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deh
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giovedì 6 luglio 2023
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le assurdità improvvisamento, film.
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Sembra la storia da encomiabile signore che a
un bel momento dopo il suo combattimento bizzarro non
s'accorge di gente che non cantando le sue lodi e
e del tipo che entrano non pagando come
autarchici criminali o nel dire che il paradiso non esiste, anzichè riprendere
tal malcostume svolgendo le sue mansioni,
se l'è presa con chi ha bisogno di 100 lire dicendo di voler
pensare ai poveri... e di pensare ai poveri, tanto da
sentirsi dai poveri la domanda altrettanto
del tipo sei falso e sei frascicone per caso(?) Del
tipo gieppetto pinocchio figure di legno, così
da ottenere il pretesto per portare a spasso
tale grettezza da minore peccatore rispetto alla normalità comunque
dei cittadini ma discutibile tanto quanto il resto.
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Sembra la storia da encomiabile signore che a
un bel momento dopo il suo combattimento bizzarro non
s'accorge di gente che non cantando le sue lodi e
e del tipo che entrano non pagando come
autarchici criminali o nel dire che il paradiso non esiste, anzichè riprendere
tal malcostume svolgendo le sue mansioni,
se l'è presa con chi ha bisogno di 100 lire dicendo di voler
pensare ai poveri... e di pensare ai poveri, tanto da
sentirsi dai poveri la domanda altrettanto
del tipo sei falso e sei frascicone per caso(?) Del
tipo gieppetto pinocchio figure di legno, così
da ottenere il pretesto per portare a spasso
tale grettezza da minore peccatore rispetto alla normalità comunque
dei cittadini ma discutibile tanto quanto il resto. Con scene di divertiento
e riflessione per cui non sei mai annoiato e quel pò di spettacolo del film.
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gondebec
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mercoledì 25 agosto 2021
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specie di dessai, comunque spettacolo.
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Narrante delle simil vicende umane è straziante il film
sotto certi aspetti, perchè pare narrare la storia di
una specie di scommessa sociosimilumanitaria di quelle cui tante
persone ci si sono ritrovati, in qualche caso con poche spese e molto
spirito di intraprendenza e con qualche risultato in altre
situazioni con spese assurde, volendo dimostrarsi anche
senza gambe, di essere all'altezza di un estro o altre cose,
o di proporre qualcuno all'altezza di una situazione, può capitare
che ritirino la scommessa... per una o l'altra motivazione perfino quegli
scommettitori più accaniti, e magari
quegli si ritrova senza gambe e col protagonismo a tirare quel suo
sparlare inopportuno senza più quegli interessi misteriosi, che non
solo condivideva, che gli davano quelle sue
certezze di affrontare le "difficoltà" naturali.
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Narrante delle simil vicende umane è straziante il film
sotto certi aspetti, perchè pare narrare la storia di
una specie di scommessa sociosimilumanitaria di quelle cui tante
persone ci si sono ritrovati, in qualche caso con poche spese e molto
spirito di intraprendenza e con qualche risultato in altre
situazioni con spese assurde, volendo dimostrarsi anche
senza gambe, di essere all'altezza di un estro o altre cose,
o di proporre qualcuno all'altezza di una situazione, può capitare
che ritirino la scommessa... per una o l'altra motivazione perfino quegli
scommettitori più accaniti, e magari
quegli si ritrova senza gambe e col protagonismo a tirare quel suo
sparlare inopportuno senza più quegli interessi misteriosi, che non
solo condivideva, che gli davano quelle sue
certezze di affrontare le "difficoltà" naturali..., forse perchè
pensavano di andare a trovare il paradiso lontano
da casa trovando giacimento altresì di mutilazioni assurde, e altre nuove
cose sembrano prospettarsi, comunque senza quell'action e un
sacco di coseriflessive. Film che poteva esportare a
dispetto delle sembianze soltanto forse holliwood.
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domenica 4 luglio 2021
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bello
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dandy
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lunedì 14 settembre 2020
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i cambiamenti.
