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toty bottalla
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mercoledì 12 marzo 2014
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un fumetto movie lento e noioso!
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Un film che inevitabilmente fa i conti col sesto senso perdendo lo scontro, willis fa copia e incolla del personaggio precedente ma lì la storia galleggiava fra stupore e mistero qui si appiattisce in sequenze banali (vedi il bambino con la pistola) e noiose come quella del bilanciere, il colpo di scena finale preannunciato da un flash back risveglia l'interesse dal torpore accunulato. Saluti.
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filippo catani
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martedì 7 maggio 2013
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un eroe e il suo alterego
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Una guardia giurata riesce a scampare miracolosamente ad un terribile incidente ferroviario e anzi ne sarà l'unico superstite. Un giorno troverà sul parabrezza un biglietto di un appassionato di fumetti che invece, a causa di una disfunzione genetica, ha passato gran parte della vita a curarsi fratture alle ossa. Quest'uomo, grande appassionato di fumetti, è infatti in cerca del suo alter ego.
Un buon film che vede protagonisti due mostri sacri come Jackson e Willis. Dopo un buon inizio e una discreta fase centrale, il film pare quasi perdersi un po' anche perchè troviamo la solita scena di lotta che non può mancare quando ci troviamo di fronte a Willis.
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Una guardia giurata riesce a scampare miracolosamente ad un terribile incidente ferroviario e anzi ne sarà l'unico superstite. Un giorno troverà sul parabrezza un biglietto di un appassionato di fumetti che invece, a causa di una disfunzione genetica, ha passato gran parte della vita a curarsi fratture alle ossa. Quest'uomo, grande appassionato di fumetti, è infatti in cerca del suo alter ego.
Un buon film che vede protagonisti due mostri sacri come Jackson e Willis. Dopo un buon inizio e una discreta fase centrale, il film pare quasi perdersi un po' anche perchè troviamo la solita scena di lotta che non può mancare quando ci troviamo di fronte a Willis. Il finale però riscatta ampiamente questa fase centrale e lascia lo spettatore stupefatto. Interessante anche questa dinamica da fumetto dove un personaggio va alla ricerca del suo esatto opposto e se Willis ha a che fare con una vita domestica a dir poco disastrata, Jackson non ha mai potuto vivere una vita normale a causa della fragilità delle sue ossa e ha impegnato ogni sua risorsa nel cercare qualcuno che fosse esattamente ai usoi antipodi. Un buon thriller con cui passare una serata piovosa.
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4ng3l
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martedì 9 ottobre 2012
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un altro capolavoro davvero unico
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Ecco un altro lavoro spettacolare, ricco, intenso e mai domo. Tenta sempre di arrivare a vette più alte e ci riesce, sia in termini tecnici che narrativi. Willis enorme, fenomenale nel rappresentare al meglio questo personaggio tanto complesso con una storia mozzafiato. Bravo Samuel L. Jackson nella sua multisfaccettata fragilità e imprevedibilità. Una pellicola seria che non manca di azione e sentimenti veri, oltre al grande merito di infondere messaggi importanti e fortemente interessanti. Splende minuto dopo minuto di più, chiamarlo film non basta.
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il_marco
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sabato 16 giugno 2012
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il lato umano e intimista di un supereroe
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David Dunn è una guardia giurata in un ospedale, ha un figlio e un matrimonio non troppo felice. Elijha Prince è un disegnatore affetto da una rara malattia che rende le sue ossa estremamente fragili.
Da quando David è l'unico sopravvissuto di un catastrofico incidente ferroviario il destino opposto dei due uomini si lega indissolubilmente.
Il film procede lento, inutile negarlo, a volte può sembrare noioso, pesante e inconcludente e in parte è così, ma è fortemente voluto: racconta il lato umano e tormentato di un cosiddetto supereroe, prima ancora del Batman di Christopher Nolan. Lui però non è acclamato dalla folla o indossa tutine aderenti, tutt'altro ha problemi con la moglie ed è insoddisfatto del proprio lavoro di guardia giurata e quasi fino alla fine è convinto della propria totale umanità e anche il pubblico insieme a lui è coinvolto nei suoi dubbi.
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David Dunn è una guardia giurata in un ospedale, ha un figlio e un matrimonio non troppo felice. Elijha Prince è un disegnatore affetto da una rara malattia che rende le sue ossa estremamente fragili.
Da quando David è l'unico sopravvissuto di un catastrofico incidente ferroviario il destino opposto dei due uomini si lega indissolubilmente.
