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totybottalla
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martedì 28 novembre 2017
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boldi apprezzabile in un film vero!
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Il film racconta la storia di un attore comico che, decaduto, torna tra i riflettori con un film serio in gara al cinema di Venezia...Beh! per una volta un Massimo Boldi convincente diretto magistralmente da Pupi Avati che mischia realtà e fantasia attraverso una sceneggiatura dai risvolti grotteschi e un pò troppo marcati, un film che però si esprime senza ipocrisia riflettendo la messa in scena della vita che qui mostra un finale mica tanto a sorpresa come di chi, cinico, non dimentica un torto subito e si vendica due volte facendoti prima credere d'aver vinto e poi vedere la delusione nei tuoi occhi, forse quello che accadde a Walter Chiari proprio al cinema di Venezia nel 1986, un lavoro apprezzabile! Saluti.
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Il film racconta la storia di un attore comico che, decaduto, torna tra i riflettori con un film serio in gara al cinema di Venezia...Beh! per una volta un Massimo Boldi convincente diretto magistralmente da Pupi Avati che mischia realtà e fantasia attraverso una sceneggiatura dai risvolti grotteschi e un pò troppo marcati, un film che però si esprime senza ipocrisia riflettendo la messa in scena della vita che qui mostra un finale mica tanto a sorpresa come di chi, cinico, non dimentica un torto subito e si vendica due volte facendoti prima credere d'aver vinto e poi vedere la delusione nei tuoi occhi, forse quello che accadde a Walter Chiari proprio al cinema di Venezia nel 1986, un lavoro apprezzabile! Saluti.
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jonnylogan
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sabato 11 luglio 2020
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la vita effimera delle star
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Nei primi anni ‘80 Franco Melis è un comico di successo che non ha mai pensato al domani se non come a una giornata successiva all’oggi. Dieci anni dopo il suo successo se n’è andato esattamente come la fama, il denaro e la sua famiglia. Inaspettatamente però un film drammatico di un regista esordiente, per il quale Franco ha fatto da protagonista, viene selezionato per la cinquantaduesima mostra del cinema di Venezia e per lui s’inizia a parlare di un’interpretazione degna della coppa Volpi.
C’è molto, anzi tanto Franco Melis nella figura di Massimo Boldi, prestato per una volta al cinema drammatico in una catarsi che lo issa a protagonista di una pellicola dedicata a un mondo effimero che i fratelli Avati conoscono bene.
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Nei primi anni ‘80 Franco Melis è un comico di successo che non ha mai pensato al domani se non come a una giornata successiva all’oggi. Dieci anni dopo il suo successo se n’è andato esattamente come la fama, il denaro e la sua famiglia. Inaspettatamente però un film drammatico di un regista esordiente, per il quale Franco ha fatto da protagonista, viene selezionato per la cinquantaduesima mostra del cinema di Venezia e per lui s’inizia a parlare di un’interpretazione degna della coppa Volpi.
C’è molto, anzi tanto Franco Melis nella figura di Massimo Boldi, prestato per una volta al cinema drammatico in una catarsi che lo issa a protagonista di una pellicola dedicata a un mondo effimero che i fratelli Avati conoscono bene. Il Melis tratteggiato da Boldi è vittima di una comicità che per alcuni istanti s’intravede e che si rifà fin troppo chiaramente alla sua, dall’altro lato, rispetto a Boldi, Melis ha avuto tutto dalla carriera ovvero molta fama, denaro, la trascuratezza per gli affetti e i classici capricci delle star. Difficile tifare per lui, perché Melis non è di certo un personaggio positivo al quale ispirarsi, sempre pronto, esattamente come chi lo snobba, a girare le spalle a chiunque, in lui però si possono comunque intravedere la caduta e la risalita dopo un periodo segnato da gravi problemi personali sfociati nell’abuso di stupefacenti. Una risalita favorita dagli strani meccanismi che offre il cinema dei festival il quale per una volta gli consentirà curiosamente di ambire al titolo di miglior attore protagonista di una pellicola drammatica e d’autore.
Come spesso capita Avati completa la pellicola con dettagli che fra le sue mani diventano imprescindibili come una fotografia quasi sempre declinata in chiaro scuro. Musiche, firmate da Pino Donaggio, capaci di sottolineare ogni momento del film e comprimari altrettanto essenziali come Gianni Cavina, nel ruolo di un agente tuttofare e amico del protagonista, di Isabelle Pasco, in quello della nuova fidanzata di Melis e da mostrare a uso e consumo della stampa, e di Margaret Mazzantini nella parte dell’ex moglie Carla dalla quale Franco vorrebbe tornare. A pellicola ultimata il solo difetto che vi si può trovare è, da parte di Avati, l’aver scelto di fare, a distanza di poco più di dieci anni, una sorta di seguito ideale o di una copia di Regalo di Natale. Un seguito ben lontano dal mondo delle carte, ma altrettanto legato a quello delle finte amicizie e di un passato pronto a ritornare a bussare alla porta del protagonista.
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