Ava

Un film di Léa Mysius. Con Laure Calamy, Noée Abita, Juan Cano Titolo originale Ava. Drammatico, Ratings: Kids+13, durata 105 min. - Francia 2017.
   
   
   

Il cane, la cieca e lo zingaro

di gianleo67


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domenica 3 giugno 2018

In vacanza con la madre e la sorellina ancora in fasce sulla costa atlantica della Francia, la tredicenne Ava è combattuta tra l'angoscia di una imminente cecità e le pulsioni vitali di una prorompente maturazione fisica. Quando ruba il grosso cane nero di un giovane zingaro nei guai con la giustizia, sarà per lei l'inizio di un'avventura che la porterà lontana da casa, ma finalmente protagonista della propria vita.
Breve palindromo, nome femminile, piccola dea bendata ma ben poco fortunata di un'eta acerba destinata ad una precoce eclissi dei sensi, l'adolescente Ava vive l'estate piu importante della sua vita sotto i segni funesti di una incombente oscurita', tra una condanna senza appello di un amico oculista, le minacciose trame di una marziale autocrazia di poliziotti a cavallo e il dolce dispotismo familiare di una madre troppo presto divenuta rivale. Un film che si muove circospetto negli assolati territori dell'eta di passaggio, presto oscurati dalle nuvole nere di un incipiente autunno della vita, resta incollata alla dolce mitologia della sua acerba protagonista: una venere taglia 36 cui il destino lancia misteriosi strali di un distratto cupido ed il nero messaggero di un antica fedeltà animale conduce verso  l'ineluttabile sodalizio tra cuori solitari condannati  ad una moderna emarginazione.
Un'opera prima che frequenta i luoghi comuni di un genere autoctono ravvivato col piglio originale di chi ha qualcosa di nuovo da dire; delicato e poetico, indugia con mesta ironia sul simbolismo onirico di allarmanti paure escatologiche ed eccitanti richiami edipici, su quel confine incerto tra indolenza e disperazione, tra vita e morte, tra purezza e corruzione che le pulsioni di una tormentata pubescenza portano inevitabilmente con se'. Ruderi bellici di casamatte semisepolte lungo le spiagge della gironda sono il moderno rifugio rupestre di un amore tra diversi che si scoprono sorprendentemente simili, evocando le cronache di una inusitata attualita' dove anche gli zingari hanno un cuore e le ferite sanguinanti di una tenzone d'amore tra gitani si curano con il sole e con l'argilla. Niente forzature nel registro leggero, ammiccante, a tratti insolente, tra fiabesche simbologie di riscatto, laddove persino le suggestive distonie del commento musicale suggeriscono la magia di un incontro di solitudini che per capirsi e superare le reciproche diffidenze possono fare a meno persino delle parole. In fondo è un racconto di formazione si sarà detta l'autrice, sintonizzando il registro sulle frequenze di memorie d'infanzia che la fantasia dello sceneggiatore deve adattare ad una vicenda che tra una prima parte (la più interessante) di solitari tormenti esistenziali ed una seconda parte (la più divertente) di ancestrali rappresaglie balneari, conduce dritto dritto verso un finale (il più scontato) di una fuga d'amore e d'anarchia che si affloscia come i capelli della sposa in un matrimonio rom da mandare a monte ed una prospettiva di vita senza futuro, vanificando le buone premesse di un orgoglioso riscatto giovanile in cui la presa di coscienza sul mondo si riduce alla misera soddisfazione muliebre di essere stata la scelta principale.
Belle le musiche, tra guizzi pop e ritmi techno pure la mesta ironia di un arrangiamento classico della Passacaglia della vita, madrigale barocco attribuito non senza indugi al nostrano compositore secentesco Stefano Landi. Più che il limitato successo commerciale, ha goduto di una buona accoglienza critica (tranne i Cahiers) e di un ottimo riscontro presso diverse rassegne in giro per il mondo tra cui il premio a Léa Mysius per il miglior lungometraggio alla Settimana della critica ed il Palm Dog al cane Lupo al Festival di Cannes 2017.

L'amore è cieco, ma la sfiga ci vede benissimo...

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