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giovanni
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mercoledì 21 maggio 2025
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grottesco?
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Una storia un po' divertente, ma anche drammatica e pure commovente. Si potrebbe definire grottesca, ma sarebbe un giudizio riduttivo perché il tema della schizofrenia è trattato meglio che in un trattato di psichiatria clinica. Stona il finale: un balletto incongruo.
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tamburel
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mercoledì 25 maggio 2022
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niente male
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tamburel
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mercoledì 25 maggio 2022
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niente male..
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In crescendo, per gli amanti del grottesco di qualità..
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f.vassia 81
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mercoledì 2 marzo 2022
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grottesco e simpatico
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Surreale, grottesca e audace black comedy sulla pazzia come alternativa allo squallore della realtà, che utilizza in modo discretamente brillante alcune cose già viste ( gli animali parlanti ), magari non impeccabile in tutte le trovate, ma con sparate nel politicamente scorretto che non dispiacciono. Reynolds è divertente nei panni dello squilibrato e sfigato protagonista, e all'attivo il film ha anche una certa ricercatezza dal punto di vista cromatico. Un po' di carenza di scrittura nell'ultima parte, ma resta comunque un film a suo modo buffo e originale.
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dandy
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martedì 2 novembre 2021
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sente le voci...
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Debutto in lingua inglese per la regista di "Persepolis".Una commedia nera che guarda un pò a "Psycho",non si prende mai sul serio e non va aldilà del carino.Qualche lieve tocco gore e gag horrorifiche relativamente innocue.Ma almeno qui Reynolds recita,e sa far provare allo spettatore simpatia e compassione per il suo personaggio.In originale le voci degli animali sono del protagonista.
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lucio di loreto
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venerdì 20 settembre 2019
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genio e sregolatezza
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Sette anni dopo “Persepolis”, film animato estroso e intuitivo nonché sconvolgente e scomodo, sulla disillusione iraniana agli albori del fondamentalismo islamico, Marjane Satrapi torna a far parlare di sé, con un film anch’esso genialoide e crossover, mischiando diversi generi, per spiegare una storia grottesca e al limite del trash, ma interessante e ben riuscita. Nel suo primo lungometraggio in lingua inglese si avvale della sceneggiatura di Michael R. Perry, veterano horror e fantasy conosciuto già in Paranormal Activity 2 e in molte serie per la TV fra cui spicca Wayward Pines. I due cedono lo scettro e i pieni poteri a Ryan Reynolds, attore versatile e polivalente se ce ne è uno, capace in carriera di doppiare cartoni, comicizzare supereroi, inseguire criminali, far ridere e innamorare nelle pellicole leggere ma anche piangere e sfociare tensione in drammi su rapimenti e in seppellimenti da vivo! Chi dunque se non lui poteva ergersi a one man show in 100 minuti di tutto, animazione nei titoli iniziali, fantasia, sci-fi, black comedy, thriller e pure musical, grazie all’originalità di un finale girato su un paradiso fatto di incontri melodici? Il suo Jerry vive in modo ottimistico e positivo il suo mondo, nel quale però è accompagnato da una pericolosa schizofrenia latente, pronta ad esplodere violenza da un momento all’altro, se non controllato dalla mentore psicologa, una deliziosa Jacki Wiever/Dr Warren.
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Sette anni dopo “Persepolis”, film animato estroso e intuitivo nonché sconvolgente e scomodo, sulla disillusione iraniana agli albori del fondamentalismo islamico, Marjane Satrapi torna a far parlare di sé, con un film anch’esso genialoide e crossover, mischiando diversi generi, per spiegare una storia grottesca e al limite del trash, ma interessante e ben riuscita. Nel suo primo lungometraggio in lingua inglese si avvale della sceneggiatura di Michael R. Perry, veterano horror e fantasy conosciuto già in Paranormal Activity 2 e in molte serie per la TV fra cui spicca Wayward Pines. I due cedono lo scettro e i pieni poteri a Ryan Reynolds, attore versatile e polivalente se ce ne è uno, capace in carriera di doppiare cartoni, comicizzare supereroi, inseguire criminali, far ridere e innamorare nelle pellicole leggere ma anche piangere e sfociare tensione in drammi