|
|
no_data
|
domenica 19 maggio 2024
|
l'innocenza ribelle di antoine doinel
|
|
|
|
Guardare "Quattrocento Colpi" di François Truffaut è come intraprendere un viaggio nell'animo di un adolescente in tumulto, un'esperienza che ti fa rivivere il senso di ribellione e la ricerca di libertà tipici di quell'età. Il film, un capolavoro del cinema francese e un pilastro della Nouvelle Vague, cattura con una delicatezza e una sensibilità rare la vita di Antoine Doinel, interpretato dall'indimenticabile Jean-Pierre Léaud. La storia di Antoine è quella di un ragazzo di Parigi che si sente incompreso e trascurato dai genitori e dagli insegnanti. La sua ribellione non è solo una fase adolescenziale, ma una risposta alla mancanza di affetto e comprensione da parte del mondo adulto. Truffaut, con una regia attenta e una sceneggiatura che evita ogni retorica, ci invita a vedere il mondo attraverso gli occhi di Antoine, restituendoci la sua purezza, la sua frustrazione e il suo desiderio di libertà.
[+]
Guardare "Quattrocento Colpi" di François Truffaut è come intraprendere un viaggio nell'animo di un adolescente in tumulto, un'esperienza che ti fa rivivere il senso di ribellione e la ricerca di libertà tipici di quell'età. Il film, un capolavoro del cinema francese e un pilastro della Nouvelle Vague, cattura con una delicatezza e una sensibilità rare la vita di Antoine Doinel, interpretato dall'indimenticabile Jean-Pierre Léaud. La storia di Antoine è quella di un ragazzo di Parigi che si sente incompreso e trascurato dai genitori e dagli insegnanti. La sua ribellione non è solo una fase adolescenziale, ma una risposta alla mancanza di affetto e comprensione da parte del mondo adulto. Truffaut, con una regia attenta e una sceneggiatura che evita ogni retorica, ci invita a vedere il mondo attraverso gli occhi di Antoine, restituendoci la sua purezza, la sua frustrazione e il suo desiderio di libertà. Una delle cose che mi ha colpito maggiormente di "Quattrocento Colpi" è la sua autenticità. Truffaut non giudica mai il suo protagonista, né lo idealizza. Antoine è un ragazzo come tanti, con i suoi errori e le sue paure, ma anche con una straordinaria capacità di sognare. Questo approccio realistico rende il film estremamente potente e universale. La scena in cui Antoine fugge di casa e passa la notte sotto le stelle è particolarmente evocativa, una perfetta metafora del suo desiderio di sfuggire a un mondo che sente ostile. La fotografia di Henri Decaë è un altro elemento che contribuisce alla bellezza del film. Le immagini in bianco e nero di Parigi, con le sue strade affollate e i suoi quartieri popolari, creano un'atmosfera intima e poetica. La città diventa quasi un personaggio a sé, un palcoscenico per le avventure e le disavventure di Antoine. Ricordo ancora la sequenza della corsa sulla spiaggia, un momento di pura libertà che incarna perfettamente lo spirito del film. La colonna sonora di Jean Constantin aggiunge un ulteriore strato di emozione alla narrazione. Le musiche, dolci e malinconiche, accompagnano le vicende di Antoine senza mai essere invadenti, sottolineando i momenti più intensi con una delicatezza che tocca il cuore. È incredibile come ogni nota sembri perfettamente accordata alle immagini, creando un'armonia che rende il film ancora più memorabile. Jean-Pierre Léaud, al suo debutto cinematografico, offre una performance straordinaria. Il suo Antoine è autentico e vulnerabile, un personaggio che riesce a farci provare empatia e affetto. Léaud cattura perfettamente l'essenza dell'adolescenza, con tutte le sue contraddizioni e i suoi momenti di pura gioia e disperazione. La sua interpretazione è così naturale che sembra quasi di osservare un documentario sulla vita di un vero adolescente. "Quattrocento Colpi" è anche un film che