Titolo originale La variabile umana.
Drammatico,
durata 83 min.
- Italia 2013.
- Bim Distribuzione
uscita giovedì 29agosto 2013.
MYMONETROLa strada per casa
valutazione media:
2,53
su
-1
recensioni di critica, pubblico e dizionari.
(In collaborazione con Orietta Anibaldi)
Oltre l'Antonioni della trilogia sulla Milano borghese, noios'e annoiata, affetta da un'incomunicabilità parallel'alla pochezza delle cose da dire. "L'avventura" (1960), "La notte" (1961) e "L'eclisse" (1962), col loro pedante didascalismo ch'era già maniera, vengono spazzate via da uno sguardo che della metropoli coglie con pochi folgoranti guizzi gl'incolmabili vuoti e silenzi della sua "folla solitaria", quella che "vista dall'alto è fredda, quas'immobile, mentre dal basso è spudorat'e vivida nei colori". Il debutto nella fiction del documentarista Bruno Oliviero parte come un noir sull'"ennesima parabola di decadenz'e perversione" urbana e prosegue come un dramma familiare tra padr'e figlia, "ma si tratta di false piste, poiché quello ch'interessa verament'al regista è la storia del tracollo d'un uomo", la cui "Odissea" è rappresentativa della nostra crisi epocale.
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(In collaborazione con Orietta Anibaldi)
Oltre l'Antonioni della trilogia sulla Milano borghese, noios'e annoiata, affetta da un'incomunicabilità parallel'alla pochezza delle cose da dire. "L'avventura" (1960), "La notte" (1961) e "L'eclisse" (1962), col loro pedante didascalismo ch'era già maniera, vengono spazzate via da uno sguardo che della metropoli coglie con pochi folgoranti guizzi gl'incolmabili vuoti e silenzi della sua "folla solitaria", quella che "vista dall'alto è fredda, quas'immobile, mentre dal basso è spudorat'e vivida nei colori". Il debutto nella fiction del documentarista Bruno Oliviero parte come un noir sull'"ennesima parabola di decadenz'e perversione" urbana e prosegue come un dramma familiare tra padr'e figlia, "ma si tratta di false piste, poiché quello ch'interessa verament'al regista è la storia del tracollo d'un uomo", la cui "Odissea" è rappresentativa della nostra crisi epocale. "Resterebbe dunque deluso chi s'aspettasse un'indagine dal ritmo serrato, piena d'azion'e colpi di scena. L'inchiesta procede lenta, riflessiva, e ai movimentati carrelli e dolly esterni si sostituisce la macchin'a spalla che negl'interni scruta […] rinchiudendos'in spazi sempre più piccoli: la questura, un appartamento, una stanza d'albergo" e infine l'abitacolo d'un'automobile. L'ispettore Monaco [!] è prigioniero d'una perdit'assoluta ancor'irrisolta, metaforizzata dalla propria vedovanz'appen'accennata e dalla scen'ambientat'in chiesa, la minimalistica rarefazione d'atmosfer'e psicologismi serv'a eliminare ogni diversivo per concentrarsi sull'unico punto topico del film: lo stallo e l'impasse costanti del protagonista dovuti al venir meno postmoderno d'un purchessia criterio di discernimento. Non sa scegliere, non può più saperlo fare, e resta paralizzato davanti a qualunque decisione, annichilito, disorientato, res'inetto da un problema smisuratamente più grande di lui. Finale tragicament'apertissimo, con "la variabile umana" del tutt'imprevedibil'e fuori controllo. Esordio indimenticabile, 83 minuti di cinem'a livello dei miglior'autori francesi indipendenti dai "Cahiers". Incompreso, sottovalutato, snobbato? Sai che novità.
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Milano. Un noto imprenditore viene assassinato e i sospetti si concentrano immediatamente sulla moglie. A indagare sul delicato caso viene richiamato in servizio attivo un ispettore che si è volontariamente messo da parte dopo la scomparsa della moglie. Il quadro si complica quando la figlia dell'ispettore viene arrestata.
Il film gioca su diversi piani ma alla fine non riesce a trovare una propria identità. Infatti si passa dal noir al dramma esistenziale con puntate sui drammi familiari e la denuncia di un certo tipo di società milanese e non solo. Il tutto è narrato con ampi silenzi ma soprattutto con una terribile monotonia che sfocia quasi nella noia.
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Milano. Un noto imprenditore viene assassinato e i sospetti si concentrano immediatamente sulla moglie. A indagare sul delicato caso viene richiamato in servizio attivo un ispettore che si è volontariamente messo da parte dopo la scomparsa della moglie. Il quadro si complica quando la figlia dell'ispettore viene arrestata.