Il film procede lento, inutile negarlo, a volte può sembrare noioso, pesante e inconcludente e in parte è così, ma è fortemente voluto: racconta il lato umano e tormentato di un cosiddetto supereroe, prima ancora del Batman di Christopher Nolan. Lui però non è acclamato dalla folla o indossa tutine aderenti, tutt'altro ha problemi con la moglie ed è insoddisfatto del proprio lavoro di guardia giurata e quasi fino alla fine è convinto della propria totale umanità e anche il pubblico insieme a lui è coinvolto nei suoi dubbi. A mettergli la pulce nell'orecchio è proprio il fragile Elijha, mitomane delle figure eroiche cartacee, che da tutta la vita è alla ricerca di un uomo che sia "super". Il personaggio, interpretato da Samuel L. Jackson, è a dir poco eccelso. E' davvero un peccato la sua scarsa presenza in scena e caratterizzazione: se ci fosse stata una maggiore cura e sensibilità da parte del regista sarebbe uscito senza dubbio uno dei migliori personaggi mai creati.
Paragonato da alcuni al precedente Il sesto senso, in effetti lo stile utilizzato da Shyamalan è sostanzialmente lo stesso, compresa la presenza del colpo di scena finale, Unbreakable, non è un film per tutti, non piacerà ai fan di Michael Bay, nè tantomeno di Steven Spielberg. E' una pellicola psicologica, lenta ma curata, un grido che esce prepotentemente dall'eroe che si nasconde nel profondo di ognuno di noi.
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brando fioravanti
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sabato 5 maggio 2012
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buono
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Buona e originale storia surreale. La passione per i fumetti di un uomo malato trova conferma nella realtà. Deve esistere una persona contraria nel mondo. Shyamalan riconferma un buon talento oniirico. Willis è bravo in un ruolo insolito.
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maurizio calcinai
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mercoledì 28 marzo 2012
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riferimento sostanziale
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Nel “Il Predestinato” possiamo cogliere la somiglianza con il Dr Jekyll e Mr Hyde. La differenza oltre che nella separazione fisica dei due opposti: “bene e male”, sta nell'attribuire forza e poteri al David Dunn (Dr Jekyll) e fragilità e debolezza a Elijah Price (Mr Hyde), anche se quest'ultimo conserva la stessa astuzia criminale.
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giordanofrezza
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venerdì 21 gennaio 2011
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mi chiamano l'uomo di vetro!
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film che parte col botto! misterioso, cupo e mai scontato. un willis bravissimo nella parte del remissivo. samuel fantastico! finale che lascia tutti con la bocca aperta e che nn delude le aspettative...
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vincenzo barbarulli
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martedì 20 aprile 2010
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un supereroe misterioso che tiene banco
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Premetto che ho visto il film al cinema, 10 anni fa. Bene, in quel momento non ho attribuito dei grandi pregi alla pellicola. Lo catalogai come un film astratto, privo di originalità e poco congruente nello svolgimento. Poi l'ho rivisto adesso, nel 2010. Ammetto che ho cambiato completamente il mio giudizio.
Da storia sconclusionata, adesso mi sembra un film premonitore dei tempi, una genialità di un regista. Forse aveva un momento di rapimento mistico. Grazie a questo è riuscito a cristallizzare una storia innovativa. Lascerà il segno nel tempo? Io me lo aspetto.
Vorrei spiegarmi meglio: Unbreakable è un film che tiene alta la suspense, con una fotografia eccellente, dei protagonisti degnamente calati nel ruolo, dei ritmi che infrangono completamente il genere azione di Hollywood.
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Premetto che ho visto il film al cinema, 10 anni fa. Bene, in quel momento non ho attribuito dei grandi pregi alla pellicola. Lo catalogai come un film astratto, privo di originalità e poco congruente nello svolgimento. Poi l'ho rivisto adesso, nel 2010. Ammetto che ho cambiato completamente il mio giudizio.
Da storia sconclusionata, adesso mi sembra un film premonitore dei tempi, una genialità di un regista. Forse aveva un momento di rapimento mistico. Grazie a questo è riuscito a cristallizzare una storia innovativa. Lascerà il segno nel tempo? Io me lo aspetto.
