Presentato in word premiere al Locarno Film Festival appena concluso, questo docufilm
sintetizza 20 anni di lavoro di Fabio Lovino a fianco di Marco, iniziato nel 1996 sul set de
Il principe di Homburg. Fabio ha sentito la necessità di raccontare per restituire emozioni
ed insegnamenti ricevuti.
Lo ha fatto, sintetizzando in 65 minuti, immagini inedite dal set e interviste ad attori e
fotografi che hanno lavorato con Bellocchio, ma anche a figli e moglie ed a lui stesso.
Il risultato raggiunto è una caratterizzazione veritiera e soprattutto inedita, vista una certa
reticenza che ha caratterizzato questo personaggio, disponibile a parlare dei suoi film ma
Presentato in word premiere al Locarno Film Festival appena concluso, questo docufilm
sintetizza 20 anni di lavoro di Fabio Lovino a fianco di Marco, iniziato nel 1996 sul set de
Il principe di Homburg. Fabio ha sentito la necessità di raccontare per restituire emozioni
ed insegnamenti ricevuti.
Lo ha fatto, sintetizzando in 65 minuti, immagini inedite dal set e interviste ad attori e
fotografi che hanno lavorato con Bellocchio, ma anche a figli e moglie ed a lui stesso.
Il risultato raggiunto è una caratterizzazione veritiera e soprattutto inedita, vista una certa
reticenza che ha caratterizzato questo personaggio, disponibile a parlare dei suoi film ma
poco di se stesso. Questo docu è un lavoro che, anche raccontandolo, non si può spoilerare.
Va visto, per cogliere l’affettività con cui Lovino ha scelto chi intervistare per rendere
appieno visibili note del carattere di Marco che chi non l’ha visto sul set non immagina.
Lovino, molto apprezzato per le sue foto, da quando si dedica ai docufilm di personaggi
famosi del mondo dello spettacolo, ha confermato la sua capacità di descriverne affetti
segreti.
La più sconvolgente delle notizie la fornisce la figlia Elena, raccontando con grande
commozione che mai né il padre, né altri della famiglia avevano parlato con lei o con Pier
Giorgio, suo fratello, della morte per suicidio di Camillo, il gemello di Marco. I figli
l’hanno scoperto entrambi sul set di Marx può aspettare, un documentario intimo sulla
famiglia in cui Marco è vissuto. Lui ha portato sul set una lettera del gemello che gli
chiedeva aiuto, cui però non aveva mai risposto. E deve aver aggiunto che per questo si
portava dietro il senso di colpa di non aver aiutato il fratello in un momento di crisi di cui
non si era accorto. Il problema di come raccontare nel film la tragedia — chi doveva leggere
la lettera — era occasione di rivelarla ai figli. La commozione di Elena nel ricordare ci dice
che si era sentita di contare per suo padre meno del cinema. Ma capiamo anche che
questo è superato, quando Elena dice che il ricordo di Camillo aleggia in quasi tutti i film
di Marco.
Pier Giorgio dice apertamente di aver perdonato suo padre, senza specificare eventi ma
dando la certezza del suo attuale saldo legame con lui.
Parlano del regista vari fotografi di scena. Uno di loro dice “Parliamo molto di emozioni,
con un dialogo aperto e spontaneo”. E un altro “ Marco vuol fare una cosa perché la
sente”. E anche “Marco ( sul set) non si rilassa mai”
Il “suo” fotografo di lunga data dice d averlo abbandonato alla settima ripresa de L’ora di
religione, per incompatibilità fra il suo essere cattolico e la visione della religione di
Marco, fortemente contro.
Passiamo alle interviste con gli attori. Ricordo questa frase del bravo Roberto Herlitzka
“Marco ispira gli attori”
Favino voleva fortemente lavorare ne “Il traditore”. Si è sottoposto a ben due provini,
senza accampare nessun vanto di essersi molto cimentato in personaggi diversi con
successo. Alla fine ce l’ha fatta. E dice “ Come tutti i registi, Bellocchio è impaziente.
Vorrebbe tutto e subito. E’ meravigliosamente dispettoso. Tiene molto a quello che sta
facendo.”
Un altro attore dice di lui “Cerca sempre un’emozione.”
E Fubino “Marco rimane un regista di cinema. Fa immagini sintetiche” e
aggiunge “Totale assenza di giudizio. Bellocchio non vuole guidare lo spettatore che deve
sentirsi libero”
Per quello che riguarda Bellocchio stesso, o le sue frasi che lui rivolge agli attori sul set, è
meglio che le vediate perché sono da apprezzare come immagini,oltre che come concetti. Il
film, dal 27 agosto, è distribuito in Italia da Lucky Red.
L’intervista alla moglie Francesca Calvelli, montatrice, la metto last but not least per il suo
duplice rapporto, personale e di lavoro, con Marco. In realtà preferisce descrivere il regista
piuttosto che il marito. “Abbiamo un sodalizio di lavoro, molto interessante, anche se non
sempre facile. Lo spettatore sente che non c’è furbizia nel modo di
narrare di Marco.” Con un
certo stupore la Calvelli ha notato che Bellocchio non affida al montaggio il materiale che
ha girato, ma è reattivo rispetto ad esso. E fa l’esempio, a proposito de L’ora di religione,
in cui fra una scena e l’altra, al montaggio, lui ha inserito una nota musicale e
un’immagine del fratello pazzo.
In buona sintesi, la parola che più si attaglia al lavoro di Bellocchio sembra essere Ricerca,
sempre e comunque.
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