parla di solitudine e alienazione. Antoine è un ragazzo che cerca disperatamente un posto nel mondo, ma si trova costantemente respinto. Le sue relazioni con i genitori e gli insegnanti sono segnate dall'incomprensione e dalla mancanza di comunicazione. Questo senso di isolamento è reso ancora più doloroso dal contrasto con i momenti di felicità fugace che Antoine riesce a trovare nelle sue avventure. Se dovessi valutare "Quattrocento Colpi" darei il massimo dei voti, questo riesce a toccare corde profonde con una sincerità e una bellezza che pochi film riescono a eguagliare. È un capolavoro che continua a essere rilevante e a ispirare generazioni di cineasti e spettatori. Alla luce di ciò, "Quattrocento Colpi" non è solo un film, ma un'esperienza emotiva che ti fa riflettere sulla natura dell'adolescenza, sulla ricerca di identità e sul bisogno universale di comprensione e amore. È un'opera che invita alla riflessione e alla contemplazione, un viaggio attraverso i sogni e le speranze di un ragazzo che vuole solo trovare il suo posto nel mondo. La storia di Antoine Doinel rimane impressa nella memoria e nel cuore, un testamento alla maestria di François Truffaut e alla potenza del cinema come forma d'arte.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a no_data »
[ - ] lascia un commento a no_data »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
carloalberto
|
mercoledì 23 dicembre 2020
|
il cinema poetico di truffaut
|
|
|
|
Truffaut, senza falsi pudori e senza patetismi,ricostruisce una parte del suo passato, forse la più difficile e riesce a farlo apparentemente senza emozioni, poiché, attraverso l’escamotage del racconto in terza persona, prende le distanze dal personaggio che interpreta sé stesso e riesce così a mettere in scena gli anni amari della sua prima adolescenza in modo lucido e disincantato.
Le disavventure del ragazzo protagonista della storia, vittima di una madre anaffettiva, severa quanto distratta, complice un patrigno superficiale e cinico che lo rinchiude in un riformatorio, non sono più quelle del giovane François Truffaut bensì quelle di Antoine Doinel, interpretato da Jean-Pierre Léau.
[+]
Truffaut, senza falsi pudori e senza patetismi,ricostruisce una parte del suo passato, forse la più difficile e riesce a farlo apparentemente senza emozioni, poiché, attraverso l’escamotage del racconto in terza persona, prende le distanze dal personaggio che interpreta sé stesso e riesce così a mettere in scena gli anni amari della sua prima adolescenza in modo lucido e disincantato.
Le disavventure del ragazzo protagonista della storia, vittima di una madre anaffettiva, severa quanto distratta, complice un patrigno superficiale e cinico che lo rinchiude in un riformatorio, non sono più quelle del giovane François Truffaut bensì quelle di Antoine Doinel, interpretato da Jean-Pierre Léau.
Implicitamente giustificata è la ribellione al mondo degli adulti, che sono assenti, quelli del suo amico del cuore come i suoi genitori, oppure ottusi persecutori, come gli insegnanti ed i funzionari di polizia. La passione per i film e finanche per lo spettacolo di burattini, cui assistono Doinel ed il suo compagno d’avventure, tra i volti stupiti ed il vociare schiamazzante di decine di bambini, rappresenta quel mondo del cinema che meraviglia emozionando e che sarà la ragione d’essere della sua vita, anche grazie all’aiuto del critico cinematografico André Bazin a cui è dedicato il film.
I sentimenti, non direttamente espressi come in un diario o nelle memorie della propria esistenza,tuttavia, affiorano naturalmente, arrivano in modo inaspettato e poetico al cuore dello spettatore, nell’ultima scena, in quella interminabile sequenza, girata da un auto, che segue la corsa senza fine del ragazzo verso il mare e la libertà.
