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luciano sibio
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venerdì 22 novembre 2024
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una vera noia
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Francamente stento a capire l'entusiamo generale difronte a questo film . Film che ricalca un format consueto e sfruttatissimo del cinema americano che oramai non entusiasma più di tanto. Una vera noia senza alcun dubbio con un protagonista lamentoso e patetico che non rende bene la sua lacerazione interiore. Ma si sa che il genere è una perla per una certa economicità di produzione. E Clint, detto ciò, vi aggiunge la sua proverbiale ruffianeria verso il publlico. Dipinge infatti, come tutti lì, un America in cui non viene messo nel mirino il funzionamento di una giustizia americana che non riesce a difendersi nel produrre sentenze ingiuste informate al concetto di giustizialismo,questo è un dettaglio.
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Francamente stento a capire l'entusiamo generale difronte a questo film . Film che ricalca un format consueto e sfruttatissimo del cinema americano che oramai non entusiasma più di tanto. Una vera noia senza alcun dubbio con un protagonista lamentoso e patetico che non rende bene la sua lacerazione interiore. Ma si sa che il genere è una perla per una certa economicità di produzione. E Clint, detto ciò, vi aggiunge la sua proverbiale ruffianeria verso il publlico. Dipinge infatti, come tutti lì, un America in cui non viene messo nel mirino il funzionamento di una giustizia americana che non riesce a difendersi nel produrre sentenze ingiuste informate al concetto di giustizialismo,questo è un dettaglio. Intanto, alla fine, da quelle parti, la giustizia vera in un modo o in un altro trionfa sempre.
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pippo
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domenica 8 dicembre 2024
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finale mancante e occasione sprecata
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"Giurato Numero 2" di Clint Eastwood ha generato opinioni contrastanti, in particolare per il suo finale aperto che lascia molte domande senza risposta. La trama segue Justin Kemp, un giurato che scopre di poter essere coinvolto nell'omicidio al centro del processo. Nonostante le premesse intriganti e un forte conflitto morale, il film non sfrutta appieno il suo potenziale, risultando meno incisivo rispetto alle migliori opere del regista.
Il finale è stato criticato per la sua ambiguità. Non chiarisce mai il grado di colpevolezza del protagonista né il destino delle sue azioni, lasciando lo spettatore con una sensazione di incompletezza. Molti si aspettavano un confronto più diretto con la verità e una risoluzione narrativa più soddisfacente.
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"Giurato Numero 2" di Clint Eastwood ha generato opinioni contrastanti, in particolare per il suo finale aperto che lascia molte domande senza risposta. La trama segue Justin Kemp, un giurato che scopre di poter essere coinvolto nell'omicidio al centro del processo. Nonostante le premesse intriganti e un forte conflitto morale, il film non sfrutta appieno il suo potenziale, risultando meno incisivo rispetto alle migliori opere del regista.
Il finale è stato criticato per la sua ambiguità. Non chiarisce mai il grado di colpevolezza del protagonista né il destino delle sue azioni, lasciando lo spettatore con una sensazione di incompletezza. Molti si aspettavano un confronto più diretto con la verità e una risoluzione narrativa più soddisfacente. Questa scelta stilistica, invece di arricchire il dramma, rischia di compromettere il coinvolgimento emotivo e di deludere chi cerca una conclusione più netta e significativa.
Nonostante le interpretazioni eccellenti di Nicholas Hoult e Toni Collette, il film manca di una tensione crescente e di una struttura narrativa pienamente appagante. La lentezza riflessiva tipica di Eastwood, invece di approfondire il conflitto morale del protagonista, sembra dissipare l'urgenza emotiva che avrebbe potuto caratterizzare la storia.
In sintesi, "Giurato Numero 2" offre spunti di riflessione interessanti, ma il finale poco chiaro e la narrazione priva di incisività lasciano nello spettatore un senso di incompiutezza che limita l'impatto complessivo dell'opera.
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ivan il matto
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domenica 2 marzo 2025
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e la giustizia sta a guardare
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E’ consolante accorgersi che a 94 anni qualcuno possa ancora avere le energie per pensare e girare un legal thriller del calibro di “Giurato numero 2”, se poi quel qualcuno si chiama Clint Eastwood, ed è alla sua quarantaduesima regia, allora tutti i conti tornano. Già nel lontano 1957 Sidney Lumet aveva dato “La parola ai giurati”, entrando in una complessa camera di consiglio, dove un giurato si metteva, da solo, contro tutti gli altri. Ma qui il regista di San Francisco aggiunge temi e sfaccettature ulteriori. Intanto un clima ‘southern’ (siamo in Georgia) come in “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, la parabola di un individuo tormentato fra delitto e castigo, un bisogno laico di confessione e redenzione per un omicidio avvenuto su un ponte reiteratamente inquadrato, come quelli di “Madison Couty”.
