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dandy
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domenica 7 dicembre 2025
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prevedere il futuro senza dimenticare il passato.
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Adattamento molto liberto del racconto breve omonimo di Philip H Dick,in cui Spielberg cerca un antieroe non dissimile dal Deckard di "Blade Runner" ed azzecca una visione del futuro pessimista dove puntualmente la ricerca della perfezione a tutti i costi(in questo caso di un mondo senza più crimine)è a discapito dei singoli,e cela macchinazioni nefaste da parte di singoli.Il regista sa rendere il 2054 visivamente affascinante e garantendo l'azione e il ritmo il coinvolgimento dello spettatore non viene mai meno(eccellente il colpo di scena dopo quello ovvio sull'identità della vittima di Anderton).Peccato che le tematiche più importanti (controlloo della vita e privazione del libero arbitrio,allusioni alla politica estera americana,manipolazione dell'immagine)vengano lasciate sullo sfondo a favore del discorso da sempre a lui caro sull'importanza della famiglia.
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Adattamento molto liberto del racconto breve omonimo di Philip H Dick,in cui Spielberg cerca un antieroe non dissimile dal Deckard di "Blade Runner" ed azzecca una visione del futuro pessimista dove puntualmente la ricerca della perfezione a tutti i costi(in questo caso di un mondo senza più crimine)è a discapito dei singoli,e cela macchinazioni nefaste da parte di singoli.Il regista sa rendere il 2054 visivamente affascinante e garantendo l'azione e il ritmo il coinvolgimento dello spettatore non viene mai meno(eccellente il colpo di scena dopo quello ovvio sull'identità della vittima di Anderton).Peccato che le tematiche più importanti (controlloo della vita e privazione del libero arbitrio,allusioni alla politica estera americana,manipolazione dell'immagine)vengano lasciate sullo sfondo a favore del discorso da sempre a lui caro sull'importanza della famiglia.Cosa che ridimensiona un potenziale capolavoro a un discreto distiopico con sprazzi alla Mission Impossible,complice la presenza deel (bravo)Cruise.Jessica Harper è la madre di Agatha.Paul Thomas Anderson e Cameron Crowe appaiono brevemente nella sequenza in metropolitana(dietro il secondo c'è anche un'apparizione lampo di Cameron Diaz).Nel 2015 ne è stata tratta una serie televisiva.
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il marchese stucchi
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mercoledì 6 agosto 2025
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fantasociologioco riuscito
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Film ben confezionato. Inizia subito svelando le carte di un racconto fantascientifico propronendo un ipotetico futuro vagamente distopico. L'impatto ? abbastanza notevole. A quel punto lo spettatore di fronte all'ennesimo film fatto di effetti speciali e trovate avveniristiche (che ricordano Dredd) o abbandona, oppure prosegue. Ho deciso di proseguire e il racconto assume profili diversi, pi? profondi, sfiorando temi etico/sociali, tutt'altro che futuristici. Tom Hanks, ancora una volta, non sbaglia ed ? perfettamente a suo agio (la voce italiana l'ho sempre trovata molto bella e adatta). Bene anche Colin Farrell anche se il suo cambio di prospettiva avviene in modo fin troppo rapido.
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Film ben confezionato. Inizia subito svelando le carte di un racconto fantascientifico propronendo un ipotetico futuro vagamente distopico. L'impatto ? abbastanza notevole. A quel punto lo spettatore di fronte all'ennesimo film fatto di effetti speciali e trovate avveniristiche (che ricordano Dredd) o abbandona, oppure prosegue. Ho deciso di proseguire e il racconto assume profili diversi, pi? profondi, sfiorando temi etico/sociali, tutt'altro che futuristici. Tom Hanks, ancora una volta, non sbaglia ed ? perfettamente a suo agio (la voce italiana l'ho sempre trovata molto bella e adatta). Bene anche Colin Farrell anche se il suo cambio di prospettiva avviene in modo fin troppo rapido. Il film, quindi, prosegue bene, nonostante qualche eccesso (es. la sostituzione degli occhi) e si risolve in un thriller con colpi di scena (non proprio inaspettati). Nota curiosa, se l'inizio ? ipertecnologico, nel finale vediamo un ritorno alla semplicit? della campagna (e alle radici pionieristiche USA).
