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Il nastro bianco

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lisbeth sabato 31 ottobre 2009
l'apocalisse dietro l’angolo Valutazione 4 stelle su cinque
78%
No
22%

L’apocalisse dietro l’angolo, l’incubazione del male, la genesi di mostri studiati in vitro nel loro farsi, crescere e moltiplicarsi, questo è il film vincitore della 62° edizione di Cannes, Il nastro bianco, già nel titolo così asettico, così totalmente dissanguato nella negazione che il bianco impone ad ogni sospetto di colore e dunque di libero fluire del sangue della vita. Gelido e tagliente come la coltre di neve che copre il villaggio, abbacinante come i campi che sembrano di ghiaccio anche quando sono ricolmi di spighe, il film è girato in un bianco e nero senza ombre nè calore, il silenzio è la cifra costante, qualche tocco di Schubert e pochi brani da corali a cappella di Lutero non bastano a rompere l’aria rarefatta che si respira per tutta la durata, all’aprirsi di una visione ai confini della realtà ma che della realtà ci dice molto, dove oggetti, luoghi e persone di comunissima apparenza diventano terrificanti epifanie della totale negazione di umanità. [+]

[+] ci mancava la tua puntuale dissertazione.. (di luana)
[+] ironico chiaramente (di luana)
[+] risposta a luana (di lisbeth)
[+] uff... (di shadgie)
[+] uff,,, (di luana)
[+] risposta a shadgie (di paola di giuseppe)
[+] a tutti (di marezia)
[+] a marezia e a lisbeth (di luana)
[+] sei in buona compagnia. (di marezia)
[+] p.s. (di marezia)
[+] ti capisco, eccome marezia (di luana)
[+] bella (di i'para)
[+] la teoria di haneke (di amaryllis)
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ciccio capozzi giovedì 5 novembre 2009
un segno rigoroso, lontano da dio Valutazione 4 stelle su cinque
69%
No
31%

“IL NASTRO BIANCO” di MICHAEL HANEKE; ITA-FRA-GER-AUSTRIA; 09. Germania, vigilia della I Guerra: in una comunità agricola apparentemente serena e ligia alle tradizioni, succedono episodi misteriosi in un crescendo di violenza. Palma D’Oro a Cannes 09, è un’opera costruita con un rigore visuale austero. Il suo bianco e nero (che in realtà è un colore “desaturato”), richiama con decisione un clima culturale, più che una scenografia, di carattere religioso. E’ un protestantesimo rigido, freddo, che solo nella sua sadica e crudele esteriorità si rifà a Dreyer: per il resto è una componente intimamente violenta di educazione di massa all’ipocrisia e alla dissimulazione. Pur non essendo un film horror, ma un’opera di forte impianto civile e storico, costruisce entro il suo spazio vitale, un’atmosfera sospesa di orrore e di paura. [+]

[+] ottima recensione ciccio (di luana)
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laulilla venerdì 20 agosto 2010
l'innocenza impossibile Valutazione 4 stelle su cinque
88%
No
12%

Alla vigilia della grande guerra, la vita apparentemente tranquilla degli abitanti di un paesetto della Prussia Orientale viene sconvolta da una serie di eventi inattesi, alcuni dei quali di efferata crudeltà, che fanno emergere un'insofferenza profonda nei confronti del sistema di valori intorno ai quali la piccola comunità si era organizzata. Il barone e il pastore luterano erano da sempre considerati i fondamenti della vita del villaggio: dal primo dipendeva il lavoro e il sostentamento delle famiglie; dal secondo provenivano gli insegnamenti morali che, indicando a tutti la strada della salvezza, rendevano possibile una convivenza operosa e ordinata. Un'educazione crudelmente rigorista, impartita ai propri figli, crea nella famiglia del pastore un'aria irrespirabile, e provoca nei bambini doppiezza e odio sordo, nonché quel desiderio di rivalsa che sarà all'origine, probabilmente, di molti degli oscuri episodi violenti che il film evoca. [+]

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slowfilm.splinder.com sabato 14 novembre 2009
l'orrore è nella negazione. Valutazione 4 stelle su cinque
64%
No
36%

1913, Germania, nella comunità rurale di Eichwald l’impassibile facciata algida e moralista comincia ad incrinarsi, sotto la pressione dei suoi orrori interiori. Si avvertono i prodromi della guerra che verrà a breve e di quella futura, che sarà alimentata da quelli che sono ancora bambini, ma mostrano già l’incancrenirsi delle colpe dei padri. La freddezza che si avverte in Haneke non è solo nei suoi film, nel rapporto degli stessi col pubblico, ma anche nell’approccio del regista alla costruzione delle sua opera. Un film può essere freddo, ma al tempo stesso lasciar intendere la partecipazione dell’autore; Haneke, al contrario, suggerisce una consapevolezza totale e, per chi volesse giudicarla tale, eccessiva, nei confronti del suo lavoro, sempre radicalmente teorico. [+]

[+] superbo commento (di luana)
[+] grazie luana (di slowfilm.splinder.com)
[+] che sia soggettivante in senso sobrio (di sinkro)
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kronos martedì 24 agosto 2010
algido affresco d'epoca Valutazione 2 stelle su cinque
58%
No
42%

