Antichrist

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Un film di Lars von Trier. Con Willem Dafoe, Charlotte Gainsbourg Titolo originale Antichrist. Horror, durata 100 min. - Danimarca, Germania, Francia, Italia, Svezia, Polonia 2009. - Lucky Red uscita venerdì 22 maggio 2009. - VM 18 - MYMONETRO Antichrist * * - - - valutazione media: 2,48 su 121 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Arte liberatoria Valutazione 5 stelle su cinque

di ULTRAVIOLENCE


Feedback: 23 | altri commenti e recensioni di ULTRAVIOLENCE
venerdì 12 giugno 2009

Il prologo del film è arte audio-visiva allo stato puro: il “rallenti” in b/n dei corpi dei due coniugi che, sulle note della celestiale aria di Haendel (“Lascia ch’io pianga…”), s’intrecciano in un’intensa copulazione, che procede parallelamente al consumarsi della tragedia attraverso un susseguirsi d’immagini fortissime, probabilmente rappresenta l’esempio cinematografico più alto sul binomio tra Eros e Thanatos. Terminato l’”incipit”, si passa al corpo centrale dell’opera imperniato sull’elaborazione del lutto da parte della coppia, nella quale il marito assume le vesti del suo ruolo professionale di psicoterapeuta. Sin dalle prime sequenze di questa parte della pellicola si percepisce la valenza metaforica, allegorica e simbolica dell’atmosfera surreale in cui sono calati i due protagonisti e nella quale si assiste allo scontro tra la ragione, impersonata dalla figura maschile (Willem Dafoe), e la Natura fatta carne nel personaggio di Charlotte Gainsbourgh. La razionalità applicata in maniera indefessa e puntigliosa degrada nel puro sadismo e non può che rivelarsi integralmente esiziale nei confronti di chi vi è sottoposto analiticamente, tanto da scatenarne gli impulsi più reconditi, la natura più profonda e maligna che prende il sopravvento spazzando via uno ad uno, con un cinismo che non ha eguali, tutte le presunte conquiste della scienza, e ribaltando così tutti i punti di forza che si credevano inattaccabili: Lei li conosce perfettamente, li studia, li analizza e li annienta senza concedere tregua. E così, ad onta dei tentativi dello psicoterapeuta di trovare un ordine e un equilibrio nel soggetto, ci si trova al cospetto dello straripamento di tutta la ferinità del femmineo, che inghiotte e getta nel caos qualsiasi cosa. Potentissima, in questo senso, l’immagine dell’uomo tempestato da una pioggia di ghiande: un profluvio di morte che lo travolge con un impeto tale da annichilirlo. E non c’è modo di fermare questo nefasto impeto, né la mortificazione dei genitali né l’assissinio della donna. La Natura si rigenera e a ogni occasione lo fa con una potenza cento volte più grande, così come palesa il finale (e anche qui un altro momento altissimo di cinema, che richiama nei colori della fotografia i film di Tarkovskij e nell’ambientazione “Madre e figlio” di Sokurov. Dunque, in definitiva, non esiste un ordine divino: ovunque, fuori e dentro di noi “regna il caos”. Ce l’aveva già dimostrato Werner Herzog col suo splendido “Grizzly man” e ce lo ribadisce oggi con altrettanta forza Lars Von Trier. Si potrà muovere a quest’ultimo l’accusa di aver abusato di immagini crude e violente, ma di là da queste considerazioni non si può non riconoscere la grandezza di questo regista nel mettere in scena il conflitto tra Ragione e Natura con una straordinaria veemenza (audio-)visiva. E poi si tratta di un’opera sincera, perché trasuda sofferenza da ogni suo poro: quella stessa sofferenza che ha attanagliato il regista per due anni e che è sfociata nello sfogo catartico dato dalla realizzazione di questa pellicola. Ma un film siffatto può risultare terapeutico anche per lo spettatore che, in un modo o nell’altro, si sente in sintonia con esso e si ritrova ad empatizzare con i sentimenti che ne sono alla radice: questo perché trattare tematiche estremamente nichilistiche non significa necessariamente sprofondare nell’aprassia, in un pessimismo senza via d’uscita; ma può anche –e soprattutto- avere una valenza liberatoria.

