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daniele'80
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lunedì 20 giugno 2005
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i registi 'intelligenti'(speranza)
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Ferzan Ozpetek,regista di nazionalità turca ma di adozione italiana(romana per l'esattezza)alla terza prova cinematografica centra il bersaglio in pieno e firma un capolavoro.Partiamo dall'inizio,cioè dal titolo e dalla locandina del film.Il titolo già contiene un riferimento culturale notevole,in questo caso artistico:'Le fate ignoranti' è un noto affresco di Rene Magritte,uno dei maestri del Surrealismo e identifica quelle fate capaci di magie delle quali a loro sfugge il senso.Probabilmente il regista ha voluto dare risalto proprio al titolo del quadro perchè è proprio questo il motore e il cuore della vicenda:Antonia,rimasta vedova,trova sul retro di un dipinto una dedica d'amore indirizzata al defunto.
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Ferzan Ozpetek,regista di nazionalità turca ma di adozione italiana(romana per l'esattezza)alla terza prova cinematografica centra il bersaglio in pieno e firma un capolavoro.Partiamo dall'inizio,cioè dal titolo e dalla locandina del film.Il titolo già contiene un riferimento culturale notevole,in questo caso artistico:'Le fate ignoranti' è un noto affresco di Rene Magritte,uno dei maestri del Surrealismo e identifica quelle fate capaci di magie delle quali a loro sfugge il senso.Probabilmente il regista ha voluto dare risalto proprio al titolo del quadro perchè è proprio questo il motore e il cuore della vicenda:Antonia,rimasta vedova,trova sul retro di un dipinto una dedica d'amore indirizzata al defunto.Spinta dallo sconcerto,dalla curiosità e dalla rabbia di conoscere chi fosse l'amante del consorte,intraprenderà un viaggio in un mondo sconosciuto che la aiuterà a ritrovare sè stessa e a capire meglio chi fosse suo marito...e naturalmente il tema del quadro è ripreso anche dalla locandina che rappresenta su uno sfondo rosso le sagome stilizzate di tre corpi intrecciati,simbolo del legame indissolubile che lega i due uomini e la donna,nel bene e nel male.Il soggetto è uno spunto molto interessante e originale ed è sorrettto da una scenggiatura praticamente perfetta che alterna sapientemente momenti drammatici e tristi ad altri più divertenti,teneri,malinconici.Il tutto è servito da una magistrale interpretazione veramente valida ed efficace;Margherita Buy è bravissima nel rappresentare i vari stati d'animo della protagonista:il dolore,la rabbia,lo stupore,l'incredulità ed anche una certa repulsione ed un senso di fastidio per l'amara scoperta vengono lentamente ma inesorabilmente sostituiti dalla curiosità,dalla tenerezza,dall'interesse e dall'affetto(in un caso forse anche dall'amore...)per questo campionario di varia umanità con la quale entra in contatto.Nulla viene mai dichiarato esplicitamente anche se i sentimenti e le emozioni sono resi in modo molto efficace davanti agli occhi dello spettatore grazie a gesti,sguardi e brevi frasi lapidarie ed incisive che già dicono tutto('Massimo non aveva un amante,aveva un mondo intero...).Merito di un regista discreto,sensibile e partecipe:bellissima la sequenza che ci mostra Antonia che cammina per le strade del quartiere trasteverino con in mano il quadro,quasi il regista volesse accompagnarci per mano all'interno del nuovo mondo...