Suggestivo il fermo immagine al termine dell’ultima sequenza, in cui il ragazzo viene incontro alla cinepresa, che immortala Antoine Doinel nell’attimo in cui specchiandosi nell’obiettivo è come se si fosse riconosciuto in François Truffaut che lo sta riprendendo.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a carloalberto »
[ - ] lascia un commento a carloalberto »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
giulio andreetta
|
venerdì 5 giugno 2020
|
capolavoro inarrivabile
|
|
|
|
Quanto ci sia della biografia di Truffaut nel racconto delle disavventure del giovane Antoine Doinel, interpretato magistralmente da un giovanissimo J.P. Leaud, non è dato saperlo con certezza. E tuttavia pare proprio di cogliere nel giovanissimo Antoine, un ragazzino appena uscito dalla fanciullezza e nella fase iniziale dell'adolescenza, molti caratteri personali, direi intimi, del regista stesso. Lo sguardo della macchina da presa non è asettico, scientifico, e nemmeno realista in senso stretto, in quanto si avverte sempre, in modo costante, una carica di empatia e di profonda partecipazione per tutte le vicissitudini di Antoine, del quale si esalta l'innocenza, (e come potrebbe essere altrimenti?).
[+]
Quanto ci sia della biografia di Truffaut nel racconto delle disavventure del giovane Antoine Doinel, interpretato magistralmente da un giovanissimo J.P. Leaud, non è dato saperlo con certezza. E tuttavia pare proprio di cogliere nel giovanissimo Antoine, un ragazzino appena uscito dalla fanciullezza e nella fase iniziale dell'adolescenza, molti caratteri personali, direi intimi, del regista stesso. Lo sguardo della macchina da presa non è asettico, scientifico, e nemmeno realista in senso stretto, in quanto si avverte sempre, in modo costante, una carica di empatia e di profonda partecipazione per tutte le vicissitudini di Antoine, del quale si esalta l'innocenza, (e come potrebbe essere altrimenti?). E tuttavia, con sguardo commosso e commovente, si descrivono i numerosi errori - dovuti all'ingenuità e all'inesperienza - che egli compie nel relazionarsi con i suoi coetanei, e soprattutto con la famiglia. Un film senza dubbio amaro, quasi un atto d'accusa, anche se non ideologico, nei confronti di una comunità che spesse volte non garantisce come dovrebbe il benessere e la protezione dei più giovani. Ma allo stesso tempo è un film della maturità, per Truffaut, il quale sembra voler espellere definitivamente da se stesso tutti i fantasmi, reali o fittizi, della propria giovinezza. Il ribaltamento di prospettiva, e la dicotomia tra regista adulto, maturo e di successo, e il suo alter-ego, impacciato e ingenuo, è una delle chiavi interpretative del film, che appare in modo sotterraneo e velato per tutta la pellicola, ma emerge con propotenza nel meraviglioso finale, liberatorio e catartico. Colonna-sonora certamente all'altezza del capolavoro, con un tema molto sognante, lirico e raffinato ad opera del compositore Jean Constantin. Attori, fotografia e dialoghi oltre i limiti dell'eccellenza.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a giulio andreetta »
[ - ] lascia un commento a giulio andreetta »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
ulisse
|
sabato 18 aprile 2020
|
il fallimento della società
|
|
|
|
Truffaut rappresenta il fallimento della società nell'educazione di un bambino che sta entrando nella fase dell'adolescenza e che si trova immerso in una immensa solitudine. Le sue piccole intemperanze giovanili, da cui il titolo ironico les 400 coupes (espressione francese dell'equivalente italiano fare il diavolo a quattro), vengono ingigantite da un sistema incapace di comprendere il ragazzo e di fargli da guida nel passaggio all'età adulta. Nel film di Truffaut, falliscono tutti. La famiglia, disunita e troppo impegnata per seguire il ragazzo, lo trascura e non lo ama, considerandolo più un impiccio che una persona cui voler bene. La scuola, con la sua ottusa rigidità, non svolge quella funzione educativa che dovrebbe avere, ma acuisce ancora di più quelli che sono i malesseri del protagonista, con delle ingiuste quanto umilianti punizioni.
