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albert
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domenica 23 febbraio 2025
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roba da matti
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Film tratto dall'intervista di Dacia Maraini a Piera Degli Esposti, da cui è nato l'omonimo romanzo "Storia di Piera". Sicuramente uno dei film minori del più "folle" e controverso regista italiano, autore di film del livello di"Dillinger è morto" e de "La grande abbuffata". A modo suo, Ferreri ha un modo di concepire la vita, che conduce inevitabilmente all'eccesso, tanto da giungere alla morte o ai suoi confini, rappresentati dalla follia. La passione sessuale o il piacere del cibo, come ne "La grande abbuffata" non sono mai rassicuranti, ma sono quasi sempre estremizzati, tanto che la loro sazietà è così lontana da giungere alla morte.
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Film tratto dall'intervista di Dacia Maraini a Piera Degli Esposti, da cui è nato l'omonimo romanzo "Storia di Piera". Sicuramente uno dei film minori del più "folle" e controverso regista italiano, autore di film del livello di"Dillinger è morto" e de "La grande abbuffata". A modo suo, Ferreri ha un modo di concepire la vita, che conduce inevitabilmente all'eccesso, tanto da giungere alla morte o ai suoi confini, rappresentati dalla follia. La passione sessuale o il piacere del cibo, come ne "La grande abbuffata" non sono mai rassicuranti, ma sono quasi sempre estremizzati, tanto che la loro sazietà è così lontana da giungere alla morte. In questo film, Piera nasce in una famiglia dove la madre è un'eccentrica ninfomane, mentre il padre è un idealista politico che soffre per i continui tradimenti della moglie. Piera è molto affezzionata al povero padre, che, a dispetto delle attese, è il primo a finire in manicomio. Anche la madre ci finirà, ma, nel frattempo, Piera si rivela più simile alla madre, per il suo carattere totalmente anticonformista. L'anelito a questa totale libertà sfociera' o nella follia o nella più totale mancanza di regole comportamentali. Il regista si serve di tre grandi attori quali Schygulla, Huppert e Mastroianni, che, chiaramente, svolgono il loro ruolo piuttosto bene. È proprio la sceneggiatura che, alle prese con tematiche così complesse e ferreriane, risulta irrisolta e assai poco incisiva. Ferreri lascia la sua impronta, ma non tanto da far risultare "Storia di Piera" un bel film. Si può accontentare che venga considerato un film discreto, ma niente più.
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logical
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venerdì 17 agosto 2012
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una storia lunga un giorno
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Ferreri costruisce un racconto consapevolmente immobile. E' la costruzione di una sensibilità che non muta nel tempo e che si allarga coinvolgendo anche lo spazio in cui si trova ad essere. Stazioni, ospedali, piazze, giardini, fiumi, diventano tutti sfondi a un'azione che non ha come scopo realizzare una storia ma piuttosto annegarla in una luce o in un nuovo vestito. Film estremamente femminile nella compiaciuta sensibilizzazione di un continuo gesto di richiesta di attenzione o di affetto, ha solo interpreti femminili o femminilizzati. Una splendida Piera da piccola, Bettina Grühn, riesce perfettamente a dare un senso alla propria trasformazione in una magica Isabelle Huppert.
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Ferreri costruisce un racconto consapevolmente immobile. E' la costruzione di una sensibilità che non muta nel tempo e che si allarga coinvolgendo anche lo spazio in cui si trova ad essere. Stazioni, ospedali, piazze, giardini, fiumi, diventano tutti sfondi a un'azione che non ha come scopo realizzare una storia ma piuttosto annegarla in una luce o in un nuovo vestito. Film estremamente femminile nella compiaciuta sensibilizzazione di un continuo gesto di richiesta di attenzione o di affetto, ha solo interpreti femminili o femminilizzati. Una splendida Piera da piccola, Bettina Grühn, riesce perfettamente a dare un senso alla propria trasformazione in una magica Isabelle Huppert.
Hanna Schygulla, sempre teutonicamente distante a qualunque forma mediterranea e straniera ad ogni contatto reale, è il transfer tragico del regista, di cui rende palpabile l'impaccio e l'inadeguatezza incantata.
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