Il nastro bianco |
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Un film di Michael Haneke.
Con Christian Friedel, Leonie Benesch, Ulrich Tukur, Ursina Lardi, Burghart Klaußner.
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Titolo originale Das Weiße Band.
Drammatico,
b/n
durata 144 min.
- Austria, Francia, Germania 2009.
- Lucky Red
uscita venerdì 30 ottobre 2009.
MYMONETRO
Il nastro bianco
valutazione media:
3,40
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
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Tutti vittime, tutti carnefici
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| venerdì 2 dicembre 2011 | |||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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Siamo nel 1913. In un villaggio di campagna sperduto nel nord della Germania accadono inspiegabili eventi: la caduta da cavallo del medico provocata da una corda tesa, la morte di una donna per un apparente incidente sul lavoro, i maltrattamenti inferti come per un rituale punitivo ad un bambino, un suicidio, le sevizie ad un piccolo disabile. Nella piccola comunità, rigorosamente retta dalla ferrea disciplina della fede e dai principi morali della tradizione, nascono sospetti, affiorano acredini, si manifestano atteggiamenti di implacabile disumanità, aleggia un livore amaro e penetrante; preme e trova sfoghi imprevedibili la violenza che nasce dalla repressione, dalle inibizioni, dai complessi di colpa, dal patologico bisogno di espiazione. Il bianco e nero dai contrasti taglienti, quasi espressionista, ha un fascino spietato e restituisce spazi sospesi e freddi, interni da incubo, figure esangui ed irreali; il silenzio agghiacciante è appesantito dalle rare musiche di Schubert e dai canti sacri che aggiungono cupezza diabolica; la recitazione è asciutta fino allo spasimo: perfino la festa di fine raccolto è intrisa di inquietudine e angoscianti presagi; la regia è spezzata, distaccata, da entomologo che descrive ma non offre interpretazioni: la verità infatti non è mai rivelata, anche se la si può percepire negli interstizi, la si può cogliere nei silenzi. Modi, temi e andamento ricordano Murnau, Lang, Dreyer, il primo Bergman… Il film non racconta – come tutti dicono – l’incubazione del Male che esploderà poi con la guerra ed il nazismo, ma mostra il male che agisce e si dispiega come in un incubo: il male malcelato sotto la zimarra del pastore fanatico e repressivo, riconoscibile dietro la camicia candida del dottore misogino e violento, evidente perfino nei giochi dei bambini, manichini sadici e malvagi. I “cattivi”, padri e figli, sono qui presenti ed in azione, tutti disumanizzati, tutti vittime e tutti carnefici. E non ci consoli il pensiero che questa sia l’istantanea di un popolo e di un paese in un’epoca storica circoscritta: l’angoscia che ci assale nel vedere il dispiegarsi di tanta fredda violenza è data dalla consapevolezza che, anche se le circostanze sono mutate, le condizioni che hanno originato quel male – il fanatismo, la violenza, la morale repressiva – sono ancora presenti e stanno ancora distillando veleni e generando mostri.
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