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nanobrontolo
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domenica 9 agosto 2020
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solo gere!
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Il film si basa esclusivamente sulla pedanteria, la pena e il fastidio che pervadono la pellicola grazie alle straordinarie qualità di attore di Richard Gere. Oltre allo stupore suscitato dalla bravura del protagonista tutto il resto dopo un po' perde di interesse.
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luca scialo
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sabato 4 luglio 2020
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le vie del potere sono infami
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Joseph Cedar ha dedicato fino ad oggi la sua filmografia - ancora breve, costituita da 3 film - al potere politico che muove i fili di Israele. Tutti gli intrecci che avvengono nel retroscena, invisibili a chi guarda dall'esterno. Pur avendo consapevolezza che certe cose sicuramente accadano. Protagonista della vicenda è Norman Oppheneimer, persona onesta, spesso ingenua e fin troppo disponibile. La cui professione è quella di consulente per privati ed aziende. Un giorno però si introduce in un gioco troppo più grande di lui, fatto di intrighi di potere ed arrivismo. Dove religione e politica si mescolano e si confondono. Soprattutto se riguarda uno stato, come quello di Israele, giustificato proprio dalla religione.
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Joseph Cedar ha dedicato fino ad oggi la sua filmografia - ancora breve, costituita da 3 film - al potere politico che muove i fili di Israele. Tutti gli intrecci che avvengono nel retroscena, invisibili a chi guarda dall'esterno. Pur avendo consapevolezza che certe cose sicuramente accadano. Protagonista della vicenda è Norman Oppheneimer, persona onesta, spesso ingenua e fin troppo disponibile. La cui professione è quella di consulente per privati ed aziende. Un giorno però si introduce in un gioco troppo più grande di lui, fatto di intrighi di potere ed arrivismo. Dove religione e politica si mescolano e si confondono. Soprattutto se riguarda uno stato, come quello di Israele, giustificato proprio dalla religione. Norman sarà tradito da tutti i personaggi che gli muovono intorno, anche quelli più vicini e fidati. Ma anche dalla propria eccessiva propensione verso gli altri. La pellicola si apprezza soprattutto per il fatto che sia stata scritta dallo stesso regista. Il quale mette in campo una storia intrigante e intrigata. Una sorta di spionaggio e controspionaggio tipico di una Guerra Fredda 2.0. Dove ai sentimenti umani si antepongono quelli del potere e dell'arrivismo. Del politically correct freddo e spietato. Manca forse un po' di dinamismo in più tipico del genere. Ma Richard Gere è sempre ottimo.
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xerox
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domenica 22 ottobre 2017
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che disagio.....
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NOOOOOOOOOOO!!!!!! Non mi fate vedere Richard col cappottone, la sciarpetta, la coppola, e gli occhiali! Aridateme il Gigolò, il Pretty Woman, o anche L'Angolo Rosso!
Che shock vederlo in questo film come un pensionato al minimo come Aldo, Giovanni e Giacomo negli sketchs appunto dei pensionati...
Del film poco da dire... storia inverosimile con l'intenzione di mettere a fuoco il sottobosco di personaggi che gravitano intorno alla politica, agli affari, al potere in genere.
Le 5 stelle sono per il Richard che ricordo io: per un attore e un uomo che stimo profondamente.
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alex2044
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lunedì 16 ottobre 2017
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ottimo richard gere vale il biglietto !
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Una sorpresa , il film è simpatico , interessante , originale e ben realizzato . Richard Gere è bravissimo . Forse questa è la sua migliore interpretazione .
Mezzo voto in più per la sua prova d'attore .
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k.s.stanislavskij
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lunedì 16 ottobre 2017
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gere notevole, e meraviglia dell'ambiguità
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due le cose su cui si basa il film, credibilità dell'ex fascinoso gere, bravissimo nel diventare un ometto grigio, un signor nessuno, che nella sua vitalistica esigenza di essere qualcuno, qualcosa, tra bluff, sotterfuggi e qualità reali insospettabili è capace di metere in moto gli eventi fino a diventarne il fulcro vitale, il vero deus ex machina di cose più grandi di lui; e l'equilibrio tra iperrealismo, commedia, e dramma . Un piccolo gioiellino da non perdere. Molto ebraica l'atmosfera e il tipo di raffinata intelligenza. Non per tutti, o per chi cerca grandi azioni e dinamicità.
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raffaella
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domenica 8 ottobre 2017
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richard gere da oscar
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Se Richard Gere voleva togliersi i panni dei suoi personaggi di successo, c'è perfettamente riuscito. Ha dimostrato di essere un vero grande attore.
