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maramaldo
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sabato 14 febbraio 2026
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la fine del mondo
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Il film di Oliver Laxe accenna ma non esplicita come ci si sente in circosctanze simili. Eppure è il tema suo che non è il rave pur importante e pervasivo. Magari i suoi adepti fossero un ritorno al primitivo, ne avrebbero la dignità. Sono invece detriti finali, scorie di un "prodotto finito" quel è il progresso dell'umanità che ancora si insiste a ritenere l'ultimo grido della natura.
Nonostante questa pregiudiziale, tirata per i capelli scorgo un'analogia con la birbonata di Checco Zalone: prole smarrita, ricerca senza costrutto, sbandata senza tanto senso in un road movie, qui con un cervelli decotti fritti ancor di più dal sole del deserto.
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Il film di Oliver Laxe accenna ma non esplicita come ci si sente in circosctanze simili. Eppure è il tema suo che non è il rave pur importante e pervasivo. Magari i suoi adepti fossero un ritorno al primitivo, ne avrebbero la dignità. Sono invece detriti finali, scorie di un "prodotto finito" quel è il progresso dell'umanità che ancora si insiste a ritenere l'ultimo grido della natura.
Nonostante questa pregiudiziale, tirata per i capelli scorgo un'analogia con la birbonata di Checco Zalone: prole smarrita, ricerca senza costrutto, sbandata senza tanto senso in un road movie, qui con un cervelli decotti fritti ancor di più dal sole del deserto.
Certe cose riescono meglio agli Ispanici se "in vena". Beffardi, sardonici se ancora in sè ma il loro sentimiento tràgico de la vida impedisce di distillare una goccia di alegria. Se obnubilati, bambolean, in qualche genere di cupio dissolvi. Qui la voglia di deflagrare e di far deflagrare, col botto.
Non diverte ma fa riflettere che è già tanto. Non ho riscontrato vero pessimismo. Anzi mi sono rinfrancato, rincuorato quando mi sono ritrovato sul tetto di quel trenino che trottava ansimando. Oltre ai tre superstiti ho riconosciuto uomini e donne, vecchi e bambini, devo averi già visti. Dove va il "convoglio"? E chi se ne frega! Da quelche parte, un giorno o l'altro, questi porco mondo deve finire.
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stellab
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lunedì 2 febbraio 2026
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curioso ed originale
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Un film da vedere, potente ed originale.
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chico b
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lunedì 26 gennaio 2026
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libert? negata anche nel deserto ⭐️⭐️⭐️⭐️⭐️
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Nella sua maniera rappresenta come oggi l'essere umano non può più lasciarsi andare o vivere come desidera neanche in mezzo al deserto.
Perfino lì riescono ad arrivare e farti sospendere una festa che non dà noia a nessuno.
Il nostro destino è ormai tristemente teleguidato dai poteri mondiali.
O segui la linea o sei fuori. E il filo è molto molto sottile.
Film non per tutti e dalle forti emozioni.
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maugam
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domenica 25 gennaio 2026
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felici in prigione.
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E' il solito "Film del Potere": rimanete tranquilli nella vostra prigione perche' li siete protetti, al sicuro e state bene, fuori travate solo morte.
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martedì 20 gennaio 2026
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torna a guardare i disney
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Ma sei sicuro di aver visto il film giusto? "Ridicolo" doveeeee?? ? un cazzo di capolavoro che tiene inchiodati alla sedia!
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azuccoa
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domenica 18 gennaio 2026
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per me un cult
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Film piuttosto fuori dagli schemi, dalla trama a maglie larghe, gli eventi che indirizzano la storia molto spaziati fra loro. Nel mezzo, sensazioni ; a rendere il disegno complessivo quasi espressionista. Le immagini del deserto, la splendida colonna sonora "rave" di Kangding Ray, i personaggi variamente freak, variamente disadattati ma che portano dentro una umanit? profonda e dolente, l'alternanza di momenti di perdita, di dramma incipiente ed attuale, con momenti di recupero e ripartenza. Finale aperto, in bilico tra la rinascita e la tragedia, un "ponte sottile come un capello", appunto il significato del termine Sirat.
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domenica 18 gennaio 2026
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film da vedere
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La scena finale : i tre superstiti sul treno in mezzo a un gra numero di profughi ? una immagine che d? molto spessore al film . I protagonisti del rave in mezzo a gente che senza fini mistici o ricreativi da sballo ha perso (probabilmente anche loro) familiari , compagni , figli ci riportano ad una realt? pi? vera , subita , inevitabile , non scelta . Metterli sullo stesso piano d? una grande carica di umanit?.Noi poveri europei. Ho pianto.
