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enzo70
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sabato 23 febbraio 2013
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un quartetto di stelle
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Un film intelligente per un debutto intelligente. Dustin Hoffman non aveva mai diretto un film ed inizia tardi. Non cerca effetti speciali, in linea con il personaggio ed il risultato è un film estremamente gradevole che ha come insolito protagonista il bel canto. E’ un film buono, ma non buonista, recitato con grande maestria da grandi attori e che nel volare basso arriva in alto in diversi punti. La storia è semplice, in una specie di ospizio di lusso per vecchie glorie del bel canto, gli equilibri vengono rotti dall’arrivo di Maggie Smith che interpreta alla grande l’ex, infedele e bizzosa, moglie di Tom Courtney. E anche la coppia di amici formata da Pauline Collins e uno straordinario Albert Finney viene messa in crisi.
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Un film intelligente per un debutto intelligente. Dustin Hoffman non aveva mai diretto un film ed inizia tardi. Non cerca effetti speciali, in linea con il personaggio ed il risultato è un film estremamente gradevole che ha come insolito protagonista il bel canto. E’ un film buono, ma non buonista, recitato con grande maestria da grandi attori e che nel volare basso arriva in alto in diversi punti. La storia è semplice, in una specie di ospizio di lusso per vecchie glorie del bel canto, gli equilibri vengono rotti dall’arrivo di Maggie Smith che interpreta alla grande l’ex, infedele e bizzosa, moglie di Tom Courtney. E anche la coppia di amici formata da Pauline Collins e uno straordinario Albert Finney viene messa in crisi. E si, perché occorre organizzare un grande concerto in occasione dell’anniversario per la nascita di Verdi cui solo Jean Horton (per l’appunto Maggie Smith) può dare il lustro che merita . La storia di per sé è scontata, ma la buona musica ed il livello degli interpreti danno una grande mano a Dustin Hoffmann che, comunque, di suo ci mette lo stile ed un grande equilibrio. Il film è ambientato in campagna, la casa di riposo, Beecham House è un posto incantevole, ma i toni ricordano in più punti il vissuto di New York. Il film va avanti tra prevedibili colpi di scena ma non è un film da effetti speciali o da grandi sorprese. E’ un film diretto da un grandissimo attore che sa quali colleghi chiamare per colpire al cuore lo spettatore. E alla fine anche la storia diventa gradevole. Consigliato.
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padly
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mercoledì 20 febbraio 2013
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uno stupendo e delicato "meta-melodramma"
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Bellissima opera di Dustin Hoffman: Un "meta-melodramma delicato", fantasia di stati d'animo, sentimenti e passioni, emozioni e ricordi. Nella casa di riposo per anziani musicisti la musica è contesto totale, legame fra passato e presente, e proprio nella musica c'è l'insegnamento per reinventarsi, anche in vecchiaia perchè "c'è sempre tempo..". Si sorride, ci si commuove e quasi si vorrebbe essere lì. "L’opera è una persona che viene pugnalata alle spalle e anziché morire canta. L’opera rende le emozioni libere.": può essere un invito, per la vita, a reinventarsi, se si viene pugnalati alle spalle e non solo. La trama non è essenziale perchè si amano i personaggi, le situazioni, l'atmosfera, i luoghi.
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Bellissima opera di Dustin Hoffman: Un "meta-melodramma delicato", fantasia di stati d'animo, sentimenti e passioni, emozioni e ricordi. Nella casa di riposo per anziani musicisti la musica è contesto totale, legame fra passato e presente, e proprio nella musica c'è l'insegnamento per reinventarsi, anche in vecchiaia perchè "c'è sempre tempo..". Si sorride, ci si commuove e quasi si vorrebbe essere lì. "L’opera è una persona che viene pugnalata alle spalle e anziché morire canta. L’opera rende le emozioni libere.": può essere un invito, per la vita, a reinventarsi, se si viene pugnalati alle spalle e non solo. La trama non è essenziale perchè si amano i personaggi, le situazioni, l'atmosfera, i luoghi. L'esecuzione del famoso quartetto del Rigoletto di Verdi, sulla quale si focalizza l'attesa dello spettatore, si risolve con la prospettiva di un legame ritrovato e con l'applauso del pubblico. Poi è "Bella figlia dell'amore...", ma sui titoli di coda. Finale perfetto. Grandissimo film.
