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missantropa
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sabato 31 gennaio 2026
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lars trasforma in oro tutto ci? che tocca
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Ennesimo e purtroppo probabilmente ultimo, capolavoro di Lars Von Trier. Volutamente estremo, ricco di citazioni colte e con la solita meravigliosa regia di Lars Von Trier. Imperdibile per gli amanti del regista e del cinema in generale.
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felicity
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lunedì 1 settembre 2025
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un viaggio alle radici del male
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La Casa di Jack è un thriller sui generis articolato su più registri, estetici come di significato. E’ un percorso mentale: un fatto realmente capitato e racchiuso nella memoria viene combinato, con un montaggio ritmato, ai rudimenti più svariati che il soggetto narrante possiede.
Ne deriva un doppio livello di sdoppiamento, quello dantesco tra autor e agens (Jack è al contempo la voce fuoricampo che descrive gli eventi e il personaggio centrale all’interno degli stessi), e quello tra azione e nozione, ossia tra la rappresentazione di ciò che succede – degli omicidi – e della teoria che sta alla base dei medesimi.
Si tratta di una macchina narrativa incredibilmente complessa e allo stesso tempo perfettamente funzionante.
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La Casa di Jack è un thriller sui generis articolato su più registri, estetici come di significato. E’ un percorso mentale: un fatto realmente capitato e racchiuso nella memoria viene combinato, con un montaggio ritmato, ai rudimenti più svariati che il soggetto narrante possiede.
Ne deriva un doppio livello di sdoppiamento, quello dantesco tra autor e agens (Jack è al contempo la voce fuoricampo che descrive gli eventi e il personaggio centrale all’interno degli stessi), e quello tra azione e nozione, ossia tra la rappresentazione di ciò che succede – degli omicidi – e della teoria che sta alla base dei medesimi.
Si tratta di una macchina narrativa incredibilmente complessa e allo stesso tempo perfettamente funzionante.
Il fatto, rielaborato in un iter psicanalitico, è delineato anzitutto come si è svolto o meglio come se lo rimembra Jack.
In tal maniera, viene subito palesato il processo mentale attraverso cui procede un sociopatico, del tutto privo di alcuna empatia o di senso del giusto e dello sbagliato.
Più in generale, l’intero La Casa di Jack è una dissertazione sull’omicidio seriale privo di alcun senso di colpa da parte di chi racconta, ma anche di critica di chi dirige.
Aspetto che indispettirà non pochi, il sadico protagonista non è raffigurato con toni cupi, con la tipica caratterizzazione fosca che contraddistingue la tipologia.
E’ un mostro, certo, ma le sue efferatezze sono ammantante di un compiaciuto dark humor, che ad un primo acchito potrebbe dare la sensazione di depenalizzare la gravità di quanto messo in scena.
Lars von Trier in House That Jack Built non si accontenta di girare un arguto saggio sulla depravazione, supera sé stesso: arriva addirittura a contemplare una teoria estetica dell’omicidio e della tortura.
Si raggiunge così una sconvolgente e insieme coerentissima sublimazione della violenza quale opera d’arte totale, e ne è espressione finale la casa del titolo, che il protagonista cerca inutilmente di costruire perché i materiali non assecondano il suo ideale finché una degna conclusione non portarà degnamente a termine il discorso architettonico.
Se il fine ultimo di Lars von Trier è scioccare, indubbiamente ci riesce, ma House That Jack Built, assume un valore ben superiore al mero turbamento dello spettatore.
Andando più in profondità, si rivela un viaggio alle radici del Male celate nell’animo umano, senza nessuna edulcorazione, ma carpendone l’ironia fatta di insensatezza e, in ultimo, l’estremo ripugnante senso del bello.
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steffa
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mercoledì 29 maggio 2024
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molto mediocre
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incredibile l'involuzione costante e profonda del povero Von Trier, da sempre affetto da stravaganzeria acuta, con quest'ultimo volgarissimo lavoro maschera l'assoluta mancanza di idee e contenuti con scene disturbanti ed attori da passarella, un vero strazio, trash!
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martileficent
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domenica 19 novembre 2023
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poca chiarezza e consistenza.
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L'idea di per sé è geniale, ma lo si capisce solo leggendo i commenti di altre persone che per gentilezza hanno voluto farlo.
Non si capisce come Jack sia morto (lo é?); non si capisce il motivo del cambio delle riprese quando va con "Verge" ossia il suo "Virgilio" in quel buco sotto la sua casa di cadaveri.
A mio parere, questo film é stato considerato perché fa riferimento al viaggio di Dante (poco chiaro) alla fine del film.
Si rimane con l'amaro in bocca perché non si capirà se la polizia riuscirà a beccare Jack, né come il tutto si sia innescato nella sua mente.
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paolp78
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mercoledì 29 giugno 2022
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provocatorio e disturbante
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Opera molto complessa ed ancor più discutibile con cui il talentuoso autore danese Lars von Trier si cimenta in indagini psicoanalitiche e filosofiche, condendo il tutto con dotti richiami letterari ed artistici. L’opera che ne deriva è tanto ambiziosa quanto confusa e difficile da decifrare.
La cifra stilistica che caratterizza la pellicola è l’ossessiva ricerca dello sgradevole e del disturbante; sembra in effetti che von Trier si sforzi di sfidare il buon gusto, provocando pesantemente lo spettatore nel nome di una libertà artistica che non accetta alcun limite, tantomeno quelli dettati dall’etica e dalla morale.
Il prodotto finale è un’opera cinematografica deformata da questo pervicace desiderio di scioccare ad ogni costo il pubblico, elemento che finisce col penalizzare lo stesso reale valore artistico della pellicola.
