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Cinema neorealista melodrammatico del secondo immediato dopoguerra di una maestro dimenticato con gli attori divi del tempo nel solito triangolo amoroso maledetto, parodiati dallo stesso regista nella messa in scena della classica sceneggiata, isso, essa e o malamente, in un teatrino popolare della Napoli di una volta. Paesaggi urbani incantati, ormai seppelliti nei ricordi che un film come questo risvegliano per qualche decina di minuti, sullo sfondo di un dramma che si allarga dalla singola protagonista, nelle battute della sequenza finale, fino ad abbracciare idealmente tutte le donne vittime di quella cultura patriarcale e maschilista che ieri schiavizzava, soggiogava o mortificava le donne relegandole al ruolo di figlie, mogli, amanti o prostitute e oggi, sconfitta e frustrata, non potendo controllarle le uccide. De Santis coniuga alla perfezione cinema di denuncia sociale, in quello che sembra nel monologo finale e nel tema centrale quasi un manifesto ante litteram femminista, ad una classica storia di amore rendendo questo film fruibile su diversi piani e godibile da un pubblico variegato come quello immaginiamo frequentasse le sale cinematografiche degli anni cinquanta.
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