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inesperto
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domenica 7 dicembre 2014
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non eccezionale
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Film leggermente bolso. Cerca di ripercorrere la vita di quegli anni polacchi, ma lo fa all'acqua di rose. Inoltre, non viene precisato che l'intento iniziale (poi disatteso) di Walesa è quello di una riforma del modello socialista, non di un suo superamento tout court.
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francesca50
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mercoledì 18 giugno 2014
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che noia!
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L'ho trovato noioso: Sarà che ero stanca ma mi sono addormentata per mezzo film, cosa che mi capita solo quando un film è senza mordente
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veritasxxx
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giovedì 12 giugno 2014
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"noi, il popolo"
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Il film presenta in stile finto-documentaristico le vicende cruciali della vita di Lech Walesa, leader di Solidarnosc, premio Nobel per la pace nel 1983 e presidente polacco dal 1990 al 95. Alle immagini recitate sono alternate vere immagini di repertorio per rendere ancora più realistico il racconto, che prende spunto da un'intervista che Oriana Fallaci fece al sindacalista negli anni 80. Questi film che descrivono personaggi realmente vissuti purtroppo sono un po' schiavi di sè stessi e della storia: le vicende da raccontare sono quelle veramente avvenute e, a meno che non si voglia dare un giudizio morale sui personaggi o sugli eventi accaduti, si rischia sempre di fare una scialba ricostruzione dei luoghi e dei fatti.
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Il film presenta in stile finto-documentaristico le vicende cruciali della vita di Lech Walesa, leader di Solidarnosc, premio Nobel per la pace nel 1983 e presidente polacco dal 1990 al 95. Alle immagini recitate sono alternate vere immagini di repertorio per rendere ancora più realistico il racconto, che prende spunto da un'intervista che Oriana Fallaci fece al sindacalista negli anni 80. Questi film che descrivono personaggi realmente vissuti purtroppo sono un po' schiavi di sè stessi e della storia: le vicende da raccontare sono quelle veramente avvenute e, a meno che non si voglia dare un giudizio morale sui personaggi o sugli eventi accaduti, si rischia sempre di fare una scialba ricostruzione dei luoghi e dei fatti. Anche il lato privato del protagonista, con la sigaretta sempre in bocca, una moglie tanto paziente e sei figli, mostra una faccia piuttosto stereotipata del buon padre di famiglia dai sani principi, che si è ritrovato un po' per caso ad essere leader del movimento che ha portato la Polonia alla liberazione dal socialismo russo. Non conoscevo i dettagli della storia e mi sono documentato su wikipedia, e in cinque minuti di lettura ho appreso molte più cose che in due ore di pellicola. Il che mi fa pensare che: o le storie di questo tipo non sono il mio forte, o è inutile fare un film del genere se non si aggiungono informazioni particolari a quello che può fornire un libro di storia. Per questo motivo non mi sento di consigliarlo particolarmente, a meno che non abbiate il poster di Solidarnosc appeso in camera. Una nota positiva per le musiche, un mix di new-wave polacca che cerca di dare un po' di ritmo alla storia, tra un sequestro nelle prigioni di stato e un sit-in con il governo comunista in carica. "Noi, il popolo", vorremmo che questi film documentaristici osassero un po' di più.
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brian77
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martedì 10 giugno 2014
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enfatico e retorico fino al grottesco
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E' incredibile che ci sia chi prende sul serio una cosa così. Siamo a livelli di grossolanità, di santino accademico, di retorica enfatica e priva di qualsiasi riflessione degna dei peggiori film televisivi. Guardiamoci pure gli sceneggiati Rai su Padre Pio, tanto siamo più o meno a quei livelli. Vedere un intero film in cui non esiste mai una minima idea drammaturgica, un confronto di idee, ma solo pura e ridondante enfasi retorica, be', nel 2014 è davvero difficile.
E come al solito, davanti ai prodotti più brutti e più biechi, c'è chi vorrebbe rifilarli ai poveri studenti, perché si abituino subito alla retorica senza idee e senza cinema.
Ma fategli vedere i film di Tarantino e di Scorsese agli studenti, così vedono del cinema, della capacità di esprimersi attraverso le immagini, non questa bolsa retorica.
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E' incredibile che ci sia chi prende sul serio una cosa così. Siamo a livelli di grossolanità, di santino accademico, di retorica enfatica e priva di qualsiasi riflessione degna dei peggiori film televisivi. Guardiamoci pure gli sceneggiati Rai su Padre Pio, tanto siamo più o meno a quei livelli. Vedere un intero film in cui non esiste mai una minima idea drammaturgica, un confronto di idee, ma solo pura e ridondante enfasi retorica, be', nel 2014 è davvero difficile.
E come al solito, davanti ai prodotti più brutti e più biechi, c'è chi vorrebbe rifilarli ai poveri studenti, perché si abituino subito alla retorica senza idee e senza cinema.
Ma fategli vedere i film di Tarantino e di Scorsese agli studenti, così vedono del cinema, della capacità di esprimersi attraverso le immagini, non questa bolsa retorica.
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fabriziog
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sabato 7 giugno 2014
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film da far vedere nelle scuole
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“Walesa - L’uomo della speranza”del più grande regista polacco Andrzej Wajda, con una straordinaria interpretazione di Robert Wieckiewicz nei panni del leader sindacale.