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Stone adatta l'autobiografia di Kovic(che co-sceneggia col regista,e appare nella parata iniziale).Dopo "Platoon",torna a parlare della "sporca guerra",ma dalla parte di chi è tornato cambiato per sempre,tanto nel fisico che nella mente,e con gli occhi aperti rispetto a ciò che prima erano certezze assolute.Il regista prende il giusto tempo per descrivere minuziosamente ogni situazione,dall'infanzia del protagonista alla guerra e il successivo rientro,riabilitazione e presa di coscienza.Sa porre l'accento sugli aspetti scomodi(il ruolo della famiglia povinciale bigotta e nazionalista,le bugie del governo e il disprezzo da parte di chi,rimasto a casa,continua a crederci,le condizioni disumane della degenza)ma tende a eccedere in retorica cercando di fare del protagonista un Cristo in sedia a rotelle,che deve farsi carico dei peccati di una nazione cieca e fanatica,oltre che dei propri.
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Stone adatta l'autobiografia di Kovic(che co-sceneggia col regista,e appare nella parata iniziale).Dopo "Platoon",torna a parlare della "sporca guerra",ma dalla parte di chi è tornato cambiato per sempre,tanto nel fisico che nella mente,e con gli occhi aperti rispetto a ciò che prima erano certezze assolute.Il regista prende il giusto tempo per descrivere minuziosamente ogni situazione,dall'infanzia del protagonista alla guerra e il successivo rientro,riabilitazione e presa di coscienza.Sa porre l'accento sugli aspetti scomodi(il ruolo della famiglia povinciale bigotta e nazionalista,le bugie del governo e il disprezzo da parte di chi,rimasto a casa,continua a crederci,le condizioni disumane della degenza)ma tende a eccedere in retorica cercando di fare del protagonista un Cristo in sedia a rotelle,che deve farsi carico dei peccati di una nazione cieca e fanatica,oltre che dei propri.Molto belle le sequenze di battaglia(assai più dure di quelle in "Platoon",così come quelle della convalescenza) e la visita alla famiglia del commilitone ucciso involontariamente.Più gratuita la parentesi in Messico,con Dafoe che sembra un sosia invalido di Charles Manson.Ma passione e rabbia sono indubbie,e Cruise,reduce da "Top Gun",si cala perfettamente in un ruolo difficile e "scomodo".Oscar alla regia e al montaggio.Particine per Tom Berenger,Lili Taylor,Tom Sizemore,Michael Wincott,Alec Baldwin,Steven Baldwin e i fratelli Daniel e William.Il regista interpreta un reporter.
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diskol88
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domenica 16 giugno 2019
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personale forse tua e loro, oliver bravo comunque.
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da 5 anche più stelline questo, oliver piazza nella
scena qualche pietra filmica, quando cruis
annunciato sembra camminare con maestosità
in contro alla folla, con fierezza, poi inquadra, altresì la
carrozzina e la salutatina... surreale della sua
down situascion, a dire che non ci sarebbe voluto
niente forse a fare un film spettacolo e di holliwod.
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fabio
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martedì 28 agosto 2018
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una epopea americana
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Uno dei più riusciti di Stone. L'america del mito attraverso l'odissea personale di un adolecente recluta in vietnam poi reduce mutilato.
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giovedì 31 maggio 2018
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nato il 4 luglio
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Un film splendido,grande Interprete e grande regista.
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fourt
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domenica 30 luglio 2017
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il problema forse essere là... grido del cnma cmq
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Specie di film con le sue proprietà, soprattutto
quando si parla di date millenovecento... ecc ecc,
ecco allora nato il
4 luglio, vai sei l'unico che tiene botta nonstante le
carrozzine anche, e anche
se non sei fresco come allora; le conseguenze delle
pazzie per il vietnam descriptibus
viste però come di solito o spesso con
occhio indiscreto e tante belle altre
vicissitudini pseudo battagliere armi nonchè
pennachi che sfuggono... spesso
o sembrano alle osservazioni,
senza spettacolo classico e un
pò di action 8 mila sorprendenti
inquadrature per i soliti allocchi all'insù e che
sembrano pendere dal ghigno di chissàcchì,
per quel cinema non di grande spettacolo cmq e divertimento.
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Specie di film con le sue proprietà, soprattutto
quando si parla di date millenovecento... ecc ecc,
ecco allora nato il
4 luglio, vai sei l'unico che tiene botta nonstante le
carrozzine anche, e anche
se non sei fresco come allora; le conseguenze delle
pazzie per il vietnam descriptibus
viste però come di solito o spesso con
occhio indiscreto e tante belle altre
vicissitudini pseudo battagliere armi nonchè
pennachi che sfuggono... spesso
o sembrano alle osservazioni,
senza spettacolo classico e un
pò di action 8 mila sorprendenti
inquadrature per i soliti allocchi all'insù e che
sembrano pendere dal ghigno di chissàcchì,
per quel cinema non di grande spettacolo cmq e divertimento.
