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spettatore
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domenica 6 maggio 2007
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tutti possono avere opinioni
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Poco fa ho rivisto Leon su R4 per la seconda volta. La prima è stata nel 1995: mi piacque allora e mi è piaciuto adesso. Ho cercato la recensione del film per curiosità, per vedere cosa ne pensassero gli altri. E mi sono imbattuto nella critica di Farinotti. Bhe definirla in controtendenza è un po' eufemistico: "...tra non più di qualche lustro sarà un patetico vecchio e sfibrato ex film."
Il fatto che non sia piaciuto a lui non significa che il film sia orribile. Da molti viene indicato come il miglior film di Besson (non conosco tutti i suoi film e quindi non mi sbilancio). Sicuramente lo ricorderanno in molti, per la storia decisamente originale ed i personaggi molto intensi.
Dubito che tra qulche lustro il Farinotti sarà ricordato per le sue recensioni e critiche.
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germinal
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domenica 8 aprile 2007
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un rambo saggio
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Curiosa simbiosi di cinema europeo, di noir e polar, con uno straordinario Jean Reno nei panni di un killer samurai, rispettoso della natura (parteggia per i maiali, "a volte meglio degli esseri umani" e coltiva piante orientali), un Rambo senza crisi isteriche e sotteso di romanticismo.
C'è un senso della tensione spasmodico, magistrale, raro.
La violenza è messa in immagini con un tocco virtuosistico: senza dubbio il miglior film di Besson, anche se abbiamo l'incognita Nikita, sorella di Leon ...
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giovy
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mercoledì 21 febbraio 2007
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ambiguo
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Un film ambiguo, che lascia spazio a un'improbabile e molto ambigua storia tra una ragazzina e un killer. Propone contenuti fuori dal mondo e illogici. Per me è un film da evitare.
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(di anonimo)
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(di vary82)
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frizzina
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sabato 6 gennaio 2007
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l'innocenza corrotta
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Che dire se non che è un film che colpisce.
Colpisce per la storia: crudele, arida, raccontata senza mezzi termini, al limite del surreale, ma molto più vicina alla quotidianeità di quanto non sembri.
Colpisce per il ritmo: lento, sfiancante, che sembra non smuoversi mai, che però in un attimo cambia, passando dalla stasi all'azione.
Ma soprattutto colpisce per i personaggi. Tutti caratterizzati, tutti volti a rappresentare qualcosa.
Una famiglia squilibrata in una NY decadente, madre assente, padre violento, sorella preoccupata solo di dimagrire, una bambina appena adolescente, che vive la sua crisi adolescenziale in un simile contesto, frgandosene di tutto e tutti. La famiglia viene sterminata e lei unica tra tutti scampa al masssacro.
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Che dire se non che è un film che colpisce.
Colpisce per la storia: crudele, arida, raccontata senza mezzi termini, al limite del surreale, ma molto più vicina alla quotidianeità di quanto non sembri.
Colpisce per il ritmo: lento, sfiancante, che sembra non smuoversi mai, che però in un attimo cambia, passando dalla stasi all'azione.
Ma soprattutto colpisce per i personaggi. Tutti caratterizzati, tutti volti a rappresentare qualcosa.
Una famiglia squilibrata in una NY decadente, madre assente, padre violento, sorella preoccupata solo di dimagrire, una bambina appena adolescente, che vive la sua crisi adolescenziale in un simile contesto, frgandosene di tutto e tutti. La famiglia viene sterminata e lei unica tra tutti scampa al masssacro. Ma non ha tempo di piangere e nemmeno voglia: non le importa molto della madre con la testa spaccata, della sorella sparata alle spalle, di sei vite spezzate in un attimo. L'unico del quale le importa davvero è il fratellino più piccolo: unico tra tutti a non avere ancora subito la corruzione di un mondo marcio alle radici e quindi unico per il quale valga la pena versare una lacrima.
Ma nemmeno per lui si può piangere più di tanto. Non c'è tempo. E la tristezza lascia ben presto posto ad un altro sentimento del tutto opposto. L'amore. Ma non un amore qualsiasi. Un amore improbo tra una bambina e un uomo adulto. Un amore rivolto ad un sicario che uccide a sangue freddo. Ma allo stesso tempo un amore puro, platonico, fatto dell'ingeniuità di una bimba che fuma di nascosto sulle scale, e della purezza di un alto bambino, ancora più infantile che calata la maschera del killer diventa un uomo solo e malinconico ghiotto di latte, che ha per unica compagnia quella di una pianta.
Ma colpisce ancora di più il finale: triste, drammatico, quello che nessuno mai vorrebbe sentirsi raccontare, ma anche l'unico possibile. Già perchè una storia iniziata nel sangue non poteva che concludersi con e in esso. La morte di Leon, la fine delle vecchie illusioni e dell'adolescenza e l'entrata nel mondo adulto; ma anche il fiorire di nuove speranze che senza la morte di quelle vecchie non sarebbe stato possibile. Infondo ad ogni morte corrisponde una nascita.
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wally
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sabato 6 gennaio 2007
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commovente
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un film che ha un pò tutto cioè avv. pass.amore violen. azio. corag. ecc. ecc. un film che merita di essere visto almeno ogni 6mesi compli. a luc besson e jean reno e tutto il cast.
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malaka
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venerdì 22 dicembre 2006
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pessimo farinotti!
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Non so dall'alto di quale presunta superiorità intellettuale Farinotti osi permettersi di scrivere che Reno è un pessimo attore!
Forse perché Farinotti, a sua volta, è un pessimo critico...?
Il film è violento e brutale, ma non si osi dire che Reno non sia un grande interprete, in questo come in molti dei suoi film.
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88o
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mercoledì 18 ottobre 2006
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leone
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cristian
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domenica 15 ottobre 2006
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ma chi ha scritto la recesione..........
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Le opioni sono tali e come tali vanno rispettate, ma dire che Jean Reno è un pessimo attore la ritengo una "bestemmia" cinematografica!!!!!
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chiara
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lunedì 4 settembre 2006
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bel film
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bellissimo film! Un capolavoro!
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paola
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venerdì 25 agosto 2006
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commuovente tristissimo
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Sentimenti forti, disperazioe, disagio sociale, tenerezza.
Mi è piacuto moltissimo, Leon è un disadattato, un derelitto che non riesce a capire ciò che fa. Gli attori sono tutti bravissimi, persino Gary Oldmann, nonostante il ruolo odioso.
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