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enrico danelli
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lunedì 23 marzo 2015
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una storia senza tempo
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Trascendente. Avvincente. Una storia non storia raccontata con molti dettagli (ovviamente tecnici, ma anche umani) nonostante il poco tempo della proiezione (77 minuti): il protagonista non è l'oggetto - scultura che esce dalla fonderia, ma l'uomo - soggetto che ripete gli stessi gesti e la stessa tecnica da migliaia di anni (allo stesso modo sono stati fatti i bronzi di Riace) imparandola non a scuola o su internet, ma per tradizione orale e pratica sul campo. La fonderia milanese, volente o nolente, assume il significato di ultimo baluardo contro la massificazione, la standardizzazione, la meccanizzazione, la digitalizzazione e tutti gli altri processi che hanno portato e porteranno un indubbio benessere, ma una altrettanto indubbia spersonalizzaizone di molti lavori e la conseguente marginalizzazione della gran parte dei lavoratori.
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Trascendente. Avvincente. Una storia non storia raccontata con molti dettagli (ovviamente tecnici, ma anche umani) nonostante il poco tempo della proiezione (77 minuti): il protagonista non è l'oggetto - scultura che esce dalla fonderia, ma l'uomo - soggetto che ripete gli stessi gesti e la stessa tecnica da migliaia di anni (allo stesso modo sono stati fatti i bronzi di Riace) imparandola non a scuola o su internet, ma per tradizione orale e pratica sul campo. La fonderia milanese, volente o nolente, assume il significato di ultimo baluardo contro la massificazione, la standardizzazione, la meccanizzazione, la digitalizzazione e tutti gli altri processi che hanno portato e porteranno un indubbio benessere, ma una altrettanto indubbia spersonalizzaizone di molti lavori e la conseguente marginalizzazione della gran parte dei lavoratori. Nonostante l'assenza quasi assoluta di dialoghi, la progressione degli eventi (le varie fasi di lavorazione) sono coinvolgenti, soprattutto per chi (la quasi totalità del pubblico) è completamente ignaro di questa tecnica. Ad un mondo frenetico che sappiamo esietere al di fuori del cortile della fonderia si contrappongono i ritmi di lavorazione, necessariamente lenti e meditati. I lavoratori della fonderia, non certo attori navigati, riescono a non guardare mai nella cinepresa: un altro merito del regista entrato in punta di piedi in questo microcosmo particolare, regista cui va riconosciuto il merito più grande ancora di aver portato sullo schemo una storia senza tempo.
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bunuel89
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venerdì 20 marzo 2015
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il fascino della gestualità
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Si avverte in questo film un clima quasi irreale e senza tempo. La fonderia sembra un luogo sempre identico a se stesso, un luogo in cui ciclicamente accadono gli stessi magici e ipnotici movimenti. Gli artigiani di questa fonderia lavorano con rigida metodologia e gestualità per avviare e rifinire la metamorfosi di un cane, una scultura di cane in realtà, che inizialmente è cera di color rosso scarlatto e poi diventa bronzo. Non si può che restare affascinati da questo procedimento, i cui vari passaggi risultano a volte curiosamente oscuri, ma che ci delineano un processo di creazione artistica davvero unico e immutato nei secoli. Azzeccatissima mi è parsa la scelta sonora: grazie ai suoni, così maestosamente nitidi e definiti, riusciamo infatti a muoverci fianco a fianco con gli artigiani, a seguire i loro movimenti e a vivere accanto a loro ogni fase del percorso artistico.
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Si avverte in questo film un clima quasi irreale e senza tempo. La fonderia sembra un luogo sempre identico a se stesso, un luogo in cui ciclicamente accadono gli stessi magici e ipnotici movimenti. Gli artigiani di questa fonderia lavorano con rigida metodologia e gestualità per avviare e rifinire la metamorfosi di un cane, una scultura di cane in realtà, che inizialmente è cera di color rosso scarlatto e poi diventa bronzo. Non si può che restare affascinati da questo procedimento, i cui vari passaggi risultano a volte curiosamente oscuri, ma che ci delineano un processo di creazione artistica davvero unico e immutato nei secoli. Azzeccatissima mi è parsa la scelta sonora: grazie ai suoni, così maestosamente nitidi e definiti, riusciamo infatti a muoverci fianco a fianco con gli artigiani, a seguire i loro movimenti e a vivere accanto a loro ogni fase del percorso artistico. Davvero un documentario straordinario, uno spunto per riflettere sull’arte e forse più in generale sulla condizione dell’essere umano, prima solo abbozzo esteticamente bello di ciò che sarà, poi forgiato dall’incontro con diverse mani, lo modellano, lo rifiniscono, lo coprono con varie patine e maschere…e poi lo posano insieme agli altri componenti del branco.
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