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E’ consolante accorgersi che a 94 anni qualcuno possa ancora avere le energie per pensare e girare un legal thriller del calibro di “Giurato numero 2”, se poi quel qualcuno si chiama Clint Eastwood, ed è alla sua quarantaduesima regia, allora tutti i conti tornano. Già nel lontano 1957 Sidney Lumet aveva dato “La parola ai giurati”, entrando in una complessa camera di consiglio, dove un giurato si metteva, da solo, contro tutti gli altri. Ma qui il regista di San Francisco aggiunge temi e sfaccettature ulteriori. Intanto un clima ‘southern’ (siamo in Georgia) come in “Mezzanotte nel giardino del bene e del male”, la parabola di un individuo tormentato fra delitto e castigo, un bisogno laico di confessione e redenzione per un omicidio avvenuto su un ponte reiteratamente inquadrato, come quelli di “Madison Couty”. Savannah, Georgia, un solo giurato, il numero 2, si mette contro gli altri 11 che devono giudicare l’assassinio di una ragazza da parte del suo violento compagno, una notte, sul fosso di una strada maledettamente piovosa. Ma quella stessa notte il medesimo giurato non era in casa e combatteva, ancora, contro l’alcolismo. Cosa ne emerge? Un giallo? Un thriller? Un ammirevole apologo sulla possibile/impossibile coincidenza fra giustizia e verità? Comunque la mettiamo un film perfetto, benché ‘piccolo’, secondo l’asciutto stile Malpaso (casa di produzione fondata dallo stesso Eastwood) delle ultime pellicole, da qualunque angolazione lo si osservi. Impaginazione da grande cinema classico dai tempi dilatati; giusta tensione emotiva per intercettare il grande pubblico; la maturità di chi ha una precisa visione del mondo (la si condivida o meno), volando alto verso l’essenzialità di un racconto morale. Irreprensibili i due interpreti principali: Nicholas Hoult, l’angosciato Justin, (già apprezzato co-protagonista dell’ultimo “Nosferatu” di Robert Eggers) che regge con disinvoltura gli interminabili primi piani del regista sui suoi occhi ‘azzurro liquido’; Tony Collette, l’avvocato dell’accusa, destinato a diventare procuratore distrettuale, che evidenzia una padronanza incredibile della sua mimica facciale. L’ennesimo film terminale del ‘nostro’ Clint (ricordate gli spaghetti western?) dopo “Gran Torino”, ci mostra quanto sia più faticoso il dubbio rispetto ai facili dogmi, ed in questo senso vanno lette le due inquadrature (iniziale e finale) della Dea bendata Dike: presso i greci emblema della giustizia
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giovanni morandi
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venerdì 22 novembre 2024
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colpevole o innocente ?
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Clint Eastwood ha scritto la storia del Cinema e ci ha abituato a visioni della società americana, che spesso ci portano-aldila' di una narrativa serrata ed avvincente- a veri e propri interrogativi dell'essere, lasciando a noi pubblico le risposte più varie.
È il caso che si prospetta anche qui per il protagonista di questo film: è un giovane uomo, in attesa di una figlia, che viene convocato per partecipare ad una giuria popolare in un processo per omicidio. L’imputato è accusato di aver ucciso la compagna dopo una lite in un locale. Ma durante il processo Justin Kemp si rende conto che l’assassino di quella donna è proprio lui stesso, che, inavvertitamente, l’ha investita dopo aver passato la serata nel medesimo locale nel quale la coppia aveva avuto un diverbio.
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Clint Eastwood ha scritto la storia del Cinema e ci ha abituato a visioni della società americana, che spesso ci portano-aldila' di una narrativa serrata ed avvincente- a veri e propri interrogativi dell'essere, lasciando a noi pubblico le risposte più varie.
