Greta

Un film di Neil Jordan. Con Chloë Grace Moretz, Isabelle Huppert, Maika Monroe, Stephen Rea, Zawe Ashton.
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Titolo originale The Widow. Drammatico, durata 98 min. - USA 2018. - Koch Media
   
   
   

L'atteso ritorno di Neil Jordan alla Regia. Valutazione 4 stelle su cinque

di Ashtray_Bliss


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sabato 15 giugno 2019

Greta, un thriller dalle intense venature horror, segna l'atteso ritorno di N. Jordan alla regia dopo sei anni da quel bellissimo e atmosferico Byzantium che ancora una volta si occupava di cronache di vampiri, fra eternità e dannazione, in chiave strettamente femminile e con due magnetiche Aterton e Ronan. Questa volta invece Jordan affonda le mani in tematiche strettamente attuali, quali lo stalking e gli spettri della solitudine che generano il peggior tipo di mostri e ossessioni, quelle del controllo e del attaccamento morboso e malato nei confronti dell'individuo-vittima. Incentrato ancora una volta sulle vicende di sole donne, dove gli uomini sono strettamente ai margini del racconto e la loro presenza è del tutto irrilevante, Jordan costruisce un teso thriller psicologico che sfocia nell'horror, ma lo fa con maestria e costruendo una solida atmosfera di inquietudine e tensione che accompagna la pellicola sino alla fine. Seguendo una costruzione assolutamente verosimile e realistica della dinamica dello stalking, Jordan si concentra sul raccontare, e costruire pezzo dopo pezzo, quella che inizia come un'amicizia ma presto si trasforma in ossessione morbosa, psicotica e insana, che spinge la carnefice ad adottare atteggiamenti e comportamenti sempre più insidiosi nei confronti della sua giovane vittima.
Perchè questo abile gioco di ruolo, del gatto col topo, si consuma esclusivamente tra donne. Da una parte abbiamo infatti Greta, interpretata da una sempre istrionica Isabelle Huppert ormai abituata a interpretare personaggi ambigui e disturbati, che qui incarna una sofisticata e affascinante lady borghese, amante della musica classica, del cibo raffinato e del buon gusto, che soffre di solitudine dopo aver perso prematuramente il marito, il cane ed essendo lontana dalla figlia, volata a Parigi per motivi di studio. La donna tra un malessere e l'altro ha dimenticato anche la sua borsetta sui vagoni della metropolitana di NY e la giovane Frances, ragazza neotrasferita nella megalopoli in cerca di fortuna e per allontanare la malinconia della prematura perdita della madre, la trova e decide di restituirla, di persona, alla proprietaria. Da allora ha inizio anche una peculiare amicizia che unisce le due donne, le loro solitudini, fragilità e malinconie. Entrambe trovano conforto nella compagnia reciproca, nell'amicizia e nella confidenza che una ripone nell'altra. Greta diventa una sorta di figura materna per Frances, e Frances nutre affetto e compassione per questa donna raffinata ma terribilmente sola e pensa di alleviare la sua solitudine con la propria compagnia e presenza. Fino al momento in cui tutte le certezze iniziano a sgretolarsi e crollare, una dopo l'altra, quando casualmente Frances scopre nella casa della donna degli inquietanti particolari che dimostrano l'instabilità mentale di Greta. Da quel momento in poi la prospettiva viene totalmente ribaltata e la dinamica tra le due donne cambia drasticamente. Frances vuole interrompere la relazione con la donna, ma Greta non è intenzionata a mollare la sua preda. Inizia così una lunga discesa nell'incubo vivido dello stalking perpetuato dalla donna ai danni della giovane ragazza. Il dramma vissuto da Frances è palpabile, lucido, credibile e terribilmente attuale; Vivere in uno stato costante di paura e insicurezza sapendo di essere pedinati, controllati e di poter subire un attacco in qualsiasi momento è una circostanza non solo traumatica e angosciante ma un vero e