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Pellicola ispirata ad una serie TV di qualche anno prima, ideata dallo stesso regista David Zucker, che propone un concentrato di battute e gag comiche somministrate allo spettatore una dietro l’altra, senza soluzione di continuità.
La comicità è del tipo demenziale, un filone comico che storicamente riscuote molto successo negli Stati Uniti e che vede proprio in David Zucker uno dei maggiori autori (si ricordano tra gli altri alcuni film di grosso successo come “L'aereo più pazzo del mondo” e “Top secret”).
Come spesso avviene in questo particolare filone comico, l’umorismo non è particolarmente acuto e illuminante, bensì spesso scontato, con alcune freddure e scenette trite e ritrite e certo non tutte proprio irresistibili; tra quelle che si salvano si segnala l’inseguimento a bordo dell’auto della scuola guida, che personalmente ho trovato esilarante.
La pellicola contiene anche parodie varie di grandi classici della cinematografia, quali i film ispirati ai romanzi di Raymond Chandler (la voce fuori campo del protagonista, come le musiche e le atmosfere sono un evidente richiamo) o quelli del ciclo di 007.
La parte del protagonista è affidata a Leslie Nielsen che aveva già ricoperto lo stesso ruolo nella serie TV sopra citata che ispirò il film, e che aveva già collaborato con Zucker ai tempi de “L’aereo più pazzo del mondo”, film d’esordio del regista. Nielsen sebbene avesse una importante carriera alle spalle deve la sua celebrità principalmente a questo personaggio, che ne fece una delle maggiori maschere comiche di quegli anni.
Intorno a Nielsen venne reclutato un cast con nomi di richiamo soprattutto per il pubblico americano: nel ruolo della protagonista femminile c’è Priscilla Presley, celebre per essere stata la moglie di Elvis; in quello del cattivo abbiamo il famoso attore messicano Ricardo Montalbán; infine si ricordano nelle parti degli agenti di polizia amici del protagonista il bravo George Kennedy e O. J. Simpson che come la Presley deve la maggior parte della sua fama a vicende extra-cinematografiche.
Il film ebbe un discreto successo al botteghino, tanto che venne realizzato un sequel, sempre diretto da Zucker, e persino un terzo capitolo per il quale Zucker non curò direttamente la regia (andata a Peter Segal) rimanendo comunque produttore e sceneggiatore.
L’eccessiva concentrazione di battute e sketch comici rischia di creare un effetto quasi soffocante che va ad opprimere e stancare lo spettatore, pertanto la scelta di contenere notevolmente la durata della pellicola pare quantomai opportuna.
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