Oltre le colline

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Un film di Cristian Mungiu. Con Cosmina Stratan, Cristina Flutur, Valeriu Andriuta, Dana Tapalaga, Catalina Harabagiu.
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Titolo originale Dupa dealuri. Drammatico, durata 155 min. - Romania 2012. - Bim Distribuzione uscita mercoledì 31 ottobre 2012. MYMONETRO Oltre le colline * * * - - valutazione media: 3,45 su 41 recensioni di critica, pubblico e dizionari.
   
   
   
fabrizio dividi lunedì 5 novembre 2012
sulle metastasi del sistema Valutazione 4 stelle su cinque
88%
No
12%

Il cinema di Mungiu colpisce per la sua potenza espressiva fatta di inquadrature lunghe e ipnotiche e da una recitazione realistica dominata da dialoghi che diventano parossistici contraddittori. Dopo l'asciutto "4 mesi, 3 settimane e 2 giorni" e il sarcastico "Racconti dell'età dell'oro" il suo ultimo lavoro premiato a Cannes come migliore sceneggiatura e migliori attrici, compie un passo verso un cinema più spiccatamente europeo, meno intriso di gusto localistico e più incline a prerogative autoriali di grande respiro. [+]

[+] semplicemente..... (di melania)
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florest sabato 6 aprile 2013
lo sguardo di voichita Valutazione 4 stelle su cinque
93%
No
7%

Ci si sente subito trapiantati in un credibile medioevo contemporaneo. Un medioevo senza colpevoli, con l'eccezione dell'ignoranza e dell'indifferenza, tenaci fili guida sia nel microcosmo del convento che nel contesto sociale esterno, quello 'normale'. Nessun colpevole ma tante vittime: quelle di una fede figlia soprattutto dell'ignoranza e della paura, le vittime dello stato (l'orfanotrofio dove avvengono abusi), le vittime delle famiglie, che abbandonano i figli nel nulla o li adottano con lo scopo di prenderli 'a servizio', le vittime di un sistema sanitario inefficiente e indifferente.

Il convento è un universo ristretto, fondato su un proprio codice, permeato in parte da ignoranza, che ha deciso di autopreservarsi attraverso la chiusura pressochè completa all'esterno ma il film non manca di ricordare quanto l'inutile e sterile estremismo del convento è solo una delle tante rappresentazioni dell'ignoranza che permeano la società. [+]

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renato volpone sabato 3 novembre 2012
oltre il nostro modo di pensare Valutazione 3 stelle su cinque
79%
No
21%

Oltrepassi le colline e ti trovi in un altro mondo, lasci dietro la città, le moderne comodità e ti ritrovi in un convento dove la vita è quella di secoli fa, niente luce elettrica, l’acqua viene raccolta dal pozzo, tanta fede e tanta superstizione. Voichita e Alina sono cresciute insieme in orfanotrofio, poi hanno scelto strade diverse, l’una all’estero a lavorare, l’altra nel convento. Alina torna per portare via con sé l’amica del cuore, un sentimento unico, forte, quasi morboso le lega, ma non ci riesce perché Voichita ormai ha donato l’anima a Dio e la sua cella è un rifugio contro i mali del mondo. Alina si ribella, si scontra con il Padre e la Madre della convivenza monastica, si fa odiare dalle altre suore, fino a diventare isterica e in preda a crisi convulsive. [+]

[+] ottimo (di melania)
[+] sono d'accordo (di fabrizio dividi)
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zoom e controzoom venerdì 9 novembre 2012
ghiaccio torbido Valutazione 4 stelle su cinque
76%
No
24%

I 155 minuti del film, trascorrono in un’atmosfera glaciale e come ambiente e come stato d’animo. Sacro e profano si fondano in un torbido che si annuncia già all’inizio, ma che rimane  secondario e lieve rispetto alla più profonda tematica sulla quale si regge il film.
La fede come alternativa possibile ad una vita senza calore umano, è sottoposto qui a tutte le pieghe amare delle bassezze umane di chi frustrato, deluso, abbandonato dalla civiltà contemporanea come modalità di confronti autocritici, crede nella sofferenza come resurrezione e credito per il futuro nel bene. Non c’è nulla nella scenografia che dia un barlume di speranza, in un cambiamento dell’esistenza del momento: non un colore vivace, ne un’espressione sorridente nei volti, ne una frase allegra nel copione, o un gesto o un avvenimento. [+]

[+] una coltre di neve (di good man)
[+] i dubbi delle adepte??!! (di luanaa)
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luanaa martedì 29 gennaio 2013
la religione come negazione della vita Valutazione 3 stelle su cinque
100%
No
0%

La visione di questo film ha richiamato alla mia mente due altri film diversissimi nei contesti e negli sviluppi ma dove ugualmente esiste una vittima sacrificale perchè in preda a un forte bisogno di un amore "terreno" investito di forti cariche spirituali e dove questo amore è fortemente ostacolato da un ambiente culturale. Le due pellicole sono "L'altra metà dell'amore" e "Le onde del destino".Nel primo nellegame tra due giovani fanciulle perderà chi ama di più e che meno ha da perdere. Nel secondo la proiezione spirituale e simbiotica su un altro essere umano si scontrerà con l'astratta ottusità religiosa organizzata in una solida comunità ortodossa.Anche in questi due film le protagoniste sono tacciate come anormali in quanto isolate e incapaci di entrare nelle regole vigenti. [+]

