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albert
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domenica 16 marzo 2025
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misterioso segreto
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Valutazione preferibile: tre stelle e mezzo. L'attribuzione di quattro stelle è dovuta al Luchetti che non ti aspetti. Luchetti, ancora una volta, si rifà ai romanzi di Starnone, come era accaduto con " La scuola" e "Lacci". Il primo dei due aveva avuto un grande successo di cassetta, poiché, del mondo della scuola, aveva trattato, in modo grottesco, ma anche superficiale, alcuni aspetti che maggiormente potevano piacere al grande pubblico. Non era un film realistico, ma piuttosto macchiettistico, abbastanza divertente ma senza pretese. Nel frattempo Luchini gira un film molto mediocre, qual è " Io sono Tempesta". Allora il fatto che nel 2024 esca ai botteghini un film come " Confidenza" è qualcosa di molto positivo.
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Valutazione preferibile: tre stelle e mezzo. L'attribuzione di quattro stelle è dovuta al Luchetti che non ti aspetti. Luchetti, ancora una volta, si rifà ai romanzi di Starnone, come era accaduto con " La scuola" e "Lacci". Il primo dei due aveva avuto un grande successo di cassetta, poiché, del mondo della scuola, aveva trattato, in modo grottesco, ma anche superficiale, alcuni aspetti che maggiormente potevano piacere al grande pubblico. Non era un film realistico, ma piuttosto macchiettistico, abbastanza divertente ma senza pretese. Nel frattempo Luchini gira un film molto mediocre, qual è " Io sono Tempesta". Allora il fatto che nel 2024 esca ai botteghini un film come " Confidenza" è qualcosa di molto positivo. È un film che vede ancora come protagonista un insegnante di lettere e anche gli altri personaggi orbitano quasi tutti attorno al mondo della scuola. È un professore che è molto amato dagli alunni, perché riesce ad essere empatico con tutti, valorizzando il loro essere persona. A questo ruolo Elio Germano si adatta alla perfezione, perché riesce a delineare una persona all'apparenza impeccabile, ma dai molteplici lati oscuri; infatti, quando si innamorerà di una sua ex alunna e vi andrà a convivere, le rivelerà un segreto che, se saputo, gli sconvolgerebbe la vita. Da questo momento in poi, tutto il film è incentrato su questo segreto, venendosi, così, a creare un 'atmosfera da thriller. Ormai tutta la sua vita è condizionata dalla paura che la sua ex alunna possa svelare il segreto. Ne risente anche il suo matrimonio con un'insegnante, sposata quasi per fuggire da questa gabbia che si è autocreato. Giustamente non vi saranno scene eclatanti, se non nella sua immaginazione, per evitare "americanate". Si può affermare che Luchini curi molto la psicologia dei protagonista, la cui ossessione mostra allo spettatore come anche le persone ritenute quasi perfette, possano avere dei lati oscuri e dei segreti inconfessabili. Il resto del cast non eccelle, ma nessuno sfigura.
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mauridal
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sabato 27 aprile 2024
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la confidenza
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Quando un personaggio come Pietro un prof di italiano ,viene prima descritto come un ottimo insegnante che lascia un segno positivo nei suoi allievi, ha una vita semplice, da giovane sensibile alla vita e all'amore in generale, e poi lo troviamo in una doppia esistenza piena di segreti ,con un equilibrio mentale precario, solo perché ha dato confidenza ad una sua allieva che si innamora di lui, allora qualcosa nella storia del film, non quadra. Il regista ha scritto il film con due sceneggiatori di esperienza, Starnone e Piccolo, che hanno collaborato più volte in vari film, forse questa volta ,ciascuno a suo modo, hanno voluto mettere troppa psiche a cuocere, rendendo il racconto involuto e contorto, ripetitivo sui rapporti tra Pietro il protagonista, e le sue varie donne che incontra e con cui ha rapporti difficili.
