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jonnylogan
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giovedì 18 giugno 2026
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shooting star
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Un bambino di fronte a una torta di compleanno sorride e a domanda risponde: “I’m Kurt Cobain”. Il leader dei Nirvana visto per la prima volta come non lo si era mai potuto vedere. Attraverso le testimonianze di una famiglia assente e complessa quanto lui, o che almeno ha avuto l’incapacità di capire cosa avrebbe potuto nuocergli, creando parte di quei problemi arrivati quasi subito; con sedute psichiatriche e psicofarmaci somministrati per combattere la naturale vivacità con la quale ogni bambino si approccia alla vita. Fino ad arrivare alla vita adulta di un ragazzo nel pieno di una carriera nel mondo della musica.
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Un bambino di fronte a una torta di compleanno sorride e a domanda risponde: “I’m Kurt Cobain”. Il leader dei Nirvana visto per la prima volta come non lo si era mai potuto vedere. Attraverso le testimonianze di una famiglia assente e complessa quanto lui, o che almeno ha avuto l’incapacità di capire cosa avrebbe potuto nuocergli, creando parte di quei problemi arrivati quasi subito; con sedute psichiatriche e psicofarmaci somministrati per combattere la naturale vivacità con la quale ogni bambino si approccia alla vita. Fino ad arrivare alla vita adulta di un ragazzo nel pieno di una carriera nel mondo della musica. Una carriera tanto anelata e inseguita, per assecondare un talento via via sempre più affinatosi nel tempo. Una carriera successivamente rifiutata perché causa di dolori lancinanti sia da un punto di vista fisico che mentale.
Nel mezzo la vita privata e piena di privazioni, che il regista, ed esperto documentarista, Brett Morgen - già candidato agli Oscar per On The Ropes (id.; 1999) dedicato al mondo della Boxe - ha potuto mostrarci, con il permesso sia di Coutney Love, ovvero la vedova Cobain, sia di Frances Bean, la figlia. Con il loro permesso Morgen, sin dal 2007, ha infatti potuto avvicinarsi liberamente alla storia famigliare di Kurt, riuscendo a creare un documentario, il sesto della sua carriera, che scava negli anfratti personali di una rockstar famosa e fragile. Attraverso ritagli di diari e di giornali, di testimonianze di chi ha conosciuto e lavorato assieme a lui. Grazie all'impiego di animazioni, disegnate dallo stesso Morgen, che ne riproducono l’emaciata esistenza, quando le immagini private non arrivano a supportare la messa in scena di una storia musicale, private e altrettanto triste, della quale tutti purtroppo conosciamo l'epilogo.
A ogni spettatore la propria personale chiave di lettura di una vita bruciatasi come una candela accesa da ambo i lati e consumatasi in appena 27 anni fatti di genio e sregolatezza. E soprattutto una vita che forse avrebbe potuto essere salvata. Un documentario che non vuole giudicare, ma che consente agli spettatori di poter vedere da vicino un proprio possibile idolo. Presentato al Sundance Film Festival e al Berlin International Film Festival e solo in poche sale nella nostra penisola, nonostante una serie di impressioni molto favorevoli raccolte presso gli addetti ai lavori, per via dell'accuratezza con la quale è stata trattata la figura di Cobain e documentario assolutamente da recuperare, su piattaforma o DVD, anche se non siete necessariamente fan del genere grunge.
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francesca
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mercoledì 23 dicembre 2015
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inediti ma non troppo sulla star dei nirvana
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La vita di Kurt Cobain ci affascina e ci turba. Il regista, Morgen, analizza la sua esistenza concentrandosi sull'infanzia. I rapporti con i genitori che si separano, la nuova famiglia, i nuovi fratelli e la mancanza di adattamento da parte di Cobain. La passione per la musica rappresenta per lui una via di fuga, un sollievo, Il tutto è raccontato attraverso filmini inediti, scene disegnate a cartone animato, interviste a parenti, a Courtney Love, ad amici. Si focalizza poco sul successo e sugli anni più difficli che lo hanno portato al suicidio. Interessante in ogni caso per gli appassionati dell'artista.
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iuriv
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martedì 30 giugno 2015
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cobain da vicino.
