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dandy
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lunedì 5 gennaio 2026
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"un''avventura d''amore..."
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Alla sua seconda prova da regista Affleck affronta il post apocalittico alla larga da ogni moda commerciale privilegiando i ritmi dilatati,i dialoghi lunghi e il complicato rapporto padre-figlia in una situazione estrema in cui la seconda,per forza di cose,deve rinunciare alla sua stessa identità.Minimalista e quasi totalmente privo di azione,vagamente fiabesco,abile nel sottolineare le difficoltà di un unico genitore alle prese tanto con l'educazione che la sopravvivenza della figlia (una bravissima Pinowsky)e nello sfruttare le ambientazioni evocando il disastro senza alcun ricorso ad effetti speciali.Ma come per "The Road"(con cui il confronto è inevitabile)dato il tema trattato i pregi diventano in parte difetti dalla ripetitività alla staticità e i flashback-riempitivi sulla moglie defunta di Affleck.
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Alla sua seconda prova da regista Affleck affronta il post apocalittico alla larga da ogni moda commerciale privilegiando i ritmi dilatati,i dialoghi lunghi e il complicato rapporto padre-figlia in una situazione estrema in cui la seconda,per forza di cose,deve rinunciare alla sua stessa identità.Minimalista e quasi totalmente privo di azione,vagamente fiabesco,abile nel sottolineare le difficoltà di un unico genitore alle prese tanto con l'educazione che la sopravvivenza della figlia (una bravissima Pinowsky)e nello sfruttare le ambientazioni evocando il disastro senza alcun ricorso ad effetti speciali.Ma come per "The Road"(con cui il confronto è inevitabile)dato il tema trattato i pregi diventano in parte difetti dalla ripetitività alla staticità e i flashback-riempitivi sulla moglie defunta di Affleck.E l'idea di un male che stermina unicamente il genere femminile(a un anno dalla pandemia del Covid-19) rimane troppo abbozzata,e fa pensare più a un certo rancore per le accuse di molestie che l'attore-regista ha ricevuto(venendone prosciolto)nel 2016.Affleck è anche sceneggiatore.
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lunedì 23 giugno 2025
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d'accordo su quasi tutto.
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Sei stata attenta a non sottolineare troppo le citazioni che il film con naturalezza sfiora dall'inizio .Ovvio che sia oramai un filone trito e ritrito, ma la sua forza,l'equilibrio della storia e la bravura di Casey Afflect per me valgono il prezzo del biglietto. Poche scene di violenza che considero come valore aggiunto. Un bel film ed una bella recensione.
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matteo fedele
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sabato 27 giugno 2020
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realismo post apocalittico
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Casey Affleck non è un grande attore. È un piccolo attore, la cui grandezza sta nel conoscere e sfruttare i propri limiti. “Lonesome Jim”. “Gone Baby Gone”. “Manchester by the sea”. “A Ghost Story”. In tutti i suoi, ormai numerosi, ruoli da protagonista, questo Bostoniano non brilla come un diamante, ma è solido come una roccia. Nel circo mediatico che è Hollywood, il minore degli Affleck è straordinario proprio perché ordinario.
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Casey Affleck non è un grande attore. È un piccolo attore, la cui grandezza sta nel conoscere e sfruttare i propri limiti. “Lonesome Jim”. “Gone Baby Gone”. “Manchester by the sea”. “A Ghost Story”. In tutti i suoi, ormai numerosi, ruoli da protagonista, questo Bostoniano non brilla come un diamante, ma è solido come una roccia. Nel circo mediatico che è Hollywood, il minore degli Affleck è straordinario proprio perché ordinario.
Il suo secondo film da sceneggiatore-regista è meno originale del primo (l'ingegnoso mockumentary “I'm still here” con Joaquin Phoenix) e più emblematico del suo stile. Non cerca la spettacolarità della tragedia né spettacolarizza la violenza. Non arriva a un gran finale strappalacrime. Non entusiasma. Non spaventa. Non diverte. Eppure non annoia né delude. Non ha paura di occupare i primi 10 minuti abbondanti con un dialogo statico. E non gli interessa mostrare il bunker in cui si sono rifugiate le poche donne superstiti. Punta tutto sul legame tenero-severo tra padre e figlia e su quello passato tra marito e moglie. Valorizza parimenti la buona interpretazione di Anna Pniowsky e quella di Affleck. E ritaglia uno spazio discreto anche per l'altrettanto brava Elisabeth Moss. Tre persone comuni, non qualunque, che ci raccontano l'apocalisse e quello che viene dopo da un punto di vista puramente umano. Il loro è un dramma umile e misurato, che rinuncia a qualunque fronzolo narrativo o tecnico per concentrarsi sull'affetto.