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jayan
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giovedì 7 febbraio 2013
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un tocco di classe
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Il primo film di Dustin Hoffman come regista è davvero un film ottimo, anche se non eccezionale. Ben fatto, esteticamente bello, tocca il cuore e commuove nel finale, oltre che divertire, ma di un humor inglese. La musica ci trasforma. E permette a un gruppo di vecchi musicisti e cantanti opsiti di una casa per anziani in Inghilterra, di affrontare meglio la vecchiaia, e, invece di isolarsi dal mondo e vivere ritirati aspettando che la morte li porti via, di manifestare i loro grandi talenti in uno spettacolo offerto al pubblico per rimpinguare le casse della casa e rinforzare il loro entusiasmo per la vita. E' stato giustamente definito: "Un inno alla vita". L'abilità del regista è di trasmetterci un grande messaggio sulla musica come rigeneratrice di vita senza scadere nel didascalico.
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Il primo film di Dustin Hoffman come regista è davvero un film ottimo, anche se non eccezionale. Ben fatto, esteticamente bello, tocca il cuore e commuove nel finale, oltre che divertire, ma di un humor inglese. La musica ci trasforma. E permette a un gruppo di vecchi musicisti e cantanti opsiti di una casa per anziani in Inghilterra, di affrontare meglio la vecchiaia, e, invece di isolarsi dal mondo e vivere ritirati aspettando che la morte li porti via, di manifestare i loro grandi talenti in uno spettacolo offerto al pubblico per rimpinguare le casse della casa e rinforzare il loro entusiasmo per la vita. E' stato giustamente definito: "Un inno alla vita". L'abilità del regista è di trasmetterci un grande messaggio sulla musica come rigeneratrice di vita senza scadere nel didascalico. Bravo Dustin Hoffman!
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angelo umana
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lunedì 4 febbraio 2013
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massime
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Siamo tra anziani, dopo "Amour" e "E se vivessimo tutti insieme?", vediamo vecchie glorie della musica nella splendida mansion denominata Beecham House (House for retired musiciens), immersa nell'altrettanto splendida campagna inglese: un altro modo per trascorrerre la terza e quarta età, in versione da ricchi ancora innamorati dei loro passati successi, con due tra loro che devono riaprire la vecchia ferita di essere stati sposati per 9 ore nel passato, Reggie e Jean, quella che non aveva meno di 12 chiamate alla ribalta. Fanno pure scuola a giovani allievi più inclini al rap, fanno loro conoscere l'opera, una volta roba da persone ordinarie che vi si recavano portandosi il cibo da consumare in teatro, poi i ricchi se ne appropriarono svuotandola.
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Siamo tra anziani, dopo "Amour" e "E se vivessimo tutti insieme?", vediamo vecchie glorie della musica nella splendida mansion denominata Beecham House (House for retired musiciens), immersa nell'altrettanto splendida campagna inglese: un altro modo per trascorrerre la terza e quarta età, in versione da ricchi ancora innamorati dei loro passati successi, con due tra loro che devono riaprire la vecchia ferita di essere stati sposati per 9 ore nel passato, Reggie e Jean, quella che non aveva meno di 12 chiamate alla ribalta. Fanno pure scuola a giovani allievi più inclini al rap, fanno loro conoscere l'opera, una volta roba da persone ordinarie che vi si recavano portandosi il cibo da consumare in teatro, poi i ricchi se ne appropriarono svuotandola.
