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Donne senza uomini |
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Un film di Shirin Neshat, Shoja Azari.
Con Pegah Feridoni, Arita Shahrzad, Shabnam Toloui, Orsolya Tóth, Navíd Akhavan.
continua»
Titolo originale Zanan-e Bedun-e Mardan.
Drammatico,
durata 95 min.
- Germania, Austria, Francia 2009.
- Bim
uscita venerdì 12 marzo 2010.
MYMONETRO
Donne senza uomini
valutazione media:
2,91
su
26
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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![]() Storie di donne invisibili nell’Iran degli anni Cinquanta |
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Marzia Gandolfi
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Tehran, 1953. Durante il conflitto per emancipare la Persia dalle potenze europee e ottenere la nazionalizzazione della Anglo-Iranian Oil Company, quattro donne di diversa estrazione sociale cercano di sopravvivere ai loro destini tragici e determinati (da padri e fratelli). Munis è una giovane donna con un'appassionata coscienza politica che resiste all'isolamento impostole dal fratello, Faezeh sogna di sposare l'uomo che ama, Fakhiri, sposata senza amore, lascia il marito e riaccende la fiamma di un sentimento trascorso, Zarin è una prostituta abusata dagli uomini di cui non distingue più i volti. A un passo dalla democrazia, sfumata con un golpe militare organizzato dalla CIA, Munis, Faezeh, Fakhiri e Zarin lasceranno la città per la terra, uno spazio prodigioso e bucolico dove dimenticare i soprusi, la sopraffazione, la violenza, il suicidio, lo stupro. Ma fuori dalle mura la Storia avanza, assediandone le vite e le speranze.
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premi nomination |
Festival di Venezia 1 0 |
Nastri d'Argento 0 1 |
Un film perfetto
sabato 6 marzo 2010
di Domenico A
Una vera sorpresa, un bellissimo film che ricorda i tempi andati; rimandi a immagini alla Pasolini di Uccellacci e Uccellini, debiti formali e narrativi con Bergman, qualcosa che ci ricorda Adua e le compagne di Pietrangeli; una commistione perfetta, un amalgama ben riuscita che a parole non può essere data. Un film che ha una particolare e splendida fotografia di Martin Gschlacht, una colonna sonora armoniosa e toccante di Ryuichi Sakamoto e Abbas Bakthtiari e un montaggio a più mani essenziale continua » |
Quattro donne iraniane nel 1953
lunedì 15 marzo 2010
di laulilla
Ciò che spinge queste donne lontano dalla loro città, che è Teheran nel 1953, cioé alla vigilia della caduta di Mossadeq, è il peso di un maschilismo ottuso e violento, che ciascuna di loro non é più disposta a sopportare. Un fratello odioso e prepotente vorrebbe impedire a Munis di partecipare alla lotta per la libertà del suo paese; un marito ottuso ha tarpato le ali della moglie Fakhri, togliendole anche la voglia di cantare; la giovane continua » |
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Racconti dall'iran
domenica 21 marzo 2010
di Francesco2
Quando dieci anni fa "Il cerchio"vinse a Venezia, già allora si parlò di premio all'ennesimo film iraniano sulla condizione femminile.Ovviamente, queste parole furono dette prima dell'11 Settembre e delle polemiche sull'Islam che ne seguirono.Questo era uno dei motivi per avvicinarsi a questo lavoro di un'artista iraniana "sperimentata" , che però per la prima volta si cimenta con la regia, con un misto di interesse e circospezione: non sarà l'ennesima opera “che piace alle Giurie dei Festival?”Altro continua » |
Un acanto d'amore d'amore nei confronti dell'iran
mercoledì 17 marzo 2010
di august robert fogelbergrota
Shirin Neshat e Shoja Azari sono due affascinati signore iraniane che ci hanno regalato nonostante alcune forzature e delle piccole imprecisioni tecniche e eccessivi tetaralismi un'opera molto bella, un film in costume simile a quei lavoro di visconti primo tra tutti Senso (1957) dove la parola melodramma significa la fusione di tutte le arti ivi comprese quella filmica. in un elegante tenuta di campagna dove troviamo tutta l'eleganza del magnifico modernismo iraniano tra il 1930 e il continua » |
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| Munis | |
| "La sofferenza si elimina eliminando il mondo!" | |
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DVD | Donne senza uominiUscita in DVD
Disponibile on line da mercoledì 16 giugno 2010
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Nashat, la rivoluzione è donna
di Lietta Tornabuoni La Stampa
Sharin Nashat, la regista iraniana di Donne senza uomini, è una videoartista colta, elegante e forte al suo primo lungometraggio. Da trent'anni vive a New York. Le sue opere sono dedicate ai temi sociali e religiosi che formano l'identità delle donne musulmane: ha ricevuto molti premi la serie di sue fotografie «Donne di Allah», ritratti in cui i volti femminili sono occultati da fitte calligrafie. Le sue video installazioni le hanno guadagnato nel 1999 il premio internazionale della Biennale di Venezia. » |
L'altra metà dell'Iran con rabbia e poesia
di Fabio Ferzetti Il Messaggero
Una donna si lascia cadere nel vuoto, ed è come se non avessimo mai visto niente e nessuno cadere prima. Il corpo rigido, quasi ieratico, le braccia aperte, il viso rivolto al cielo, nel silenzio e nel tempo dilatato della caduta i suoi pensieri diventano quelli di tutte le donne dell'Iran. Non quello di oggi, però, bensì quello di mezzo secolo addietro, perché la fine della mite Munis prefigura poeticamente la fine della parentesi democratica vissuta dall'Iran nei primi anni 50 sotto il governo di Mossadegh. » |
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Nel giardino segreto quattro donne e la libertà
di Cristina Piccino Il Manifesto
Shirin Neshat è una magnifica artista, conosce la potenza delle immagini, la grana di luce, spazio, orizzonte, i corpi che le abitano. La libertà femminile percorre come ispirazione l'intera sua opera di videoartista, e è centrale nel suo primo film, Donne senza uomini, basato sul romanzo di Shahmush Parsipur, scrittrice iraniana molto conosciuta nel suo paese nonostante la censura dell'opera, che Neshat ha scoperto da ragazza, quando era ancora in Iran - oggi, e ormai da molti anni, vive a New York. » |
Allegoria di donne invisibili
di Paola Casella Europa
Che cosa è cinema? Una risposta possibile è: non tutto quello che approda sul grande schermo. È questa la considerazione finale che ispira Donne senza uomini, diretto dalla fotografa e artista visuale iraniana Shirin Neshat: un lavoro senza dubbio originale e affascinante, ma non meritevole di quel Leone d'argento alla regia che probabilmente le è stato assegnato più per dare un sostegno politico e umanitario alla causa delle donne oppresse da ogni regime maschilista, primo fra tutti quello iraniano, che per validare un debutto al lungometraggio poco assimilabile alla regia vera e propria. » |
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