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ghisi
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domenica 25 aprile 2021
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nevrosi incompatibili?
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Giorgia Farina è una giovane regista che si è laureata in Inghilterra, poi ha studiato cinematografia alla Columbia di New York City. “Guida romantica a posti perduti” è il suo terzo lungometraggio, dopo “Ho ucciso Napoleone” del 2015 e “Amiche da morire” del 2013.
Questo è un film garbato e ironico, abbastanza inusuale per una pellicola italiana, ma forse diventa un po' troppo pretenzioso nel voler descrivere accuratamente alcune forme di nevrosi. Allegra, infatti, è una ragazza difficile, soffre di attacchi di panico e ha varie fobie, vive e lavora in un piccolo appartamento a Roma strapieno di oggetti.
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Giorgia Farina è una giovane regista che si è laureata in Inghilterra, poi ha studiato cinematografia alla Columbia di New York City. “Guida romantica a posti perduti” è il suo terzo lungometraggio, dopo “Ho ucciso Napoleone” del 2015 e “Amiche da morire” del 2013.
Questo è un film garbato e ironico, abbastanza inusuale per una pellicola italiana, ma forse diventa un po' troppo pretenzioso nel voler descrivere accuratamente alcune forme di nevrosi. Allegra, infatti, è una ragazza difficile, soffre di attacchi di panico e ha varie fobie, vive e lavora in un piccolo appartamento a Roma strapieno di oggetti. Ha una relazione con un ragazzo più giovane di lei che però talvolta cerca di sfuggire inventandosi viaggi di lavoro - fa la travel blogger - che lei studia accuratamente sulla carta, ma che non intraprende mai. Non guida, non ha la patente, però ricerca luoghi particolari abbandonati, in disuso o in totale degrado.
Benno è un giornalista inglese etilista. Sposato con una dottoressa francese vive in Italia da diversi anni, proprio nello stesso stabile di Allegra. Ogni tanto è impegnato in qualche intervista o servizio televisivo per una rete inglese, ma passa la maggior parte del tempo a ubriacarsi e a combinare guai che poi, da sobrio, non ricorda affatto. Con lui il buono e fedelissimo cane che Benno, nei fumi dell’alcool, dimentica spesso nei luoghi più impensati.
Grazie a un disguido - un gesto maldestro di Benno ubriaco - i due si conoscono, poi quando cercherà di scusarsi lei gli propone un viaggio insieme dove lui dovrà guidare per circa duemila chilometri. Partiranno insieme in auto, alla ricerca di “posti perduti” che lei ha già segnato meticolosamente e studiato in modo ossessivo. Le due solitudini si incontrano, le nevrosi sono inizialmente in conflitto, ma solo in apparenza e alla fine si compenseranno.
Nel film sono rappresentati una serie di luoghi che vengono esplorati quasi distrattamente: dalla città fabbrica al parco giochi abbandonato. Negli occhi dei due protagonisti, al di là delle parole scritte in sceneggiatura, non sembra esserci sorpresa nell’osservare questi spazi, probabilmente il loro malessere impedisce la curiosità, obnubila lo sguardo.
I siti rappresentati dalla regista sono tutti molto suggestivi e ubicati ad enorme distanza tra loro. Si inizia con le rovine della chiesa di San Vittorino, nei pressi di Rieti sulla Salaria, per poi passare all’Aquapiper abbandonato di Guidonia. La tappa successiva si trova nel bergamasco ed è il villaggio operaio di Crespi D’Adda (un castello, una chiesa, un parco e le abitazioni degli operai): una sorta di modello utopistico di habitat della fine dell’Ottocentesco. Qui sono mostrati vari edifici dal cotonificio, al cimitero locale con la tomba della famiglia Crespi.
Si prosegue poi in Francia e ci si ferma in un castello abbandonato - allo Chateau Thierry nello Champagne - diventato un resort, che spicca da un piccolo promontorio che troneggia una campagna tranquilla. Dopo aver traghettato per l’Inghilterra, l’ultima tappa sarà l’ex campo militare di Standford, nella campagna del Norfolk dove restano solo pochi ruderi fatiscenti trivellati di colpi.
Il film è parlato contemporaneamente in tre lingue - quasi a sottolineare la distanza tra i personaggi - ed è senza sottotitoli, quindi ogni tanto ci si perde qualche dettaglio nei dialoghi.
L’ultima scena chiude sulle note di Pretty Vacant cantato dai Sex Pistols “Here's no point in asking/You'll get no reply/Oh just remember I don't decide/I got no reason it's all too much…”.
Jasmine Trinca è brava anche se ormai fa sempre più spesso la stessa parte di ragazza nevrotica e disturbata; anche il giovane Andrea Carpenzano si va specializzando nel suo ruolo di ragazzetto coatto ma buono. Peccato che Clive Owen, considerato uno degli attori più sexy oggi, barcolla sempre con la barba sfatta e i capelli tinti perdendo notevolmente il suo appeal.