L'aria è soffusa dal ricordo dei passati successi e delle passate ambizioni, si accendono schermaglie tra prime donne di un tempo; i passati applausi devono essere ragione di grandi nostalgie (qualcuno sente di esser passato "da cantante d'opera a vecchio rinco"). Tutti però trovano nuove energie in questo "collegio" di glorie, la giovane e piacente direttrice ritiene che sia un contagioso amore per la vita. In effetti lo è, un modo lieve di affrontare la vecchiaia, facendo cose che si sanno fare. L'atmosfera è gradevole e misurata, come si conviene ad anziani agiati e tranquilli, ancora capaci di qualche scintilla. Un film dignitoso ma modesto, le emozioni non sono mai forti, né d'altra parte potrebbero esserlo a questa età. Sarà anche perciò che questa prima regia di Dustin Hoffmann risulta quasi inconsistente, un bel quadretto bucolico.
Gli anziani spesso impartiscono massime o frasi fatte perché vissute, interiorizzate, come l'opera che sarebbe come il canto di qualcuno che riceve una pugnalata mentre il rap è di chi parla dopo la stessa pugnalata, o che "le opere d'arte sono di una solitudine infinita e nessun critico può arrivare a sfiorarle" oppure - e lo sapevamo già - che "la vecchiaia non è roba da femminucce" (copyright di Bette Davis).
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sandro ditrento
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domenica 3 febbraio 2013
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film stupendo
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Sono andato a vederlo ieri sera, e l'ho trovato stupendo tanto da arrivare a commuovermi come non mi accadeva da anni per un film (forse anche perchè la mia, vicina a quella dei protagonisti, ha fatto sì che mi immedesimassi facilmente con loro). E' una storia molto delicata e romantica su quattro cantanti d'opera, ospiti di una casa di riposo per artisti nella campagna inglese, che pur con i problemi e gli acciacchi dell'età organizzano uno spettacolo di beneficenza e nel farlo rinverdiscono la loro antica amicizia e una storia d'amore interrottasi anni prima.
Nel film recitano una stupenda Maggie Smith nel ruolo della protagonista (una grande cantante lirica ritiratasi dalle scene quando, diventata anziana, ha sentito la sua voce perdere forza e vigore ed ha avuto paura di deludere il suo pubblico) e dei bravissimi Albert Finney, Tom Courtnay, Billy Connolly ed una stupenda Pauline Collins nei panni di Cissy, una cantante con un inizio di Alzheimer, resa in modo veramente magistrale.
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Sono andato a vederlo ieri sera, e l'ho trovato stupendo tanto da arrivare a commuovermi come non mi accadeva da anni per un film (forse anche perchè la mia, vicina a quella dei protagonisti, ha fatto sì che mi immedesimassi facilmente con loro). E' una storia molto delicata e romantica su quattro cantanti d'opera, ospiti di una casa di riposo per artisti nella campagna inglese, che pur con i problemi e gli acciacchi dell'età organizzano uno spettacolo di beneficenza e nel farlo rinverdiscono la loro antica amicizia e una storia d'amore interrottasi anni prima.
Nel film recitano una stupenda Maggie Smith nel ruolo della protagonista (una grande cantante lirica ritiratasi dalle scene quando, diventata anziana, ha sentito la sua voce perdere forza e vigore ed ha avuto paura di deludere il suo pubblico) e dei bravissimi Albert Finney, Tom Courtnay, Billy Connolly ed una stupenda Pauline Collins nei panni di Cissy, una cantante con un inizio di Alzheimer, resa in modo veramente magistrale.
Ma la vera grande protagonista del film è la musica, o meglio l'amore per questa sublime arte, che pervade tutto il film e lo rende estremamente godibile per tutti gli amanti del bel canto.
Dustin Hoffmann, che ho tanto apprezzato in passato come attore, ha mostrato di essere anche un grande regista in questa sua opera prima, che ha diretto con grande maestria.