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greatsteven
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martedì 20 giugno 2017
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un'esperienza di veterano da lasciare senza fiato.
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NATO IL QUATTRO LUGLIO (USA, 1989) diretto da OLIVER STONE. Interpretato da TOM CRUISE, KYRA SEDGWICK, RAYMOND J. BARRY, CAROLINE KAVA, WILLEM DAFOE, JOSH EVANS, JERRY LEVINE, JAMIE TALISMAN, ANNE BOBBY, SAMANTHA LARKIN, TOM BERENGER, FRANK WHALEY, STEPHEN BALDWIN, TOM SIZEMORE, JOHN GETZ, DAVID WARSHOFSKY, LILI TAYLOR
Ron Kovic, uomo realmente esistito, è nato a Massapequa il 4 luglio 1946, nel giorno del centosettantesimo anniversario dalla Dichiarazione d’Indipendenza. Il film racconta quattordici anni nella sua vita: dal 1962, quando ascolta John Fitzgerald Kennedy alla televisione che invita i giovani della generazione pre-sessantottina a sacrificarsi combattendo per il proprio paese, al 1976, quando, reduce e veterano della guerra in Vietnam, si prepara a tenere un commovente discorso alla Convention Democratica davanti a tutta la nazione.
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NATO IL QUATTRO LUGLIO (USA, 1989) diretto da OLIVER STONE. Interpretato da TOM CRUISE, KYRA SEDGWICK, RAYMOND J. BARRY, CAROLINE KAVA, WILLEM DAFOE, JOSH EVANS, JERRY LEVINE, JAMIE TALISMAN, ANNE BOBBY, SAMANTHA LARKIN, TOM BERENGER, FRANK WHALEY, STEPHEN BALDWIN, TOM SIZEMORE, JOHN GETZ, DAVID WARSHOFSKY, LILI TAYLOR
Ron Kovic, uomo realmente esistito, è nato a Massapequa il 4 luglio 1946, nel giorno del centosettantesimo anniversario dalla Dichiarazione d’Indipendenza. Il film racconta quattordici anni nella sua vita: dal 1962, quando ascolta John Fitzgerald Kennedy alla televisione che invita i giovani della generazione pre-sessantottina a sacrificarsi combattendo per il proprio paese, al 1976, quando, reduce e veterano della guerra in Vietnam, si prepara a tenere un commovente discorso alla Convention Democratica davanti a tutta la nazione. In mezzo c’è tutto il suo percorso di reclutamento, abbruttimento, precipitazione, presa di coscienza, riscatto e riabilitazione: nel 1964, maggiorenne, decide di entrare nei Marines e partire per il fronte vietnamita con l’idea di sterminare il comunismo pericolante uccidendo i vietcong; nel 1967 (la trama è scandita temporalmente con una precisione quasi meticolosa) è ormai sergente dei Marines, conduce una pattuglia in esplorazione in un villaggio perso fra dune sabbiose, mare e intricata vegetazione e, durante la ritirata, ammazza per sbaglio il giovanissimo commilitone William Wilson, omicidio involontario sul quale rimuginerà, pentendosene, per tutta la vita; ritorna a casa nel 1969, paralizzato dal torace in giù per un proiettile conficcatogli nel piede, e riabbraccia i famigliari, contentissimi di rivederlo, ma in fondo anche profondamente costernati per la sua condizione di invalido. Ron rivede gli amici d’infanzia, riallaccia vecchi rapporti ormai sopiti, gioca fino a tardi a biliardo nei bar di provincia, litiga con chi consiglia di proseguire la "sporca guerra"che ha già sottratto all’America un’intera generazione di giovani coraggiosi e illusi, se la spassa con prostitute di madrelingua iberica, torna a casa a notte fonda ubriaco fradicio, si scontra con altri paralitici che al fronte hanno subito la sua stessa sorte (l’irascibile e violento Charlie), finché non comprende di aver scelto la strada sbagliata… ma, anziché tornare sui suoi passi e rinnegare semplicemente una decisione funesta, Ron sceglie di contrattaccare cambiando bandiera. E non come un qualunque voltagabbana. Si rende conto dell’inutilità di qualsiasi tipo di guerra, aborrisce il nazionalismo, denuncia gli orrori sviscerati ai danni di donne e bambini indifesi, si accorge delle enormi contraddizioni che hanno condotto gli USA nell’azione militare più spregevole ed egoista di tutta la loro Storia civile e militare. Ron Kovic si trasforma insomma in un paladino dei diritti civili, un pacifista a tutto tondo che racconta la propria esperienza di soldato in un libro autobiografico, un porta-bandiera della sofferenza umana e del