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Quando un personaggio come Pietro un prof di italiano ,viene prima descritto come un ottimo insegnante che lascia un segno positivo nei suoi allievi, ha una vita semplice, da giovane sensibile alla vita e all'amore in generale, e poi lo troviamo in una doppia esistenza piena di segreti ,con un equilibrio mentale precario, solo perché ha dato confidenza ad una sua allieva che si innamora di lui, allora qualcosa nella storia del film, non quadra. Il regista ha scritto il film con due sceneggiatori di esperienza, Starnone e Piccolo, che hanno collaborato più volte in vari film, forse questa volta ,ciascuno a suo modo, hanno voluto mettere troppa psiche a cuocere, rendendo il racconto involuto e contorto, ripetitivo sui rapporti tra Pietro il protagonista, e le sue varie donne che incontra e con cui ha rapporti difficili. Il racconto si sviluppa lungo l'arco di una vita intera ,Pietro da giovane professore a vecchio squilibrato, il tutto con una ossessiva presenza/assenza di una donna, Teresa, prima giovane allieva e infine matura compagna di Pietro ma che possiede una indicibile confidenza di lui un quasi segreto che poi a tempo debito, lei minaccia di usare contro di lui. Intanto Pietro , dopo una terminata storia d'amore con Teresa, che parte per diventare una scienziata in America, continua a lavorare e incontra altra donna Nadia con cui si sposa . Potrebbe essere la trama di una qualsiasi commediola , invece diventa , una storia a tratti psicologica , a volte un thriller, ancora, poi è una descrizione di personaggi, come Teresa malati di amore ossessivo, oppure Pietro che pur in apparenza seguendo una vita normale con famiglia lavoro e figlia , non si distacca da una sua angoscia interiore che lo porta sempre a l punto di partenza cioè l'amore per Teresa sua giovane e prediletta allieva., di cui non riesce a liberarsi. Dunque un film psyco dramma , dove si sovrappongono vite di personaggi che da esistenze semplici infine si intrecciano in un contesto di vite complicate da personalità psicotche. Un film forse scritto da più mani con intenti diversi, Dove Il protagonista, Pietro , ottimamente interpretato da Elio Germano, ne esce male assieme al personaggio di Teresa, la bravissima Federica Rosellini, l'unico personaggio positivo sembra Nadia L'attrice Vittoria Puccini la moglie di Pietro, banalmente una moglie madre carina e positiva. Viene da chiedersi forse è troppo poco per la complessità dei temi proposti. Una particolare partecipazione da vedere è la sensuale affascinante Isabella Ferrari in un piccolo ruolo , ma ci sta. Dunque un film che conferma la solida collaborazione Lucchetti- Elio Germano, direi meno tranquilla la scrittura Piccolo-Starnone- Lucchetti, dove un film solo non basta ,dunque...un sequel? (mauridal).
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[+] " dovrebbe giocare il doppio..."
(di luciano)
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gb show
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martedì 1 ottobre 2024
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niente pathos
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Pietro, è un professore "alternativo" che punta sull'empatia e sui sentimenti nell'approcciarsi ai suoi studenti (figura piuttosto inflazionata nel cinema, anche se, in questo caso, risulta anche poco carismatica). Lo sviluppo delle dinamiche scolastiche è comunque appena abbozzato, per far strada alla classica storia sentimentale professore-studentessa (altro cliché). Infatti Teresa, una sua brillante e intelligentissima allieva, si innamora di lui. La storia vera e propria inizia poco dopo la fine della scuola, quando Pietro viene a sapere che Teresa ha deciso di non proseguire con l'università e va ad incontrarla sul posto di lavoro. Dopo la confessione dei sentimenti di lei, anche Pietro si lascia coinvolgere.
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Pietro, è un professore "alternativo" che punta sull'empatia e sui sentimenti nell'approcciarsi ai suoi studenti (figura piuttosto inflazionata nel cinema, anche se, in questo caso, risulta anche poco carismatica). Lo sviluppo delle dinamiche scolastiche è comunque appena abbozzato, per far strada alla classica storia sentimentale professore-studentessa (altro cliché). Infatti Teresa, una sua brillante e intelligentissima allieva, si innamora di lui. La storia vera e propria inizia poco dopo la fine della scuola, quando Pietro viene a sapere che Teresa ha deciso di non proseguire con l'università e va ad incontrarla sul posto di lavoro. Dopo la confessione dei sentimenti di lei, anche Pietro si lascia coinvolgere. Prestissimo vanno a convivere e lui la convince a proseguire gli studi. In seguito lei suggerisce di raccontarsi un segreto a vicenda, per cementare e rendere indissolubile il loro rapporto, ma quanto Pietro le sussurra all'orecchio, turba moltissimo Teresa e dopo poco tempo abbandonerà l'appartamento. In seguito lei diventerà una scienziata di fama mondiale, mentre lui sposerà una collega e diventerà un apprezzato teorico dell'insegnamento basato sugli affetti. I due si ritroveranno più volte negli anni e Pietro dovrà convivere con l'angoscia data dal rischio che Teresa sveli a tutti il suo segreto. Terribile? Sembrerebbe di sì! Potrebbe essere, ma rimarremo con li dubbio, perché in realtà non verrà mai svelato allo spettatore. Il difetto più grande del film non è comunque questo. Il