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melania
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giovedì 31 gennaio 2013
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un film bello e malinconico
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Film bello,con una regia magistrale,ottimi attori.La trama è ovviamente malinconica e fa molto pensare ma il film ha un grande fascino per le meravigliose musiche a arie operistiche che l'accompagnano,per la raffinatezza della sua fattura,per la psicologia dei vari personaggi,teneri,malinconici,nostalgici.Assolutamente consigliabile,dal mio punto di vista.
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renato volpone
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martedì 29 gennaio 2013
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molto "british"
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Dustin Hoffman si cimenta nella regia e ci offre un film elegante, raffinato, divertente e molto "british". Il racconto ci porta in una casa di riposo per artisti dove il sentimento per la vita è così grande che gli anziani cantanti lirici convivono con giovani rapper e tentano di capire l'hip hop. È una storia di musica, di canto, di vita, ma soprattutto di amore e di amicizia. Maggie Smith dopo "Marigold hotel" ci propone ancora una volta la vecchia stizzosa, ma dal cuore tenero, cantante lirica in ritiro che arrivando al relais spezza il fragile equilibrio della casa risvegliando antichi rancori e mai sopiti amori. Pauline Collins sorprende e cattura tutti con la sua simpatia interpretando superbamente una "Cissy" che difficilmente potremo dimenticare e insegnandoci che cantare ed essere un po' svaniti fanno più bella la vita.
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Dustin Hoffman si cimenta nella regia e ci offre un film elegante, raffinato, divertente e molto "british". Il racconto ci porta in una casa di riposo per artisti dove il sentimento per la vita è così grande che gli anziani cantanti lirici convivono con giovani rapper e tentano di capire l'hip hop. È una storia di musica, di canto, di vita, ma soprattutto di amore e di amicizia. Maggie Smith dopo "Marigold hotel" ci propone ancora una volta la vecchia stizzosa, ma dal cuore tenero, cantante lirica in ritiro che arrivando al relais spezza il fragile equilibrio della casa risvegliando antichi rancori e mai sopiti amori. Pauline Collins sorprende e cattura tutti con la sua simpatia interpretando superbamente una "Cissy" che difficilmente potremo dimenticare e insegnandoci che cantare ed essere un po' svaniti fanno più bella la vita. Bill Connelly e Tom Courtenay completano il meraviglioso quartetto del "Rigoletto" e, tra battute divertentissime, qualche acciacco e tanta tenerezza ci portano attraverso i giardini della vecchiaia con quella voglia di fare e di crescere che è un grande insegnamento per chi oggi si ferma all'inizio del crinale e non osa salire perdendosi meravigliosi paesaggi. Assolutamente da vedere in lingua originale per non perdere le battute bellissime in inglese e la delicatissima recitazione di questi mostri del cinema.
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[+] una sottile malinconia...
(di francesca50)
[ - ] una sottile malinconia...
[+] molto più che sottile melanconia....
(di previsit)
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eiffel
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martedì 29 gennaio 2013
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minimo sindacale
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Ho amato molto Dustin Hoffman e sono andata a vedere il film solo perchè lui era il regista.E' chiaro che il prodotto è ben confezionato gli attori i migliori "vecchi" del cinema americano , ma la storia scontata ,piccola, senza voli ,un po' banale ,anche se riconosco una grazia del racconto indiscussa.Ho avuto l'impressione che il buon Dustin facessse un film consolatorio per sè stesso dato che i suoi anni sono più o meno quelli raccontati nel film , deve essere triste invecchiare quando la vita ti ha dato tanto come è successo a lui. troppo ottimista però ,troppo idealista ,tutto troppo bello, troppo roseo, troppo lussuoso!!i confetti finali poi ...la ciliegina sulla torta ..amara però Eiffel
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fabiofeli
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lunedì 28 gennaio 2013
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da piccolo grande uomo a piccolo grande regista.
