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m.d.c
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sabato 19 settembre 2015
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visioni e angosce in un film di culto
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Ipnotico, raggelante, saturo di visioni che deflagrano in un montaggio impressionista, A Venzia un dicembre rosso...(anche qui, per carità di patria, meglio tacere sul titolo) è un'altro di quei titoli catapultati dagli anni settanta che spingono sull'acceleratore del disagio emotivo, obbligando lo spettatore all'adesione incondizionata o al rifiuto. Storia gotica e nerissima, ambientata in una tenebrosa Venezia, il film del visionario Roeg(come molti registi della sua specie relegato troppo presto ai margini dall'industria cinematografica) coniuga eccessi estetici all'intensità quasi paranoica delle interpretazioni, collocandosi di diritto fra i titoli imperdibili del genere orrorifico-disturbante.
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Ipnotico, raggelante, saturo di visioni che deflagrano in un montaggio impressionista, A Venzia un dicembre rosso...(anche qui, per carità di patria, meglio tacere sul titolo) è un'altro di quei titoli catapultati dagli anni settanta che spingono sull'acceleratore del disagio emotivo, obbligando lo spettatore all'adesione incondizionata o al rifiuto. Storia gotica e nerissima, ambientata in una tenebrosa Venezia, il film del visionario Roeg(come molti registi della sua specie relegato troppo presto ai margini dall'industria cinematografica) coniuga eccessi estetici all'intensità quasi paranoica delle interpretazioni, collocandosi di diritto fra i titoli imperdibili del genere orrorifico-disturbante. Anche in questo caso, come per altri cult, il mostruso sembra celarsi tutto all'interno della coppia Sutherland/Christie in Italia per un impegno lavorativo ma, soprattutto, nel tentativo parossistico di dimenticare la morte della figlioletta in un incidente. Ed è proprio la visione della figlia che continua a materializzarsi,anche per l'intervento della medium di turno, a spingere la coppia rosa da un insanabile rimorso verso un annunciato, ma non meno soprendente, disfacimento. Se la trama sembra ricorrere a degli stereotipi del genere, è la resa visiva, satura di allusioni paranoiche e soluzioni vertiginose, a trasferire sullo schermo un disagio virulento, imprimendo nello sguardo e nella pelle dello spettore un'inquitudine che deflagra nel sorprendete epilogo. Se l'effetto onirico del film oggi sembra riproducibile e alla portata di altri autori accostati al genere(Vinding Refn ad esempio) sembra meno praticabile l'adesione interpretativa dei due protagonisti, il loro condurci nelle sabbie mobili dell'inconscio(che la mano registica materializza con sapienza) fino ad un punto di non ritorno, quell'angolo tormetoso dell'esistenza dove gli affetti si dissolvono in un nulla angoscioso. Matteo De Chiara
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dandy
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domenica 21 marzo 2021
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premonizioni tra le calle.
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Dal racconto di Daphne Du Maurier,un suggestivo dramma familiare sull'impossibilità di far fronte alla perdita di un figlio,con echi da thriller e accenni horror che può contare su un'ottima ambientazione nostrana,in una Venezia sinistra e plumbea.In certi punti Roeg sembra omaggiare lo stile sperimentale dei suoi film precedenti,in altri anticipa quello di Avati,specie per l'ambiguità dei personaggi di contorno.Il twist finale può sconcertare sia in positivo che in negativo,ma lo stile in generale,sinuoso e vagamente lugubre,funziona decisamente.E Sutherland e la Christie sono bravissimi.Poco incisivo Trieste nel ruolo del portiere ciaciarone.Scarpa,nei panni dell'ispettore,recitò in inglese senza sapere cosa stesse dcendo.
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Dal racconto di Daphne Du Maurier,un suggestivo dramma familiare sull'impossibilità di far fronte alla perdita di un figlio,con echi da thriller e accenni horror che può contare su un'ottima ambientazione nostrana,in una Venezia sinistra e plumbea.In certi punti Roeg sembra omaggiare lo stile sperimentale dei suoi film precedenti,in altri anticipa quello di Avati,specie per l'ambiguità dei personaggi di contorno.Il twist finale può sconcertare sia in positivo che in negativo,ma lo stile in generale,sinuoso e vagamente lugubre,funziona decisamente.E Sutherland e la Christie sono bravissimi.Poco incisivo Trieste nel ruolo del portiere ciaciarone.Scarpa,nei panni dell'ispettore,recitò in inglese senza sapere cosa stesse dcendo.Non poche difficoltà per le riprese a Veneza:nella scena dell'impalcatura Sutherland(che fece a meno della controfigura per i timori di quest'ultima)rischiò non poco.Non molto apprezzato all'uscita,e sforbiciato nella sequenza di sesso tra John e Laura(improvvisata dal regista),ha acquistato nel tempo una mertata fama di culto,ed è tra i migliori film del regista.Musiche di Pino Donaggio,al suo debutto come compositore per film.
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