pathos che, in teoria, dovrebbe essere il filo conduttore del film, in realtà non si avverte granché. La vita per Pietro scorre abbastanza normalmente e, a parte qualche "apparizione" o sporadico incontro con Teresa, sembra che pensi raramente al segreto che dovrebbe creargli tanta angoscia. Non si avverte un suo progressivo sconvolgimento, non c'è tensione latente, ma solo alcuni episodi che gli ricordano (e ci ricordano) che siamo in un thriller. In questo senso è emblematica la lettera che arriva ad un certo punto da Teresa con la frase "hai paura, eh?". È una frase da stalker, che arriva come un fulmine a ciel sereno e che non ci si aspettava, perché non c'era stata in precedenza un'escalation di minacce di Teresa, ma sembra inserita per aumentare un pathos decisamente latitante. In definitiva, anche se le intenzioni sono quelle, è poco sviluppato come thriller psicologico, risultando scarsamente coinvolgente. Niente a che vedere, ad esempio, del genere, con "America Latina" dei F.lli D'Innocenzo, con lo stesso protagonista, Elio Germano. Quest'ultimo, comunque, bravo come sempre. Una buona prova la offre pure la protagonista, Federica Rossellini (anche se, il sorriso che sfodera sin dalle prime scene a scuola, risultando una costante della sua espressività nel film, appare a volte fuori luogo). Infine, l'utilizzo dell'espediente del regista di non svelare (il segreto, ndr), anche se probabilmente non avrebbe aggiunto niente al film, lo interpreto più come un mancanza narrativa che come una chiave artistica. Ha invece senso rimanere in "sospeso", ad esempio, in un film come "Il dubbio" di J.P. Shanley. Purtroppo dispiace dover ammettere, pur nel rispetto di questa produzione, che le aspettative sono state disattese.
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gabriella
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sabato 27 aprile 2024
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hai paura , eh?
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Il film di Daniele Lucchetti, terza trasposizione cinematografica da un romanzo di Domenico Starnone dopo “ La scuola” e “Lacci”affronta una relazione asimmetrica e tempestosa tra Pietro, professore e Teresa , la sua migliore studentessa. Il film muove i suoi passi in un terreno sismico, dove tutto può sgretolarsi da un momento all’altro, Pietro Vella è un narcisista, un egocentrico, è si professore amato e stimato per il suo insegnamento di pedagogia dell’affetto, ma sostanzialmente è un mediocre e lui vive questa insoddisfazione, tesa al raggiungimento di ciò che non è, talmente concentrato su sé stesso e a vivere una vita che in fondo non gli appartiene, da contaminare chi gli sta a fianco.
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Il film di Daniele Lucchetti, terza trasposizione cinematografica da un romanzo di Domenico Starnone dopo “ La scuola” e “Lacci”affronta una relazione asimmetrica e tempestosa tra Pietro, professore e Teresa , la sua migliore studentessa. Il film muove i suoi passi in un terreno sismico, dove tutto può sgretolarsi da un momento all’altro, Pietro Vella è un narcisista, un egocentrico, è si professore amato e stimato per il suo insegnamento di pedagogia dell’affetto, ma sostanzialmente è un mediocre e lui vive questa insoddisfazione, tesa al raggiungimento di ciò che non è, talmente concentrato su sé stesso e a vivere una vita che in fondo non gli appartiene, da contaminare chi gli sta a fianco. Teresa ,rappresenta la minaccia costante, custode di un segreto inconfessabile che i due si sono scambiati per sentirsi uniti, invece divide, innescando un meccanismo d’inquietudine che tiene costantemente Pietro in allerta su una possibile rovina alla sua carriera, perché questa presenza femminile compare e scompare continuamente dalla sua vita, anche quando Pietro si sposa con Nadia, professoressa di matematica , donna dal carattere docile e arrendevole che fin dal giorno del matrimonio si capisce che si prenderà cura di lui rinunciando a sé stessa. Ma l’ombra sinistra dell’indicibile rimane in mezzo a loro, è un vincolo mortale che diventa ossessione, il punto nevralgico che condizionerà la sua esistenza, è un salto nel vuoto dove non si finisce più di cadere, amore e paura è la dicotomia che accompagnerà un sempre più straniante Pietro, sempre più braccato nelle sue insicurezze e che sempre più rivelerà la sua mediocrità e la sua miseria. Privo di appigli, vortica alla ricerca di un equilibrio che non trova perché come dice Teresa, vive altrove dai suoi sentimenti, un individuo egoriferito e la sua inevitabile discesa agli inferi. Elio Germano è straordinariamente bravo a indossare le mille sfaccettature che lo dilaniano e che non gli permettono di respirare, bravissima anche l’esordiente Federica Rosellini con il suo sguardo enigmatico, quel sorriso inquietante e ineffabile. Forse è un film troppo gridato, enfatizzato, le emozioni a volte sono raffreddate da un’ atmosfera troppo concentrata e compiaciuta, però tiene lo spettatore sospeso tra dubbi e riflessioni, quale sarà mai l’orribile segreto di Pietro? Il doppio filo narrativo, quello che vediamo o crediamo di vedere e quello che si annida in fondo all’anima del protagonista, che non può essere rivelato, accennato, bisbigliato, è senza dubbio dove si concentra l’interesse maggiore, fino a un finale in bilico tra realtà e immaginazione, tra controllo e indifferenza, tra fiducia e sabotaggio, tra vergogna e apparenza.