diritto alla vita in una società che, nel tentativo maldestro e accanito di combattere il comunismo di matrice sovietica che vedeva riflesso in ogni anfratto dei paesi esteri, ha convinto le nuove generazioni di lottare per una giusta causa, affossandoli invece in un abisso di terrore, incomprensione, autolesionismo e impossibilità di riscossa. Il migliore film di Stone sul conflitto in Vietnam, decisamente una spanna abbondante sopra Platoon, uscito tre anni prima. Non a caso fu premiato con l’Oscar alla regia. Un’altra statuetta andò al montaggio, e si vede: sequenze dettate come una marcia militare, scandite una dopo l’altra con una connessione di idee rapida ed eloquente, il che dona alla trama una dinamicità sorprendente e le dona linfa vitale mediante i dialoghi. Ecco un ulteriore punto di forza di un documento storico che dice la verità e non nasconde le magagne burocratiche e soprattutto politiche di un sistema estremamente contradditorio, mutevole e arcigno: la sceneggiatura tende alla ripetizione utile e opportuna delle parole, la alterna ai silenzi scenici carichi di significato e poi ritorna all’invadenza del linguaggio parlato per approfondire con un’intensità molto penetrante i drammi interiori di tutti i personaggi, non solo il Ron di T. Cruise, qui alla sua prima, davvero indimenticabile prova recitativa sul grande schermo. È un’opera con tanti piccoli personaggi che trovano ognuno il proprio ideale veicolo espressivo: la signora Kovic di C. Kava, madre illuminata anche se religiosa in modo ossessivo; il padre di Ron (Barry), severo e ospitale; Donna (Sedgwick), l’amica d’infanzia di Ron e forse il suo unico e sincero amore mai confessato apertamente; Charlie (Dafoe), il paraplegico dalla parolaccia facile, dal cipiglio aggressivo e con tutti i vizi che si possono immaginare per uno costretto su sedia a rotelle; il sergente reclutatore che parla agli studenti universitari del durissimo mondo dei Marines, interpretato in una potente scena da un T. Berenger ispirato oltre ogni limite; e infine gli amici di sempre del protagonista, Timmy (Whaley) e Steve Boyer (Levine), studenti cresciuti nella mezza bambagia della generazione successiva a quella che aveva combattuto la Seconda Guerra Mondiale, pieni di opinioni sul mondo e sul combattimento armato, desiderosi e volenterosi riguardo ad un impegno militare, non persuasi fino in fondo della propria audacia e interiormente presi fra i due fuochi della pace da ricercare e della tensione internazionale necessaria. Il copione è tratto dal libro autobiografico di Kovic, che ne ha tratto l’adattamento insieme al regista. Stone trova qui la sua definitiva consacrazione, raccontando gli Stati Uniti recenti con un piglio documentaristico ma non troppo, che privilegia l’azione diretta senza però disdegnare mai l’impegnativa narrazione di dolori, guai e sofferenze, consegnando al pubblico di ogni paese (perché la chiave di lettura è universale, lo si voglia o no) un ritratto inquieto e mordente di un uomo comune che è partito con un determinato ideale e lo ha poi trovato mediante la strada del ripristinamento umano e civile, fallendo nella ricerca del successo attraverso la violenza e trionfando invece nella conquista di un ruolo fondamentale nell’accaparrarsi il pacifismo come filosofia e stile di vita. Nell’ultima parte, gli effetti speciali consentono di far apparire Cruise nelle medesime immagini del presidente Nixon, intenzionato a proseguire l’intervento militare in Asia sud-orientale malgrado le focose proteste degli hippies, i quali rivestono anch’essi una funzione importante nell’organico della storia: rappresentano, insieme ad altri caratteri minori (le prostitute con cui Kovic si diverte, gli ubriaconi macilenti dei locali notturni, gli oppositori dei comunisti che respingono i reduci indietro alle manifestazioni), la faccia più ovattata e rilassata della presa di coscienza contro l’utilizzo indiscriminato del potere a discapito delle classi sociali che più faticano a difendersi. La splendida colonna sonora firmata da John Williams accresce, anzi, completa nel modo più assoluto il tratteggio epico di questo piccolo capolavoro di genialità creativa e denuncia socio-politica.