Nel complesso, il risultato ? buono, racconto interessante.
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steffa
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mercoledì 9 aprile 2025
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fessata
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la solita fessata tutto effetti speciali, screenplay ricalcato da altri centinaia di film già visti, senza Tom Cruise non lo avrei mai finito di vedere
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great steven
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lunedì 11 aprile 2022
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viaggio nel rebus labirintico della coscienza.
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MINORITY REPORT (USA, 2002) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da TOM CRUISE, COLIN FARRELL, SAMANTHA MORTON, MAX VON SYDOW, LOIS SMITH, PETER STORMARE, TIM BLAKE NELSON, JESSICA HARPER, NEAL MCDONOUGH ● Washington D. C., 2054. La metropoli statunitense vive nel più quieto benessere da quando John Anderton (T. Cruise), capo dell’Unità di Intervento Pre-crimine, ricorre a tre mutanti chiaroveggenti (precogs) capaci di prevedere l’intenzione degli esseri umani di uccidere prima ancora che il delitto venga commesso. Il loro potere è stato ampiamente sfruttato in un enorme macchinario di straordinaria potenza, contenente le schede identificative di tutti i “futuri assassini” colti in flagranza di reato e perciò arrestati e sottoposti a un severo regime carcerario.
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MINORITY REPORT (USA, 2002) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da TOM CRUISE, COLIN FARRELL, SAMANTHA MORTON, MAX VON SYDOW, LOIS SMITH, PETER STORMARE, TIM BLAKE NELSON, JESSICA HARPER, NEAL MCDONOUGH ● Washington D. C., 2054. La metropoli statunitense vive nel più quieto benessere da quando John Anderton (T. Cruise), capo dell’Unità di Intervento Pre-crimine, ricorre a tre mutanti chiaroveggenti (precogs) capaci di prevedere l’intenzione degli esseri umani di uccidere prima ancora che il delitto venga commesso. Il loro potere è stato ampiamente sfruttato in un enorme macchinario di straordinaria potenza, contenente le schede identificative di tutti i “futuri assassini” colti in flagranza di reato e perciò arrestati e sottoposti a un severo regime carcerario. La voce che il sistema non possa assolutamente fallire sembra ormai diventata una certezza, tanto che lo stesso sta per essere esteso all’intero paese, ma il Dipartimento di Giustizia, nei panni del tenace Danny Witwer (C. Farrell), apre un’inchiesta per scoprire se la tecnica possa realmente scongiurare ogni possibilità di errore. Sicuro del fatto suo, ma coinvolto in un complotto, Anderton viene a sapere che fra 36 ore sarà lui stesso a commettere un omicidio e che, peggio ancora, un misterioso “rapporto di minoranza” mina l’infallibilità del sistema. Quando perfino il suo datore di lavoro gli si oppone, John deve giocare tutte le carte a sua disposizione per salvarsi… ma cosa è più importante? Provare la propria innocenza o dimostrare che i precogs non possono sbagliare? Dopo Blade Runner e Total Recall, è almeno il quinto film dichiaratamente tratto dalla narrativa di Philip K. Dick, nonostante il suo racconto breve del 1956, intitolato anch’esso The Minority Report, fornisca solo l’incipit per lo sviluppo della sceneggiatura di Scott Frank e Jon Cohen. Nelle poche pagine del geniale scrittore, la storia sembra un’inquietante parabola totalitaria sul nostro prossimo futuro, un quadro che preconizza l’incubo distopico di orwelliana memoria dove la tecnologia assurge al ruolo di dominatore onnipresente e completamente estraneo alla volontà dell’uomo. Nel film di Spielberg, invece, l’edificante e terribile discorso originario viene smussato e riassunto, finché non lo si riduce al minimo sindacale in un paio di sequenze comunque azzeccate: la prima è la lunga conversazione con la dottoressa Iris Hineman (L. Smith), responsabile della creazione dei precogs e del software che adopera il loro potere; la seconda si verifica nel sottofinale in cui Lamar Burgess (M. Von Sydow), proprietario dell’azienda Pre-crimine e diretto superiore di John Anderton, dopo aver scoperto l’amara verità sul delitto che avrebbe visto come vittima il suo sottoposto, si suicida. Per il resto, gli elementi eversivi presenti nel racconto cedono il passo a quanto ha