È il caso che si prospetta anche qui per il protagonista di questo film: è un giovane uomo, in attesa di una figlia, che viene convocato per partecipare ad una giuria popolare in un processo per omicidio. L’imputato è accusato di aver ucciso la compagna dopo una lite in un locale. Ma durante il processo Justin Kemp si rende conto che l’assassino di quella donna è proprio lui stesso, che, inavvertitamente, l’ha investita dopo aver passato la serata nel medesimo locale nel quale la coppia aveva avuto un diverbio. Era una notte con una pioggia fitta, la strada era buia e stretta, ma Justin, quella sera, non aveva investito un cervo, come credeva, ma una donna, provocandone la morte. Omicidio colposo si, ma un passato da alcolista rende la posizione di Justin difficilmente difendibile-come gli suggerisce l'avvocato- nell’ipotesi di un processo a suo carico. Inizia così il dramma di un uomo dilaniato tra due possibilità: partecipare alla condanna di un innocente o assumersi la responsabilità della morte della ragazza, rinunciando a veder nascere e crescere la figlia.
Ed ecco che il film ci rimanda ad un vecchio classico del genere legal-thriller, quello interpretato mirabilmente da Henry Fonda in La Parola ai Giurati di Sidney Lumet.
Anche qui la giuria popolare, viene fortemente orientata da Justin in un senso o nell’altro, ed è una perfetta rappresentazione della società americana, nessun eccesso, una fredda istantanea di varia umanità (molto diversa da quella di Lumet, quella a parte il tifoso che perde la partita di baseball- era molto più cosciente e interessata-questa, frutto dei tempi, appare distratta, come se non ci fosse in gioco la vita di un uomo.
Si insinua il dubbio nel dibattito tra i giurati che durante i loro discorsi passano dalla certezza della colpevolezza dell'imputato all'innocenza, spaccandosi tra di loro. Clint naturalmente, come sempre, nonostante le 94 primavere, vanno oltre la semplice narrazione e dietro la macchina da presa ci mette del suo, che va oltre una scarna sceneggiatura, confezionando così un ottimo film.
Nicolas Hoult (un attore inesperto) interpreta un ruolo difficile, intrappolato com'è, in un dilemma morale profondo.
Eastwood ci guida attraverso questo legal thriller psicologico di grande intensità, che culmina in un finale che invita a riflettere sulla propria moralità:
"Siamo disposti a dire la verità, anche a costo di mettere in discussione i nostri affetti più cari e alle piccole conquiste di serenità-dopo una vita ritrovata dopo un passato non esaltante ?"
Ma non è questa forse l'intenzione reale di Clint, che in tutta la sua splendida cinematografia, da Gli Spietati a Cry Macho (al contrario dai veri ? eroi celebrati da Ford e dal suo mentore, Leone), ha "esaltato" (si fa per dire) la figura dell'Anti-eroe, come ce ne sono tanti in questa era "medievale", dove tutto ruota intorno ad un successo "fasullo" di una vita facile e borderline.
Anche il protagonista (ma forse siamo proprio noi...ecco perché Eastwood non è ricorso ad ingaggiare attori famosi) di questa storia lo è: ha vissuto per anni ai limiti della legalità, facendola franca, ed ecco che "la vita" gli presenta il conto.
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amgiad
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martedì 31 dicembre 2024
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eastwood ci mancher
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Pagato il tributo a Lumet, Eastwood introduce un ulteriore elemento destabilizzante. Ferme restando le considerazioni sulla qualità delle persone che vengono prescelte per far parte di una giuria, per la maggior parte con poca voglia di valutare gli elementi processuali ma soprattutto esse risultano interessate a chiudere il giudizio velocemente. La necessità principale è poter tornare presto alle proprie occupazioni o ai propri affari, il regista ci mostra che il responsabile dell' accaduto non è seduto dietro il banco della difesa ma al tavolo della giuria. Con questo artificio egli scava nelle nostre coscienze e ci chiede: cosa fareste al suo posto? Altro non dico perché dovete vederlo.
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Pagato il tributo a Lumet, Eastwood introduce un ulteriore elemento destabilizzante. Ferme restando le considerazioni sulla qualità delle persone che vengono prescelte per far parte di una giuria, per la maggior parte con poca voglia di valutare gli elementi processuali ma soprattutto esse risultano interessate a chiudere il giudizio velocemente. La necessità principale è poter tornare presto alle proprie occupazioni o ai propri affari, il regista ci mostra che il responsabile dell' accaduto non è seduto dietro il banco della difesa ma al tavolo della giuria. Con questo artificio egli scava nelle nostre coscienze e ci chiede: cosa fareste al suo posto? Altro non dico perché dovete vederlo. L' unica cosa che mi è meno piaciuta è la chiusura della vicenda. Capisco che è stato necessario perché negli Stati Uniti questo vogliono, ripercorrere il mito dei buoni che alla fine vincono sempre, ma senza la scena finale il pugno nello stomaco avrebbe fatto più male.