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(di ivan il matto)
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paul
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mercoledì 14 agosto 2024
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teniamoci i nostri segreti
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Non sono un esperto di cinema ma la storia che si sviluppa in questo film è davvero particolare, nella sua apparente semplicità. Un'allieva si innamora del suo professore, giovane spigliato fuori delle righe. Lui appare appassionato al suo lavoro e lo svolge con disinvoltura e senza neanche tanta teoria, e questo lo fa sembrare originale (a differenza di altre recensioni non ho notato un eccessivo egocentrismo quanto una certa anaffettività nei confronti delle donne che lo circondano).
Quello che mi ha colpito, ed è il fulcro di tutta la storia, è la "confidenza" di rivelare i propri "segreti" a qualcuno, anche a qualcuno che in quel momento si pensa di amare o da cui sembra di essere amati.
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Non sono un esperto di cinema ma la storia che si sviluppa in questo film è davvero particolare, nella sua apparente semplicità. Un'allieva si innamora del suo professore, giovane spigliato fuori delle righe. Lui appare appassionato al suo lavoro e lo svolge con disinvoltura e senza neanche tanta teoria, e questo lo fa sembrare originale (a differenza di altre recensioni non ho notato un eccessivo egocentrismo quanto una certa anaffettività nei confronti delle donne che lo circondano).
Quello che mi ha colpito, ed è il fulcro di tutta la storia, è la "confidenza" di rivelare i propri "segreti" a qualcuno, anche a qualcuno che in quel momento si pensa di amare o da cui sembra di essere amati. Teresa, anima tormentata ed ossessiva, diventa custode del segreto e "possiede" l'altro, in una specie di "matrimonio etico". Il rapporto diventa sado-masochistico, insano e, di fatto, pericoloso.
Nel "matrimonio normale" i segreti rimangono tali, anche con i figli (scena del desco domestico). Li si possono sapere o intuire (la moglie che rimane impassibile nella scena finale), ma devono rimanere segreti e personali.
Direi che è un film sull'impossibilità di comunicare in maniera totale, anche nei rapporti amorosi. Teresa voleva andare oltre, lui ha avvertito che poteva rovinare tutto e così è stato.
Teniamoci i nostri segreti.
Attori bravissimi, ma ciò è ovvio.
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jonnylogan
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lunedì 29 aprile 2024
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l''amore è un legame costruito sulla sopraffazione
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Luchetti e Starnone, dal quale il regista trae per la terza volta linfa per le proprie opere, confezionano sulle solide e capaci spalle di Elio Germano, la figura di un uomo che probabilmente vuole apparire migliore di quel che in realtà è. Aggiungendo alle sue insicurezze travestite da carisma tre figure femminili che rappresentano l'egocentrismo del quale si compiace il protagonista. L'ex collega, Vittoria Puccini, abile nel portare in scena la figura di una donna in grado di donare al protagonista quella stabilità della quale ha bisogno. L'agente letteraria, interpretata da Isabella Ferrari, che rappresenta il diversivo alla vita coniugale.
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Luchetti e Starnone, dal quale il regista trae per la terza volta linfa per le proprie opere, confezionano sulle solide e capaci spalle di Elio Germano, la figura di un uomo che probabilmente vuole apparire migliore di quel che in realtà è. Aggiungendo alle sue insicurezze travestite da carisma tre figure femminili che rappresentano l'egocentrismo del quale si compiace il protagonista. L'ex collega, Vittoria Puccini, abile nel portare in scena la figura di una donna in grado di donare al protagonista quella stabilità della quale ha bisogno. L'agente letteraria, interpretata da Isabella Ferrari, che rappresenta il diversivo alla vita coniugale. E per finire l'ex studentessa, Federica Rosellini, incapace di farsi apprezzare all'interno di una trama che la pone perennemente come minaccia e mai minimamente empatica anche nei momenti di intimità. Inizialmente avvicinata per ragioni scolastiche e poi diventata una storia importante, ma che nel momento nel quale quasi per gioco viene a conoscenza di un segreto inconfessabile, preferisce allontanarsi dall'unico uomo che abbia mai veramente amato.
