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onufrio
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mercoledì 27 settembre 2017
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madre e figlia a confronto
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Eva invita la madre a passare un pò di tempo nella sua casa insieme al marito, madre e figlia non si vedono da 7 anni. All'iniziale rapporto amorevole subentra sin da subito un astio fra i due personaggi, colpa del carattere della madre, da sempre assente come genitore, impegnata nel proprio lavoro in tourneè nel mondo come pianista acclamata, e di un doloroso passato che la figlia fa riemergere alla memoria tanto che la permanenza in casa durerà soltanto 1 giornata e mezza. Il film si chiude con la figlia che scrive un ennesima lettera alla madre invitandola nuovamente a casa, per una seconda possibilità, cercando di dimenticare il passato.
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dario
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mercoledì 20 luglio 2016
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compiaciuto
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Come per Scene da un matrimonio, uno stanco e deluso Bergman ripete il mantra, sino allo sfinimento, della solita incomunicabilità fra gli individui, i soliti egoismi, le solite gelosie. La vicenda ha uno sviluppo prevedebile (ovvero nessun sviluppo) in quanto centrale è il borbottio dei personaggi, tutti con il mal di pancia, come da copione. Senza il supporto di una tematica forte, senza il giusto convincimento, si dimostra qui che Bergman non è un filosofo, come vorrebbe, ma un ottimo orecchiante con nqualche volontà di partecipazione alla tesi espressa. Il vero Bergman è altrove. Recitazione teatrale poco incisiva (più che attori sembrano marionette), immancabilmente splendida la fotografia.
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Come per Scene da un matrimonio, uno stanco e deluso Bergman ripete il mantra, sino allo sfinimento, della solita incomunicabilità fra gli individui, i soliti egoismi, le solite gelosie. La vicenda ha uno sviluppo prevedebile (ovvero nessun sviluppo) in quanto centrale è il borbottio dei personaggi, tutti con il mal di pancia, come da copione. Senza il supporto di una tematica forte, senza il giusto convincimento, si dimostra qui che Bergman non è un filosofo, come vorrebbe, ma un ottimo orecchiante con nqualche volontà di partecipazione alla tesi espressa. Il vero Bergman è altrove. Recitazione teatrale poco incisiva (più che attori sembrano marionette), immancabilmente splendida la fotografia. Tanta noia, di grado reperibile in certi film di Antonioni. Una fatica inutile, un estro sprecato.
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g_andrini
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martedì 8 luglio 2014
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film piacevole.
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Gioca molto sui sentimenti, in particolare sul rapporto madre-figlia. La storia, in sé, non è particolarmente originale, ma si distingue per l'accuratezza dei dettagli. Buoni i dialoghi in italiano.
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luigi chierico
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martedì 13 maggio 2014
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amore e tenerezza
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Sono stati tanti i registi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del Cinema, tra questi emerge la figura dello svedese Ingmar Bergman,soprattutto per il contenuto dei suoi film da “Il posto delle fragole”,“Il settimo sigillo” a tutti gli altri,nessuno escluso.
Ed ecco arrivare nel 1978 questo capolavoro al femminile,una madre con le sue due figlie,Charlotte Andergast, Eva ed Helena, ovvero Ingrid Bergman, Liv Ullmann e Lena Nyman. L’incontro tra le tre donne,dopo un lungo periodo di assenza da parte di Charlotte,finisce col diventare uno scontro,un rinvangare il passato e rinfacciarsi le colpe,le responsabilità. Alla base c’è l’assenza non solo fisica,ma soprattutto affettiva della madre che ha trascurato le figlie per seguire l’impulso forte del pianoforte di cui è divenuta nota pianista.
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Sono stati tanti i registi che hanno lasciato un’impronta indelebile nella storia del Cinema, tra questi emerge la figura dello svedese Ingmar Bergman,soprattutto per il contenuto dei suoi film da “Il posto delle fragole”,“Il settimo sigillo” a tutti gli altri,nessuno escluso.
Ed ecco arrivare nel 1978 questo capolavoro al femminile,una madre con le sue due figlie,Charlotte Andergast, Eva ed Helena, ovvero Ingrid Bergman, Liv Ullmann e Lena Nyman. L’incontro tra le tre donne,dopo un lungo periodo di assenza da parte di Charlotte,finisce col diventare uno scontro,un rinvangare il passato e rinfacciarsi le colpe,le responsabilità. Alla base c’è l’assenza non solo fisica,ma soprattutto affettiva della madre che ha trascurato le figlie per seguire l’impulso forte del pianoforte di cui è divenuta nota pianista.