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jean
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lunedì 6 gennaio 2025
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un film tecnicamente fatto bene.
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Tutti sono innocenti fino a prova contraria, questo è il "leitmotiv" della pellicola e il capostipite dello stile di Eastwood, che racconta la storia dell'America o degli americani (come ad esempio capolavori come American Sniper o Gran Torino) tracciando un'identità con i suoi personaggi che si riducono alla mera contrapposizione tra bene e il male, questa complessità si riflette anche nella costruzione e nella natura dei protagonisti delle sue opere: eroi ed anti eroi pieni di contraddizioni così come la realtà nella quale sono calati.
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Tutti sono innocenti fino a prova contraria, questo è il "leitmotiv" della pellicola e il capostipite dello stile di Eastwood, che racconta la storia dell'America o degli americani (come ad esempio capolavori come American Sniper o Gran Torino) tracciando un'identità con i suoi personaggi che si riducono alla mera contrapposizione tra bene e il male, questa complessità si riflette anche nella costruzione e nella natura dei protagonisti delle sue opere: eroi ed anti eroi pieni di contraddizioni così come la realtà nella quale sono calati.
Erano anni che non si vedeva un film così valido, dove lo spettatore è finalmente coinvolto e non annoiato da inquadrature statiche, da soliti “campo e controcampo” in una conversazione a due, qui Eastwood sperimenta, muove la macchina da presa, usa le inquadrature in soggettiva, tiene lo spettatore anche il più distratto sempre sul pezzo anche grazie al Blocking (come vengono disposti gli attori sul set) e come posiziona la macchina da presa.
La trama è avvincente, ma verso la fine della pellicola il climax cala un po' di ritmo.
Una fotografia che rispecchia lo stile del regista,come in quasi tutte le sue pellicole, essenziale e minimalista, così come le colonne sonore e la sceneggiatura, tutto in modo semplice.
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enzo70
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domenica 17 novembre 2024
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clint eastwood coltiva la necessità del dubbio
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Clint Eastwood ha scritto la storia del cinema con le sue storie sempre inedite, con spaccati della società statunitense che rappresentano il disagio dell’uomo. Il protagonista di questo film è un giovane uomo, in attesa di una figlia, che viene convocato per partecipare ad una giuria popolare in un processo per omicidio. L’imputato è accusato di aver ucciso la compagna dopo una lite in un locale. Ma durante il processo Justin Kemp, il nome del protagonista, si rende conto che l’assassino di quella donna è proprio lui che, inavvertitamente, l’ha investita dopo aver passato la serata nel medesimo locale nel quale la coppia ha avuto il diverbio.
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Clint Eastwood ha scritto la storia del cinema con le sue storie sempre inedite, con spaccati della società statunitense che rappresentano il disagio dell’uomo. Il protagonista di questo film è un giovane uomo, in attesa di una figlia, che viene convocato per partecipare ad una giuria popolare in un processo per omicidio. L’imputato è accusato di aver ucciso la compagna dopo una lite in un locale. Ma durante il processo Justin Kemp, il nome del protagonista, si rende conto che l’assassino di quella donna è proprio lui che, inavvertitamente, l’ha investita dopo aver passato la serata nel medesimo locale nel quale la coppia ha avuto il diverbio. Era una notte con una pioggia fitta, la strada era scura e stretta, ma Justin quella sera non aveva investito un cervo, come credeva, ma una donna, provocandone la morte. Omicidio colposo ma un passato da alcolista rende la posizione di Justin difficilmente difendibile nell’ipotesi di un processo a suo carico. Inizia così il dramma di un uomo dilaniato tra due possibilità: partecipare alla condanna di un innocente o assumersi la responsabilità della morte della ragazza, rinunciando a veder crescere la figlia. La composizione della giuria popolare, fortemente orientato da Justin in un senso o nell’altro, è una perfetta rappresentazione della società americana, nessun eccesso, una fredda istantanea di varia umanità. E la necessità del dubbio emerge con forza nel dibattito tra i giurati che durante i loro discorsi passano dalla certezza della colpevolezza dell'imputato all'innocenza, spaccandosi tra di loro. Clint, al solito, colpisce al cuore, l’età non incide sulla sua capacità di proporre ancora una volta un grandissimo film.