Il film gioca su diversi piani ma alla fine non riesce a trovare una propria identità. Infatti si passa dal noir al dramma esistenziale con puntate sui drammi familiari e la denuncia di un certo tipo di società milanese e non solo. Il tutto è narrato con ampi silenzi ma soprattutto con una terribile monotonia che sfocia quasi nella noia. A nulla può Silvio Orlando che regala una grande interpretazione nel ruolo del padre devastato dalla scomparsa della sua amata compagna e che però ha perso il contatto con la realtà lavorativa e familiare. Sinceramente è poi un vero peccato che ad un attore come Battiston sia stato ritagliato un ruolo poco più che marginale e ancora peggio va alla giovane Alice Raffaelli alle prese con un ruolo decisamente più grande di lei che finisce per schiacciarla. In tutto questo i buoni propositi del regista finiscono per naufragare. Troppa carne al fuoco per altro per un film dalla brevissima durata; probabilmente anche una scelta più oculata del cast avrebbe aiutato. [-]
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Silvio Orlando è bravo e io lo adoro almeno quanto detesto Battiston ma il film non decolla, mai. Lento, prevedibile e noiosissimo perde di vista il lato noir che dovrebbe tenere sveglio lo spettatore per concentrarsi sul rapporto padre figlia affossando la pellicola definitivamente. Orlando impersona il classico stereotipo dell'investigatore americano (manca solo l'alcool...), in crisi esistenziale dopo la perdita della moglie, con scarsissimi risultati vuoi per il personaggio mal sceneggiato ed inserito in un contesto lento e privo di suspense e azione e vuoi per l'Orlando attore più adatto ad altri ruoli, ad esempio strepitoso nel film Il papà di Giovanna. Meno male che dura solo un'ottantina di minuti,troppo pochi e inaccettabili per un film decente.
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Silvio Orlando è bravo e io lo adoro almeno quanto detesto Battiston ma il film non decolla, mai. Lento, prevedibile e noiosissimo perde di vista il lato noir che dovrebbe tenere sveglio lo spettatore per concentrarsi sul rapporto padre figlia affossando la pellicola definitivamente. Orlando impersona il classico stereotipo dell'investigatore americano (manca solo l'alcool...), in crisi esistenziale dopo la perdita della moglie, con scarsissimi risultati vuoi per il personaggio mal sceneggiato ed inserito in un contesto lento e privo di suspense e azione e vuoi per l'Orlando attore più adatto ad altri ruoli, ad esempio strepitoso nel film Il papà di Giovanna. Meno male che dura solo un'ottantina di minuti,troppo pochi e inaccettabili per un film decente.
Voto: 4,5
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Un noir con delle idee mal sviluppate e soffocate forse da un budget troppo basso.
il difficile rapporto padre/figlia, su cui si impernia tutto il racconto, é reso bene e Orlando é bravo a trasferire imbarazzo allo spettatore, ma nel proseguio, quando si svela il colpevole dell'omicidio, si perde di realismo e a tratti si sfocia nel non plausibile e forzato.
La valutazione complessiva, purtroppo, é insufficiente ma si intravede qualcosa di buono per il futuro.
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Che si fa, che succede se la responsabile di un delitto è la propria figlia diciassettenne? L’ucciso è un imprenditore noto in città, un certo Ullrich, per il quale il prefetto esprime “stima e affetto”, come si conviene ai morti importanti da parte di cariche importanti (ogni riferimento alla nostra società è puramente casuale), uno “molto attivo la notte”, che reclutava “lolite ambiziose” alla discoteca Odissea di Milano, le portava a casa sua, ben attrezzato di droghe e intenzionato ai piaceri che i suoi soldi compravano.
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Sì
50%
No
50%
Che si fa, che succede se la responsabile di un delitto è la propria figlia diciassettenne? L’ucciso è un imprenditore noto in città, un certo Ullrich, per il quale il prefetto esprime “stima e affetto”, come si conviene ai morti importanti da parte di cariche importanti (ogni riferimento alla nostra società è puramente casuale), uno “molto attivo la notte”, che reclutava “lolite ambiziose” alla discoteca Odissea di Milano, le portava a casa sua, ben attrezzato di droghe e intenzionato ai piaceri che i suoi soldi compravano. Nel dipanarsi dell’inchiesta sulla vita di costui, e su chi egli ha incontrato quella notte, si apprende dalla moglie (Sandra Ceccarelli) – si tratta di un’“elegante” coppia di separati in casa – che era ancora vivo quando lei è rientrata, ma che l’ha lasciato a terra a dissanguarsi, e che ha avvertito la polizia solo quando era morto. Si apprende pure che la moglie ormai non sentiva più dolore per quei passatempi dello stimato imprenditore, che si erano lasciati trasportare dalla mancanza di sentimenti e che da parte sua la stima per quell’uomo non esisteva da tempo.