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(di samuele siani)
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daniele'80
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lunedì 20 giugno 2005
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i registi 'intelligenti'(speranza)-parte 2-
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Merito di un regista che non dice e soprattutto non mostra nulla più del necessario:si limita semplicemente a suggerire percorsi e interpretazioni possibili che poi lo spettatore rielaborerà autonomamente.Accanto alla storia principale incentrata sull'ambiguo rapporto fra Michele,Antonia e il marito di lei si muovono tutta una serie di micro-storie,di micro-drammi che vengono presentati,sviluppati e risolti velocemente ma efficacemente.E' un film davvero emozionante valorizzato anche da una perfetta ambientazione(una calda e afosa Roma trasteverina)e da una colonna sonora di altissimo livello:musiche orientali molto evocative la fanno da padrone accanto ad un mambo che scorre sulle immagini di una memorabile scena al supermercato;e poi non possiamo non citare la (in)dimenticata e indimenticabile 'Cocktail d'amore',successo della compianta Stefania Rotolo(ormai diventata a tutti gli effetti icona-gay.
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Merito di un regista che non dice e soprattutto non mostra nulla più del necessario:si limita semplicemente a suggerire percorsi e interpretazioni possibili che poi lo spettatore rielaborerà autonomamente.Accanto alla storia principale incentrata sull'ambiguo rapporto fra Michele,Antonia e il marito di lei si muovono tutta una serie di micro-storie,di micro-drammi che vengono presentati,sviluppati e risolti velocemente ma efficacemente.E' un film davvero emozionante valorizzato anche da una perfetta ambientazione(una calda e afosa Roma trasteverina)e da una colonna sonora di altissimo livello:musiche orientali molto evocative la fanno da padrone accanto ad un mambo che scorre sulle immagini di una memorabile scena al supermercato;e poi non possiamo non citare la (in)dimenticata e indimenticabile 'Cocktail d'amore',successo della compianta Stefania Rotolo(ormai diventata a tutti gli effetti icona-gay...altro che Paola&Chiara...)e la struggente 'Grazie alla vita' dell'altrettanto compianta Gabriella Ferri.Davvero non riesco a trovare difetti a un film perfetto:e anche se ne avesse,i pregi li compenserebbero tutti.Bellissimo il finale aperto abbastanza da non lasciare alcun dubbio agli spettatori:lui crede erroneamente che lei parta per Amsterdam e non sa che invece lei parte da sola e probabilmente concederà una meritata vacanza a sè e al bimbo che porta in grembo.Sequenza finale da antologia:lei all'aeroporto apre la borsa per prendere il passaporto e trova il ciondolo che le ha regalato la mamma(interpretata da una rediviva Erica Blanc di una bellezza e di una bravura sconvolgenti);lui,intanto a casa pensa a lei,lascia cadere un bicchiere che non si rompe(attenzione a questo particolare che è la chiave di lettura del finale!)...e quindi c'è ancora speranza per un futuro migliore.Il film si chiude qui:sulle note della splendida 'Due destini' dei Tiromancino partono i titoli di coda che mostrano alcune immagini del making of del film alternate ad immagini del cast al gay-pride.Il film,uscito il 2 marzo del 2001 ha riscosso un grande quanto inaspettato successo di critica e di pubblico rimanendo nelle sale per quasi tutta l'estate e incassando oltre venti miliardi delle vecchie lire.Ai David di Donatello di quell'anno è stato penalizzato perchè si è trovato di fronte gli altri due 'colossi' italiani dell'anno,'L'ultimo bacio' di Muccino e 'La stanza del figlio'di Moretti,che rastrellarono tutti i premi.(Continua...)
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gattorosso
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lunedì 19 febbraio 2007
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un film su sentimenti rari
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Ho rivisto di recente Le fate ignoranti (LFI) e devo dire che ogni volta l'impressione è sempre migliore. LFI è uno di quei film che potremmo definire un classico o un cult e che potremmo rivedere più volte senza mai annoiarci. Il segreto è che vedendo il film si entra a far parte di quella famiglia allargata colorata ed eterogenea che Ozpetek rappresenta nelle tipiche scene sulla terrazza. Ci si vuole tutti bene, ci si supporta nei momenti difficili, si ride, si canta si balla si piange si scherza assieme. E' una situzione ideale in cui tutti vorremmo trovarci. Perchè al di là delle differenze di genere e di orientamento sessuale, LFI ci parla dell'amicizia, della solidarietà e dell'amore. Sentimenti rari al giorno d'oggi.