[+]
Truffaut rappresenta il fallimento della società nell'educazione di un bambino che sta entrando nella fase dell'adolescenza e che si trova immerso in una immensa solitudine. Le sue piccole intemperanze giovanili, da cui il titolo ironico les 400 coupes (espressione francese dell'equivalente italiano fare il diavolo a quattro), vengono ingigantite da un sistema incapace di comprendere il ragazzo e di fargli da guida nel passaggio all'età adulta. Nel film di Truffaut, falliscono tutti. La famiglia, disunita e troppo impegnata per seguire il ragazzo, lo trascura e non lo ama, considerandolo più un impiccio che una persona cui voler bene. La scuola, con la sua ottusa rigidità, non svolge quella funzione educativa che dovrebbe avere, ma acuisce ancora di più quelli che sono i malesseri del protagonista, con delle ingiuste quanto umilianti punizioni. Alla fine, il ragazzo, non voluto da nessuno e rinnegato anche dal suo migliore amico, che era rimasto l'unico suo punto di riferimento e che era stata l'unica persona a cui aveva voluto molto bene, dovrà passare all'età adulta chiuso in un riformatorio, da dove scapperà per vedere il mare, ultimo spiraglio di libertà e spensieratezza, prima di ritornare nella buia angoscia dell'istituto di pena. Nella memorabile scena finale, dove il ragazzo, in riva al mare, si volta angosciato per l'ultima volta verso lo spettatore, prima di essere raggiunto dal sorvegliante del riformatorio, è racchiusa la scena madre del film. Quello sguardo angosciato e triste, in un'ultima speranza di libertà, è rivolto a tutti noi. Gli occhi del bambino ci interrogano uno ad uno, su quello che avremmo potuto fare per salvarlo e non abbiamo fatto, lasciando che si perdesse. Davanti quello sguardo disperato, ci siamo noi, genitori superficiali e distanti, professori troppo rigidi che non si impegnano a capire le difficoltà dei ragazzi, amici che tradiscono la fiducia, persone normali senza cuore che esigono il carcere per una bravata di un semplice ragazzo. E' il fallimento di un'intera società che Truffaut ha sapientemente e magistralmente saputo descrivere.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a ulisse »
[ - ] lascia un commento a ulisse »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
great steven
|
martedì 23 aprile 2019
|
peripezie di un giovinastro ribelle.
|
|
|
|
I QUATTROCENTO COLPI (FR, 1959) diretto da François Truffaut. Interpretato da Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier, Patrick Auffay, Georges Flamant, Jeanne Moreau, Jean-Claude Brialy, Jacques Demy, François Truffaut
Antoine Doinel è un ragazzo adolescente particolarmente inquieto e disubbidiente. Incompreso dalla madre irascibile e bigotta, che lo ha avuto da un amante, e dal patrigno a lei sposato che lo sopporta appena malgrado tenti con quel poco di pazienza solidale che ha di impartirgli l’educazione, combina guai a raffica, prende pessimi a scuola e molto spesso, invece di frequentarla, se ne va a spasso con un amichetto. Tenta anche di scappare di casa un paio di volte, ma il tentativo fallisce e, com’è prevedibile, il rapporto coi familiari peggiora in modo vertiginoso.
[+]
I QUATTROCENTO COLPI (FR, 1959) diretto da François Truffaut. Interpretato da Jean-Pierre Léaud, Albert Rémy, Claire Maurier, Patrick Auffay, Georges Flamant, Jeanne Moreau, Jean-Claude Brialy, Jacques Demy, François Truffaut
