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"Bisogna mantenere il segreto per non arrivare a tutto questo": Cosa intendeva Richard, il disincantato turista americano (Di Caprio) quando parlava di "questo"? Non è altro che il chiassoso overtourism che troviamo oggi a Maya Bay, la spiaggia della Thailandia più famosa dopo l'uscita nel 2000 del film di Danny Boyle, come avvenuto per l'autobus di INTO THE WILD, abbandonato e meta di pericolosi pellegrinaggi in Alaska. Il film ripropone i dogmi della cultura hippy : amore libero, piacere e mai dolore senza pensare al domani, ma Woodstock è lontana e il "peace and love" è rimasto negli anni '60. Anche in questa isola incontaminata, con una spiaggia da paradiso incastonata in mezzo a delle vere montagne che escono dal mare il tempo è passato e il business della droga ha preso il sopravvento : contadini armati di mitra che non esitano a sparare a incauti turisti che arrivano sorridenti e una sorta di patto tra i ragazzi della comunità e il cartello che permette loro di restare in cambio del silenzio. Se quello è il paradiso del sorriso e della felicità a qualunque costo , in realtà appare inquinato dagli egoismi propri del genere umano. Così un surfista morso da uno squalo viene abbandonato nel bosco con la gangrena per evitare che le sue grida di dolore disturbino il clima di festa H24 della comitiva, che pian piano mostra le passioni e le pulsioni più basse e meschine. Alla fine la situazione precipita, il patto col cartello si rompe per colpa dell'ultimo arrivato che distribuisce mappe del paradiso nascosto, e i ragazzi fuggono tornando ad una vita "normale". Resta solo una foto scattata sulla spiaggia da Francoise (Virginie Ledoyen) che mostra tutti i ragazzi sorridenti e felici.
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