fruttato l’astronomico budget del film: 100 milioni di dollari che tuttavia non tradiscono la sagacia del regista premio Oscar per Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan nel saper confezionare uno spettacolo cinematografico di tutto rispetto, con 480 effetti speciali, citazioni filmiche e letterarie sparse con dovizia, numerose opposizioni binarie (libero arbitrio/predestinazione, visione/cecità, stasi/movimento) che talvolta risultano ridondanti e, infine, l’immancabile e fedelissima competenza di Janusz Kaminski, l’abituale direttore della fotografia nei film di Spielberg. Vent’anni fa dimostrò, se mai ce ne fosse stato bisogno anche allora, l’affidabilità che il buon Steven ha sempre riposto nel sistema dei generi, di cui a tutt’oggi è dipendente. Con un paio di conseguenze per quanto riguarda la qualità del suo repertorio artistico: da un lato, un certo numero di film con incassi stratosferici che potevano osare (e graffiare) di più; dall’altro, una quantità inferiore di opere veicolanti significati e messaggi di notevole profondità, ma che il pubblico medio è meno incline ad apprezzare. Qual è la positiva e quale la negativa, se così si può ragionare? Nel dubbio ricorrente della composizione in prosa che aspira ad essere composizione in versi, gli attori si adeguano e se la cavano (Cruise più bravo del solito, Morton impeccabile nella sua diafanità, Farrell ben avviato su una carriera promettente).
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great steven
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lunedì 11 aprile 2022
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viaggio nel rebus labirintico della coscienza.
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MINORITY REPORT (USA, 2002) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da TOM CRUISE, COLIN FARRELL, SAMANTHA MORTON, MAX VON SYDOW, LOIS SMITH, PETER STORMARE, TIM BLAKE NELSON, JESSICA HARPER, NEAL MCDONOUGH ● Washington D. C., 2054. La metropoli statunitense vive nel più quieto benessere da quando John Anderton (T. Cruise), capo dell’Unità di Intervento Pre-crimine, ricorre a tre mutanti chiaroveggenti (precogs) capaci di prevedere l’intenzione degli esseri umani di uccidere prima ancora che il delitto venga commesso. Il loro potere è stato ampiamente sfruttato in un enorme macchinario di straordinaria potenza, contenente le schede identificative di tutti i “futuri assassini” colti in flagranza di reato e perciò arrestati e sottoposti a un severo regime carcerario.
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MINORITY REPORT (USA, 2002) diretto da STEVEN SPIELBERG. Interpretato da TOM CRUISE, COLIN FARRELL, SAMANTHA MORTON, MAX VON SYDOW, LOIS SMITH, PETER STORMARE, TIM BLAKE NELSON, JESSICA HARPER, NEAL MCDONOUGH ● Washington D. C., 2054. La metropoli statunitense vive nel più quieto benessere da quando John Anderton (T. Cruise), capo dell’Unità di Intervento Pre-crimine, ricorre a tre mutanti chiaroveggenti (precogs) capaci di prevedere l’intenzione degli esseri umani di uccidere prima ancora che il delitto venga commesso. Il loro potere è stato ampiamente sfruttato in un enorme macchinario di straordinaria potenza, contenente le schede identificative di tutti i “futuri assassini” colti in flagranza di reato e perciò arrestati e sottoposti a un severo regime carcerario. La voce che il sistema non possa assolutamente fallire sembra ormai diventata una certezza, tanto che lo stesso sta per essere esteso all’intero paese, ma il Dipartimento di Giustizia, nei panni del tenace Danny Witwer (C. Farrell), apre un’inchiesta per scoprire se la tecnica possa realmente scongiurare ogni possibilità di errore. Sicuro del fatto suo, ma coinvolto in un complotto, Anderton viene a sapere che fra 36 ore sarà lui stesso a commettere un omicidio e che, peggio ancora, un misterioso “rapporto di minoranza” mina l’infallibilità del sistema. Quando perfino il suo datore di lavoro gli si oppone, John deve giocare tutte le carte a sua disposizione per salvarsi… ma cosa è più importante? Provare la propria innocenza o dimostrare che i precogs non possono sbagliare? Dopo Blade Runner e Total Recall, è almeno il quinto film dichiaratamente tratto dalla narrativa di Philip K. Dick, nonostante il suo racconto breve del 1956, intitolato anch’esso The Minority Report, fornisca solo l’incipit per lo sviluppo della sceneggiatura di Scott Frank e Jon Cohen. Nelle poche pagine del geniale