Condiderando che il film è di un regista ebreo, mi sembra che ci sia molta critica per il relativo ambiente degli affari newyorkese.
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flaw54
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domenica 8 ottobre 2017
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l' incredibile resistenza dello spettatore!
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Occorre una vera forza morale ed una resistenza oltre il limite per sopportare un film del genere. Caotico, in molte parti incomprensibile con un Norman che non si sa chi sia, dove abiti e chi lo campi. Richard Gere gigioneggia come nei suoi peggiori momenti, la sceneggiatura è apocalittica e la noia regna sovrana. Solo la certezza di una bella cena all' uscita mi ha dato la forza di resistere. Riuscirò a vedere un film vero in questa stagione?
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sabato 7 ottobre 2017
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un tema speciale
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Ottimo film non per tutti i palati e i gusti. Grande attore da oscar, mondo ebraico newyorkese dipinto alla perfezione.
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vanessa zarastro
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giovedì 5 ottobre 2017
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un “faccendiere” solitario
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Gli ultimi film che ho visto di Richard Gere mi sembrano un po’ inconsistenti. Invecchiando Gere ha anche imparato a recitare, ma mi pare che siano proprio i film nei quali recita che non vanno. Franny di Andrew Renzi del 2015, ad esempio poteva essere una tematica anche interessante e Gere ce l’ha messa tutta, ma il film era proprio scarso! Qui poi è totalmente fuori luoghi così WASP che non si riesce proprio a vederlo in un personaggio ebreo. Io ci avrei visto James Caan che di parti sbruffoncelle ne ha interpretate nella sua lunga carriera. La figura dell’”ebreo cortigiano” si ritrova nella letteratura ebraica (dalla Bibbia al Mercante di Venezia e all’Ulisse di Joyce).
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Gli ultimi film che ho visto di Richard Gere mi sembrano un po’ inconsistenti. Invecchiando Gere ha anche imparato a recitare, ma mi pare che siano proprio i film nei quali recita che non vanno. Franny di Andrew Renzi del 2015, ad esempio poteva essere una tematica anche interessante e Gere ce l’ha messa tutta, ma il film era proprio scarso! Qui poi è totalmente fuori luoghi così WASP che non si riesce proprio a vederlo in un personaggio ebreo. Io ci avrei visto James Caan che di parti sbruffoncelle ne ha interpretate nella sua lunga carriera. La figura dell’”ebreo cortigiano” si ritrova nella letteratura ebraica (dalla Bibbia al Mercante di Venezia e all’Ulisse di Joyce). Oggi tale persona può essere chiamato ”faccendiere” (ma il mondo è pieno di questi personaggi anche ariani!).
L’idea poteva suggerire forse un film comico, o almeno divertente. Oppure un film decisamente drammatico dove la mancanza di autostima fa soffrire il protagonista che la cerca disperatamente negli altri cercando di essere utile. Norman è un imbroglione con manie di grandezza che si intrufola nei meandri della politica e dei businessmen cercando di metterli a contatto e risolvendo con bugie e piccoli inganni varie questioni. Finirà per diventare amico di Lior Ashkenazi che diventerà Primo Ministro d’Israele che lo nomina ambasciatore a New York. Ma poi gli antipacifisti vogliono fare le scarpe al Primo Ministro e lo accusano di corruzione proprio per aver accettato favori da Norman. Un finale agrodolce di un film noioso e troppo L’incredibile vita di Norman è il terzo film di Joseph Cedar (il primo in inglese), un newyorkese trasferitosi a sei anni in Israele. Qui è la prima volta che la Charlotte Gainsbourg recitare “normalmente” senza quell’aer di erotismo di cui la cinematografia europea l’ha sempre graziata. Il film è troppo parlato e risulta piuttosto noioso. Gere fa simpatia ma non fa ridere.
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loland10
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mercoledì 4 ottobre 2017
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nor(male) man(ipolatore)
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“L’incredibile vita di Norman” (Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer, 2016) è il quinto lungometraggio del regista di New York Joseph Cedar.
“Sono come un burattino nelle vostre mani”. Un uomo qualunque questo Norman, un uomo che non ha un luogo questo metropolitano, un uomo che conosce molti questo girovago, un uomo nella mischia questo Oppenheimer. E’ solo per cercare altri che non disdegna di aiutare. In Una New York di belle strade e di vetrine attraenti, Norman cammina, si ferma, osserva e cerca compratori del suo saper fare.
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“L’incredibile vita di Norman” (Norman: The Moderate Rise and Tragic Fall of a New York Fixer, 2016) è il quinto lungometraggio del regista di New York Joseph Cedar.