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matteo
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domenica 17 novembre 2024
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non solo un caso di coscienza
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Un uomo che è riuscito a riscattarsi dal proprio passato di alcolista, un uomo per bene e neo padre di famiglia si trova a lottare con se stesso e con la propria coscienza. Eastwood mette in scena una dramma che non riguarda solo il protagonista del racconto ma tutti noi. La ricerca della verità passa in secondo piano di fronte al concetto di colpa ed espiazione su cui è costruito il diritto contemporaneo. Cosa è giusto fare è chiaro a tutti ma farlo, mettere in pratica un dovere morale è tutta un’altra cosa e si giunge persino a sacrificare un innocente piuttosto che perdere la propria libertà e forse la propria vita. Un film complesso che pone anche l’accento sul sistema giuridico americano, sui giochi di potere delle figure preposte a difendere la società, sui limiti dovuti ai pregiudizi delle giurie popolari, sull’imperfezione di un sistema che gli stessi personaggi giudicano comunque il migliore possibile.
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Un uomo che è riuscito a riscattarsi dal proprio passato di alcolista, un uomo per bene e neo padre di famiglia si trova a lottare con se stesso e con la propria coscienza. Eastwood mette in scena una dramma che non riguarda solo il protagonista del racconto ma tutti noi. La ricerca della verità passa in secondo piano di fronte al concetto di colpa ed espiazione su cui è costruito il diritto contemporaneo. Cosa è giusto fare è chiaro a tutti ma farlo, mettere in pratica un dovere morale è tutta un’altra cosa e si giunge persino a sacrificare un innocente piuttosto che perdere la propria libertà e forse la propria vita. Un film complesso che pone anche l’accento sul sistema giuridico americano, sui giochi di potere delle figure preposte a difendere la società, sui limiti dovuti ai pregiudizi delle giurie popolari, sull’imperfezione di un sistema che gli stessi personaggi giudicano comunque il migliore possibile. Ma è davvero così?
Eastwood a questo proposito, dopo aver stillato i dubbi assolve la Legge che viene a mettere ordine e giustizia dove l’individuo aveva scelto la sua vita uccidendo di fatto due persone. Sempre su questo tema è da ricordare anche un altro importante film “Il dubbio. Un caso di coscienza” del regista iraniano Vahid Jalilvand
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clintrenato
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lunedì 18 novembre 2024
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clint, regalaci un altro film...
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Un film davvero spiazzante. La cinepresa dell'ormai 94enne Eastwood è sempre attenta nel descrivere ogni istante, ogni atteggiamento, ogni episodio dei protagonisti della vicenda. Il giovane Justin Kemp, giornalista, ex alcolista, ha svoltato la sua vita e adesso è sposato con la giovane Ally, che ha deciso di premiare il cambio di rotta della vita del marito. I due sono in attesa dell'arrivo di un figlio, la gravidanza è ad alto rischio, dato che già l'anno precedente la povera Ally aveva perso due gemelli... Il ragazzo si ritrova coinvolto, come giurato numero 2, in un processo per omicidio, dove una ragazza è stata ritrovata esanime presso un ruscello dopo una caduta da un burrone, e il maggiore indiziato dell'incidente è il fidanzato.