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felicity
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giovedì 4 giugno 2020
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disaster-movie intimista e film sul lutto
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Light of My Life è la storia di due sopravvissuti e prima ancora di un padre e della sua bambina.
Come in The Road torna la durezza della conversazioni sulla morte, l’omicidio, trovano più spazio discussioni filosofiche sulla morale e l'etica, gare di spelling, storie nate dall'immaginazione, ma che contengono un insegnamento di forza e un fondamento su cosa sia giusto e cosa sbagliato; mentre più della fisicità della lotta alla sopravvivenza brillano, ancora, sentimenti come la tenerezza e l'affetto.
L'Affleck regista rappresenta il tutto in una serie di primi piani e nelle frequentissime riprese orizzontali, dove la macchina da presa osserva in plongée le due figure del padre e della figlia sdraiate fianco a fianco, poste alla pari e alla stessa altezza.
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Light of My Life è la storia di due sopravvissuti e prima ancora di un padre e della sua bambina.
Come in The Road torna la durezza della conversazioni sulla morte, l’omicidio, trovano più spazio discussioni filosofiche sulla morale e l'etica, gare di spelling, storie nate dall'immaginazione, ma che contengono un insegnamento di forza e un fondamento su cosa sia giusto e cosa sbagliato; mentre più della fisicità della lotta alla sopravvivenza brillano, ancora, sentimenti come la tenerezza e l'affetto.
L'Affleck regista rappresenta il tutto in una serie di primi piani e nelle frequentissime riprese orizzontali, dove la macchina da presa osserva in plongée le due figure del padre e della figlia sdraiate fianco a fianco, poste alla pari e alla stessa altezza. Perché Dad e Rag sono alla pari prima di tutto emotivamente e razionalmente: a Rag nulla viene nascosto, tutto è spiegato e descritto come a un'adulta, causando una maturazione individuale che non può che, infine, condurre a quella declinazione conclusiva che accosta Light of My Life ad un coming-of-age, con un abbraccio tra la bambina, forte, in piedi, e il padre, sfiancato, seduto, bisognoso del suo sostegno.
A prima vista può apparire un film troppo dialogato. In realtà non lo è. Perché la parola al tempo stesso è difesa ed è rifugio. Ed è l’unico modo che ci permette, anzi che ci costringe a ricordare chi non c’è più. Ma che ci consente anche di negare il nostro passato.
Qui sta ancora una volta l’estrema complessità del cinema di Casey Affleck regista. Saper andare oltre quello che mostra. E la parola si alterna con esemplare equilibrio con le scene d’azione. Il finale è, sotto questo aspetto, imponente.
Essendo un progetto di Casey Affleck la sua interpretazione è potente. Il film non brilla per l’originalità del suo scenario, siamo dalle parti del post apocalittico dall’estetica derelitta di The Road con suggestioni da molti altri film sul genere visti negli ultimi 20 anni, è però la maniera in cui i due protagonisti lo vivono a renderlo unico. In primis questo padre che pare disilluso da tutto, sempre mogio ma anche determinato. Non ha speranza, non ha obiettivi se non quelli a breve termine e grazie ai quali si illumina di tanto in tanto con un misto di senso del dovere e autentico effetto. La maniera in cui intrattiene la figlia e cerca di avere con lei dei momenti d’intimità come se nulla fosse accaduto è forte. Alla stessa maniera questa bambina in procinto di diventare ragazza, sempre più dotata di una testa autonoma, in un mondo così è una bomba ad orologeria a cui facilmente si vuole bene.
E se pure il film vive di diverse flessioni di ritmo proprio per il suo non voler essere spettacolare ma anzi liberarsi di ogni forma di eccesso, di divismo, di esagerazione e di artificio, lo stesso tra una digressione e l’altra ci sono dei momenti unici. C’è poco da dire, in un film del genere sono questi acuti a contare, quelli che poi rimangono impressi.