proprio calvario, psicologicamente devastante e deleterio, che solo chi lo ha sperimentato sulla propria pelle può confermare. Frances incarna alla perfezione queste sgradevoli, orrende, sensazioni che accompagnano la quotidianità di una vittima di stalking. L'impossibilità di essere aiutati in modo pratico dalla polizia e dei tribunali, la sensazione di totale abbandono da parte delle istituzioni, la consapevolezza che le proprie richieste d'aiuto cadono nel vuoto sommate al senso d'inadeguatezza e ai sensi di colpa (per aver iniziato una frequentazione sbagliata) che attanagliano la vittima costituiscono gli elementi che descrivono perfettamente l'orrore lacerante dello stalking. Bravissima in tal senso la giovane Cloe Grace Moretz che riesce a trasmettere l'intero ventaglio di emozioni vissute dalla sua Frances sullo schermo. E come non soffermarsi sull'inquietante bravura di Isabelle Huppert nelle vesti di una stalker mentalmente instabile la quale escogita un piano sadico ma perfetto per dare sfogo alla sua follia. Una follia che come spesso accade deriva a sua volta dalla solitudine, dal senso di abbandono e dal desiderio, o mania, di controllo.
Neil Jordan costruisce così un quasi impeccabile thriller psicologico, intenso e teso, il quale pur non essendo esente da alcuni difetti (anzi, da un vero e proprio "errore" verso la fine) convince e inquieta anche perchè si basa largamente sulle eccelse performance delle due protagoniste principali, Huppert e Moretz. Entrambe calatissime nei rispettivi ruoli, donano spessore alla storia mantenendo vivo l'interesse dello spettatore per tutta la durata. Inaspettato ma funzionale anche il cambio di registro finale che vira sull'horror vero e proprio, con qualche rituale concessione splatter in più rispetto al racconto precedente, che si presenta come un solido thriller psicologico.
Ritroviamo così un Jordan in gran forma il quale sempre attratto dalle vicende torbide e dai rapporti interpersonali talmente stretti da risultare malati, ossessivi, e che inevitabilmente portano a risvolti tragici confeziona un thriller vecchio stile, che omaggia probabilmente i noir più classici e famosi del passato, dimostrando che effettivamente pochi sono gli ingredienti necessari a mettere in piedi un racconto convincente e solido; un soggetto attuale e disturbante, come appunto lo stalking di cui si parla, una sceneggiatura robusta e la scelta azzeccata del cast. Un cast che in tal senso non ha bisogno di presentazioni e tanto meno di elogi sulla sua bravura, dal momento che sia la Huppert che la Moretz, nonostante la giovane età di quest'ultima, sono entrambe attrici mature in grado di sostenere perfettamente i ruoli in questione. Tra i nomi di supporto troviamo anche Maika Monroe, attrice che lavora sodo ma che non ha ancora azzeccato il ruolo giusto per distinguersi nel panorama cinematografico, alternando ruoli in pellicole indipendenti (The Guest, 2014) a produzioni Netflix dal dubbio risultato (Tau, 2018). Stephen Rea è invece una presenza quasi garantita essendo amico del regista irlandese e lo rivediamo sempre volentieri anche noi spettatori nonostante il ruolo marginale che ricopre. 
In definitiva, si tratta di un ottimo lavoro, e nonostante alcune piccole incongruenze nel finale e un soggetto non originalissimo, riesce a distinguersi facilmente dalla massa di prodotti simili e a restare impresso grazie all'atmosfera densa e perturbante oltre che alle eccezionali interpretazioni fornite. Greta è un horror, un dramma, un thriller di ottima fattura e dalle tinte noir che accompagna lo spettatore nell'angosciante incubo dello staking ma lo fa con maestria e convinzione, dimostrando che il regista irlandese è ancora perfettamente in grado di presentare lavori interessanti e sempre a loro modo macabri come gran parte della sua importante filmografia. 
Voto:3,5/5.

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