Nelle nostre città dunque e in questi delitti è difficile – o forse troppo facile – dire chi è la vittima e chi veramente l’assassino. La 17enne è incidentalmente figlia dell’ispettore di polizia Monaco (Silvio Orlando), ma non vediamo il poliziotto, vediamo un papà rimasto vedovo, con la figlia che si perde un po’ per strada priva di attenzioni adulte, la cui madre lei vedeva soprattutto come una che “parla e giudica”, una ragazza che cercava una “notte brava” o con qualche esperienza particolare, e la pistola del padre era sempre lì, nel solito cassetto. “Questa città mi sembra cambiata” dice il poliziotto Monaco al collega-amico Levi (Battiston), ma è lui in realtà a non riconoscere più i ragazzi ogni tanto in cerca di sballo, sua figlia soprattutto, è come l’avesse perso di vista pure se abitano assieme.
In questa specie di thriller psicologico è la figlia Linda (Alice Raffaelli, credibile 17enne, per la prima volta sullo schermo) che “rivede” o ritrova suo papà, almeno ne capta le attenzioni, in tanti momenti se lo gode, ad esempio quando è in auto accanto a lui che guida e appoggiata sul cruscotto lo guarda. Milano scorre nei finestrini durante i numerosi spostamenti in auto, specie il suo cielo e suoi alberi. Il film non è banale, è un padre e una figlia, cosa volere di più, misurato come i gesti timidi di Orlando, non ci sono concessioni a spettacolarità poliziesche e tantomeno a “montalbanate”.
Dunque, che fare se la responsabile di un delitto è la propria figlia? Ciò che fa l’ispettore Monaco, la accompagna alla stazione di polizia ma non la sveglia ora che si è addormentata sul sedile posteriore, la aspetta ed è un momento tenerissimo: pure consegnandola alla giustizia – ma chi è vittima e chi carnefice? – “Tornerai perché perdersi non è possibile”, canta Gianna Nannini nella bella canzone di coda.
battiston decisamente poco sfruttatopeccato data la "stazza" dell'attore che reputo il migliore insieme a toni servillo del cinema italiano, per il resto film che non lascia nulla dal finale dubbioso,la storia è simile a molti altri noir nulla di fatto....
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Milano. L’ispettore Monaco (Silvio Orlando) è rintanato da tempo nel suo ufficio. Ha perso la moglie e rifiuta qualsiasi contatto umano. Alla strada, in compagna dell'amico poliziotto Levi (Giuseppe Battiston), preferisce le carte e i faldoni della sua scrivania. Un omicidio però lo costringe a rimettersi in gioco. Una notte, la stessa notte in cui Linda (Alice Raffaelli), sua figlia, sbandata, viene pescata dai suoi colleghi con una pistola. Fatti pubblici e affetti privati si intrecciano. In gioco la sopravvivenza di due vite e un assassino da scoprire.
In un’intervista recente Bruno Oliviero, regista con trascorsi nel documentario, ha citato una frase di Eduardo De Filippo - “Se cerchi lo stile trovi la morte, se cerchi la vita trovi lo stile” - come suo manifesto di intenzioni nonché approccio per la scoperta della realtà.
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Milano. L’ispettore Monaco (Silvio Orlando) è rintanato da tempo nel suo ufficio. Ha perso la moglie e rifiuta qualsiasi contatto umano. Alla strada, in compagna dell'amico poliziotto Levi (Giuseppe Battiston), preferisce le carte e i faldoni della sua scrivania. Un omicidio però lo costringe a rimettersi in gioco. Una notte, la stessa notte in cui Linda (Alice Raffaelli), sua figlia, sbandata, viene pescata dai suoi colleghi con una pistola. Fatti pubblici e affetti privati si intrecciano. In gioco la sopravvivenza di due vite e un assassino da scoprire.
In un’intervista recente Bruno Oliviero, regista con trascorsi nel documentario, ha citato una frase di Eduardo De Filippo - “Se cerchi lo stile trovi la morte, se cerchi la vita trovi lo stile” - come suo manifesto di intenzioni nonché approccio per la scoperta della realtà. Con La variabile umana (2013), suo esordio nel cinema di finzione, quelle intenzioni rimangono tali. La realtà (dei fatti, dei sentimenti, dei personaggi) resta in ombra svilita dalla ricerca formale. Le pause narrative, necessarie per conferire il giusto respiro al racconto, diventano nello sguardo del regista delle occasioni per esercitare le sue velleità autoriali. Armato di flashback riempitivi, inquadrature sghembe, macchina a mano, sfocature, si abbandona a digressioni retoriche slegate dal flusso vitale del film. Sospensioni pretestuose del tempo della storia che dilatano oltre modo gli ottanta minuti del tempo del racconto. La coerenza tematica e stilistica è assente. L'esperienza cinematografica, quale attimo di verità in cui la macchina da presa e la realtà percepita si confondono e si assorbono a vicenda, non si palesa.
