|
decatur555
|
sabato 24 gennaio 2026
|
quando anche le stelle si spengono
|
|
|
|
C?? qualcosa di profondamente triste in Jay Kelly, ma non una tristezza forzata o solenne. ? una malinconia che si insinua piano, quasi senza farsi notare. Fin dall?inizio ? chiaro che il film non parla di glamour o di mitologia hollywoodiana, ma di ci? che resta quando i riflettori si spengono e non sai pi? bene chi sei senza di essi. Il racconto procede con calma, a tratti persino con pudore, affidandosi pi? agli sguardi e ai silenzi che alle sottolineature.
George Clooney appare sorprendentemente scoperto. Non perch? faccia qualcosa di radicalmente diverso dal solito, ma perch? per una volta accetta la stanchezza, la malinconia e una certa sensazione di vuoto senza cercare continuamente di piacere.
[+]
C?? qualcosa di profondamente triste in Jay Kelly, ma non una tristezza forzata o solenne. ? una malinconia che si insinua piano, quasi senza farsi notare. Fin dall?inizio ? chiaro che il film non parla di glamour o di mitologia hollywoodiana, ma di ci? che resta quando i riflettori si spengono e non sai pi? bene chi sei senza di essi. Il racconto procede con calma, a tratti persino con pudore, affidandosi pi? agli sguardi e ai silenzi che alle sottolineature.
George Clooney appare sorprendentemente scoperto. Non perch? faccia qualcosa di radicalmente diverso dal solito, ma perch? per una volta accetta la stanchezza, la malinconia e una certa sensazione di vuoto senza cercare continuamente di piacere. ? un?interpretazione contenuta e molto precisa, costruita su pause e piccoli gesti, che senza clamore diventa uno dei suoi ruoli pi? sinceri.
Adam Sandler ? la vera sorpresa. Lontano da ogni eccesso, interpreta un personaggio fragile e stanco, molto pi? complesso di quanto sembri inizialmente. Non ruba la scena e non forza le emozioni: semplicemente accompagna. Anche attori come Stacey Keach, cos? distanti dai suoi ruoli pi? duri o iconici, aggiungono un?umanit? inattesa.
Il film non ? perfetto. A volte indugia troppo nel proprio mondo e rischia di compiacersi. Alcune scene avrebbero potuto essere pi? asciutte e certi percorsi narrativi non arrivano del tutto a destinazione. Eppure, quando funziona ? e succede spesso ? riesce in qualcosa di difficile: parlare del costo della fama senza cinismo, senza crudelt? e senza fare la morale.
Jay Kelly ? una tragicommedia crepuscolare, emotiva e a tratti dolorosa, che d? il meglio quando accetta di essere piccola. Non urla e non cerca applausi facili. ? uno di quei film che restano addosso dopo la visione, come un ricordo scomodo ma sincero. E oggi questo vale molto.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a decatur555 »
[ - ] lascia un commento a decatur555 »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
|
sabato 17 gennaio 2026
|
|
adam sandler
|
|
|
|
Scrivo per esprimere il mio totale allineamento alla sua recensione, scritta con meravigliosa efficacia sezionando sul piano verticale la generosa stratigrafia di questo notevole film. Mi permetto solo di aggiungere un titolo nella casella ?film speciali? di Adam Sandler: Reign over me, dove, a mio parere, fornisce una performance che da merito alle sue enormi qualit?. Grazie per il suo lavoro Marco De Lorenzi
|
|
|
[+] lascia un commento a »
[ - ] lascia un commento a »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
tamburel
|
domenica 7 dicembre 2025
|
magnifico
|
|
|
|
Nostalgico, ironico, struggente...Magnifico
|
|
|
[+] lascia un commento a tamburel »
[ - ] lascia un commento a tamburel »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
marcus
|
sabato 6 dicembre 2025
|
l''algoritmitite non risparmia proprio nessuno
|
|
|
|
Noah Baumbach e consorte persino loro (chi l'avrebbe detto?) in preda ad un attacco acuto di “algoritmitite”, quella strana sindrome che ti fa fare i film con lo stampo Netflix.