scrittore, la storia sembra un’inquietante parabola totalitaria sul nostro prossimo futuro, un quadro che preconizza l’incubo distopico di orwelliana memoria dove la tecnologia assurge al ruolo di dominatore onnipresente e completamente estraneo alla volontà dell’uomo. Nel film di Spielberg, invece, l’edificante e terribile discorso originario viene smussato e riassunto, finché non lo si riduce al minimo sindacale in un paio di sequenze comunque azzeccate: la prima è la lunga conversazione con la dottoressa Iris Hineman (L. Smith), responsabile della creazione dei precogs e del software che adopera il loro potere; la seconda si verifica nel sottofinale in cui Lamar Burgess (M. Von Sydow), proprietario dell’azienda Pre-crimine e diretto superiore di John Anderton, dopo aver scoperto l’amara verità sul delitto che avrebbe visto come vittima il suo sottoposto, si suicida. Per il resto, gli elementi eversivi presenti nel racconto cedono il passo a quanto ha fruttato l’astronomico budget del film: 100 milioni di dollari che tuttavia non tradiscono la sagacia del regista premio Oscar per Schindler’s List e Salvate il soldato Ryan nel saper confezionare uno spettacolo cinematografico di tutto rispetto, con 480 effetti speciali, citazioni filmiche e letterarie sparse con dovizia, numerose opposizioni binarie (libero arbitrio/predestinazione, visione/cecità, stasi/movimento) che talvolta risultano ridondanti e, infine, l’immancabile e fedelissima competenza di Janusz Kaminski, l’abituale direttore della fotografia nei film di Spielberg. Vent’anni fa dimostrò, se mai ce ne fosse stato bisogno anche allora, l’affidabilità che il buon Steven ha sempre riposto nel sistema dei generi, di cui a tutt’oggi è dipendente. Con un paio di conseguenze per quanto riguarda la qualità del suo repertorio artistico: da un lato, un certo numero di film con incassi stratosferici che potevano osare (e graffiare) di più; dall’altro, una quantità inferiore di opere veicolanti significati e messaggi di notevole profondità, ma che il pubblico medio è meno incline ad apprezzare. Qual è la positiva e quale la negativa, se così si può ragionare? Nel dubbio ricorrente della composizione in prosa che aspira ad essere composizione in versi, gli attori si adeguano e se la cavano (Cruise più bravo del solito, Morton impeccabile nella sua diafanità, Farrell ben avviato su una carriera promettente).
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carloalberto
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martedì 10 agosto 2021
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action movie di fantascienza e basta
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Ottimo film di fantascienza del miglior regista intrattenitore di Hollywood, con discreti effetti speciali e divertenti adrenaliniche scene di azione venate di umorismo, complicato da una cervellotica quanto illogica e sconclusionata problematicità a sfondo etico esistenziale ad effetto per gli amanti dei paradossi temporali dei viaggi nel futuro che si pongono anche questioni profonde e si interrogano, tra una scazzottata e l’altra, sul significato della vita. Cast notevole impreziosito dal grande Max von Sydow, che ne ha fatta di strada, e tutta in discesa, per arrivare da Il settimo sigillo fino a qui.
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iltrequartista
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mercoledì 24 maggio 2017
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il delitto non ha futuro
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Buon film americano pieno di azione e di una non trascurabile originalità.
QuestI "precog" Sdraiati In Acqua che salvano vite umane,fanno tenerezza e regalano un Profondo senso di umanita'.
Tutto l'apparato fantascientifico che gli gira intorno è un valore aggiunto e quando scorrono le immagini di delitti futuri ,si avverte la sensazione del cinema di qualità.
Il "giallo" di fondo fa in modo che non si perda interesse per gli avvenimenti a seguire.
Purtroppo altre cose funzionano molto meno soprattutto quando il nostro john comincia a scappare con modalità di fuga in puro stile americano,ovvero con tanta spettacolarità e poca credibilità.
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Buon film americano pieno di azione e di una non trascurabile originalità.
QuestI "precog" Sdraiati In Acqua che salvano vite umane,fanno tenerezza e regalano un Profondo senso di umanita'.