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astromelia
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martedì 23 febbraio 2021
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bello solo il titolo
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film altamente deludente,piatto ,inconcludente,recitazione monotona,senza senso,ma quello era proprio clive owen ??? fuori posto credo la peggior recitazione che abbia mai fatto ,tempo sprecato!!!! BRUTTO
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lizzy
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venerdì 5 febbraio 2021
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bellissimo! (il titolo...)
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L'unica cosa bella sarebbe solo IL TITOLO!
Velo pietoso su tutto il resto...
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c.catinati80.
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sabato 10 ottobre 2020
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dramedy azzeccato
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Una commedia esistenziale sul mal di vivere senza scendere nel dramma scontato. Film circolare tra strade, silenzi ed emozioni.
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sabato 10 ottobre 2020
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maria pia
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domenica 4 ottobre 2020
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interminabile
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Film noiosissimo e vuoto di tutto. Interminabile. Pensato e girato probabilmente con le migliori intenzioni , ma purtroppo per la regista , l'idea del viaggio a ritroso per ritrovare se stessi o parti di sè è già stata più volte tradotta in film eccellenti, qui manca praticamente tutto. Nessun dialogo interessante, fotografia scadente, squarci panoramici deprimenti , gli stessi attori protagonisti ( francamente stupisce la presenza di due nomi così notevoli in un film simile) sembrano essere i primi a non credere in quello che stanno facendo , d'altronde nel vuoto assoluto è davvero difficile brillare in qualche modo. La scena finale del ballo poi è talmente pretenziosa da risultare irritante, voleva di certo essere una scena carica e intensa scimmiottando il grande cinema , ma purtroppo nemmeno i due attori sembravano convinti , definirei la scena patetica.
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Film noiosissimo e vuoto di tutto. Interminabile. Pensato e girato probabilmente con le migliori intenzioni , ma purtroppo per la regista , l'idea del viaggio a ritroso per ritrovare se stessi o parti di sè è già stata più volte tradotta in film eccellenti, qui manca praticamente tutto. Nessun dialogo interessante, fotografia scadente, squarci panoramici deprimenti , gli stessi attori protagonisti ( francamente stupisce la presenza di due nomi così notevoli in un film simile) sembrano essere i primi a non credere in quello che stanno facendo , d'altronde nel vuoto assoluto è davvero difficile brillare in qualche modo. La scena finale del ballo poi è talmente pretenziosa da risultare irritante, voleva di certo essere una scena carica e intensa scimmiottando il grande cinema , ma purtroppo nemmeno i due attori sembravano convinti , definirei la scena patetica. Mi spiace per Clive Owen e Jasmine Trinca. Di certo si rifaranno .
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maria pia
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domenica 4 ottobre 2020
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interminabile
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Trovo sia un film noiosissimo , privo di contenuti nonostante la presunzione degli intenti, non ho trovato un solo elemento positivo , nemmeno la fotografia, gli sfondi paesaggistici, i dialoghi ... Nulla di nulla. Argomento già trattato mille volte questo del viaggio a ritroso per ritrovare se stessi o parti di sè, ma considerando molti illustrissimi precedenti , in questo film risulta totalmente vuoto e inutile . Impossibile innamorarsi dei personaggi , non vedevo l'ora che giungesse la fine ( che non arrivava MAI). Stupisce la presenza di Owen e Trinca in un film tanto mediocre, due ottimi attori che però e purtroppo qui non riescono a dare per niente il solito spessore che in genere danno ai loro personaggi .
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Trovo sia un film noiosissimo , privo di contenuti nonostante la presunzione degli intenti, non ho trovato un solo elemento positivo , nemmeno la fotografia, gli sfondi paesaggistici, i dialoghi ... Nulla di nulla. Argomento già trattato mille volte questo del viaggio a ritroso per ritrovare se stessi o parti di sè, ma considerando molti illustrissimi precedenti , in questo film risulta totalmente vuoto e inutile . Impossibile innamorarsi dei personaggi , non vedevo l'ora che giungesse la fine ( che non arrivava MAI). Stupisce la presenza di Owen e Trinca in un film tanto mediocre, due ottimi attori che però e purtroppo qui non riescono a dare per niente il solito spessore che in genere danno ai loro personaggi . Patetica la scena finale del ballo girata con l'idea di lasciare il segno con una botta di grande cinema...Nemmeno questa riuscita, pareva non ci credessero nemmeno i due protagonisti.
Pazienza.
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robbiedikappa
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venerdì 2 ottobre 2020
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un posto da evitare
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Il viaggio più evidente in questo film di tale giorgia farina è il giro a vuoto che fa la sceneggiatura e i personaggi. Regia rimasta a casa.
Da evitare come il Covid-19
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loland10
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martedì 29 settembre 2020
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viaggio a...vuoto
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“Guida romantica a posti perduti” (2020) è il terzo lungometraggio della regista romana Giorgia Farina.