su rapimenti e in seppellimenti da vivo! Chi dunque se non lui poteva ergersi a one man show in 100 minuti di tutto, animazione nei titoli iniziali, fantasia, sci-fi, black comedy, thriller e pure musical, grazie all’originalità di un finale girato su un paradiso fatto di incontri melodici? Il suo Jerry vive in modo ottimistico e positivo il suo mondo, nel quale però è accompagnato da una pericolosa schizofrenia latente, pronta ad esplodere violenza da un momento all’altro, se non controllato dalla mentore psicologa, una deliziosa Jacki Wiever/Dr Warren. La sua bipolarità, ragazzo per bene tutta casa e chiesa oppure dispotico profilo di stalker seriale, viene innalzata dal rapporto con Bosco e Mr Whiskers, cane e gatto doppiati dallo stesso Reynold, che ne incarnano dubbi e sicurezze e una indole malvagia e al tempo stesso amabile. Le donne che entrano nella sua vita, conosciute per lo più nella nuova azienda sanitaria dove presta lavoro, lo rimarranno per sempre, anche se sotto forma decapitata e dentro un frigo, a causa del surreale stile mentale che inizia a praticare dopo aver smesso di prendere i farmaci. Gemma Artenton e Anna Kendrick sono le altre stelle femminili di supporto, che si calano alla perfezione nel melodramma (?) inscenato dalla autrice, grazie a dei dialoghi ben fatti e ad un modo di recitare che accentua climax divertenti ad ogni frase, lasciando lo spettatore nell’attesa che qualcosa di comico/tragico stia per accadere. L’autrice iraniana e il suo writer colpiscono e fanno centro, dando ai loro interpreti una vena di humour ultra nero dall’inizio alla fine, e la regista, grazie a fotografia e luce accesissime, sembra trovarsi a proprio agio come fosse nel suo habitat naturale e di origine, il fumetto! Il ritmo è incessante e claustrofobico, in ogni frame della pellicola, pure nei dialoghi Jerry/cane/gatto e il miscuglio sui generis prende come non mai e fa perdonare un finale meno splatter e truculento di quanto il prologo e lo svolgimento avrebbero dato a intendere.
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francesco2
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giovedì 23 aprile 2015
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ma altre voci arrivano già
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Sembra che la Satrapi abbia detto: "Un artista non deve essere impegnato".
Si potrebbe aggiungere che, più o meno consapevolmente, secondo l'artista iraniana, il
cinema deve attingere ai fumetti. Del resto lei nasce come disegnatrice, "Persepolis" traeva
origine da un lavoro simile, ed un tipo di sensibilità simile emergeva anche dal successivo
"Pollo alle prugne". Con una differenza non da poco, però: qui, un"altra" realtà interagisce
col protagonista, che virtuale non è: il tentativo è quello di attingere a esseri
umani, ed al contempo di farli interagire con il protagonista NON SOLO in quanto tali, ma
anche come proiezioni di loro stessi.
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Sembra che la Satrapi abbia detto: "Un artista non deve essere impegnato".
Si potrebbe aggiungere che, più o meno consapevolmente, secondo l'artista iraniana, il
cinema deve attingere ai fumetti. Del resto lei nasce come disegnatrice, "Persepolis" traeva
origine da un lavoro simile, ed un tipo di sensibilità simile emergeva anche dal successivo
"Pollo alle prugne". Con una differenza non da poco, però: qui, un"altra" realtà interagisce
col protagonista, che virtuale non è: il tentativo è quello di attingere a esseri
umani, ed al contempo di farli interagire con il protagonista NON SOLO in quanto tali, ma
anche come proiezioni di loro stessi. Ilprotagonista stesso comincia a (Ri)elaborare
secondo una chiave fumettistica la realtà che lo circonda; qualora questa non fosse
un'opera che prende una determinata piega, sarebbe (Magari troppo) comodo immaginarlo
come un alter-ego della stessa Satrapi. Le voci che gli arrivano sono anche quelle
dei suoi animali domestici, il che accredita che è uno dei "Nuovi soli", piuttosto che una
vittima/artefice della nuova realtà virtuale ( A proposito, sarà proprio perché esiste
un'altra"Realtà virtuale", ma internet mi pare pochissimo presente)......... In più, lontano dai
vari "Forrest Gump" che "invadono" lo spazio, co-artefici ella realtà loro malgrado, questo è
un giovane che si auto-isola dalla realtà dopo averla subita. La regista non sembra volerlo
idealizzare, e anzi in qualche momento ne mette in rilievo la dimensione egocentrica. In
fondo, secondo una chiave di lettura, non fa che annullare gli ostacoli che incontra invece di
affrontarli -Almeno nella vita privata. Ma secondo un'altra, la madre potrebbe, prima di lui,
esserestata considerata "Folle" perché non in linea coi canoni, e la società in generale
sembra corresponsabile della sua schizzofrenia, desiderosa sostanzialmente di trovare legge
ed ordine a scapito di un approccio nuovo col "Diverso".
Quando si costruisce una storia, però, bisognerebbe essere più certi sulla direzione da
prendere; perché la commistione di generi, se non ben manovrata, rischia di cadere nell'
indistinto.
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