La madre trova a casa di Eva anche la figlia Helena che aveva abbandonato in una casa di cura. Le note del preludio di Chopin sono il preludio di quel che sta per accadere e non servono a placare gli animi. Eva che ha perso un figlio le urla quella che è stata la sua solitudine,le rimprovera il suo abbandono.
Il dialogo,serratissimo,si svolge interamente in casa di Eva. Non ci sarebbe da perdere una sola parola, sono parole di fuoco,pietre lanciate a dilapidare una madre che si porta il rimorso di aver tagliato presto il cordone ombelicale senza curarsi di quelle che sarebbero state le conseguenza per una figlia che voleva essere amata e che l’amava,e che ora l’accusa: ” Eri emotivamente paralizzata e non te ne accorgevi,mi giudicavi brutta ed inutile, ma ti amavo,tu uccidevi qualunque cosa esistesse dentro di me”. Sono parole che hanno un peso tremendo,un’accusa da cui la madre non può sottrarsi se non portandosi le mani sul volto,a volersi nascondere dinanzi ad una verità accecante. E se Eva le dice: “La sconfitta della figlia è il trionfo della madre”,ora le parti si sono ribaltate è la sconfitta della madre che è il trionfo della figlia! L’interpretazione di Liv Ullmann è ancora una volta magistrale, insuperabile,non si può pensare che a lei nelle vesti di Eva, non da meno è la partecipazione della svedese Ingrid Bergman,omonima del regista che l’ha voluta come protagonista,soltanto in questo film.
Ancora qualche parola,proferita dalla figlia verso la madre,allo scopo di rendere,meglio che col commento,i motivi che consentono di annoverare questo film tra i capolavori. “Mamma tu vivevi solo della tua luce,volevi amore da chi ti stava vicino,senza dare mai niente”.Ed ancora: “Le persone come te distruggono tutto,dovresti essere isolata,così saresti inoffensiva”. Non si può aggiungere altro,ma solo invitare a riflettere,invito rivolto alle madri e alle figlie poiché molto più spesso le parti sono invertite! E se è vero che “tutto è possibile quando viene fatto il nome dell’amore e della tenerezza” bene, allora facciamone maggior uso per il bene di tutti.
L’incomunicabilità tra una madre ed una figlia porta tanta triste incomprensione,e la fragilità umana ed il rapporto con Dio non mancano mai nei film bergmaniani.
Così in questa triste umana storia ci si accusa e ci si rimprovera,manca talora una ragionevole spiegazione,alla base c’è l’egoismo ed il silenzio.
La venuta di Charlotte in quello che è l’autunno della sua vita diventa una fuga dalla realtà, un ritorno alla sua vita di pianista, lasciando ancora il dolore dietro di sé.
Si rimprovera lei di non aver saputo amare Eva,si addolora Eva di aver trattato tanto male la madre.
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paride86
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mercoledì 6 gennaio 2010
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ottimo film
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Resa dei conti tra madre e figlia, è questo il tema di "Sinfonia d'autunno". Si tratta di un film intenso e disturbante, ma in molti tratti criptico. Purtroppo questo compromette un po' del giudizio che lo spettatore si fa dei personaggi - in particolar modo sulle reali colpe della madre - e non permette una valutazione serena e appropriata della vicenda in sé. Ma è questo quello che davvero conta?
Ottimo duetto di attrici, specialmente la Bergman, qui per la prima (ed ultima) volta diretta dal grande Ingmar.
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aria
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lunedì 30 luglio 2007
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da non perdere
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Uno dei film più belli che abbia mai visto...
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milly
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domenica 20 maggio 2007
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meravigliosa ingrid
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sempre più brava e affascinante!
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lianò
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lunedì 13 marzo 2006
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meraviglioso
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film davvero struggente con una sceneggiatura complessa in quanto atta a dare forma e voce ai poliedrici sentimenti e ai multiformi stati d'animo dei protagonisti. incredibile come si possano fare capolavori con la sola forza della parola data, senza appoggiarsi alla fotografia, alla scenografia, alla musica o ancora, forse più importante, ad una regia dirompente (in questo caso sarebbe stata inquinante).capolavoro
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