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mariaflavia
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giovedì 12 gennaio 2017
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insospettabile capolavoro
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"Nato il 4 luglio" di Oliver Stone è un film coinvolgente ed entusiasmante, profondo ed arguto, cinico e crudo: un insospettabile capolavoro. Dopo le prime scene belliche sature di riferimenti hollywoodiani a film come "Full metal jacket" e "Salvate il soldato Ryan", "Nato il 4 luglio" smentisce di essere un film di guerra e si rivela una pellicola impegnata, sociale, a tratti così documentaristica da essere alla soglia del film storico. Nella ricostruzione storica e sociale, "Nato il 4 luglio" può a buon merito competere con "Forrest Gump" (in quanto Oliver Stone è stato abilissimo a riproporre il clima culturale e psicologico della fine degli anni '60 a degli anizi dei '70).
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"Nato il 4 luglio" di Oliver Stone è un film coinvolgente ed entusiasmante, profondo ed arguto, cinico e crudo: un insospettabile capolavoro. Dopo le prime scene belliche sature di riferimenti hollywoodiani a film come "Full metal jacket" e "Salvate il soldato Ryan", "Nato il 4 luglio" smentisce di essere un film di guerra e si rivela una pellicola impegnata, sociale, a tratti così documentaristica da essere alla soglia del film storico. Nella ricostruzione storica e sociale, "Nato il 4 luglio" può a buon merito competere con "Forrest Gump" (in quanto Oliver Stone è stato abilissimo a riproporre il clima culturale e psicologico della fine degli anni '60 a degli anizi dei '70). Una fase difficile per la storia americana, un periodo di disinganni e di ideali, di proteste e di pacifismi, di incubi e di sogni: il periodo della guerra in Vietnam. Un confitto che ha annientato un'intera generazione di giovani americani, ingenue vittime della propaganda politica che, ingannati da slogan ammalianti, hanno sacrificato la propria vita per quello che credevano un ideale, l'Amor di Patria, e che invece era solo un bieco inganno, una mera menzogna. Se è vero che nessuna guerra ha un senso, questo è ancora più vero per la guerra del Vietnam, un insensato conflitto che ha costretto Ron, il protagonista, a restare su una sedia a rotelle. Oltre al trauma per aver affrontato la guerra e al senso di colpa per aver ucciso degli innocenti, Ron deve fare i conti anche con la beffa di aver sacrificato il suo corpo e la sua gioventù per un ideale inesistente. Così, nonostante le medaglie all'onore, Ron capisce che il suo sacrificio non è stato nobilitato, ma che piuttosto è stato vanificato dall'indifferenza generale per la sua condizione. Una condizione drammatica, pietosa, nei confronti della quale l'americano medio gira la testa, distoglie lo sguardo, si disinteressa. Questo film invece costringe tutti a guardare, ad osservare attentamente la condizione dei soldati quando dismettono la divisa, quando su di loro i riflettori sono calati. Non è una condizione di gloria, no lo è mai, perchè non esistono eroi di guerra, ma solo ragazzi traumatizzati psicologicamente e frustati per aver capito che nessuna causa è sufficentemente valida, importante, nobile per perdere la salute fisica e mentale o, peggio, la vita. "Nato il 4 luglio" senza nessun moralismo nè idealismo, ci dimostra proprio questa verità che nessun libro, nessuna poesia, nessun politico vorrebbe mai rivelare per non rinnegare il gusto fabulatorio e scoraggiare l'eroismo. Ma "Nato il 4 luglio" è un film concreto, quindi non può evocare l'eroismo che è astratto. Forse però può mostrare il vero volto del moderno eroe di guerra: una larva di uomo, depresso e nevrotico,o, nella peggiore delle ipotesi, un uomo "con al posto del cuore una medaglia", come cantava Gianni Morandi. Da questo crudo, forte slancio realistico contenuto in "Nato il 4 luglio" non può che derivare un necassario, indispensabile, spontaneo inno alla pace.
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