La pellicola di Luchetti, fra gli autori italiani fra i più abili nel portare in scena le insicurezze dei tempi moderni, riesce a esaltare principalmente le doti recitative di Germano, per la terza volta impegnato nelle pellicole di un regista del quale è a tutti gli effetti diventato l'estensione filmica. Purtroppo al di là delle capacità recitative dell’autore di origini Molisane la narrazione stenta a decollare, perdendosi nei meandri onirici della mente del protagonista, non riuscendo a sciogliere non tanto il dubbio di quale sia il segreto di Pietro, ma soprattutto per quale ragione a fasi pressoché cicliche l'ex allieva si diverta a provocarne dubbi e insicurezze.
Da vedere se apprezzate i thriller psicologici venati di malinconia. Da evitare nel caso che abbiate in mente il Luchetti de La Scuola (id.; 1995), Mio Fratello è Figlio Unico (Id.; 2007) o La Nostra vita (id.; 2010).
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pasqualina libone
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giovedì 2 maggio 2024
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c''est la vie
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Pietro è un uomo italiano, insegnante della periferia romana, film ambientato anni '80 (ma potrebbe benissimo essere attuale). Vella insegna e lo fà fuori dagli schemi ministeriali, per lui insegnare significa lasciare (imprimere) un segno, parla agli alunni di amore e sentimenti, di educazione affettiva, vuole insomma superare il modello dell'insegnante cattivo che riesce ad ottenere il massimo dai suoi studenti con metodi rigidi. Pietro è una persona ingenua degli altri ma soprattutto di se stesso, cerca di travalicare sempre il ruolo, infatti, un giorno incontra Teresa una giovane allieva per strada si ferma con la macchina e vorrebbe dargli un passaggio, anche se lei rifiuta, ma allo stesso tempo Teresa interpreta ogni sorriso, gesto del professore come una tentazione, che va a sommarsi al suo desiderio (anche se di fatti immatura).
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Pietro è un uomo italiano, insegnante della periferia romana, film ambientato anni '80 (ma potrebbe benissimo essere attuale). Vella insegna e lo fà fuori dagli schemi ministeriali, per lui insegnare significa lasciare (imprimere) un segno, parla agli alunni di amore e sentimenti, di educazione affettiva, vuole insomma superare il modello dell'insegnante cattivo che riesce ad ottenere il massimo dai suoi studenti con metodi rigidi. Pietro è una persona ingenua degli altri ma soprattutto di se stesso, cerca di travalicare sempre il ruolo, infatti, un giorno incontra Teresa una giovane allieva per strada si ferma con la macchina e vorrebbe dargli un passaggio, anche se lei rifiuta, ma allo stesso tempo Teresa interpreta ogni sorriso, gesto del professore come una tentazione, che va a sommarsi al suo desiderio (anche se di fatti immatura). Questo se lo diranno solo successivamente quando il prof va a cercare Teresa ormai alla fine della scuola mentre sta lavorando in un locale contravvenendo alle promesse di proseguire gli studi di matematica. Pietro cerca di convincerla ad iscriversi all'Università ed iniziare a studiare e proprio in questa occasione i due si innamorano (almeno così sembra) e vivono un periodo molto intenso e lei riesce a laurearsi. La sera della laurea vanno cena in un locale dove il professore incontra dei suoi colleghi ma non presenta Teresa come la sua fidanzata ma come la sua ex allieva, lei ci rimane male e gli fa una scenata raccontando pubblicamente quello che sta avvenendo tra di loro. Da questo momento lei cambia non è più la stessa allora quasi per gioco propone al suo amante di confidarsi un segreto