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Ho rivisto di recente Le fate ignoranti (LFI) e devo dire che ogni volta l'impressione è sempre migliore. LFI è uno di quei film che potremmo definire un classico o un cult e che potremmo rivedere più volte senza mai annoiarci. Il segreto è che vedendo il film si entra a far parte di quella famiglia allargata colorata ed eterogenea che Ozpetek rappresenta nelle tipiche scene sulla terrazza. Ci si vuole tutti bene, ci si supporta nei momenti difficili, si ride, si canta si balla si piange si scherza assieme. E' una situzione ideale in cui tutti vorremmo trovarci. Perchè al di là delle differenze di genere e di orientamento sessuale, LFI ci parla dell'amicizia, della solidarietà e dell'amore. Sentimenti rari al giorno d'oggi.
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gianni lucini
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martedì 27 settembre 2011
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un quadro e un poeta
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Un quadro intitolato “La fata ignorante” esiste davvero. L’ha dipinto René Magritte, il pittore belga considerato uno dei principali esponenti del surrealismo. Il quadro che si vede nel film e che dà inizio alle peregrinazioni di Antonia viene attribuito dalla sceneggiatura a Joseph Lanti, un autore inesistente inventato dalla fervida fantasia di Gianni Romoli. In realtà è stato dipinto dal regista Ferzan Ozpetek ai tempi del liceo. Nel film, però, compare davvero l’immagine di un’opera di Magritte. Accade quando Antonia riflette sull’attrazione che prova per Michele e nella sua mente si forma l’immagine vivida della grande rosa rossa dipinta dal pittore belga nel quadro "Le tombeau des lutteurs" ("La tomba dei lottatori").
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Un quadro intitolato “La fata ignorante” esiste davvero. L’ha dipinto René Magritte, il pittore belga considerato uno dei principali esponenti del surrealismo. Il quadro che si vede nel film e che dà inizio alle peregrinazioni di Antonia viene attribuito dalla sceneggiatura a Joseph Lanti, un autore inesistente inventato dalla fervida fantasia di Gianni Romoli. In realtà è stato dipinto dal regista Ferzan Ozpetek ai tempi del liceo. Nel film, però, compare davvero l’immagine di un’opera di Magritte. Accade quando Antonia riflette sull’attrazione che prova per Michele e nella sua mente si forma l’immagine vivida della grande rosa rossa dipinta dal pittore belga nel quadro "Le tombeau des lutteurs" ("La tomba dei lottatori"). Nel film Massimo e Michele si innamorano cercando un libro del poeta Nazim Hikmet e anche la fine dell’ostilità tra Michele e Antonia è in qualche modo favorita dalla comune passione per il poeta turco. Ma chi è davvero Nazim Hikmet? Nato a Salonicco nel 1902, anche se qualche biografia sostiene anticipa l’anno della sua nascita al 1901. Amico di Neruda, allievo di Majakovkij, marxista, denuncia il genocidio armeno. Tenace oppositore del regime instaurato nella sua patria da Kemal Ataturk, nel 1938 viene condannato a ventotto anni di carcere per aver letto un poema proibito ai cadetti della marina. Nel 1949 è ancora in carcere nonostante gli appelli alla sua liberazione firmati da migliaia di intellettuali e promossi da personaggi come Sartre e Picasso. Liberato nel 1950 è minacciato di morte e costretto a vagare per l’Europa mentre il suo paese gli revoca la cittadinanza. Muore esule a Mosca nel 1963.