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giovedì 20 febbraio 2020
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ottima recensione
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Ho notato che i commenti ai suoi articoli sono spesso negativi. Non sara' perche' lei e' una donna e in un paese misogino come l'Italia le donne intelligenti vengono sminuite come regola politica e culturale? Io, orgogliosamente donna e femminista, faccio il tifo per lei.
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venerdì 29 novembre 2019
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già visto
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ma sono io, oppure ricorda tanto The Road?
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sabri92
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lunedì 25 novembre 2019
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noioso...
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Un virus uccide la quasi totalità delle persone di sesso femminile. Sopravvive, fra le poche, una ragazzina di 11 anni, che il padre cerca di proteggere dagli uomini, o meglio dai maschi, resi brutali, violenti, proprio dalla mancanza della controparte femminile. L'idea è oggettivamente buona. Il problema, non di poco conto, è che la pellicola si trascina stancamente per almeno 100 dei 120 minuti della sua intera durata. Ritmo lentissimo, quasi nessun colpo di scena (difficile da giustificare nell'ipotizzato scenario post-apocalittico), lunghi monologhi, talvolta ai limiti del ridicolo o (peggio) della cattiva informazione. Le favolette con animali parlanti si raccontano fino ai 4-5 anni di vita del bambino.
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Un virus uccide la quasi totalità delle persone di sesso femminile. Sopravvive, fra le poche, una ragazzina di 11 anni, che il padre cerca di proteggere dagli uomini, o meglio dai maschi, resi brutali, violenti, proprio dalla mancanza della controparte femminile. L'idea è oggettivamente buona. Il problema, non di poco conto, è che la pellicola si trascina stancamente per almeno 100 dei 120 minuti della sua intera durata. Ritmo lentissimo, quasi nessun colpo di scena (difficile da giustificare nell'ipotizzato scenario post-apocalittico), lunghi monologhi, talvolta ai limiti del ridicolo o (peggio) della cattiva informazione. Le favolette con animali parlanti si raccontano fino ai 4-5 anni di vita del bambino. Le spiegazioni sul come nascano i figli, giusta le raccomandazioni degli esperti, devono essere sì semplici e pudiche, ma anche estremamente chiare. Soltanto il finale concede un po' di azione, finalmente regalando una percezione visiva, e dunque concreta, delle già accennate violenza e brutalità maschili, che lo spettatore, fino a quel momento, e fra gli sbadigli, era stato costretto soltanto ad immaginare. Casey Affleck, tutto sommato, compie uno sforzo apprezzabile sia come regista sia come attore. Brava, certamente, anche la giovane protagonista. Tuttavia, Light of My Life, a mio avviso, è film noioso.
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giulio saetta
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domenica 24 novembre 2019
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padre e figlia sull'arca di noè
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Un presente distopico dove l’uomo è regredito a maschio animale. L’assenza del genere femminile, pressoché sterminato da una pandemia, ha rotto l’equilibrio sociale e scaraventato la civiltà in una preistoria tribale dove gruppuscoli di maschi si aggirano famelici nelle foreste nordamericane, lupi alla ricerca di una femmina.
La piccola Rag alle soglie della pubertà sarebbe un boccone prelibato se non fosse per il padre che la spaccia per un ragazzino.
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Un presente distopico dove l’uomo è regredito a maschio animale. L’assenza del genere femminile, pressoché sterminato da una pandemia, ha rotto l’equilibrio sociale e scaraventato la civiltà in una preistoria tribale dove gruppuscoli di maschi si aggirano famelici nelle foreste nordamericane, lupi alla ricerca di una femmina.
La piccola Rag alle soglie della pubertà sarebbe un boccone prelibato se non fosse per il padre che la spaccia per un ragazzino. Capelli da maschio, berretto con visiera o cappuccio della felpa a nascondere i lineamenti delicati quando sono costretti a uscire dai loro rifugi di fortuna per interagire con questi avanzi d'umanità.
L’uomo non ha un nome perche le identità sono molteplici. È padre, madre, fratello, amico, insegnante. Oltre che salvatore. Barlume di ragione e di morale nel branco.