Antoine Doinel è un ragazzo adolescente particolarmente inquieto e disubbidiente. Incompreso dalla madre irascibile e bigotta, che lo ha avuto da un amante, e dal patrigno a lei sposato che lo sopporta appena malgrado tenti con quel poco di pazienza solidale che ha di impartirgli l’educazione, combina guai a raffica, prende pessimi a scuola e molto spesso, invece di frequentarla, se ne va a spasso con un amichetto. Tenta anche di scappare di casa un paio di volte, ma il tentativo fallisce e, com’è prevedibile, il rapporto coi familiari peggiora in modo vertiginoso. Un giorno, colto in flagrante mentre cerca di rubare una macchina da scrivere, finisce in riformatorio, dove vige una disciplina ancor più ferrea del clima tesissimo che Antoine respirava in famiglia. Da qui fugge, nel bel mezzo di una partita di calcetto, per realizzare il suo spasmodico desiderio di vedere il mare, mai visto prima d’allora. Eccezionale lungometraggio di debutto di F. Truffaut che, premiato a Cannes, contribuì con esso a lanciare la Nouvelle Vague francese. Primo film della serie con Antoine Doinel protagonista, la quale – caso unico nella storia del cinema – segue un personaggio dalla fanciullezza alla maturità. Non a caso, infatti, il regista aspettò che Léaud crescesse per fargli interpretare i successivi episodi. Una delle opere cinematografiche con lo sguardo maggiormente tenero e lucido sull’infanzia scapestrata, tema assai ricorrente nel repertorio di Truffaut. La Parigi in cui il ragazzino si muove rappresenta l’ambiente in cui fermentano i germi di una rivolta sempre covata e mai soddisfatta, avente come autore un vagabondo disperato e solitario che vorrebbe solo essere amato, ma non fa che andare incontro a pasticci, incidenti e delusioni per il suo odio verso le persone in generale, le sue manie di grandezza patetiche, la sua esuberanza travisata da un’inclinazione pronunciata verso la delinquenza giovanile e la pressione esercitata su sé stesso per non farsi schiacciare dal mondo degli adulti, inquadrato come un universo di esseri enormemente malvagi il cui unico scopo sembrerebbe quello di distribuire punizioni a mitragliate. Si ha anche a che fare con una capitale francese che sta risvegliandosi, ed è già quasi al termine di questo risveglio, dalla Seconda Guerra Mondiale ed è alla ricerca di una sua identità che la riporti ai passati apogei, un po’ come Antoine, il quale attraversa ambienti e luoghi che immancabilmente gli rigettano ostilità per comprimerlo in un angolo come un pugile suonato e ferito, quando egli non ha che la vivacità di un adolescente qualsiasi di esprimere le proprie emozioni e di crescere nella serenità, sebbene la sua incorreggibile monelleria gli sia solo d’intralcio. Dal canto loro, la madre (Maurier) e il patrigno (Rémy) raffigurano i pilastri di una borghesia mediocre e assai ignorante che cerca di scrollarsi da dosso le origini contadinesche per avvicinarsi al benessere degli anni ’50 che ravvivò l’economia dell’epoca, senza però i metodi razionali né la convinzione strutturale di come si passa da un ceto sociale a uno superiore evitando i disguidi (le ripercussioni) sulla prole. Loro complici nell’abbruttimento dell’infanzia, esercitato in maniera involontaria ma pur sempre con fervore deciso, sono figure impersonate nel film come il professore di letteratura, i vari capitani di polizia, il direttore dell’istituto di correzione, i vicini pettegoli e, perché no?, addirittura gli stessi compagni di scuola di Doinel, ignari di emarginarlo mentre intervengono al suo fianco con motteggi e comportamenti antisociali. Il protagonista è dunque un povero prodotto avvelenato di una collettività conciata piuttosto male che mira ad espandersi in senso positivo e va da tutt’altra parte. Cinepresa molto mobile, fotografia in Dyalscope e bianconero di Henri Decaë. Peccato solo che la traduzione del titolo dal francese perda tutto il mordente dell’originale: infatti, in francese, faire le quatre-cents coups corrisponde pressappoco al nostro "fare il diavolo a quattro", condurre dunque una vita disagiata e dissipata.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a great steven »
[ - ] lascia un commento a great steven »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
francismetal
|
domenica 22 ottobre 2017
|
finalmente l'ho visto
|
|
|
|
E' la storia di un'infanzia difficile, di un bambino che non è cattivo, è solo indisciplinato, a casa è come se i genitori non ci fossero, non c'è una vera e propria educazione.