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Quartet di Dustin Hoffman
Hoffman filma con la leggerezza e la perizia incantevole del James Ivory di Camera con vista, autore a sua volta di un Quartet con tutt’altro soggetto nel 1981. Qui la sceneggiatura è firmata da Ronald Harwood, autore della commedia omonima e l’aderenza al testo è assicurata.
Ancora una grande star hollywoodiana dietro la cinepresa, dunque, sulla scia dei Redford, Eastwood, De Niro che hanno ottenuto alterni risultati. L’ex ‘piccolo grande uomo’ a 75 anni diventa un ‘piccolo grande regista’ e dirige un vero quartetto d’Assi: un invecchiato, ma sempre intensissimo Tom Courtenay, misurato ma sempre un po’ arrabbiato, nella parte di Reggy; un simpatico filibustiere donnaiolo come Billy Connolly uno scatenato Wilf; una svampita memorabile come Pauline Collins che impersona Cissy, Alzheimer permettendo; ‘dulcis in fundo’ la grande Maggie Smith, nel ruolo di Jean Horton, che, oltre ad avere il pregio di somigliare, seppur meno bella e un po’ segaligna, a una mia sorella rendendomela più cara, alterna battute ed espressioni raffinate e lancinanti con un appropriato, incisivo ed efficace turpiloquio.
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Quartet di Dustin Hoffman
Hoffman filma con la leggerezza e la perizia incantevole del James Ivory di Camera con vista, autore a sua volta di un Quartet con tutt’altro soggetto nel 1981. Qui la sceneggiatura è firmata da Ronald Harwood, autore della commedia omonima e l’aderenza al testo è assicurata.
Ancora una grande star hollywoodiana dietro la cinepresa, dunque, sulla scia dei Redford, Eastwood, De Niro che hanno ottenuto alterni risultati. L’ex ‘piccolo grande uomo’ a 75 anni diventa un ‘piccolo grande regista’ e dirige un vero quartetto d’Assi: un invecchiato, ma sempre intensissimo Tom Courtenay, misurato ma sempre un po’ arrabbiato, nella parte di Reggy; un simpatico filibustiere donnaiolo come Billy Connolly uno scatenato Wilf; una svampita memorabile come Pauline Collins che impersona Cissy, Alzheimer permettendo; ‘dulcis in fundo’ la grande Maggie Smith, nel ruolo di Jean Horton, che, oltre ad avere il pregio di somigliare, seppur meno bella e un po’ segaligna, a una mia sorella rendendomela più cara, alterna battute ed espressioni raffinate e lancinanti con un appropriato, incisivo ed efficace turpiloquio. Hoffman si toglie perfino lo sfizio di infilare in una parte secondaria Albert Finney, indimenticato bellone in Tom Jones (ragazzi: il top del ‘63!).
La trama è presto detta. C’è una casa di riposo per artisti, Beecham House, nel verde della campagna; numerosi ospiti sono stati astri del Belcanto ed ogni anno si organizza, in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi, un concerto per ottenere i fondi necessari alla sopravvivenza dell’istituzione. L’arrivo di Jean Horton permetterebbe di riunire il famoso Quartetto Verdiano con l’effetto di ottenere più sostanziose donazioni dai danarosi ospiti dello spettacolo. Sembra facile convincere Jean, ma …
Nel film tutto è oliato e fila liscio con molti gradevoli momenti di divertimento. La storia però non induce a speculazioni molto più profonde del rimpianto del tempo e delle occasioni passate: sono commendevoli pensieri, certo, in chi ha, come me, più passato alle spalle che non futuro davanti, ma non particolarmente appetibili per un pubblico più giovane. Sfizioso l’accostamento della Sacra Lirica al dissacrante e apparentemente pedestre rap.
Un film comunque da vedere, gusti e suggestioni personali a parte.
Vallutazione *** (su 5)
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