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daniele'80
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lunedì 20 giugno 2005
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i registi 'intelligenti'(speranza)-parte 3-
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Poco importa:il grande Ferzan si sarebbe rifatto ampiamente due anni dopo con l'altrettanto fortunato e ispirato 'La finestra di fronte'.Molto bene.Questo è il vero cinema italiano:sincero,originale,ispirato,coraggioso,ben diretto,ben interpretato e chi più ne ha,più ne metta.Ottimo.Voto:Nove. P.S.Lo stile grafico della locandina del film riprende molto da vicino quella di 'Carne Tremula' di Almodovar;a questo stile si sarebbe ispirata solo un anno dopo anche la Comencini per la locandina de 'Il più bel giorno della mia vita',anche questo uno dei più bei film italiani degli ultimi anni.
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nino p.
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domenica 8 marzo 2009
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uno difficile spaccato di vita
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Ozpetek a suo modo si può, senza dubbio, definire un regista rivoluzionario di questi ultimi anni di Cinema italiano, capace cioè di analizzare certa realtà sociale e di mostrarcela sullo schermo con arte, direi genuinamente artigianale. Al Cinema non si va solo per distrarsi e per ridere, ma anche per riflettere su certi spaccati di vita che magari nella nostra vita quotidiana non possiamo o non vogliamo notare. Il film in questione è semplicemente un atto di poesia allo stato puro, uno specchio di una società arrivista, perfezionista eppure in certe sue profonde insenature piena di screpolature o di problematiche esistenziali spesso lasciate morire in se stesse.
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al
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martedì 15 maggio 2001
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i gay sono più normali di noi?
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Gran bel film, piacevole, profondo senza annoiare e allegro senza diventare banale. Dopo la scoperta della omosessualità latente (ne Il bagno turco) questa volta il regista vuole mostrarci come i gay amino, soffrano e si divertano come e meglio degli etero.
L'allegra comunità omo della terrazza romana, anche tra i suoi drammi e i suoi problemi, rende grigia e squallida la vita nella villa sul fiume della coppia borghese e ipocrita.
Visto come si è rischiato con Rutelli a Roma l'anno scorso (minacce di far saltare il Gay Pride 2 settimane prima) va pure bene, ma il prete col collare bianco alla cena con chitarra se lo poteva risparmiare, avremmo capito lo stesso…
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tiberiano
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mercoledì 11 marzo 2009
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una fiaba gay popolar-borghese
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Film riuscito a livello di cassetta, che ha consacrato Ozpetek come un astro nascente dei registi italiani (per adozione). Poco convincente, quasi disneyano, lo spaccato sociale della corte dei miracoli 'rainbow' della Garbatella ante-Cesaroni (girava la voce che fosse il quartire gay di Roma...ma dove ?), poco realistica la parabola della vedova che si innamora dell'amante gay del marito morto (e qui Povia taceva ancora a proposito di 'Luca', ma tant'è...), tutt'altro che rivoluzionario, anzi politically correct (la coppia gay finisce già all'inizio del film...ovvero: è una cosa che 'non può durare,' il messaggio è sottinteso, per questo è piaciuto anche agli etero).
Ozpetek non è certamente un maestro dell'eros, nè un regista 'arrabbiato ed impegnato'.
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Film riuscito a livello di cassetta, che ha consacrato Ozpetek come un astro nascente dei registi italiani (per adozione). Poco convincente, quasi disneyano, lo spaccato sociale della corte dei miracoli 'rainbow' della Garbatella ante-Cesaroni (girava la voce che fosse il quartire gay di Roma...ma dove ?), poco realistica la parabola della vedova che si innamora dell'amante gay del marito morto (e qui Povia taceva ancora a proposito di 'Luca', ma tant'è...), tutt'altro che rivoluzionario, anzi politically correct (la coppia gay finisce già all'inizio del film...ovvero: è una cosa che 'non può durare,' il messaggio è sottinteso, per questo è piaciuto anche agli etero).
Ozpetek non è certamente un maestro dell'eros, nè un regista 'arrabbiato ed impegnato'. Il film è una fiaba gay, nazional-popolare. I gay ricchi ma infelici li ritroveremo in 'Saturno contro', dove manco a dirlo, anche lì la coppia gay dura poco...
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