La promesse

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Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne. Con JÚrÚmie Renier, Olivier Gourmet, Assita OuÚdraogo Drammatico, Ratings: Kids+16, durata 93 min. - Belgio 1996. - Lucky Red uscita venerdý 21 marzo 1997. MYMONETRO La promesse * * * - - valutazione media: 3,18 su -1 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   

Un barlume di umanitÓ esiste ancora Valutazione 4 stelle su cinque

di andrejuve


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mercoledý 23 dicembre 2015

“La promesse” è un film del 1996 diretto da Jean Pierre e Luc Dardenne. Igor è un giovane ragazzo che lavora come apprendista presso un’officina di macchine. Il ragazzo però trascura e denigra questo lavoro, in quanto la sua principale occupazione è quella di “socio in affari” con il padre  Roger. Quest’ultimo gestisce un’organizzazione illecita grazie alla quale riesce ad introdurre clandestinamente in Belgio i migranti provenienti dai più disparati paesi europei e africani. Roger colloca i migranti all’interno di un complesso abusivo composto da diversi appartamenti mantenuti in condizioni a dir poco precarie. Devono pagare sia il canone d’affitto che qualsiasi altro bene utile per il fabbisogno quotidiano. Inoltre sono costretti a lavorare senza un regolare contratto per costruire la casa all’interno della quale Roger e Igor abiteranno. Laddove queste persone non pagassero il canone o si rifiutassero di lavorare sarebbero abbandonate a sé stesse senza un tetto sotto il quale poter vivere. Tra i migranti c’è Assida la quale, assieme al suo piccolo figlio, ha raggiunto il marito Hamidou. Un giorno gli ispettori del lavoro si recano presso il luogo in cui Roger vuole costruire la sua nuova dimora e i migranti sono costretti a fuggire per non incorrere in conseguenze, a causa della loro attività svolta irregolarmente. Hamidou cercando di scappare si inciampa cadendo da un’impalcatura. L’uomo è disteso a terra morente e lo soccorre Igor. Negli ultimi istanti di vita Hamidou supplica Igor di accudire la moglie Assida e suo figlio. Igor promette di prendersi cura della moglie e del figlio di Hamidou, e tenta di portare quest’ultimo al pronto soccorso per cercare disperatamente di salvarlo. Roger però si accorge di quanto accaduto e per non rischiare di subire ripercussioni irreparabili impedisce ad Igor di trasportare Hamidou in ospedale, nascondendo il suo corpo ormai deceduto. Igor è sconvolto e spaesato da quanto accaduto e vorrebbe mantenere la promessa fatta ad Hamidou dicendo la verità ad Assida. Ma le opposizioni del padre Roger saranno fortissime. Per Igor non sarà semplice prendere una decisione e capire in che modo sia più opportuno agire. La pellicola incentra la sua attenzione sulla speculazione che gira attorno al “traffico” di migranti. Il termine gergale “traffico” utilizzato dalla maggior parte dei mass media è tremendamente efficace, in quanto è significativo di come gli immigrati purtroppo siano considerati da molte persone come dei semplici oggetti o delle merci di scambio che vengono trasportate da uno Stato all’altro e sfruttate come se fossero carne da macello. All’interno della drammatica realtà dei flussi migratori ci sono soggetti che approfittano dello stato di disperazione, bisogno e necessità di queste persone, le quali spesso sono costrette a fuggire da paesi all’interno dei quali sono in atto atroci guerre, al fine di raggiungere i propri scopi personali. Questi interessi sono legati ovviamente al guadagno e al profitto economico. E’ inquietante pensare come alcuni esseri umani possano sfruttare le condizioni di difficoltà di altri esseri umani per perseguire i propri bisogni egoistici e personali. Quello che dovrebbe essere un diritto, cioè l’asilo politico, si trasforma in una concessione arbitraria legata al volere di persone le quali attraverso azioni meschine, disdicevoli e disumane, ricattano persone