Tutto l'apparato fantascientifico che gli gira intorno è un valore aggiunto e quando scorrono le immagini di delitti futuri ,si avverte la sensazione del cinema di qualità.
Il "giallo" di fondo fa in modo che non si perda interesse per gli avvenimenti a seguire.
Purtroppo altre cose funzionano molto meno soprattutto quando il nostro john comincia a scappare con modalità di fuga in puro stile americano,ovvero con tanta spettacolarità e poca credibilità.
L'atmosfera invece è di livello piuttosto alto al pari delle ambientazioni.
OttimA pellicola di intrattenimento che sarebbe potuta diventare un capolavoro con una sceneggiatura più curata nei dettagli che contano,dialoghi compresi.
Davvero bravo Tom Cruise in un ruolo che gli calza a pennello.
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elgatoloco
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sabato 3 settembre 2016
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comunque altro da phil k.dick
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Se in"MInority Report"di PHil Dick c'è comunque un forte afflato disforico, negativo, che in ogni caso caratterizza tutta la sua opera, in Spielberg, meglio nella trasposizione filmica che ha operato, prevale(molto"gringo", in questo, Spielberg)una sorta di"struggle for the life", di potente instinto di sopravvivenza, esemplificato nella necessità del personaggio-protagonista(un Cruise più che mai"attivo")di lottare contro quello che sembra il destino avverso preconizzatogli dai e dalle precog., gli e le anticipatori(trici)che ante-vedono il futuro-un'ipotesi sì distopica, quella dickiana, ma ormai non così tanto"fantascientifica", in quanto le neuroscienze, certo non ancora arrivate a questo punto, possono senz'altro arrivare a questo punto tra qualche anno, tra una decina d'anni, per dire, dato che lo sviluppo-potenziamento dellle facoltà cerebrali nasce dal loro attento studio, arrivato, già ora, a un livello impensabile anche solo a fine anni Ottanta o poco prima della fine degli anni Novanta.
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Se in"MInority Report"di PHil Dick c'è comunque un forte afflato disforico, negativo, che in ogni caso caratterizza tutta la sua opera, in Spielberg, meglio nella trasposizione filmica che ha operato, prevale(molto"gringo", in questo, Spielberg)una sorta di"struggle for the life", di potente instinto di sopravvivenza, esemplificato nella necessità del personaggio-protagonista(un Cruise più che mai"attivo")di lottare contro quello che sembra il destino avverso preconizzatogli dai e dalle precog., gli e le anticipatori(trici)che ante-vedono il futuro-un'ipotesi sì distopica, quella dickiana, ma ormai non così tanto"fantascientifica", in quanto le neuroscienze, certo non ancora arrivate a questo punto, possono senz'altro arrivare a questo punto tra qualche anno, tra una decina d'anni, per dire, dato che lo sviluppo-potenziamento dellle facoltà cerebrali nasce dal loro attento studio, arrivato, già ora, a un livello impensabile anche solo a fine anni Ottanta o poco prima della fine degli anni Novanta. Rimane il senso distopico di una società totalitaria che blocca e anzi punisce i crimini"previsti", prima che essi effettivamente vengano messi in opera, ma è molto più forte la lotta di una persona sola(Cruise, appunto, che nel 2002 era già di per sé un emblema)contro tale realtà sociale e statuale oppressiva e punitiva quasi senza ragione, un tema tipico del cinema, nord-americano ma non solo, appunto. PIù in generale, in questo film, dove Spielberg, molto più che nel resto della sua produzione, fa uso dell'armamentario tecnologico di "trucchi"(il lemma è improprio, in realtà, lo uso solo per maggiore comprensibilità del concetto) filmici, dove il regista-autore decisamente ricorre a molte scene"'d'azione", si vede come il cinema, proprio per la necessità di "mostrare"quanto in letteratura viene detto(o, altrimenti, accennato, per vai di allusione e simili)sia comunque totalmente diverso da essa, sia ancora una volta quel medium im-mediato, ossia privo di mediazioni, dove invece la scrittura, ricorrendo a figure retoriche, "media"fatalmente; non che il cinema non abbia figure retoriche, per es.la metafora, ma esse sono molto più"dirette"di quanto non lo siano in letteratura. Vedere l'irruzione di militari armati di tutto punto e disposti(o costretti, in prima istanza e spesso anche dopo, importa poco)o leggere una pagina che ne racconta l'irruzione è ovviamente altra cosa; Spielberg lo sa bene e fa del cinema non calligrafico, anche a rischio di andare"oltre"Dick, con uno slittamento di senso dell'opera. In questo quadro, da Cruise a Max von Sydov, tutti gli/tutte le interpreti del film sono pienamente sintonici/sintoniche con il"disegno"dell'autore Spielberg. El Gato
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aristoteles
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domenica 22 maggio 2016
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la precrimine
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A tratti ci si impantana nella sceneggiatura e spuntano tanti interrogativi sulla correttezza della trama.