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Opera molto complessa ed ancor più discutibile con cui il talentuoso autore danese Lars von Trier si cimenta in indagini psicoanalitiche e filosofiche, condendo il tutto con dotti richiami letterari ed artistici. L’opera che ne deriva è tanto ambiziosa quanto confusa e difficile da decifrare.
La cifra stilistica che caratterizza la pellicola è l’ossessiva ricerca dello sgradevole e del disturbante; sembra in effetti che von Trier si sforzi di sfidare il buon gusto, provocando pesantemente lo spettatore nel nome di una libertà artistica che non accetta alcun limite, tantomeno quelli dettati dall’etica e dalla morale.
Il prodotto finale è un’opera cinematografica deformata da questo pervicace desiderio di scioccare ad ogni costo il pubblico, elemento che finisce col penalizzare lo stesso reale valore artistico della pellicola.
Provando a catalogare l’opera dentro i canoni della cinematografia classica, la si può definire un thriller orrorifico che, seguendo un filone invalso già intorno all’inizio del ventunesimo secolo, propone, con sadico compiacimento, una serie di situazioni in cui un odioso maniaco psicopatico infligge ogni specie di tortura alle sue malcapitate vittime. Il pubblico è costretto ad assistere inerme allo spettacolo e ne resta frustrato in quanto desidererebbe vedere una punizione del carnefice, ma questo naturale desiderio non viene appagato. Insomma un film dalla cui visione se ne esce soddisfatti solo se masochisti.
Tra i riferimenti letterari rinvenibili, quello certamente più esplicito, ma francamente poco convincente, è all’”Inferno” di Dante, mentre nell’assenza di sensi di colpa e nell’impunità dell’assassino, si può forse cogliere una specie di rivisitazione del “Delitto e castigo” di Dostoevskij.
Il difficile ruolo del disumano maniaco protagonista è ricoperto da Matt Dillon, mentre Bruno Ganz, in una delle sue ultime prove, interpreta l’enigmatico Virgilio presente dall’inizio della pellicola come voce fuori campo con cui dialoga col maniaco, per poi mostrarsi soltanto nel finale. Per il resto si segnala Uma Thurman nella parte di una delle vittime, la prima.
Talune sequenze macabre risultano effettivamente disgustose.
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stefano pesaresi
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domenica 3 aprile 2022
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treir va all''inferno
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Il film ha i tratti del capolavoro nella recitazione dei protagonisti e nella capacità del regista di descrivere con le immagini i meandri della mente umana. Pecca nell'indugiare sui crimini del killer seriale, per cui il film a metà sembra già completo e sufficiente. Tuttavia la visione allegorica del bene e del male è resa in maniera viva e non retorica. Bello anche e soprattutto il finale con la discesa all'inferno. Non manca mai una vena sadica e grottesca. Superfluo dire che ogni inquadratura di Trier è un piacere per gli occhi di ogni intenditore di cinema.
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lucaguar
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mercoledì 5 gennaio 2022
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il solito lars von trier, tra pregi e difetti
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Il buon Lars von Trier non delude neanche stavolta, anche se non dobbiamo dare a tale afffermazione una connotazione valoriale. Chi lo detesta continuerà a farlo,così come chi lo osanna. Personalmente sono uno dei pochi che ha sempre avuto una posizione ambigua rispetto alle opere del regista danese. Anche "La casa di Jack" porta con sè molte intuizioni importanti e per giunta ben realizzate: la fotografia è ottima (specialmente nella sequenza finale dell'inferno dantesco), la caratterizzazione del personaggio è buona e i dialoghi tra il killer e il suo interlocutore fuori camposono interessanti, come gli intermezzi culturali e le citazioni alte.
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Il buon Lars von Trier non delude neanche stavolta, anche se non dobbiamo dare a tale afffermazione una connotazione valoriale. Chi lo detesta continuerà a farlo,così come chi lo osanna. Personalmente sono uno dei pochi che ha sempre avuto una posizione ambigua rispetto alle opere del regista danese. Anche "La casa di Jack" porta con sè molte intuizioni importanti e per giunta ben realizzate: la fotografia è ottima (specialmente nella sequenza finale dell'inferno dantesco), la caratterizzazione del personaggio è buona e i dialoghi tra il killer e il suo interlocutore fuori camposono interessanti, come gli intermezzi culturali e le citazioni alte. D'altro canto però, troviamo i soliti problemi: anzitutto non si comprende mai fino in fondo se le citazioni suddette siano connesse alla storia secondo un filo logico o se siano soltanto estetismo ed erudizione fini a loro stessi; inoltre quello che è a mio avviso il tema principale del film, ovvero il disturbo ossessivo-compulsivo è rappresentato con moltissime imprecisioni dal punto di vista della sintomatologia psichiatrica. Non è possibile che un ossessivo si pronunci per l'esaltazione della corruzione, del disfacimento delle forme e lo porti pure come sintesi di una forma di arte poichè è esattamente ciò che l'ossessivo cerca in tutti i modi di esorcizzare. Egli cerca l'ordine e la perfezione assoluta e cerca di allontanare l'informe, al contrario. A ciò si aggiunge un profilo del serial killer non particolarmente originale, direi quasi da cinema di genere, se non che egli agisce alla luce del sole, anche se anche questo è già un tema che si ritrova in un certo Dario Argento. Insomma, anche in questo lavoro il regista mantiene certo i suoi punti forti, e forse li migliora rispetto ad altri film, ma i suoi manierismi e il suo autocompiacimento che lo limitano non sembrano volersi dileguare.
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mr.rizzus
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giovedì 11 febbraio 2021
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masterpiece
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mr.rizzus
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martedì 9 febbraio 2021
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masterpiece
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mr.rizzus
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lunedì 8 febbraio 2021
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capolavoro!
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