Donne senza uomini

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Un film di Shirin Neshat, Shoja Azari. Con Pegah Feridoni, Arita Shahrzad, Shabnam Toloui, Orsolya Tóth, Navíd Akhavan, Mina Azarian.
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Titolo originale Zanan-e Bedun-e Mardan. Drammatico, durata 95 min. - Germania, Austria, Francia 2009. - Bim Distribuzione uscita venerdì 12 marzo 2010. MYMONETRO Donne senza uomini * * 1/2 - - valutazione media: 2,97 su 24 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
stefanocapasso venerdì 25 aprile 2014
allontanarsi è la strada per liberarsi Valutazione 4 stelle su cinque
0%
No
100%

Teheran, anni 50. Il paese è spaccato da diverse correnti di pensiero e politiche. Ci sono i filo monarchici legati allo scia, i rivoluzionari di sinistra che spingono per un paese libero dal colonialismo occidentale e gli uomini legati alla religione. Tre pianeti molto distanti tra loro che ben rappresentano il travaglio storico di questo paese.
Con suggestioni poetiche a tratti manieristiche, il film indaga da vicino nella ordinarietà di questi tessuti sociali attraverso l’occhio di 3 donne diverse.
Fakhri moglie di un generale vive nella mondanità corrotta e autoreferenziale, legata allo scia e all’imperialismo occidentale; l’Islam è il tessuto sociale di Faezeh, il fanatismo religioso che si isola dagli altri le lascia poco spazio, e finirà per subire uno stupro; Munis spera nella rivoluzione partecipando alle manifestazioni di piazza condividendo l’altrettanto fanatica ideologia del movimento. [+]

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minnie domenica 17 marzo 2013
donne senza potere Valutazione 5 stelle su cinque
0%
No
100%

E' molto forte l'impressione che mi ha fatto questo film che affronta varie tematiche non solo legate alla situazione storica e a un Paese, l'Iran, in cui il fanatismo religioso ha avuto la meglio sulla razionalità. Le vicende di queste donne sono terribili ma la prostituta che si lascia andare, chiaramente anoressica, non è un personaggio solo iraniano; ma la donna di mezza età che spera in un nuovo amore, disillusa subito, non è un personaggio solo iraniano; le due ragazze, una che viene sotterrata dal fratello autoritario dopo che si è buttata dal terrazzo e che chiama da sotto terra la sua fida amica che lentamente prende coscienza, per poi vagare per una città quasi arcaica e ricadere nel pozzo, beh, in bianco e nero con un po' di colore, sono scene davvero agghiaccianti e che fanno pensare, pensare a questa grande storia che è l'emancipazione femminile, una storia che non riesce davvero a progredire, che minaccia sempre di regredire, non appena ci si distrae, non appena cade la tensione e non c'è Eden - il magnifico giardino illuminato dal sole, con una fotografia splendida - che sia irraggiungibile dai predatori della libertà e del corpo femminili. [+]

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giovj giovedì 29 marzo 2012
il dubbio come potente forza oltre il visibile Valutazione 3 stelle su cinque
67%
No
33%

 

 Shirin Neshat,regista iraniana,usa sapientemente e con maestria la luce e la fotografia per narrare la storia di quattro donne 
 le cui vite si mescolano agli avvenimenti storici iraniani del 1953.
 Donne avvolte dalla oppressione che si muovono come creature perdute per sempre. 
 Immerse nei lavacri, dove l'acqua diventa il grembo materno verso il quale si ritorna per trovare la quiete,si sentono amate.
 Il sogno nella realta' si inserisce come narrazione dell'inconscio e le immagini surreali diventano l'impossibile nel possibile.
 La struttura circolare crea allo spettatore ossessione,angoscia e mistero e descrive il forte valore del dubbio come potente
 forza oltre il visibile. [+]

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roberto simeoni lunedì 22 marzo 2010
deludente Valutazione 2 stelle su cinque
50%
No
50%


Da un film che si porta a casa il leone d'argento per la miglior regia sarebbe lecito aspettarsi qualche cosa in più. Il film della Neshat rivela invece tutte i limiti cinematografici di una artista che viene dalla videoarte: troppo estetizzante (fotografia bellissima, ma senza che ciò abbia una giustificazione narrativa), poca cura dei personaggi (che sono appena abbozzati), eccesso di simbolismo fine a se stesso e scarso coinvolgimento emotivo per un film di denuncia che dovrebbe invece puntare maggiormente sulla drammaticità delle vicende che narra. Dura un ora e mezza e sempra che duri un ora in più. Deludente.     