reciprocamente quello che uno non direbbe mai a nessuno. Infatti lo fanno, il segreto li legherà per sempre non solo perchè è intimo ma anche perchè rappresenta motivo di ricatto reciproco che ognuno dei due potrebbe rendere pubblico e rovinare l'altro. Ma mentre la ragazza non ha niente da perdere, il professore oltre al lavoro, sarà marito e padre di una bambina e questo segreto confessato rappresenterebbe la sua rovina. Vella vive tutta la vita nella paura, anzi nell'angoscia che un giorno la verità possa venire a galla, tanto da tentare più volte il suicido e di avere delle allucinazioni, infatti vede Teresa ovunque, si sentirà a disagio nonostante i successi lavorativi, e una famiglia. Ormai in pensione dopo tanto lavoro, arriva il momento dei meriti, sua figlia ormai mamma di bambini, desidera far avere un riconoscimento a suo padre dal Presidente della Repubblica, e nonostante la disapprovazione di alcuni del Ministero (ricompare la donna della cena e quindi pare sapesse delle cose che la facevano dubitare sul merito, infatti, lei era a conoscenza della relazione con la studentessa), nonostante ciò sua figlia decide di scrivere proprio a Teresa Quadraro ormai con una carriera invidiabile a Boston. Quando Teresa legge la lettera rimane perplessa, e gli risponde subito, dicendo ricorda benissimo il prof. Vella e gli scrive anche che continuava ad essere l'unico uomo che aveva amato, ma poi lo cancella. Il giorno della premiazione avviene, e Vella tardi ad arrivare, mentre tutti sono nel salone ad accogliere i premiati, compresa sua figlia e sua moglie, ma lui è perplesso, non sa cosa fare, preso dall'ansia immagina che uccide Teresa, e che lei successivamente racconta davanti a tutti la verità, e sua figlia inizia ad urlare. In realtà lui non salirà le scale, si volta nel giardino e va via per mentre limoni (simbolo della verità) rotolano per le scale e lui si va a chiudere ormai a film finito in una scatola, quasi che voglia scomparire. E' un film interessante, vuole superare la logica del vincente perdente dei film tipici americani, lascia molto all'immaginazione, giocano con la sottrazione, il non detto, affinchè lo spettatore possa restare nel dubbio e non darsi delle risposte fino alla fine. Bravissimi gli attori e la regia, musiche ecc. L'unica cosa che non mi è piaciuta, ma è una critica ai film italiani: Contestualizzare un pò troppo, l'iper realtà, la mancanza di sogno che si evince in quasi tutti i film italiani.
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nestor kramig caffy
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giovedì 12 settembre 2024
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si può fare?
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Si può fare? Si può basare un film, a partire dal suo titolo, su una suspense che, probabilmente, è la prima forza di attrazione del pubblico, per poi non svelare, sia (forse troppo banalmente) alla fine o in un momento precedente? Non lo so. Io so che in rete, con la ricerca più convenzionale sul motore più usato, tra i primissimi argomenti di discussione e tra i primissimi interrogativi relativi a questo film e al suo titolo esce la domanda «Qual è il segreto di Pietro Vella?», e le risposte fanno quello che possono: interpretano, in assenza di un dato oggettivo. So anche che altri film che ho visto giocare su una suspense analoga o affine, molto cerebrale, non immediata, affibbiata agli spettatori all'inizio e poi contornata da tanto altro di narrativo o di onirico, non svelano il segreto per cui siamo rimasti in ballo fino alla fine: qualcosa o molto di David Lynch, certamente Mulholland Drive e Strade perdute, forse anche il Niente da nascondere di Hanecke.