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pepito1948 lunedì 19 novembre 2012
le contraddizioni della realtà rumena Valutazione 4 stelle su cinque
67%
No
33%

Casupole di legno, pozzi, strade di fango, lanterne ad olio. Una comunità senza tempo, di mille o 500 anni fa, quando le emanazioni della Chiesa dettavano legge in ambito religioso come in quello civile, in cui il sacro regolamentava anche il profano, il potere era concentrato nel capogruppo, monarca assoluto che dirigeva la baracca come incontestabile intermediario tra Dio e uomini. Invece no, Mungiu ci parla di un monastero di oggi, che si erge oltre le colline di una città europea dei giorni nostri, da cui dista poche decine di km ma sembra far parte della sua storia remota. Unica irruzione di modernità una macchina rossa, che tiene i contatti con l’altro mondo per esigenze pratiche, ed un’ambulanza per i casi di ineludibile necessità. [+]

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francesco2 domenica 20 aprile 2014
un mungiu ambizioso, che però gira a vuoto Valutazione 2 stelle su cinque
100%
No
0%

Dopo "4 mesi"......., Mungiu cambia obiettivo, o forse no. C'è ancora l'amore al centro della scena, ed in fondoanche lì veniva declinato sotto varie forme (L'amicizia, il rapporto di una madre con qualcosa o qualcunoc he porti in grembo, persino quello del padre per le tradizioni). Ed alla fine le affinità non finiscono qui: anche stavolta il regista rumeno si ispira ad un fatto di cronaca.
Con una differenza, però, probabilmente non da poco: perché qui è come se puntasse a suggerire. Qual'è il vero legame tra le due giovani? Il "papà" è davvero in buona fede? E poi,  a parte l'intensità dei sentimenti di Voichita (Quale è più forte, quello per Dio o quello per l'amica?), DI COSA SOFFRE  Alina?
C'erano tutti gli elementi, allora, per un'opera intrisa di rigore spirituale  e/o religioso, che guardasse a Kieszlowski o a Bergman. [+]

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filippo catani martedì 21 gennaio 2014
una storia struggente Valutazione 4 stelle su cinque
100%
No
0%

Due ragazze vivono per lungo tempo in orfanotrofio. Al momento di uscire, una si reca in Germania a cercare lavoro mentre l'altra decide di entrare in un convento ortodosso. Di ritorno dalla Germania, la giovane decide di andare a trovare l'altra ragazza per convincerla ad andare a lavorare con lei.
Un film cupo e doloroso quello che ci regala il regista Mungiu già autore dello struggente 4 mesi 3 settimane e 2 giorni. La storia è quella di due amiche che hanno condiviso una terribile infanzia in un orfanotrofio dell'Europa dell'Est e tra le quali è nato anche un sentimento d'amore. Voichita però è ormai entrata a fare parte della rigida congregazione ortodossa e ne segue ciecamente i precetti mentre Alina non riesce a fare a meno della sua compagnia. [+]

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guidobaldo maria riccardelli giovedì 5 maggio 2016
un moderno calvario Valutazione 3 stelle su cinque
0%
No
0%

Dramma profondo su di una relazione negata, sacrificata sull'altare della cieca devozione religiosa. Pellicola lineare e diluita, ben diretta da Cristian Mungiu, che dopo il buonissimo "4 mesi, 3 settimane, 2 giorni" si ripete, prendendo sempre le mosse da un legame femminile, per arrivare ad affondare una critica al proprio paese, ancorato a logiche pericolasemente anacronistiche. Non vi è infatti un repentino e sbrigativo giudizio di valore su di un microcosmo, quello rappresentato dall'isolato convento, espressione banale di un fanatismo dopotutto poco influente in ottima sociale; interessa più che altro, al giovane cineasta romeno, mostrare come le medesime logiche, le medesime linee guida, appartengano allo stesso modo a più ambienti, giungiendo a permeare totalmente la realtà: sorprende e sconcerta, dunque, l'incompetenza volontaria del medico, soddisfatto e rassegnato a spiegazioni di comodo, convinto dell'ineluttabilità sostanziale del destino della giovane paziente. [+]

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gianleo67 sabato 30 aprile 2016
esorcismi rumeni,tra psicofarmaci ed acqua santa Valutazione 3 stelle su cinque
0%
No
0%

Tornata in Romania dopo un'esperienza lavorativa in Germania, la giovane Alina è intenzionata a ripartire portando con sè la sua ex compagna di orfanotrofio Voichita, divenuta nel frattempo novizia in un povero convento di suore. La difficile situazione vissuta dalla prima, divisa fra l'attrazione per la sua amica e le severe regole monastiche, la porteranno ad un grave esaurimento nervoso dapprima mal curato e quindi scambiato per una possessione demoniaca. Finale tragico.
Già al centro delle attenzioni del regista rumeno con l'acclamato '4 mesi, 3 settimane, 2 giorni' (Palma d'oro al 60º Festival di Cannes), la condizione femminile in una Romania divisa fra tradizioni arcaiche e modernità viene nuovamente affrontata in questo dramma sociale che prende spunto da un fatto di cronaca realmente accaduto ed in cui gli elementi psicologici dei protagonisti sembrano ancora una volta posti quasi fuori fuoco rispetto alla mera descrizione naturalistica del contesto. [+]

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