“Sono come un burattino nelle vostre mani”. Un uomo qualunque questo Norman, un uomo che non ha un luogo questo metropolitano, un uomo che conosce molti questo girovago, un uomo nella mischia questo Oppenheimer. E’ solo per cercare altri che non disdegna di aiutare. In Una New York di belle strade e di vetrine attraenti, Norman cammina, si ferma, osserva e cerca compratori del suo saper fare. Basta un paio di scarpe lussuose e carissime per cercare di salire verso l’alto.
Il titolo originale già dice tutto del nostro personaggio: il moderato successo e la tragica discesa. E dell’incredibile come recita il titolo in italiano è solo un vezzo per aggiustare il tiro a un uomo che lascia delle pretese, ne vuole molte o forse poche e crede di essere sulla strada della buona sorte (col candore della neve newyorkese).
Norman con cappotto, sciarpa e cappello è sulla strada, diseredato e cerca giuste amicizie per mettersi in alto nelle prime file della New York che conta, accaparrarsi il gioco dei potenti della politica e insegue la pace tra i volti rabbini per meglio sentirsi a proprio agio e non lasciarsi andare. Distribuisce il suo viso, ora dimesso e ora sognante, ora legato e ora leggero. I suoi modi non comuni o, forse, ripugnano le vetrine di molti, si adagiano e accarezzano (untuosamente) i vicini che accomodanti non sono. I suoi piccoli occhialini lasciano viste e ricordi tra bigliettini di presentazione, saluti angusti, sguardi diretti e mani da toccare. Cerca lavoro e compagnia, amici, storie e invenzioni per mai sentirsi escluso, vuole presentarsi e presentare altri.. Dice di avere una figlia e la moglie morta quando la bimba aveva tre anni, dice di conoscere molti e molte vite, dice di essere un buon faccendiere e di considerare la sua generosità utile, Ma sarà vero , tutto inventato o è solo una pietas per se stesso o il racconto convincente per gli altri?
Norman è sempre indaffarato, con le sue rughe da tenerezza e quel piccolo movimento di guance alla ricerca del suo sorriso, uno sguardo ora attonito, ora spento ora quasi vispo, è in debolezza di intenti e di compassione quasi senso di ripiego per chi guarda: un viso che racchiude tanti misteri e tante cose, tanti nomi e tanto vuoto. E’ il povero (in elemosina) con un filo e telefonino della voce di tutti spacciandosi per molti senza forse essere qualcuno (veramente).
La prova di Richard Gere è convincente e piena di afflato verso il personaggio di Norman e il suo entrare in scena di spalle chiarisce lo stupore nostro e suo di essere fuori onda e umorale sul set. Entra nella storia dei giorni senza volerlo e ci propina la sua vita mascherandola con racconti e conoscenze che non mostra che nasconde che confina con argomentazioni di aiuto verso gli altri facendo finta e non solo di presentarsi e presentare delle persone molto importanti.
Il paio di scarpe di oltre 1000 dollari (le più care di New York dice Norman) che compra e regala all’israeliano Eshel (Lior Ashkenazi) hanno il sapore di un lasciapassare per la carriera e da politico mediocre ecco arrivare un uomo di potere invidiato da molti. Norman diventa amico dei grandi senza arrivare mai in alto. E pensa anche di avere dei donatori (a milioni di dollari) per salvare la casa comune ebrea nella Grande Mela. L’investitore fantasma e il buon Norman si ritrovano in mezzo ai rifiuti di un sottoscala newyorkese tra una telefonata di scarico di un amico che allo specchio finge di commiserarti. Metafora degli altril, potenti, scarto di chi vuole esserci, parole vuote che colmano silenzi e cellulare di compagnia che affonda in una vasca piena d'acqua.
È finita Norman. Chiudi il telefono che non ha più numeri per te e da chiamare… Finché il lascito generoso di un anonimo (vero o falso che sia non ha importanza) val bene una targa per una giusta inquadratura. Lo schermo ripiega a mo di quadri con scritte e produzioni per titoli iniziali e finali;mentre la coda si contorna, con nuvole a fumetto, con nomi e personaggi di un cast tutto attorno all’uomo Oppenheimer. E mentre la sala accende le luci attendi l’arrivo (da un momento all’altro) di Woody Allen che salti fuori dallo schermo... (‘una rosa purpurea…a New York).
Musiche del giapponese Jun Miyake che creano un giusto alone di scherzo-mistero al film.
Regia di leggerezza sospinta (con modi) di realismo post-moderno..
Voto: 7½ /10 (***½)
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