Così il bambino si fa trascinare dai ragazzacci di strada e sono guai, sia a scuola che con la legge.
|
|
|
[+] lascia un commento a francismetal »
[ - ] lascia un commento a francismetal »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
no_data
|
sabato 29 ottobre 2016
|
indimenticabile. meraviglioso
|
|
|
|
Un film indimenticabile e sempre attuale.
|
|
|
[+] lascia un commento a no_data »
[ - ] lascia un commento a no_data »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
andrejuve
|
lunedì 28 dicembre 2015
|
scavalchiamo le barriere imposte dalla vita!
|
|
|
|
“I 400 colpi” è un film del 1959 diretto da François Truffaut. Antoine Doinel è un ragazzino di dodici anni che vive a Parigi con i suoi genitori. Antoine è un ragazzo molto vivace e irrispettoso delle regole sia all’interno dell’ambiente famigliare che in quello scolastico, dove sono frequenti i suoi atteggiamenti irriverenti nei confronti dei professori che hanno come conseguenza l’inflizione di un grande numero di punizioni. Il rapporto tra Antoine e la madre è molto particolare e controverso in quanto il ragazzo non sembra nutrire sentimenti di affetto nei suoi confronti, e la madre rimprovera continuamente Antoine assumendo un comportamento di ostilità e diffidenza.
[+]
“I 400 colpi” è un film del 1959 diretto da François Truffaut. Antoine Doinel è un ragazzino di dodici anni che vive a Parigi con i suoi genitori. Antoine è un ragazzo molto vivace e irrispettoso delle regole sia all’interno dell’ambiente famigliare che in quello scolastico, dove sono frequenti i suoi atteggiamenti irriverenti nei confronti dei professori che hanno come conseguenza l’inflizione di un grande numero di punizioni. Il rapporto tra Antoine e la madre è molto particolare e controverso in quanto il ragazzo non sembra nutrire sentimenti di affetto nei suoi confronti, e la madre rimprovera continuamente Antoine assumendo un comportamento di ostilità e diffidenza. Un giorno Antoine assieme al suo caro amico Renè decide di non recarsi a scuola e di divertirsi girovagando per la metropoli senza una meta precisa e Antoine, suo malgrado, sorprende la madre in compagnia dell’amante. Il giorno dopo Antoine ritorna a scuola ma, in mancanza di una giustificazione scritta, dichiara falsamente al suo severo professore di italiano che la madre il giorno precedente è mancata. Ma i genitori di Antoine, a causa di un suo compagno di classe, scoprono che il figlio il giorno precedente non si era presentato a scuola e si recano in classe per castigare il figlio. Antoine allora con l’aiuto di Renè vuole abbandonare la famiglia e, dopo aver scritto una lettera di addio ai genitori e dopo aver trovato rifugio in una copisteria abbandonata, per quella notte vaga confusamente all’interno della capitale parigina. Il giorno dopo la madre, preoccupata per la sorte del figlio, cerca e trova Antoine. Per una volta la madre di Antoine riesce ad esprimere un barlume di amore e di affetto nei confronti del figlio promettendogli un “premio” nel caso di raggiungimento di una valutazione positiva al successivo tema in classe. Antoine sembra più sereno e rispettoso e si appassiona alla lettura con particolare riferimento a Balzac. Quando dovrà affrontare il tema relativo a un momento triste della propria esistenza, facendo riferimento alla morte del nonno cita proprio l’autore francese e il professore invece di elogiarlo lo accusa di plagio comunicandogli che verrà sanzionato sospendendolo dalla frequenza delle attività scolastiche. Antoine assieme a Renè vuole svoltare pagina nell’ambito propria esistenza guadagnandosi da vivere da solo. Deciderà di rubare una macchina da scrivere nella società dove lavora il padre e, quando sarà scoperto, l’unica drastica soluzione da adottare nei confronti del ragazzo appare quella del riformatorio. La pellicola affronta il tema dell’infanzia e in generale della gioventù descrivendone gli aspetti caratteristici quali la spensieratezza, l’ingenuità e l’intraprendenza. Ma emerge soprattutto quel desiderio di ribellione e di volontà di cambiamento tipico di questa età. Infatti Antoine vive in una situazione di disagio interiore legato alle imposizioni e alle regole ferree imposte sia all’interno della famiglia che nell’ambiente scolastico. Questa situazione lo