eXistenZ

Un film di David Cronenberg. Con Jennifer Jason Leigh, Jude Law, Ian Holm, Willem Dafoe, Don McKellar.
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Fantastico, durata 97 min. - USA, Canada 1999. MYMONETRO eXistenZ * * 1/2 - - valutazione media: 2,75 su 33 recensioni di critica, pubblico e dizionari. Acquista »
   
   
   

Matrix in videogame Valutazione 5 stelle su cinque

di Howlingfantod


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giovedý 8 febbraio 2018

 La malattia, il sangue, la carne, la mutazione temi da sempre cari al regista di Videodrome, Crash, La Mosca e altre sue più o meno celebri prove. In questa opera  del 1999 che gli è valsa l’Orso d’argento al festival di Berlino, il dato fantascientifico sembra essere un pretesto per parlare, come ha confessato in un’ intervista presentando del suo EXistenZ, di  temi universali. In questo caso il maestro canadese racconta di come lo spunto per la sceneggiatura gli sia venuta da un’intervista a Salman Rushdie, l’autore dei famigerati “Versetti satanici” domandandosi sulla base di quanto accaduto allo scrittore inglese, come sia possibile che una persona, un’artista in questo caso, possa essere perseguitata per una cosa innocente che ha scritto o detto. Nel caso del film questo si esplicita nel plot che tratta del rilascio di un gioco da parte della game designer Allegra (Jennifer Jason Leigh) e che per questo viene perseguitata e costretta alla fuga con un addetto alla sicurezza nella scena iniziale. Da qui ha inizio il solito grande labirinto alla Cronenberg dove è facile smarrirsi tanto da non capire più quali siano i livelli di realtà e se essa stessa abbia una sua valenza. L’avvento della realtà virtuale, dei giochi di ruolo, cose come Dungeons and Dragons che proprio negli anni 90 hanno conosciuto la loro massima esplosione, per non parlare delle rete che proprio in quelli anni muoveva i propri primi passi, trovano eco nella profonda riflessione filmica di Cronenberg, senza che questo sia da considerare  un suo profetizzare a cose fatte, del resto nel 1999 anno di uscita di Existenz, Cronenberg  aveva già alle spalle una ventennale onorata carriera dove le stesse tematiche erano già state sviscerate con le più ampie sfumature possibili. La fantascienza del maestro canadese è sempre legata all’umano, in modo disturbante, ecco che anche in EXistenZ la fa da padrone il deforme il grottesco, lo splatter in alcuni esiti, dove mostri invertebrati e mollicci che ricordano le creature lyncheane di Eraserhead sono i Pod, i software che contengono il gioco da scaricare nei circuiti degli umani, che non si capisce a questo punto se possano essere definiti  più tali. Le bio-porte, piccoli fori applicati alla schiena dei giocatori, i protagonisti del film, sono le vie di accesso al gioco e gli umani vivranno tramite queste installazioni la propria realtà aumentata e le proprie contaminazioni, una vita che non è più quella reale, ma appunto quella della realtà virtuale. Dice Cronenberg per bocca di uno dei suoi personaggi: “se io voglio essere il gioco anche il gioco vuole essere me”. Sembra  quasi un piccolo trattato filosofico di Wittgenstein.  Il gioco, il film si snoda in un fanta-thriller con storie di spionaggio e controspionaggio industriale che lo alimentano e confondono i piani gioco-realtà in un continuo travaso che determina gli oscuri meandri nei quali non si distingue quale sia la realtà o il gioco stesso, gioco per il quale la game designer Allegra e il suo assistente ingaggiano una battaglia contro i loro persecutori e contro loro stessi. Il canone fantascientifico classico vorrebbe pannelli di controllo elettronici e assemblaggi meccanici, ma stiamo guardando un film Cronenberg ed è la fantascienza stessa a essere mutata e mutuata alla carnalità, alla sessualità alcune delle sue ossessioni e tratti distintivi della sua poetica.  I Pod, le matrici dove sta il software, il gioco, sono strani e riprovevoli molluschi dotati di una propria vita, di un respiro. Cronenberg li seziona chirurgicamente come si potrebbe fare su un circuito elettronico ma ovviamente in questo caso ne sgorga sangue e materia viscosa. A distanza di anni può apparire un film scontato, ovvio, che tratta tematiche forse obsolete, superate da quella stessa realtà che  quasi venti anni fa ormai l’autore canadese intendeva denunciare e che oggi sembra aver preso il sopravvento. Un film  in ogni caso che ha generato a livello cinematografico tanti epigoni e repliche più  meno credibili, anche se non dichiarate, di secondo e o terzo livello in tanto cinema del nuovo millennio e quindi  tutta l’estetica sulla realtà virtuale, non tanto in senso prettamente tecnologico, ma più ampiamente declinata a ogni latitudine, economica, sociale, affettiva. Le fosche profezie di Cronenberg sembrano essersi del tutto avverate, ma forse c’ è ancora uno spazio autenticamente umano, fatto di sangue, carne e passione per interrogarci e uscire dal Matrix.
 

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