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Un film davvero spiazzante. La cinepresa dell'ormai 94enne Eastwood è sempre attenta nel descrivere ogni istante, ogni atteggiamento, ogni episodio dei protagonisti della vicenda. Il giovane Justin Kemp, giornalista, ex alcolista, ha svoltato la sua vita e adesso è sposato con la giovane Ally, che ha deciso di premiare il cambio di rotta della vita del marito. I due sono in attesa dell'arrivo di un figlio, la gravidanza è ad alto rischio, dato che già l'anno precedente la povera Ally aveva perso due gemelli... Il ragazzo si ritrova coinvolto, come giurato numero 2, in un processo per omicidio, dove una ragazza è stata ritrovata esanime presso un ruscello dopo una caduta da un burrone, e il maggiore indiziato dell'incidente è il fidanzato. Da questo momento cominciano i guai per il nostro protagonista. Evitando di darvi altri spoiler, soprattutto per chi ancora non abbia visto questo film, c'è da apprezzare ancora una volta la grande maestria di Clint Eastwood nel raccontare e descrivere storie di gente comune; il vecchio Clint negli ultimi vent'anni ha davvero invertito la rotta, come il protagonista di questo film, ma in maniera davvero ammirevole. "Million Dollar Baby", "Gran Torino", "Changeling" , "American Sniper", "Sully", "Ore 15:17 - Attacco al treno", "Richard Jewell" e l'ultimo appena menzionato, "Juror #2", sono la dimostrazione di come Eastwood sia diventato il vero cantore, una sorta di Omero moderno, ma non nel raccontare eroi senza macchia, bensì uomini e donne comuni, con i loro dubbi, le loro insicurezze ed anche le loro meschinità. In "Giurato numero 2" non c'è alcun difetto, a partire dalla straordinaria sceneggiatura di Jonathan Abrams, la fotografia in chiaroscuro di Yves Belanger, collaboratore fidato da quasi un decennio del vecchio Clint, e il commento musicale mai invasivo e molto lirico del bravo Mark Mancina, che ha preso il posto di colui che per più di 30 anni era stato il musicista "feticcio" di Eastwood, Lenny Niehaus. Ottima la prova quasi monocorde (ma voluta dal regista) del bravo Nicholas Hoult nel ruolo di Justin, straordinarie le prove di Toni Collette e Chris Messina nei ruoli di pubblico ministero e avvocato difensore, molto azzeccati i cammei di J.K. Simmons, che continua a dimostrare la sua bravura di interpretare qualsiasi ruolo, e di Kiefer Sutherland. Si dice che questo sia l'ultimo film per Clint Eastwood; la speranza è che non sia così, che il nostro buon vecchio "uomo senza nome" della trilogia del dollaro, ci regali nei prossimi anni un nuovo film, un nuovo capolavoro. Il cinema ha bisogno di un regista come Eastwood e delle sue storie. Meno supereroi, più Clint.
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gabriella
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domenica 3 agosto 2025
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uno sguardo tagliente
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Film recuperato, fortunatamente, in una rassegna estiva, l'ultimo lavoro del novantaquattrenne attore e regista californiano, anche se speriamo non l'ultimo nel senso non ne vedremo altri, perchè il cinema sobrio e crepuscolare di Clint Eastwoodci porta sempre a riflessioni e interrogativi, con le sue storie intime e profonde , caratterizzate da sobrietà e rigore morale. Justin Kemp è un ex alcolista, ora pulito, prossimo a diventare padre, viene convocato a fare da giurato per un caso di omicidio in cui scopre di essere lui l'artefice, seppure involontario della morte di una ragazza trovata in un dirupo e non l'accusato, il fidanzato di lei tipo poco raccomandabile, spacciatore e violento .
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Film recuperato, fortunatamente, in una rassegna estiva, l'ultimo lavoro del novantaquattrenne attore e regista californiano, anche se speriamo non l'ultimo nel senso non ne vedremo altri, perchè il cinema sobrio e crepuscolare di Clint Eastwoodci porta sempre a riflessioni e interrogativi, con le sue storie intime e profonde , caratterizzate da sobrietà e rigore morale. Justin Kemp è un ex alcolista, ora pulito, prossimo a diventare padre, viene convocato a fare da giurato per un caso di omicidio in cui scopre di essere lui l'artefice, seppure involontario della morte di una ragazza trovata in un dirupo e non l'accusato, il fidanzato di lei tipo poco raccomandabile, spacciatore e violento . Da qui il dilemma morale, condannare un innocente e proteggere la sua famiglia e la ritrovata serenità o confessare? Con inquadrature minimali, e narrazione asciutta, ne esce un ritratto tormentato e diviso tra senso di colpa e dovere civico che ci accompagna per tutta la durata del film. Emerge l’imperfezione del sistema giudiziario, ribaltando l’idea collettiva e individuale sul significato della verità e sui valori americani. Il processo che si svolge in un’aula di tribunale a Savannah, in Georgia è condotto con zelo dal procuratore Faith Kllebrew ( una bravissima Toni Colette), che crede nel sistema costruito sulle certezze, ma ignora elementi ambigui che metterebbero in discussione il verdetto, preferisce il metodo dimostrativo che non ammette errori, anziché il dubbio, vuole dimostrare una tesi, non la verità, seppure in buona fede. Cosa è giusto e cosa è necessario, i personaggi di Eastwood sono quasi sempre persone imperfette, che si trovano a un bivio e devono decidere che strada prendere, di scegliere chi si vuole essere o diventare. Il suo cinema è una testimonianza potente e significativa che ha dimostrato di evolvere nel tempo, acquisendo sempre di più spessore, maturità e consistenza, e che possiede uno sguardo universale che non smette mai di cercare.
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