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Si può fare? Si può basare un film, a partire dal suo titolo, su una suspense che, probabilmente, è la prima forza di attrazione del pubblico, per poi non svelare, sia (forse troppo banalmente) alla fine o in un momento precedente? Non lo so. Io so che in rete, con la ricerca più convenzionale sul motore più usato, tra i primissimi argomenti di discussione e tra i primissimi interrogativi relativi a questo film e al suo titolo esce la domanda «Qual è il segreto di Pietro Vella?», e le risposte fanno quello che possono: interpretano, in assenza di un dato oggettivo. So anche che altri film che ho visto giocare su una suspense analoga o affine, molto cerebrale, non immediata, affibbiata agli spettatori all'inizio e poi contornata da tanto altro di narrativo o di onirico, non svelano il segreto per cui siamo rimasti in ballo fino alla fine: qualcosa o molto di David Lynch, certamente Mulholland Drive e Strade perdute, forse anche il Niente da nascondere di Hanecke. So anche che tanta parte dell'arte moderna, dal Novecento ai giorni nostri, può giocarti questo scherzo e forse addirittura averlo come postulato: «arrangiati, devi interpretare tu, devi trovartelo da solo il segreto nascosto nell'opera, il significato». So però anche che un film quasi unanimemente ritenuto (forse il quasi è superfluo) tra i migliori, o i più importanti, della storia dell'umanità, che un mistero simile o segreto che dir si voglia prende a fondamento, o almeno a pretesto, per una narrazione rimasta leggendaria, alla fine lo dice, cos'era quel «Rosebud». E questo suo finale che svela non svilisce il capolavoro, non delude le attese e non fa pensare che sarebbe stato meglio rimanere senza sapere, come sarà per tutti coloro che vivono dentro quella storia. Certo, era il 1941, e Quarto potere era concepito per un pubblico americano, abituato già da allora a prodotti di confezione compiuta e impeccabile, e senza troppa cerebralità all'europea, ma Orson Welles i suoi connazionali aveva già ampiamente dimostrato di volerli e poterli tranquillamente spiazzare e sbeffeggiare. Ma ci sarà un motivo, oltre al valore assoluto, se quasi nessuno discute Quarto potere e invece gli esempi che ho fatto sono oggetto di giudizi contrastanti. Io credo che un motivo tra gli altri possa essere questo: se fai un film basato su una causa di suspense (e naturalmente corredato di molto, molto altro), poi non la appaghi mai col relativo disvelamento, potresti essere un genio del marketing, che già ha messo in agenda uno o due sequel e forse anche una serie tv, e con questo espediente prolunga la suspense trasformandola in una fidelizzazione dell'utente (torniamo a Lynch e al fenomeno «Chi ha ucciso Laura Palmer?»); oppure non sapere nemmeno tu quale sia questo segreto inconfessabile, e avere quindi grosse difficoltà col finale del film, soprattutto se chi lo sceneggia insieme a te è Francesco Piccolo, che a me non piace per certe cose che scriveva dai tempi dell'«Unità». Il libro di Starnone da cui è tratto non lo conosco, e immagino che sia lì il peccato originale, che attenua le colpe dei due sceneggiatori, per carità. Poi c'è un'altra possibilità, forse la più realistica: non importa quale sia il segreto inconfessabile, fatevene tutti una ragione, importa che ci sia un segreto inconfessabile che potrebbe distruggere un uomo se confessato; quale sia nello specifico, ecco, decidetelo voi, perché questa è arte moderna, il pubblico vi partecipa come autore e decida liberamente se Pietro Vella ha stuprato qualcuno, non si è mai laureato, non ha l'abilitazione per insegnare, oppure è un serial killer… Ha fatto qualcosa di indicibile, tanto basti, quindi a decidere si va anche per gradi, scartando qualli che poi saranno giudicati peccati veniali. Su questo fatto non specificato, ma pur sempre fatto, ruota il film come riflessione sulle personalità più problematiche, viziate da eccessi di narcisismo o mediocrità, incapaci di calarsi nella normalità che può proporre il vivere, e gioca la capacità del regista di delineare i personaggi e i rapporti tra loro. Forse è più criticabile questo del tiro mancino di non svelare il segreto: anche se gli attori sono capacissimi nel mettere in scena soggetti non standardizzati attraverso una recitazione molto realistica, fatta di tic, espressioni facciali e movenze che non citano altri modelli ma sembrano invece un prodotto originale di quest'opera e dei suoi interpreti (pregio maggiore di Confidenza; del resto mi pare che Federica Rosellini sia esordiente, forse non ha difficoltà a essere sé stessa per apparire come appare il suo personaggio, e Germano è un attore coi fiocchi e non ha difficoltà a recitare per apparire come deve apparire il suo personaggio), trovo incompiuta proprio la storia, a tutti i livelli, quello narrativo e quello formale. Certi contrasti tra quel che viene immaginato e quel che accade invece realmente non mi sembrano venuti bene; i salti narrativi all'indietro, piano temporale preponderante, mi sembrano tutto sommato più vicini ai sontuosi e sapienti flashback di Quarto potere che ai voli onirico-pindarici di Lynch. Forse Luchetti è più bravo quando confeziona una storia compiuta (penso a I piccoli maestri), finale e disvelamenti del caso compresi, che quando tenta l'analisi profonda di personalità e relazioni a partire da un espediente da thriller.
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luca percival
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domenica 8 settembre 2024
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il peso che trascini
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Angosce e tormenti diluiti in due ore robuste di visione e a tenerne le redini, la splendida coppia Germano - Rossellini che risultano essere con il senno di poi, la perfetta scelta di cast possibile. Il film si snoda principalmente attorno al Pietro Vella di Germano e all'iceberg che figurativamente interpreta: la parte che si mostra sbrilluccica in superficie (agli occhi dei suoi studenti e delle istituzioni), mentre l'enorme cumulo sottostante il livello del mare, affonda nelle più recondite profondità nascoste. Ecco che troviamo un personaggio meravigliosamente sfaccettato, completo di virtù e paradossi, su tutti quello de "la pedagogia dell'affetto" che tanto gli è caro nell'ambito professionale, ma che poi nelle private e scure vie della propria vita, scambia facilmente con sessualità.