Padre e figlia sono esemplari unici della specie. Come quelli del lungo monologo della buonanotte, accucciati nella tenda, un dolcissimo quanto personalissimo racconto dell’arca di Noè che apre la narrazione. Dalle paure infantili a eroina nel finale, la storia di Rag è un film di maturazione. Maturo.
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[+] temi importanti in un film toccante e delicato
(di antonio montefalcone)
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fabioalef
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sabato 23 novembre 2019
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prova d'autore
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Devo ringraziare Ashtray_Bliss (bel nickname!) per l'acuta, esplicativa analisi letteraria del film, oltre che per l'uso sapiente e ineffabile degli eufemismi ("tempi diluiti", "costante seppur debole suspence ", "opprimente angoscia", "storia lineare espartana. A mio avviso Ashtray_,Bliss, preterintenzionalmente, forse, riesce a giungere dove Casey non è arrivato, dando finalmente un senso compiuto all'abbozzo proposto dallo scrittore sceneggiatore regista, ottimo attore che secondo me dovrebbe rimanere tale, salvo evoluzioni per ora non percepibili.
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taty23
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venerdì 22 novembre 2019
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insostinibile leggerezza dell'essere umano
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Casey Affleck debutta alla regia con il film Light of my life
In Light of my life ci ritroviamo in un mondo distopico e post-pandemico. Un virus ha ucciso la maggior parte degli esseri femminili nel mondo. Un padre (Casey Affleck) ed una figlia si nascondono nei boschi del midwest americano. L’uomo cerca in tutti i modi di proteggere l’undicenne Rag(Anna Pniowsky), in un continuo peregrinare; rimanendo sempre allerta il padre le insegna l’etica, la storia e la moralità, cercando di formarla per un domani pieno di incertezze.
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Casey Affleck debutta alla regia con il film Light of my life
In Light of my life ci ritroviamo in un mondo distopico e post-pandemico. Un virus ha ucciso la maggior parte degli esseri femminili nel mondo. Un padre (Casey Affleck) ed una figlia si nascondono nei boschi del midwest americano. L’uomo cerca in tutti i modi di proteggere l’undicenne Rag(Anna Pniowsky), in un continuo peregrinare; rimanendo sempre allerta il padre le insegna l’etica, la storia e la moralità, cercando di formarla per un domani pieno di incertezze. Un incontro casuale innescherà una serie di conseguenze e minerà le varie precauzioni che i due hanno preso, mettendo a rischio la loro sicurezza.
Light of my life – le tematiche
Casey Affleck dirige, scrive ed interpreta Light of my life. Per il suo primo film da regista decide di portare sullo schermo una storia di formazione. Una trama multistrato dove l’elemento scatenante fantascientifico del virus, risulta quasi un espediente narrativo che permette di esplorare in maniera più intima il rapporto atavico genitori – figli. In un contesto estremo in mezzo alla natura, in un futuro non troppo lontano, dove la minaccia per la piccola Rag aumenta mentre la narrazione avanza e dove l’angoscia mista alla disperazione del padre diventeranno sempre più presenti.
In Light of my life ritroviamo in secondo piano, una sorta di critica alla società. Una società che non è riuscita a rialzarsi, ormai collassata su sé stessa, ossessivamente squilibrata, agonizzante e che non vede alternative. Ultimamente una tematica che in questo genere di film si riscontra spesso.
Alcune scelte registiche sono più convincenti di altre, in alcuni momenti poteva osare di più. il ritmo rimane costante per tutta la durata del film anche se la prima parte risulta meno fluida della seconda. Casey Affleck e la debuttante Anna Pniowsky risultano convincenti nei rispettivi ruoli di padre e figlia e cercano di colmare, non sempre riuscendoci, qualche buco di trama.
In conclusione
Light of my life, opera prima di Casey Affleck per quanto riguarda la regia, tra fantascienza, dramma e un pizzico di thriller, risulta una pellicola interessante, emotiva, interiore ed emozionale. Propone inoltre uno spaccato sulla genetorialità e sulle esistenze di due persone che affrontano scelte difficili in relazione al mondo, alla famiglia, sempre al limite tra il bene e il male.
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