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Morgen prende in mano spezzoni editi e inediti della vita di Kurt Cobain e li monta insieme. Il risultato è una sorta di ibrido: non un vero e proprio documentario, perché non racconta gli avvenimenti, ma nemmeno un vero e proprio film, nonostante il tentativo di costruire una storia.
Montage Of Heck è il tentativo di Morgen di interpretare il demone che ha trovato residenza nella mente dell'artista. Per farlo il regista sfrutta disegni, registrazioni e piccoli filmati che provano a restituire il Cobain quotidiano. Aiutandosi con la musica dei Nirvana, Morgen tenta un approccio emotivo alla vicenda del cantante, andando ad esplorarne gli aspetti all'epoca forse più sconosciuti.
Ne esce il ritratto lusinghiero di un uomo certamente tormentato, ma fondamentalmente onesto, travolto dal successo troppo in fretta perché la sua sensibilità gli desse il tempo di reagire.
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Morgen prende in mano spezzoni editi e inediti della vita di Kurt Cobain e li monta insieme. Il risultato è una sorta di ibrido: non un vero e proprio documentario, perché non racconta gli avvenimenti, ma nemmeno un vero e proprio film, nonostante il tentativo di costruire una storia.
Montage Of Heck è il tentativo di Morgen di interpretare il demone che ha trovato residenza nella mente dell'artista. Per farlo il regista sfrutta disegni, registrazioni e piccoli filmati che provano a restituire il Cobain quotidiano. Aiutandosi con la musica dei Nirvana, Morgen tenta un approccio emotivo alla vicenda del cantante, andando ad esplorarne gli aspetti all'epoca forse più sconosciuti.
Ne esce il ritratto lusinghiero di un uomo certamente tormentato, ma fondamentalmente onesto, travolto dal successo troppo in fretta perché la sua sensibilità gli desse il tempo di reagire.
E' difficile dire se l'uomo Cobain fosse veramente quello che ci mostra Morgen, anche perché, dietro all'aspetto genuino degli spezzoni che caratterizzano il montaggio, si nota una mano autoriale che prova a dire la sua. Emblematico, in questo senso, il cartone animato che disegna le registrazioni audio. Caratterizzato dai tratti del bello e dannato tipici di un teen movie, il Kurt di carta sembra poco spontaneo, molto più vicino all'immagine eterea che potrebbe costruirsi un fan piuttosto che a una persona vera.
E' l'aspetto debole di questo lavoro, inutile negarlo. L'animazione, nonostante sia ben curata, sottolinea l'aspetto fiction di tutto il lavoro, mantenendo con difficoltà l'equilibrio con gli aspetti intimi che traspaiono dai filmati presenti nel resto della pellicola. A tenere insieme le cose ci provano le interviste realizzate con chi Cobain lo ha conosciuto davvero.
Ma se si escludono gli interventi dei genitori, che si occupano di un periodo dell'artista poco noto al grande pubblico, il resto dei resoconti aggiunge poco a una storia che potrebbe sopravvivere anche senza di essi. Sembrano quasi più degli inserti che il regista inserisce per sottolineare la correttezza del proprio operato e la fedeltà nella trasposizione. E così ne viene fuori nuovamente il ritratto dell'uomo buono e sensibile, travolto dagli avvenimenti.
Naturalmente ci sta. Visto e considerato che io Cobain non l'ho mai conosciuto, potrebbe benissimo essere stato così. Il fatto è che, messe le cose in questo modo, questo lavoro non aggiunge nulla a ciò che la storia ci ha tramandato riguardo al biondo di Aberdeen.
Tuttavia è un film che funziona, perché è costruito con perizia e riesce nell'intento un po' voyeuristico di portare lo spettatore vicino a un personaggio così ambiguo. Grazie alla sapiente selezione delle tracce e a qualche gioco grafico, per gran parte della sua durata il lavoro fa quel che deve e tiene vivo l'interesse. Restituisce le sensazioni di un successo arrivato tutto insieme, pur senza scendere nei particolari scandendo avvenimento dopo avvenimento. Magari dice solamente ciò che ci si aspetta di sentire riguardo il protagonista, ma in parte il suo bello è anche questo.
Anche perché, credo, se ne avesse parlato in modo negativo, il materiale con cui il montaggio è stato composto se lo scordava. Diavolo di un Morgen.
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