Cinema on-the-road sui generis. Dove il visibile è poco. Il bello è quello che non si dice. Il nascosto.è quasi evidente. Un film con alcune aspettative ma che alla fine non convince pienamente. Percorso ondivago, fluttuante, non lineare con battute e discorsi ‘fuori testo’. Due insieme per caso, due mondi che non si conoscono, un uomo completamente dedito all’alcol e una donna solitaria e piena di paure. Un viaggio interiore (così pare) che non riesce a centrare il ‘canto del cigno’ delle loro vite.
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“Guida romantica a posti perduti” (2020) è il terzo lungometraggio della regista romana Giorgia Farina.
Cinema on-the-road sui generis. Dove il visibile è poco. Il bello è quello che non si dice. Il nascosto.è quasi evidente. Un film con alcune aspettative ma che alla fine non convince pienamente. Percorso ondivago, fluttuante, non lineare con battute e discorsi ‘fuori testo’. Due insieme per caso, due mondi che non si conoscono, un uomo completamente dedito all’alcol e una donna solitaria e piena di paure. Un viaggio interiore (così pare) che non riesce a centrare il ‘canto del cigno’ delle loro vite. Mondi paralleli, normali e fuori dal contesto. Cercano solo (solamente) posti abbandonati, (s)perduti e vuoti di ogni vita pulsante. La memoria di ognuno pare avere dei ‘lumi’ su ‘tristezze’ scolorite e pieni di vuoti.
‘Nessuno dei due è normale’ dice ad un certo punto Benno ad Allegra. E il film pare prendere alla lettera una storia zigzagante con salti temporali tra una paura e una bottiglia da bere. Il gioco sul nome di lei si capiva fin dall’inizio (prima o poi arriva la battuta): ‘e ti chiami…”.
Un film che pretende troppo da se stesso; nessun barlume di novità, quasi di soppianto un destino già previsto. E anche il doppio falso incontro tra persone ‘sole’ sa già di se dopo pochi minuti dalla partenza. Senza nulla dire pare già scritto.
La scelta dell’auto (e del suo marchio) è ‘d’antan’ per un prodotto che cerca nel gusto di ieri (scritto oggi) la parvenza della solitudine dei luoghi o di quello che rimane. Il mezzo che finisce in mezzo alla campagna (simulando lo scontro con un albero ma non visto) nel dopo temporale appare senza vero frastuono dentro come lo sguardo dei bambini che ne vedono l’emblema dell’uomo senza senno. Una forzatura che s’arrende senza una scintilla per lo spettatore. E’ cinema che si guarda bene di andare oltre.
Si vedono (in due scene) i due passeggeri viaggiare senza cintura e poi con: a parte la notazione …forse qualche ripresa da fermi..
Un via vai alla fine delicato e innocuo. Anche gli alberghi cambiano o meglio non sono stati mai visti (solo fantasticati): quello che sembrava impeccabile....alla fine di bello ha poco.I rubinetti sono arrugginiti, gocciolano, corridoi desueti, camere modeste e parcheggio molto ‘dejavu’. Un film che (non) rispecchia ciò che si sogna o si immagina: poco altro per Allegra che ha la cartina dei viaggi ma si imbatte nella vita girovaga quasi smemorata.
La regista cerca di farci amare i personaggi fono alla fine con un epilogo alquanto normale ed eccessivamente lungo. L’intera canzone si poteva evitare. E si capisce lontano un miglio che il film sarebbe finito con un ricordo forte e invadente.....di pura nostalgia. Il rock come purgante di tutto, il ballo come destino della vita, la passione da venire come un gioco di redenzione.
E poi...chi sa... Il respiro aperto lascia un’inquietudine di basso profilo per i due (finti, forse) innamorati. Il destino perduto. Senza vedere. E il bacio?
Una camminata, una corsa in auto, bottiglie di alcool sempre, vomito e attese lunghe. Fino ad una casa sperduta che non si vedeva da vent’anni.
Un film dettato dai bicchieri e dalle paure (un Marco Ferreri d’annata –cinico e ficcante- ci sarebbe voluto) non compatto nei passaggi, con volti che non rimangono completamente impressi. Sbadato e ondulante. Il non visto e il non detto sono quasi più importanti.
I volti muti degli osservatori sono i migliori: la signora dal balcone (primo stop) è quasi l’emblema di chi osserva degli strani personaggi e ....vorrebbe partecipare per capire.
Benno alcolizzato e malato di cirrosi ; riesce a malapena a gestirsi senza uno straccio di patente; Allegra, panico costante, pare essere capitata lì per caso.
La Chiesa abbandonata, l’Acquapark senza vita, una fabbrica piena di silenzio e una città nauseata dalla sua storia sono i posti e le fermate ‘perdute’. Fino ad una casa ‘familiare’.
Clive Owen(Benno) e Jasmine Trinca (Allegra) cercano di essere complici e di assecondarci nella loro ‘non normalità’. Non tutto riesce bene-
Regia di Giorgia Farina: desiderosa di spazi con carrellate dall’alto; lavoro senza veri voli.
Voto: 5 (**½ ) -cinema da mescere-
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monica
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lunedì 28 settembre 2020
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il viaggio dei endonauti
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Un bel film,consiglio a tutti di vederlo!!
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