L'aspetto a mio avviso più interessante de "Il nastro bianco" è la puntigliosa ricostruzione della società d'inizio '900: il tessuto economico essenzialmente agreste e latifondista, la rigidissima educazione imposta ai figli, le regole di comportamento improntate a un formalismo ipocrita che oggi mette i brividi. Un affresco sociale in cui, nonostante la lontananza geografica, si sarebbero identificati senza difficoltà i nostri nonni e bisnonni. La vicenda raccontata da Haneke è variamente interpretabile: chi c'ha visto un pamphlet contro l'educazione bigotta e repressiva, chi (addirittura) uno studio psico-entomologico sulla generazione che, vent'anni dopo le vicende narrate, avrebbe alimentato l'ascesa del Nazismo. [+]

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garance mercoledì 16 marzo 2011
vedere per riflettere Valutazione 5 stelle su cinque
78%
No
22%

Vedere-riflettere film gelido, austero, che mi riporta al rigore dei film di Dreyer(penso a Dies Irae)-La fotografia e` da Oscar-La vagheggiata-e inesistente-innocenza infantile non c'e`(infatti); l'implacabile ,ipocrita moralita` genera mostri,mostri lucidi, accorti, subdoli, perfetti automi del male.Come e` bello trovare questi film soltanto apparentemente algidi, che ci nutrono il cervello,scuotono la coscienza, procurano un salutarissimo disagio che ci fa riflettere-GARANCE-

[+] bleah (di vero2)
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gabriella domenica 28 marzo 2010
l'innocenza perduta Valutazione 5 stelle su cinque
59%
No
41%

Immersi in un bianco e nero rigoroso e tagliente, osserviamo, attraverso gli occhi dei bambini una serie di drsmmatici e inquietanti avvenimenti che accadono in un villaggio tedesco alla vigilia della prima guerra mondiale. Il paese rappresentato sembra quasi quello di Dreyer in "Ordet", l'erba mossa dal vento e la campagna , fotografata a perdita d'occhio ma che racchiude un piccolo universo, una comunità, dove i bambini sono gli ultimi a poter esprimere la propria voce, dove le donne a loro volta sono assoggettate al volere del marito e i contadini al barone. Tra tutti emerge la famiglia del pastore, severo con i propri figli al punto d'infliggere loro drastiche punizioni corporali alla più piccola disobbedienza e costringendoli a portare un nastro bianco che simboleggia la purezza e l'innocenza, e come non pensare allora ai film di Bergman, o alla sua biografia. [+]

[+] si! (di carlo vecchiarelli )
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figlio del cielo e della terra domenica 20 novembre 2011
non si può passare sotto silenzio Valutazione 5 stelle su cinque
100%
No
0%

Professore, Barone, Padre spirituale, Dottore, sono le quattro figure per descrivere l'Universo di un centro rurale della Germania prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. Il film di Heneke, è un trattato magistrale della micro struttura pervasiva della pedagogia repressiva della società del 900. Un film cupo che ci porta dentro l'inferno dei meccanismi di asservimento, dominio, e violenza educativi. Da una parte un mondo adulto, e dall'altra i bambini, i futuri piccoli carnefici che crescono alimentati dagli adulti cattivi maestri. Dietro la rispettabilità della vita sociale del villaggio, dei modi e dei rituali di cortesia interpersonali, ci cela la inamovibile struttura dell'ordine e della disciplina che nutre tutto quel mondo che avrebbe portato i bambini rappresentati nel film ad essere nel 1933 i giovani uomini sostenitori dell'ascesa del Terzo Reich di Hitler. [+]

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oh dae soo mercoledì 24 marzo 2010
erano solo bambini Valutazione 5 stelle su cinque
55%
No
45%

Il Nastro Bianco è un film dalla portata difficilmente calcolabile. Vincitore della Palma D'Oro, dell' EFA come miglior film europeo e del Golden Globe come miglior film straniero la nuova pellicola di Haneke si infila senza discussioni nella ristretta cerchia dei capolavori cinematografici, di quei film che sembrano uscire dalla pellicola e impiantarsi nelle coscienze,quei film in cui il significato, il messaggio è molto più forte del significante,le immagini (malgrado la superba fotografia in bianco e nero). Paesino tedesco, anni 12/13 del '900. La tranquilla vita rurale e monotona del paese viene "movimentata" da uno strano incidente al dottore, disarcionato dal suo cavallo a causa di un filo teso tra 2 alberi. [+]

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marcello desideri mercoledì 13 luglio 2011
lento ma bellissimo Valutazione 5 stelle su cinque
100%
No
0%

Haneke firma il suo capolavoro. Un film indiscutibilmente non per tutti, ma un film basato su una bellezza d'immagine fuori dal comune. Girato in formato Flat, bianco e nero, ha una fotografia straordinaria. Ogni inquadratura è un'opera d'arte ed ogni inquadratura ha un elevato peso specifico. Il regista, mantiene fissa la macchina da presa e più del tempo necessario, evita un montaggio rapido, anzi lo rallenta in una sorta di slow-motion al naturale. Proprio per questo si concentra sulla magnificenza e sull'equilibrio che le immagini devono dare. Le scene diventano quadri, per quanto riguarda l'accuratezza visiva. La storia, pur profondissima, diventa quasi secondaria, superata da una qualità visiva tipica del cinema d'autore. [+]

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