Un noir alla Hitchcock per la sfida di capotondi
di Valerio Caprara Il Mattino
Debutto coraggioso e piacevole, quello del quarantunenne Giuseppe Capotondi con il noir «La doppia ora» (la coincidenza che fa leggere sul quadrante un orario in cui ora e minuti sono uguali): nel panorama del cinema italiano votato al minimalismo autoreferenziale, un film modulato sull'eco di classici di genere alla Hitchcock, Lang o Polanski rappresenta una sfida da valorizzare. Capotondi punta forte su Ksenia Rappoport e Filippo Timi per intrecciare una spirale d'inquietanti presenze e minacciosi inganni sullo sfondo di una Torino come astratta o stupefatta. L'amore nascente tra i due vagabondi esistenziali Guido e Sonia viene infatti distrutto da un evento criminale, che inaugura un percorso narrativo basato su un'alternativa concatenazione dei fatti: molto si basa sulla sfuggente cameriera seduttrice, interpretata con buona applicazione dalla Rappoport (migliore attrice a Venezia), ma anche l'emergente Filippo Timi ce la mette tutta per conferire credibilità al suo personaggio di ex poliziotto. Considerato che entrano molto bene nel meccanismo a scatole cinesi predisposto dal trio degli sceneggiatori l'amica Antonia Truppo e la promotrice di "appuntamenti al buio" Lucia Poli, si può dire che funzioni il nucleo del film, cioé la progressione dei segnali allarmanti, delle visioni enigmatiche e degli slittamenti spazio-temporali. Se, soprattutto in sottofinale e finale, qualche dosaggio indiziario è forzato e qualche connessione resta oscura, il lavoro in chiaroscuro sui protagonisti riesce complessivamente a supportare la tenuta di regia.
Da Il Mattino, 10 ottobre 2009