indifese, impaurite e spesso disinformate, promettendo loro in cambio la permanenza all’interno del territorio. Roger incarna perfettamente il ritratto dell’uomo spietato, cinico, insensibile e senza scrupoli che pone al primo posto le proprie esigenze a discapito anche della vita di altre persone innocenti e bisognose di aiuto. All’interno di questa realtà inquietante e triste c’è ancora un barlume di speranza rappresentato da coloro che possiedono ancora un senso di umanità. Igor è la dimostrazione di come l’uomo sia ancora capace di provare sentimenti di altruismo e solidarietà nei confronti di coloro che non hanno possibilità e mezzi per far valere i propri diritti. Queste persone intraprendono viaggi pieni di ostacoli e di incognite al solo fine di poter vivere dignitosamente, cercando di garantire un futuro migliore ai propri figli in paesi civili non coinvolti all’interno di atroci conflitti armati e non versanti in uno stato di povertà allarmante. Il rimorso di coscienza e il senso di colpa rendono l’essere umano capace di provare dei sentimenti e delle emozioni che possono fare emergere scrupoli e dubbi che smuovono gli animi di ognuno di noi. Il primo passo per l’integrazione con culture, popoli ed etnie differenti è l’onestà e il perseguimento della verità anche se possa risultare scomoda o controproducente. E’ solo grazie alla sincerità e alla lealtà che può essere intrapreso un percorso di rispetto e di fiducia reciproca, fondamentali al fine di creare una base per una convivenza priva di pregiudizi e diffidenze dettate da convinzioni primitive e insensate. Infine Assida rispecchia pienamente il disagio e i dubbi di coloro che, senza alcuna certezza e spinti da una mancanza di alternative, si recano in un paese a loro sconosciuto e ignoto. L’ingenuità di credere a persone mai viste né conosciute è in realtà conseguenza dello sconforto che la affligge e che non le permette di poter comprendere se sia stata ingannata o meno. Quello che conta è poter ricominciare una nuova esistenza che si spera possa risultare più rosea e gioiosa. La genuinità di Assida, legata alle sue tradizioni basate spesso su rituali tribali antichi, rappresenta la spontaneità di una persona dispersa, spaesata ma allo stesso tempo coraggiosa e speranzosa. Inoltre Assida sembra anche rappresentare il punto di riferimento materno che Igor purtroppo non ha ma del quale avrebbe bisogno. Paradossalmente Igor è più maturo di un padre che si dimostra crudele, infantile e incapace di assumersi le proprie responsabilità, a causa del suo disinteresse e menefreghismo nei confronti delle altre persone che lo circondano, compreso il figlio Igor. Il film si caratterizza per la sua capacità di comunicare attraverso immagini e sequenze che hanno un forte impatto visivo ed emotivo, grazie al loro realismo e alla loro crudezza. Tutto ciò che viene descritto rispecchia la pura, amara e allarmante verità. Grazie a questa narrazione semplice ma lineare vengono caratterizzati al meglio i tre protagonisti principali, i quali sono delineati efficacemente grazie anche alle loro ottime interpretazioni, con particolare riferimento a Jérémie Rénier, nei panni di Igor, e di Olivier Gourmet, in quelli di Roger. Buona anche la prova di Assita Ouédraogo nella parte di Assita. A mio avviso un punto debole del film è proprio la prevalenza eccessiva delle sequenze toccanti rispetto allo sviluppo di dialoghi approfonditi tra i personaggi. Volutamente il regista, senza rischiare di cadere in facili retoriche, ha preferito affidarsi alla forza delle immagini a discapito di una sceneggiatura che appare scarna e che a mio parere avrebbe potuto essere più rilevante. Per il resto il film è molto bello, incisivo e capace di emozionare e coinvolgere lo spettatore. I fratelli Dardenne riescono a dirigere con maestria un film che, pur se del 1996, affronta tematiche più che mai tristemente attuali.

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