luogo la consueta cerimonia del lancio di un crocifisso nel fiume, e della gara tra maschi di diverse confraternite per recuperarlo. Ma, senza pensarci, Petrunya si butta in acqua, si impossessa del crocifisso e se lo porta a casa, suscitando il caos nelle istituzioni politiche e religiose e l'odio nei "devoti" delle varie fazioni. Un gesto di ribellione puro, insensato, un'affermazione di sé buffa e surreale, l'extrema ratio di un personaggio disprezzato da tutti, a cominciare dall' insopportabile madre (il rapporto con lei è una delle cose migliori del film). Sulle tracce della donna, intanto, si mette una giornalista squinternata e combattiva, che decide di farne un simbolo. Il tono da commedia germoglia spontaneamente dal corpo della incisiva protagonista Zorica Nusheva: goffa e fuori posto nel suo vestito a fiori, tenace e ribelle in modo sommesso, circondata da personaggi che lei mette in difficoltà, dal pope al commissario di polizia. L'autrice 45enne Teona Strutgar Mitevska (cui è appena stata dedicata una personale al Torino Film Festival) è una regista grintosa, che racconta il mondo femminile con toni tra il realistico e il pop, tenendosi lontana da atteggiamenti ideologici. Qui le scappa la mano solo in un montaggio con i primi piani delle varie donne che guardano in macchina: una piccola caduta perdonabile. Ha uno stile elegante nella composizione delle inquadrature e un gusto notevole nei dettagli d'ambiente. Tra gag e situazioni di umorismo non banale, fa emergere in maniera indiretta lo sfondo sociale e il ritratto di un mondo che ha perso la bussola e sembra un po' abbandonato a se stesso, come la protagonista.
Da La Repubblica, 12 dicembre 2019


di Emiliano Morreale, 12 dicembre 2019

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giovedì 12 dicembre 2019
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