Spesso capita in queste opere futuristiche che in realtà puntano sulla parte action e sugli effetti speciali nascondendosi dietro l'apparenza di una complessità pari al gioco del tris.
Premonizioni ingannevoli o verità assolute??
In realtà la domanda più inquietante che sono posto è come abbia fatto il buon Tom,inseguito da poliziotti di alto spessore,a salvarsi da macchinari che producevano autovetture, per ritrovarsi magicamente alla guida di una di esse con tanto di benzina per darsi alla fuga.
Misteri del futuro.
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A tratti ci si impantana nella sceneggiatura e spuntano tanti interrogativi sulla correttezza della trama.
Spesso capita in queste opere futuristiche che in realtà puntano sulla parte action e sugli effetti speciali nascondendosi dietro l'apparenza di una complessità pari al gioco del tris.
Premonizioni ingannevoli o verità assolute??
In realtà la domanda più inquietante che sono posto è come abbia fatto il buon Tom,inseguito da poliziotti di alto spessore,a salvarsi da macchinari che producevano autovetture, per ritrovarsi magicamente alla guida di una di esse con tanto di benzina per darsi alla fuga.
Misteri del futuro.
Complessivamente il prodotto funziona,sopratutto grazie al cast,una veste grafica intrigante ed al "giallo" di fondo.
Buona Americanata.
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filippo catani
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sabato 28 marzo 2015
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se c'è un errore allora è umano
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Washinghton 2054. Dopo un esperimento durato alcuni anni nella capitale, i cittadini americani sono chiamati ad esprimersi con un referendum sull'istituto della precrimine. Attraverso le previsioni di tre precog, gli agenti di questa polizia speciale sono in grado di prevenire i crimini prima ancora che essi vengano commessi.
Philip Dick ha regalato al mondo delle splendide pagine di fantascienza e Spielberg in questo film lo esalta al meglio. Oltre naturalmente agli effetti speciali e all'azione che ci si aspetta in questo genere di pellicola, sono gli interrogativi etici e morali sollevati che destano interesse nello spettatore. Soprattutto per quanto riguarda il libero arbitrio in quanto se è vero che un essere umano può pensare ed arrivare addirittura a progettare un atto criminale è vero anche che finchè non lo commette ha la possibilità di recedere dai propri propositi.
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Washinghton 2054. Dopo un esperimento durato alcuni anni nella capitale, i cittadini americani sono chiamati ad esprimersi con un referendum sull'istituto della precrimine. Attraverso le previsioni di tre precog, gli agenti di questa polizia speciale sono in grado di prevenire i crimini prima ancora che essi vengano commessi.
Philip Dick ha regalato al mondo delle splendide pagine di fantascienza e Spielberg in questo film lo esalta al meglio. Oltre naturalmente agli effetti speciali e all'azione che ci si aspetta in questo genere di pellicola, sono gli interrogativi etici e morali sollevati che destano interesse nello spettatore. Soprattutto per quanto riguarda il libero arbitrio in quanto se è vero che un essere umano può pensare ed arrivare addirittura a progettare un atto criminale è vero anche che finchè non lo commette ha la possibilità di recedere dai propri propositi. Senza contare che ovviamente un sistema completamente tecnologizzato è disumanizzante ma soprattutto entra sempre in gioco l'avidità umana con il grande buisness che un sistema del genere potrebbe creare nascondendosi dietro la facciata della sicurezza dei cittadini. Bene il cast con Tom Cruise assolutamente a suo agio in ruoli del genere così come Sydow mentre appare un pochino fuori posto Farrell.
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