Vorrei spiegarmi meglio: Unbreakable è un film che tiene alta la suspense, con una fotografia eccellente, dei protagonisti degnamente calati nel ruolo, dei ritmi che infrangono completamente il genere azione di Hollywood. Per poi riprenderlo in maniera superba. Ma sono anche altri i meriti del regista. All'analisi tecnica, per quel poco che ammetto capirne, ho notato una serie di sequenze degne di nota. Mi riferisco, per esempio, alla scena del Elijah Price da bambino (ragazzino di vetro col braccio fasciato), che viene ripreso sul riflesso del televisore a tubo catodico, spento. Oppure la scena più famosa con Bruce Willis al pronto soccorso: la camera non inquadra lui in primo piano, ma l'altro superstite del deragliamento, un paziente morente sul lettino. Ma gli esempi potrebbero continuare. Shyamalan col suo approccio emotivo ed irrazionale, riesce a ribaltare la nostra logica da occidentali. Questo, gli va riconosciuto. Non voglio annoiare nessuno: semplicemente che questo film è stato l'antecedente di un filone di Hollywood, che negli anni successivi ha portato a fenomeni di costume, come l'acclamata serie di lost. Il neo-paganesimo, col suo panteon di nuovi dei, che scalza la religione monoteista, mescolandone i contenuti. Di questo il film pernea. Ma il discorso si allarga, nella ricerca di un senso trascendete, a tutto ciò che si pone come problema irrisolvibile.
Perché esistiamo? Alcuni infelici nascono con malattie ereditarie; sono condannati ad una vita breve ed infelice, quasi subumana. Altri invece nascono atleti perfetti, favoriti dalla genetica. Ma perchè? A queste domande fondamentali il film si indirizza; perché sono le domande insite nell'umanità. Chiaro che non da risposte. Altrimenti, non sarebbe un film, ma un documentario su Lourdes o su qualche filosofia orientale. In questa logica anche Elias compie una sua funzione. Permette all'eroe di scoprirsi tale. E' quasi una scoperta scientifica, che apre un nuovo percorso per entrambi. Chiaro: la condanna morale sul personaggio dell'uomo di vetro è totale: un assassino, un malato di mente, un istrione perverso. Un vero cattivo da fumetto, trasportato nella realtà.
Qua la vera innovazione: aver saputo mescolare sapientemente i fumetti con una regia degna di un grande come Hitchcock o magari Orson Welles. Luci, ma anche ombre, sopratutto nella trama. Pensare di trovare con 3 attentati un supereroe che sopravvive, statisticamente parlando, è come fare un superenalotto di 7 numeri! Oppure i “supereroi” sono statisticamente numerosi, chi sa. Aspettiamo, sa mai si farà, il secondo film. Con le aspettative che si sono create, non sarà facile produrre un qualcosa che soddisfi, a questo livello, il grande pubblico. Un ultima nota di merito: Bruce Willis ha rischiato molto, per me, in un film del genere. Il confine tra il film banale e questo Unbreakable, è millimetrico. Poteva andargli molto male.
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taniamarina
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giovedì 23 aprile 2009
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qualche errore di troppo
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Il regista del sesto senso si è trovato ad affrontare un problema enorme: come doppiare o almeno avvicinarsi al successo del suo film precedente. In parte c'è riuscito, la storia regge e gli attori (soprattutto Samuel L Jackson) sono nella parte. Ma è proprio questa dimensione che si trasforma nel tallone di Achille del lungometraggio ossia la presenza, per la seconda volta, di un Bruce Willis specializzato, a quanto pare, in parti tristi e silenziose. Questa volta non è credibile. Oltretutto il film si perde in fantasiose macchinosità che vorrebbero marcare la mitologia fumettistica senza riuscirci molto, sforzandosi di creare un ennesimo finale a sorpresa che, in verità, ci si aspettava fin troppo.
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Il regista del sesto senso si è trovato ad affrontare un problema enorme: come doppiare o almeno avvicinarsi al successo del suo film precedente. In parte c'è riuscito, la storia regge e gli attori (soprattutto Samuel L Jackson) sono nella parte. Ma è proprio questa dimensione che si trasforma nel tallone di Achille del lungometraggio ossia la presenza, per la seconda volta, di un Bruce Willis specializzato, a quanto pare, in parti tristi e silenziose. Questa volta non è credibile. Oltretutto il film si perde in fantasiose macchinosità che vorrebbero marcare la mitologia fumettistica senza riuscirci molto, sforzandosi di creare un ennesimo finale a sorpresa che, in verità, ci si aspettava fin troppo. Questo, dopotutto, sarà il marchio di Night, e anche il suo limite.
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gatzu
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domenica 1 febbraio 2009
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la luce e fredda
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NON SI DEVE CREDERE CHE IL MASSIMO SI POSSA FARE,E CON LA MANUALITA DELLA CONCRETEZZA.LA FISICA QUANTISTICA SPIEGA MOLTO IL SOGGETTO "I POTERI".BISOGNA SOLO CREARLO CON UN PENSIERO SUSSEGUITO DA UN ORDINE POSSIBILMENTE CHE NON VADA CONTRO AL PROPRIO IO.IL FILM E MOLTO TOCCANTE FINCHè NON HAI UN QUADRO CHIARO DEL PASEL NON SAPRAI CHE PARTE HAI.
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