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alex99 martedì 16 giugno 2009
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45%
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55%

probabilmente rappresenta l’esempio cinematografico più alto sul binomio tra Eros e ThanatosSin dalle prime sequenze di questa parte della pellicola si percepisce la valenza metaforica, allegorica e simbolica dell’atmosfera surreale in cui sono calati i due protagonisti e nella quale si assiste allo scontro tra la ragione, impersonata dalla figura maschile (Willem Dafoe), e la Natura fatta carne nel personaggio di Charlotte Gainsbourgh_______________________________________Ho come l'impressione che quando non si capisce un tubo si tende ad "inventare" di sana pianta qualcosa che il regista non ha avuto nemmeno nell'anticamera del suo cervello. .. E' come la pittura informale. Ognuno ci vede qualcosa che il pittore nemmemo si sognava di dipingere. [+]

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ultraviolence giovedì 18 giugno 2009
nulla di inventato, tutto vero
57%
No
43%

Basta avere uno straccio di sesnsibilità artistica per capire che si tratta di un capolavoro. Di significati, diretti o meno, il film è stracolmo, e se si riesce ad entrare in empatia con la sofferenza che vi è alla base allora ti travolge e ti penetra con una forza inaudita.Comunque, questo film brucia come il fuoco perche origina -e lo si avverte- dal profondo malessere del regista, come dimostra questo stralcio di una sua intervista:Lars V.T.: "Perché questo film nasce da una mia profonda e lunga crisi depressiva: sono stato due anni bloccato, non riuscivo a fare nulla, neppure a lavorare. Mi arrivò all'epoca una storia che parlava di temi che adesso non ricordo. Quando il blocco finì, ripresi in mano quella storia ma la feci mia: in pratica la storia del film nasce dalla mia depressione. [+]

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alex99 giovedì 18 giugno 2009
straccio
78%
No
22%

Uno straccio di sensibilità artistica ce l'ho. Il fatto è che questo film non è un capolavoro. Per dirla tutta è uno dei film più brutti in circolazione da anni. La tua analisi, lo scontro fra natura e ragione, è solfa trita e ritrita da almeno due millenni. Il fatto che questo film faccia più ridere che riflettere la dice lunga sul pessimo approccio tecnico del regista in merito ad argomenti complessi e profondi come quelli che (forse) intendeva affrontare. Il male, la natura, l'assurdità della condizione umana.

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ultraviolence venerdì 19 giugno 2009
re:
42%
No
58%

Tutte le riflessioni che si riconducono, in un modo o nell'altro, alle problematiche esistenzialiste risalgono alla notte dei tempi (non mi risulta che, in questo senso, si sia pervenuto, a dispetto degli ultimi 100 anni di psicoanalisi, a un qualsivoglia sviluppo positivo). La differenza sta in come vengono riproposte siffatte riflessioni. Lars V.Trier, per quanto mi riguarda, ce le veicola in una forma artistica altissima e potentissima.

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luana lunedì 26 ottobre 2009
ma fammi il favore!
67%
No
33%

E' un film talmente costruito ( male..malissimo) che le immagini "crude e violente" trasudano di formalismo. Per Piacere! "Opera sincera di sofferenza" e " risultato terapeutico". Cito le castronerie che dici: sofferenza e terapia vanno ben altro e oltre questa pellicola che trasuda di presunzione..altro che sincerità.Sarà boccone per gli intellettualoidi ma non per chi ha masticato esperienze davvero atroci e tali che il film di Lars Von Trier fa ridereee....SVEGLIA!!.

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ultraviolence domenica 13 dicembre 2009
castronerie?
50%
No
50%

Al posto di fare la presuntuosella del kaiser, dovresti andare a leggerti le interviste del regista in merito. Che poi von Trier sia un megalomane, un folle e un sadico questo è un altro discorso.

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tuko benedicto sabato 2 gennaio 2010
quoto luana
43%
No
57%

sveglia!! un film che cerca solo di risolvere con una "trovata sensazionale" il basso livello della capacità di dirigere e la pochezza delle idee dei contenuti. Chi cerca cinema vero si riveda scott. aria!

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ultraviolence venerdì 8 gennaio 2010
scott chi?
50%
No
50%

Jerry?

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