Wieckiewicz deve aver passato svariate settimane a studiare documentazione video ritraente Walesa, poiché ne riesce a riprodurre perfettamente le movenze, la gesticolazione, il modo di parlare e lo stesso timbro di voce. Vi è quasi una osmosi fra i documentari che punteggiano lo scorrimento dell’opera e la parte recitata: Wieckiewicz è Lech Walesa. La stessa tecnica filmica di ripresa e la pellicola utilizzata fanno sì che lo spettatore posi l’occhio su immagini di repertorio dell’epoca e scene attoriali, senza soluzione di continuità e senza una marcata differenza.
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“Walesa - L’uomo della speranza”del più grande regista polacco Andrzej Wajda, con una straordinaria interpretazione di Robert Wieckiewicz nei panni del leader sindacale.
Wieckiewicz deve aver passato svariate settimane a studiare documentazione video ritraente Walesa, poiché ne riesce a riprodurre perfettamente le movenze, la gesticolazione, il modo di parlare e lo stesso timbro di voce. Vi è quasi una osmosi fra i documentari che punteggiano lo scorrimento dell’opera e la parte recitata: Wieckiewicz è Lech Walesa. La stessa tecnica filmica di ripresa e la pellicola utilizzata fanno sì che lo spettatore posi l’occhio su immagini di repertorio dell’epoca e scene attoriali, senza soluzione di continuità e senza una marcata differenza.
Splendida anche l’attrice Agnieszka Grochowska che ricopre il ruolo della moglie di Lech, Danuta, la quale incarna mirabilmente il brocardo “dietro ad un grande uomo v’è sempre una grande donna”.
La storia dell’inizio della liberazione del Popolo polacco dalla tirannide comunista e sovietica è percorsa lungo il solco tracciato dalla intervista rilasciata da Lech Walesa alla valorosa giornalista fiorentina Oriana Fallaci (la bravissima Maria Rosaria Omaggio che, per tale interpretazione, ha ricevuto nel 2013, al Festival internazionale del Cinema di Venezia, il Premio Francesco Pasinetti, menzione speciale), dialogo fedelmente riportato nel suo libro postumo “Intervista col potere”: la rivolta degli operai dei cantieri navali di Danzica nel dicembre 1970; la messa celebrata il 2 giugno 1979 dal Giovanni Paolo II (da poco eletto Pontefice) a Varsavia davanti ad un milione di fedeli; l’organizzazione dello sciopero e della occupazione dei cantieri di Danzica, nell’agosto del 1980, da parte del nuovo sindacato libero dalla oppressione bolscevica Solidarnosc; il colpo di Stato militare ad opera del generale Jaruzelski (recentemente deceduto) nel dicembre 1981; la morte nel novembre 1982 di Breznev; il riconoscimento a Walesa del Premio Nobel per la Pace nel 1983, ritirato, però, dalla consorte (umiliata al suo rientro dalle guardie rosse) per evitare che il marito non potesse più tornare in Patria; l’avvento della glasnost e della perestroika di Gorbacef nel 1986; la caduta del Muro di Berlino il 9 novembre 1989, con la conseguenziale fine del dispotico e dittatoriale socialismo reale nell’est europeo; e, al termine, il commovente discorso pronunziato da Walesa nel 1989 dinanzi il Congresso degli Stati Uniti D’America.
Lavoro di alto pregio didattico e didascalico, istruttivo, appassionato ed emozionante, che sarebbe doveroso mostrare al più alto numero di scolaresche.
Fabrizio Giulimondi
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[+] un film istruttivo per le nuove generazioni
(di antonio montefalcone)
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goldy
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sabato 7 giugno 2014
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il ghandi polacco
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Un operaio che con la sua sola capacità di "sentire" le aspirazioni dei suoi connazionali ha la forza e la capacità di condurre la loro lotta fino al successo finale. Come Gandhi, non appensantì mai le motivazioni della rivolta con proposte ideologiche che potevano creare disorientamento fra gli scioperanti. Seppe dare la giusta linea in maniera comprensibile, condivisa passo dopo passo adattandosi ai mutamenti della rivolta e pagando anche di persona. A differenza degli intelletuali che discutono al'infinito prima di giungere auna qualche conslusione, lui procede confidando sulla forza dell'mmediatezza e sulla consapevolezza maturata stando tra i suoi uguali. Bravo il regista che con una sobrietà esemplare lo ritrae e ne fa uscire un personaggio di esemplare credibilità .
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Un operaio che con la sua sola capacità di "sentire" le aspirazioni dei suoi connazionali ha la forza e la capacità di condurre la loro lotta fino al successo finale. Come Gandhi, non appensantì mai le motivazioni della rivolta con proposte ideologiche che potevano creare disorientamento fra gli scioperanti. Seppe dare la giusta linea in maniera comprensibile, condivisa passo dopo passo adattandosi ai mutamenti della rivolta e pagando anche di persona. A differenza degli intelletuali che discutono al'infinito prima di giungere auna qualche conslusione, lui procede confidando sulla forza dell'mmediatezza e sulla consapevolezza maturata stando tra i suoi uguali. Bravo il regista che con una sobrietà esemplare lo ritrae e ne fa uscire un personaggio di esemplare credibilità .
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