Mi spiace un po’ dover stare qui a discutere di questo discreto obbrobrio tenuto insieme a malapena soltanto dalla presenza di certi bravi attori che tengono famiglia pure loro evidentemente. E George Clooney si sente già così bollito da prestarsi a due ore e passa di patetico dejavu? Certi vissuti non te li risolvi al cinema, né come attore, né come spettatore. In certi casi è molto più serio e oltremodo più dignitoso trovare il coraggio di andare dalla psicologa, una brava eventualmente.
[+]
Noah Baumbach e consorte persino loro (chi l'avrebbe detto?) in preda ad un attacco acuto di “algoritmitite”, quella strana sindrome che ti fa fare i film con lo stampo Netflix.
Mi spiace un po’ dover stare qui a discutere di questo discreto obbrobrio tenuto insieme a malapena soltanto dalla presenza di certi bravi attori che tengono famiglia pure loro evidentemente. E George Clooney si sente già così bollito da prestarsi a due ore e passa di patetico dejavu? Certi vissuti non te li risolvi al cinema, né come attore, né come spettatore. In certi casi è molto più serio e oltremodo più dignitoso trovare il coraggio di andare dalla psicologa, una brava eventualmente. Ma gli attori, forse per tener fede alla loro indole istrionica, devono lavarli in pubblico i loro panni sporchi. E cosa c’è di meglio di un set cinematografico messo su appositamente per favorire la catarsi del divo ormai incamminato verso l’inevitabile “viale del tramonto?”. Un’ operazione questa che sarà pure catartica per il divo di turno con le paturnie dell’ andropausa, ma che risulta discretamente depressogena per qualsiasi spettatore e spettatrice che malgrado l’avanzare dell’ età, abbia ancora voglia fuggire la banalità del cinema e del vivere. Ma soprattutto la banalità tout court. Forse l’unico pregio del film è quello di far risvegliare lo spettatore dal lungo torpore mentale causato da una eccessiva mitizzazione del cinema stesso. Il cinema è finzione e gli attori fingono spudoratamente soprattutto quando sono bravi. Ma pur sempre fingono sentimenti ed emozioni. Il cinema non è verità e gli attori non sono “veri” ma rappresentano, interpretano, impersonano e non sono né migliori, né peggiori necessariamente della media degli esseri umani di questo pianeta. Ogni tanto un sano bagno di realtà non fa male allo spettatore tendente all’idealizzazione giusto per scongiurare i sintomi gravi di una regressione dissociativa irreversibile. E tuttavia, vado al cinema per sognare, arrabbiarmi, gioire, apprendere anche e non per vedere l’attore e il suo regista in balia del marasma del climaterio.
Auguriamo a Noah Baumbach e a George Clooney, ma a tutto il cast in preda ad una crisi depressiva di riprendersi presto dalla malattia e che la convalescenza porti consiglio.
[-]
[+] bellissima recensione
(di vavanzi)
[ - ] bellissima recensione
|
|
|
[+] lascia un commento a marcus »
[ - ] lascia un commento a marcus »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
peer gynt
|
venerdì 29 agosto 2025
|
commediola leggera che si lascia vedere
|
|
|
|
Commedia amara e a tratti divertente sul passare del tempo, sulla difficoltà di essere se stessi, sulla finzione del mestiere di attore. Ma, pur essendo un film che si lascia vedere, non sembra un’operazione di grande spessore, in quanto dice cose già dette e mostra cose già viste in tanti film che hanno trattato il tema metacinematografico dello scontro fra finzione e realtà, nel cinema come nella vita. E se negli attori (Sandler soprattutto) il film trova un suo solido ancoraggio, nello sviluppo della storia e nella sceneggiatura non sembra nulla più di una buona commedia d’intrattenimento. Con, purtroppo, i soliti luoghi comuni a proposito dell’Italia che, a dire il vero, hanno abbondantemente stufato!
|
|
|
[+] lascia un commento a peer gynt »
[ - ] lascia un commento a peer gynt »
|
|
d'accordo? |
|
|
|