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Angosce e tormenti diluiti in due ore robuste di visione e a tenerne le redini, la splendida coppia Germano - Rossellini che risultano essere con il senno di poi, la perfetta scelta di cast possibile. Il film si snoda principalmente attorno al Pietro Vella di Germano e all'iceberg che figurativamente interpreta: la parte che si mostra sbrilluccica in superficie (agli occhi dei suoi studenti e delle istituzioni), mentre l'enorme cumulo sottostante il livello del mare, affonda nelle più recondite profondità nascoste. Ecco che troviamo un personaggio meravigliosamente sfaccettato, completo di virtù e paradossi, su tutti quello de "la pedagogia dell'affetto" che tanto gli è caro nell'ambito professionale, ma che poi nelle private e scure vie della propria vita, scambia facilmente con sessualità. Pietro Vella viene dunque tenuto stretto in pugno da un inquietante Teresa, alunna con la quale instaura una storia d'amore e dentro la quale, nasconde un segreto inconfessabile che finirà per angustiarlo fino alla vecchiaia. La possibilità che da un momento all'altro, qualcuno a conoscenza del tuo vero io, possa pregiudicare sacrifici di anni e anni. Neanche a dirlo, il lavoro della Rossellini sul suo character è pressoché perfetto, mantenendo con eleganza l'equilibrio lucido tra follia e ordinarietà. Ottima regia di Lucchetti che non si scopre di certo oggi, con diverse sequenze memorabili accompagnate da un montaggio sonoro azzeccato. Apprezzabili le ricorrenti inquadrature "nascoste" da dietro cespugli, cancelli o ostacoli vari, proprio ad ingigantire il senso di oppressione in cui verte il protagonista e alla sua sensazione di essere costantemente seguito dalla verità, la sua. Quella confidenza.
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nino pellino
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domenica 26 maggio 2024
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segreti inconfessabili: lucchetti supera se stesso
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Già nel film uscito nel 2020 dal titolo "Lacci", il regista Daniele Lucchetti si era dimostrato particolarmente bravo nel sapere esternare, nel corso di un trama, i disagi e le frustrazioni inconscie dei personaggi a causa di un passato ingrombrante e mai accantonato del tutto dalla memoria. Questa volta il regista approfondisce ancora di più questo tipo di tematica, dirigendo appunto "Confidenza", forse il suo film più ambizioso e visionario. In tale pellicola, infatti, le frustrazioni diventano addirittura paura fino a ridurre la psicologia umana al totale sfinimento. La storia del professore Vella che confessa ad una sua ex allieva un segreto inconfessabile e che si pentirà in seguito per tutta la vita di averlo fatto, ci viene raccontata con enfasi simbolica per la quale il regista si avvale spesso anche di associazioni metaforiche o semplicemente guidate dall'inconscio dubbioso e mai domo della psiche umana.
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Già nel film uscito nel 2020 dal titolo "Lacci", il regista Daniele Lucchetti si era dimostrato particolarmente bravo nel sapere esternare, nel corso di un trama, i disagi e le frustrazioni inconscie dei personaggi a causa di un passato ingrombrante e mai accantonato del tutto dalla memoria. Questa volta il regista approfondisce ancora di più questo tipo di tematica, dirigendo appunto "Confidenza", forse il suo film più ambizioso e visionario. In tale pellicola, infatti, le frustrazioni diventano addirittura paura fino a ridurre la psicologia umana al totale sfinimento. La storia del professore Vella che confessa ad una sua ex allieva un segreto inconfessabile e che si pentirà in seguito per tutta la vita di averlo fatto, ci viene raccontata con enfasi simbolica per la quale il regista si avvale spesso anche di associazioni metaforiche o semplicemente guidate dall'inconscio dubbioso e mai domo della psiche umana. Solo un attore particolarissimo come Elio Germano poteva essere in grado di tradurre in capacità recitativa e pose espressive, le incertezze, i dubbi e le perplessità del protagonista Vella. La bellezza del film è poi tutta racchiusa in un finale che ci viene mostrato in diverse sequenze alternate ma tutte accomunate da un simbolismo mentale ed esistenziale che ancora certo film italiano di qualità riesce a regalare a noi spettatori.
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