opprime e lo rende insofferente nei confronti di figure, come quelle del padre e della madre, che dovrebbero rappresentare dei modelli a cui ispirarsi. E’ giusto stabilire delle regole di comportamento al fine di trasmettere ai giovani un’educazione adeguata ma senza sconfinare nella semplice autorità e in una smania di “onnipotenza”, da parte degli educatori, che risulta controproducente. Antoine è inserito all’interno di questa realtà e l’unico modo per uscirne è reagendo, rigettando coloro che dovrebbero dispensare consigli ma che invece si barricano semplicemente dietro a un’impossibilità di cambiare e di migliorare un ragazzo, quando in realtà il vero problema consiste in una mancanza di volontà e di pazienza nel perseguire realmente questo obiettivo. Il comportamento di un giovane ragazzo molto spesso è frutto dell’atteggiamento dei genitori e in generale del mondo “adulto”. E’ paradossale come errori che dovrebbero essere commessi solo in tenera età vengano poi ripetuti in età più avanzata. Il regista mette in luce il fatto che il confine tra immaturità e maturità sia molto labile e difficile da definire in quanto i comportamenti “infantili” caratterizzano ogni fase dell’esistenza. In sostanza è opportuno trovare un punto di equilibrio tra la volontà di educare e la capacità di comprendere le esigenze dei giovani, i quali hanno bisogno di nutrire in ogni momento la speranza per un futuro roseo. E’ importane in particolare fornire una dimostrazione di affetto sincero e di vicinanza specialmente nei momenti di difficoltà. Ed è in questo senso che il regista riesce a sottolineare il rapporto genitori-figli, spesso molto complesso a causa di una mancanza di serenità e armonia. Antoine infatti è condizionato dal fatto che colui con il quale vive non sia il vero padre e che i primi anni della sua vita abbia dovuto affrontarli vivendo assieme alla nonna e non con la madre, la quale aveva maturato l’idea di abortire a seguito di una gravidanza non voluta. Spesso in conseguenza di tutto ciò la società affibbia delle etichette stucchevoli, sintomo della cattiveria umana, difficili da togliere e che condizionano la crescita di un adolescente, il quale viene additato e considerato “pericoloso” solamente per la sua eccessiva vivacità ed estroversione che coincide spesso con una richiesta di aiuto e di considerazione. Restringere una persona in una sorta di “carcere di sicurezza”, quale può essere un riformatorio correttivo, comporta solo effetti negativi a livello psicologico comportando una limitazione non solo dal punto di vista fisica ma soprattutto sotto il profilo psicologico. Ma il film ovviamente riesce anche a descrivere gli aspetti più emozionanti e malinconici della gioventù grazie alla figura di Antoine. Questi sono gli anni più belli della vita perché risulta più semplice essere felici, divertirsi e imparare a conoscere tutte le sfaccettature di un’esistenza che in un futuro dovrà essere affrontata con forza e speranza. Un bel film da vedere perché riesce ad emozionare e a far riflettere lo spettatore grazie ad una narrazione scorrevole che mischia la commedia alla drammaticità. Ve lo consiglio.
[-]
|
|
|
[+] lascia un commento a andrejuve »
[ - ] lascia un commento a andrejuve »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
onufrio
|
venerdì 19 giugno 2015
|
il cammino dell'adolescenza
|
|
|
|
Truffaut, in una sorta di quadro semi-autobiografico, dà voce e volto al personaggio di Antoine Donel, un ragazzino che non ha un buon rapporto con la scuola, per non parlare dei propri genitori, con un padre non suo ed una madre poco apprensiva. Antoine marina la scuola, fugge da casa e ne combina di cotte e di crude sino a quando non arriverà il momento del riformatorio, ma è proprio lì che l'adolescente diventa ragazzo attraverso la fuga verso la libertà.
|
|
|
[+] lascia un commento a onufrio »
[ - ] lascia un commento a onufrio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|
contrammiraglio
|
martedì 24 marzo 2015
|
toh, un film francese per niente noioso!
|
|
|
|
Gran bel film, come diversi altri di quel periodo; e poi meritevole perchè, pur essendo francese, non è mai noioso! ;-)
|
|
|
[+] lascia un commento a contrammiraglio »
[ - ] lascia un commento a contrammiraglio »
|
|
d'accordo? |
|
|
|