I figli della violenza

Film 1950 | Drammatico +16 88 min.

Titolo originaleLos olvidados
Anno1950
GenereDrammatico
ProduzioneMessico
Durata88 minuti
Regia diLuis Buñuel
AttoriMiguel Inclan, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes .
TagDa vedere 1950
RatingConsigli per la visione di bambini e ragazzi: +16
MYmonetro 3,50 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

Regia di Luis Buñuel. Un film Da vedere 1950 con Miguel Inclan, Estela Inda, Alfonso Mejia, Roberto Cobo, Alma Delia Fuentes. Titolo originale: Los olvidados. Genere Drammatico - Messico, 1950, durata 88 minuti. Consigli per la visione di bambini e ragazzi: +16 - MYmonetro 3,50 su 9 recensioni tra critica, pubblico e dizionari.

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Primo premio per la regia al Festival di Cannes del 1951, il film affronta uno dei temi centrali del grande regista: quello sociale. Il film è stato premiato al Festival di Cannes.

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Consigliato sì!
3,50/5
MYMOVIES 3,50
CRITICA N.D.
PUBBLICO 3,67
CONSIGLIATO SÌ
Scheda Home
Cinema
Trailer
Il tema sociale affrontato da un grande regista.

Primo premio per la regia al Festival di Cannes del 1951, il film affronta uno dei temi centrali del grande regista: quello sociale. È la vicenda di due adolescenti, Jaibo e Pedro, ambientata in un sobborgo povero di Città del Messico. Jaibo - che è stato in riformatorio - spinge il compagno ad una serie di azioni di delinquenza, giustificate dalla miseria e dalla bestialità in cui entrambi sono cresciuti.

winner
miglior regia
Festival di Cannes
1951
Francesco Rufo
venerdì 10 luglio 2009

I figli della violenza unisce la denuncia sociale, il neorealismo di stampo marxista, il surrealismo. È «un film di lotta sociale», come disse lo stesso Buñuel, che posa uno sguardo oggettivo e implacabile su una realtà degradata fatta di sottosviluppo, miseria, autodistruzione, su una gioventù sviata, su un’umanità reietta, abbruttita, obliata (“Los olvidados” significa “I dimenticati”). Il film sembra essere la constatazione dell’inevitabile crudeltà e infelicità del mondo e della condizione sociale e umana. Nell’universo rappresentato non c’è possibilità di salvezza, riscatto, redenzione, non c’è speranza di felicità o di rivolta alle condizioni date. Il film non contiene giudizi di valore né lezioni di morale, è privo di manicheismo: in un inferno dominato dalla lotta per la sopravvivenza, nessuno è totalmente innocente o colpevole. I personaggi non ispirano ripugnanza, bensì compassionevole orrore: Pedro e Jaibo sono uguali, sono solo ragazzi, nel crimine, nella paura, nella morte. Resta solo la disperata accettazione di un destino di fame e violenza, dettato materialisticamente dalla società e dalla Storia. Si avverte l’esigenza della pietà, ma si sente anche il tramonto della possibilità della pietà. Il surrealismo si afferma pienamente nella rappresentazione di due sogni, in cui emergono l’inconscio, l’irrazionale, le pulsioni e gli istinti umani primari (la fame, il sesso, la violenza animalesca), attraverso la rilettura di teorie e simboli freudiani. Figurativamente il film è debitore della tradizione pittorica spagnola (Goya, Ribera, Murillo, Zurbarán).

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I FIGLI DELLA VIOLENZA
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PUBBLICO
RECENSIONI DALLA PARTE DEL PUBBLICO
domenica 17 maggio 2015
Noia1

Pedro e Jaibo, due tasselli nel cui sfondo si diramano i miseri bassifondi di Città del Messico. Uno senza padre, l’altro senza famiglia, lotteranno fino allo strenuo per sopravvivere. Un film di sessant’anni fa eppure ancora inarrivabile, temi paradossalmente attuali qui però affrontati con onestà e per onestà intendo che niente è lasciato, tutto, c’è tutto, tutta la realtà di un’epoca.

venerdì 23 marzo 2012
fedeleto

In un Messico che non offre molto, dove la miseria e' tanta,dei ragazzi vivono la giornata con piccoli furti e atti delinquenziali.Tra loro appena arriva Jaibo,appena uscito dal riformatorio,le cose incominciano a cambiare.Jaibo uccidera' un ragazzo che crede colpevole di aver fatto la spia per incastrarlo,e Pedro invece tenta di cambiare vita conoscera' un ragazzino che aspetta il padre [...] Vai alla recensione »

domenica 29 agosto 2010
Luca Scialo

In un Messico logorato dalla povertà, un gruppo ragazzi come tanti vivono di furti e violenza, trascurati dalle proprie famiglie. Tra questi c'è Pedro, poco curato dalla madre perchè frutto di una violenza da lei subita da adolescente, e Jaibo, orfano cresciuto in un Istituto dove però non è riuscito a redimersi.

lunedì 3 luglio 2017
Francis Metal

grande Bunuel, mi è sempre piaciuto ma questo film mi ha un po' sorpreso, non mi aspettavo che trattasse di problemi sociali in modo così, io me lo aspetto anticlericale, provocatorio, soprattutto surrealista, anche se non ha sempre fatto surrealismo, ma questo sembra quasi un film neorealista. Però un paio di scene oniriche ce le ha messe.

domenica 8 febbraio 2015
il befe

bunuel

STAMPA
RECENSIONI DELLA CRITICA
Gian Piero dell'Acqua

El Jaibo è il capo di una banda di adolescenti che vive in un sobborgo di Città del Messico. La sua brutalità si rivolge soprattutto contro Pedro, il quale innocente, finisce in riformatorio. I due ragazzi saranno ancora di fronte e El Jaibo avrà la meglio, ma sarà ucciso dalla polizia. “Anche se il film è ispirato a fatti realmente accaduti, il regista riesce quasi sempre a spezzare l’involucro della [...] Vai alla recensione »

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