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paola risi
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giovedì 15 gennaio 2026
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il sud del mondo da cui tutti veniamo
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Quelle mani sporche che sistemano una sull?altra vecchie casse usurate per costruire una sorta di altare nel deserto del Sahara, predispongono all?attesa di una detonazione e lasciano intuire, prima ancora di sperimentarla di l? a una manciata di secondi, tutta la straordinaria potenza sensoriale che pu? produrre l?abbinamento della musica elettronica (in questo caso creata da David Letellier, aka Kangding Ray) a uno scenario naturale estremo. Tanto da chiedersi se un?unione cos? perfetta non fosse stata messa in scena prima ed attivare la memoria che ripesca il ricordo della scena di un film italiano del 2012, La leggenda di Kaspar Hauser, di Davide Manuli, dove in una spiaggia desertica ritroviamo un altare di casse e due weird che ballano.
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Quelle mani sporche che sistemano una sull?altra vecchie casse usurate per costruire una sorta di altare nel deserto del Sahara, predispongono all?attesa di una detonazione e lasciano intuire, prima ancora di sperimentarla di l? a una manciata di secondi, tutta la straordinaria potenza sensoriale che pu? produrre l?abbinamento della musica elettronica (in questo caso creata da David Letellier, aka Kangding Ray) a uno scenario naturale estremo. Tanto da chiedersi se un?unione cos? perfetta non fosse stata messa in scena prima ed attivare la memoria che ripesca il ricordo della scena di un film italiano del 2012, La leggenda di Kaspar Hauser, di Davide Manuli, dove in una spiaggia desertica ritroviamo un altare di casse e due weird che ballano. E di puri weird, di autentici freak (il cult di Tod Browning compare come un cameo nella T- shirt di uno dei protagonisti) si compone l?umanissima umanit? che popola questo film. La loro credibilit? assoluta, dei protagonisti come di tutte le comparse in azione, si fonda sul semplice e inequivocabile fatto di interpretare s? stessi. Il regista franco-spagnolo Oliver Laxe sembra conoscere bene il mondo che rappresenta e sono proprio i corpi segnati, mutilati e resi unici da una vita estrema a costituire l?essenza stessa della sua opera. Tra i pochi professionisti sul set Sergi Lopez, nel ruolo di un padre che, accompagnato dal figlio piccolo e la sua cagnolina, ? determinato a ritrovare la primogenita scomparsa 6 mesi prima, seguendo una trib?/famiglia di ravers che, su enormi camion camper corazzati molto simili a quelli di Interceptor e Mad Max, scelgono la rotta verso ?Sud?. E di fatto ? la Mauritania, e quindi l'Africa "vera" oltre il Maghreb, la meta di un road movie che esce subito e con uno scarto secco (scena stupefacente che introduce il titolo) dalle piste tracciate per affrontare il Sirat, ovvero, come recita la didascalia iniziale citando le parole di Maometto, il ponte ?sottile come un capello e affilato come una spada? sospeso tra la dannazione di un mondo votato alla distruzione e la salvezza qui identificata con la terra delle nostre origini. La minaccia e la promessa contenute nelle parole del profeta verranno mantenute dal film che non risparmier? niente, mettendo a dura prova un pubblico che scoprir? di non essere ancora "del tutto" assuefatto a - letterali - e sconcertanti colpi di scena (e, aggiungerei, che proprio nel momento in cui si sta per giudicare eccessivo e inverosimile ci? che viene proiettato sullo schermo, ci si accorge che ? esattamente quello che pensiamo di ci? che accade quotidianamente nel mondo reale). Un attacco spietato e senza tregua fino alla sequenza finale, in cui i volti dei reietti della societ? occidentale si confondono ? riconoscendosi nella comune origine - con quelli dei nativi del sud del mondo su un treno che porta tutti verso lo stesso destino, sfrecciando sulle rotaie di un orizzonte che appare infinito.
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athos
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martedì 13 gennaio 2026
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illuminato
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Per vedere Sirat bisogna presentarsi preparati e avere il sacco delle emozioni vuoto e senza aspettative. E allora vi troverete al cospetto di una pellicola particolare, dove gli spazi che alterano la percezione, lo sviluppo della trama e la musica cupa e rimbombante vi trasporteranno in un altro mondo. Cosa si può volere di più? Molto piaciuto.
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alex2044
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martedì 13 gennaio 2026
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perche'' non avete ubblicato un mio commento ?
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Perche' non avete pubblicato il mio commento , col quale esprimevo la mia insoddisfazione su questo film francamente mediocre e sul comportamento della giuria di Cannes che lo ha premiato. Ho solo espresso un 'opinione ,nulla di infamante o callunnioso .
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(di alex2044)
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