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L'educazione sentimentale di Eugénie |
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Un film di Aurelio Grimaldi.
Con Sara Sartini, Antonella Salvucci, Valerio Tambone, Cristian Stelluti, Salvatore Lizzio, Guia Jelo, Antonella Salvucci
Erotico,
durata 90 min.
- Italia 2005.
uscita venerdì 17 giugno 2005.
MYMONETRO
L'educazione sentimentale di Eugénie
valutazione media:
1,49
su
11
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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L'educazione sentimantale della giovane figlia del duca di Mistival da parte dell'astuta Madame de Saint Ange. Tratto dai romanzi settecenteschi "La filosofia del boudoir" di De Sade e "Les liaisons dangereuses" di De Laclos.
![]() Un film che non ha il coraggio di osare |
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Giancarlo Zappoli
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Madame de Saint Ange ha finalmente ottenuto l'incarico dal duca di Mistival di occuparsi dell'educazione sentimentale della virginale figlia Eugénie. Madame è assai attratta dalla ragazzina ma, contemporaneamente, ha architettato il modo di sedurre anche il marchese di Dolmancé, dotto e giovane filosofo, famoso per la sua intelligenza e il suo fascino, ma noto omosessuale. Madame vuole cogliere due piccioni con una fava: educare (in senso settecentesco: nei costumi, nella conoscenza filosofica, nella vita sessuale) Eugénie, e con l'occasione sedurre il marchese assegnando a lui l'incarico di presiedere la sezione culturale della formazione della ragazza.Questo è l'inizio dell'ultimo film di Aurelio Grimaldi del quale si può solo dire che "c'era una volta". C'era una volta un regista che con "La ribelle" scopriva un'acerba ed intensa Penelope Cruz e con "Le buttane" e "La discesa di Aclà a Floristella" tracciava un ritratto scabro ed efficace di un mondo che preferiamo non conoscere. C'era anche uno scrittore in grado di offrire un soggetto di qualità come quello di "Mery per sempre". Oggi c'è un regista che vorrebbe essere un pornografo ma non ne ha il coraggio fino in fondo e che quindi si nasconde dietro ai 'nomi'(ivi compreso quello sempre più usato a sproposito dell'amato-odiato Pasolini). Peccato che i 'nomi' (nel senso di attori che sappiano fare il loro mestiere) siano necessari soprattutto 'davanti' alla macchina da presa. Non basta mostrare il posteriore od altro. Bisogna anche saper recitare. O no?
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Prima di dirigere studiate
giovedì 30 giugno 2005
di dante
Film dal basso contenuto per diversi motivi, la regia è inesistente, girare un film non significa semplicemente fare due riprese e montarla ma di solito si tenta di creare un qualcosa di nuovo. Il film si avvale di inquadratura non precise (vedi la panoramica verticale su Dolmancè che dovrebbe seguire il movimento del medesimo, è in netto ritardo) all'inesistenza di movimenti di mdp, diciamocelo pure che per fare un film per 3/4 con mdp fissa ci vogliono le palle e non è questo il caso. La sceneggiatura continua » |
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di Valerio Caprara Il Mattino
Aurelio Grimaldi è un regista cocciuto e diseguale, orgogliosamente deciso a non arrendersi, ma anche pronto a impegolarsi in ogni tipo di battaglie perse. Stavolta, nonostante un budget miserando, il regista siciliano ha affrontato addirittura «La philosophie dans le boudoir» del Marchese De Sade, chiedendo per di più allo sceneggiatore Michele Lo Foco di contaminarlo con numerosi e strategici prelievi da «Les liaisons dangereuses» di Choderlos de Laclos. «L'educazione sentimentale di Eugénie» ovviamente fallisce e si potrebbe infierire a ruota libera, recitando le solite preci per il cinema italiano, se non fosse per la fluida eleganza dell'ambientazione e la scoperta di un'interessante esordiente (Sara Sartini) come disinibita protagonista. » |
di Emiliano Morreale Film TV
Dopo la trilogia ispirata a Pasolini, e in attesa del lavoro sul delitto Moro, Aurelio Grimaldi si concede una parentesi eccentrica non solo nel suo percorso, ma nel panorama del cinema italiano attuale. Una commedia libertina, un gioco licenzioso ispirato nientemeno che alla Filosofia del boudoir del marchese De Sade (con innesti appena percettibili delle Liaisons dangereuses di Choderlos de Lados), con attori giovani esordienti, i digitali e a bassissimo costo. Va detto subito che la formula produttiva è la cosa più interessante del film: una confezione tutto sommato elegante, che sfrutta al meglio i pochi ambienti, con eleganti scenografie e costumi. » |
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di Roberto Silvestri Il Manifesto
Nelle stanze settecentesche di Serra di Comago, tra costumi, luci e rigatteria sadomaso da carnevale di Venezia, l'addestramento agli esercizi corporali, posteriori e orali, di una adolescente, strappata per un po'agli esercizi spirituali voluti dalla bigotta mamma, anche quelli, però, «a una sola dimensione»... Più che alla lucida e spietata analisi del corpo incatenato nel montaggio capitalistico perverso, e dunque più che a Sade, Laclos e Pasolini (troppo indigesti e scellerati per l'attuale consumo visuale e morale consentito dal nuovo fallocentrico «television papa») l'omaggio va (solo invertito di 180 gradi nella segnaletica erotica) ai fan e ai nipoti di Tinto Brass, oscillando tra alto umorismo primoministeriale e semplici pulsioni «liberoscambiste». » |
di Redazione Il Giornale
Da dal 1975, dai tempi del pasoliniano Salò, che un romanzo di De Sade non veniva trasposto al cinema. Il prolifico Aurelio Grimaldi ci prova con La filosofia nel boudoir, il più leggero, o il meno fosco, degli scritti sadiani. La viziosa Madame de Saint Ange ottiene dal duca di Mistival l'incarico di iniziare alle gioie del sesso la virginale figlia Eugénie. La nobildonna coinvolge nell'educazione poco sentimentale della diciottenne il libertino e omosex marchese di Dolmancé, il di lei fratello cavaliere de Mirvel e il prestante servo Augustin. » |
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