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francesco2 domenica 21 marzo 2010
racconti dall'iran Valutazione 2 stelle su cinque
33%
No
67%

Quando dieci anni fa "Il cerchio"vinse a Venezia, già allora si parlò di premio all'ennesimo film iraniano sulla condizione femminile.Ovviamente, queste parole furono dette prima dell'11 Settembre e delle polemiche sull'Islam che ne seguirono.Questo era uno dei motivi per avvicinarsi a questo lavoro di un'artista iraniana "sperimentata" , che però per la prima volta si cimenta con la regia, con un misto di interesse e circospezione: non sarà l'ennesima opera “che piace alle Giurie dei Festival?”Altro motivo di interesse era valutare se l'approccio non fosse piuttosto quello di "Viaggio a Kandahar", dove più che concentrarsi su un intreccio di storie non si focalizzassero le storie di uno o massimo due protagonisti, al tempo stesso del film e della società in cui sono inseriti(?) E’ lecito ipotizzare che quest'artista-regista abbia (ri)preso l'iniziativa di un cinema corale,dove però le storie di queste donne non si limitano(sic!)a formare un collage in cui ogni storia è collegata all'altra e ad essa rimanda, fino ad un finale da "Prima della pioggia"dove gli ultimi momenti rimandano all'inizio(Come in un "Cerchio",appunto:che forme assumono in questo caso le lancette dell'orologio?)In parte, più banalmente,la Neshat fa sì che le storie si colleghino tutte tra di loro nel senso che le protagoniste si accolgono reciprocamente;vedi la moglie tradita che accoglie le due sorelle e la cura(Purtroppo inutile) riservata al mondo. [+]

[+] forse meritava tre stelle....... (di francesco2)
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brian77 giovedì 18 marzo 2010
lontano dal grande icnema iraniano Valutazione 2 stelle su cinque
31%
No
69%

I film di Kiarostami avevano un altissimo senso della forma che scaturiva da un'apparente semplicità e immediatezza, in realtà molto raffinatissima. Qui c'è invece un'ambizione estetizzante che resta solo pretenziosa, schematica come i suoi personaggi che rappresentano tutti qualcosa: la donna colta, la ragazza preda della religione, quella che vuol fare politica ecc. Resta qualche breve momento affascinante qua e là, ma poca roba. E resta soprattutto l'occasione per andarsi a studiare il golpe che tolse di scena Mossedeq, aprendo la strada alla corruzione e all'ingiustizia sociale del regime dello Scià in combutta con gli americani e le potenze occidentali: da lì i disastri che arrivano all'oggi. [+]

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august robert fogelbergrota mercoledì 17 marzo 2010
un acanto d'amore d'amore nei confronti dell'iran Valutazione 4 stelle su cinque
50%
No
50%

Shirin Neshat e Shoja Azari sono due affascinati signore iraniane che ci hanno regalato nonostante alcune forzature e delle piccole imprecisioni tecniche e eccessivi tetaralismi un'opera molto bella, un film in costume simile a quei lavoro di visconti primo tra tutti Senso (1957) dove la parola melodramma significa la fusione di tutte le arti ivi comprese quella filmica. in un elegante tenuta di campagna dove troviamo tutta l'eleganza del magnifico modernismo iraniano tra il 1930 e il 1979 anno della proclamazione della repubblica islamica troviamo le storie di quattro donne che s'intrecciano e storie di quattro donne , Munis , Faezeh, Fakhiri e Zarin . [+]

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francesca50 martedì 16 marzo 2010
interessante per la questione islamica Valutazione 2 stelle su cinque
40%
No
60%

è un lavoro interessante sul piano storico e didascalico ma onestamente si rivela un po' noioso ben diverso da quello girato a Kandakar in Afghanistan di cui non ricordo il titolo ma più avvincente.splendida è la fotografia, comunque e intensi gli sguardi delle donne che il film mette in luce oggi hanno ancora meno liberetà che ai tempi dello scià.

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laulilla lunedì 15 marzo 2010
quattro donne iraniane nel 1953 Valutazione 3 stelle su cinque
88%
No
12%

 Ciò che spinge queste donne lontano dalla loro città, che è Teheran nel 1953, cioé alla vigilia della caduta di Mossadeq, è il peso di un maschilismo ottuso e violento, che ciascuna di loro non é più disposta a sopportare. Un fratello odioso e prepotente vorrebbe impedire a Munis di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; un marito ottuso ha tarpato le ali della moglie Fakhri, togliendole anche la voglia di cantare; la  giovane Faezeh è stata brutalmente stuprata, mentre Zarin é costretta a prostituirsi ed è ormai così stanca e umiliata da non distinguere più neppure i volti degli uomini che quotidianamente deve ricevere nello squallore del bordello. [+]

[+] ottimo, e non merita tre stelle (di francesco2)
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domenico a sabato 6 marzo 2010
un film perfetto Valutazione 4 stelle su cinque
65%
No
35%

Una vera sorpresa, un bellissimo film che ricorda i tempi andati; rimandi a immagini alla Pasolini di Uccellacci e Uccellini, debiti formali e narrativi con Bergman, qualcosa che ci ricorda Adua e le compagne di Pietrangeli; una commistione perfetta, un amalgama ben riuscita che a parole non può essere data. Un film che ha una particolare e splendida fotografia di Martin Gschlacht, una colonna sonora armoniosa e toccante di Ryuichi Sakamoto e Abbas Bakthtiari e un montaggio a più mani essenziale e rigoroso. Un’opera prima di una regista iraniana che vive negli Stati Uniti e che è una vera rivelazione e di cui sentiremo sicuramente parlare. La Neshat proviene dalla fotografia (e si vede in tutte le inquadrature che potrebbero essere immagini fisse) e dalla video arte; ha dichiarato di «aver affrontato la sfida del cinema con la collega Shoja Azari: abbiamo redatto almeno 80 diverse stesure della sceneggiatura. [+]

[+] rivelazione (di niki m)
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