Il respiro si fa corto fino a spegnersi tra i rivoli di una sceneggiatura esigua. Preoccupata di sbrogliare le matasse emotive dei personaggi, trascura e banalizza i risvolti dell’intreccio investigativo. L’indecisione tra generi (melò, noir, poliziesco) si cronicizza: la sintesi è un miraggio. Una città, Milano, assiste stranita all’opacità dei personaggi che la abitano e allo sguardo che la attraversa.
Lasciati soli da un padre che divaga e si compiace, privi di un’idea forte di realtà, gli attori si arrangiano come possono. Alice Raffaelli, esordiente, tra tutti, avrebbe avuto bisogno di una guida e una mano sicura. Dignitosa finché silente, frana nei dialoghi (per tempi, intonazioni, pause) e non basta il soccorso di Silvio Orlando a sottrarla ad un’interpretazione della quale saranno entusiaste le unità cinofile della Polizia di Stato. Se Battiston è impalpabile, Silvio Orlando più che portare il disagio del personaggio, esprime tutta la solitudine dell’attore. Eroico si immola per sottrarsi alla pochezza del copione. Tra silenzi e grida, il suo sacrificio scomposto (non per sua colpa) anticipa una resa inevitabile. Lo spaesamento, per tutti, è servito.
Lo spettatore, orfano della "Verità della finzione" (Eduardo), guadagna mestamente l’uscita sulle note di Gianna Nannini con la sua "Tornerai" (?). No, grazie.
Nico Carrato
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Peccato non sfruttare la presenza di un bravo attore come Silvio Orlando . Film molto noioso , scontato ( ma non doveva essere un giallo con un finale a sorpresa ? ) . Il regista sembra realizzare un documentario e si crogiola in un esercizio di riprese ad effetto . E' stato una grande delusione . L' attrice che interpreta la figlia , credo al suo debutto , e' meglio che cambi mestiiere !
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Film in cui si narra di un ispettore di polizia, interpretato da Silvio Orlando, notevolmente in crisi e disamorato dopo la morte della moglie e per il conseguente e difficile rapporto con la figlia, il quale deve svolgere l' indagine sull'omicidio di un uomo anziano, trovato morto in casa propria dalla moglie, al ritorno da una festa. Nel corso delle indagini, sino alla risoluzione del caso, l'ispettore dovrà affrontare così tante problematiche legate sia al lavoro da svolgere che, soprattutto, al suo ambito familiare tali da uscirne praticamente distrutto moralmente. La trama di questa pellicola che parte dall'indagine su di un'uccisione, in realtà costituisce solo un pretesto per raccontare le vere tematiche del film, e cioè la dilagante dissolutezza della società di oggi ed il difficile rapporto esistente tra tra un padre ed una figlia fortemente in crisi.
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Film in cui si narra di un ispettore di polizia, interpretato da Silvio Orlando, notevolmente in crisi e disamorato dopo la morte della moglie e per il conseguente e difficile rapporto con la figlia, il quale deve svolgere l' indagine sull'omicidio di un uomo anziano, trovato morto in casa propria dalla moglie, al ritorno da una festa. Nel corso delle indagini, sino alla risoluzione del caso, l'ispettore dovrà affrontare così tante problematiche legate sia al lavoro da svolgere che, soprattutto, al suo ambito familiare tali da uscirne praticamente distrutto moralmente. La trama di questa pellicola che parte dall'indagine su di un'uccisione, in realtà costituisce solo un pretesto per raccontare le vere tematiche del film, e cioè la dilagante dissolutezza della società di oggi ed il difficile rapporto esistente tra tra un padre ed una figlia fortemente in crisi. Un rapporto, appunto, alquanto straziato da entrambe le parti e molto difficile da ricostruire, non tanto per mancanza di volontà, ma di forza morale per affrontare le varie e numerose problematiche susseguenti. Al di là, appunto della trama assunta come pretesto e molto simile, inoltre, a quelle di altri films o sceneggiati del genere, il pregio dell'opera di Bruno Oliviero è determinato proprio dall'interpretazione, eccellente come sempre, di Silvio Orlando. Gli altri attori, da Giuseppe Battiston a Sandra Ceccarelli, risultano purtroppo solo di contorno. Da menzionare, invece, alla sua prima interpretazione, la giovane Alice Raffaelli, molto ben calata nel suo personaggio di ragazza sbandata e tormentata e pertanto molto credibile.
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[+] film in cui si narra (di angelo umana)[ - ] film in cui si narra
...e la maschera non è quella di un noto e pregiudicato leader politico,bensí quella dolorosa e impassibile di Silvio Orlando, ispettore di polizia vedovo , che nemmeno riesce a perfezionare l'elaborazione del lutto, che viene precipitato nell'orrore più confuso e incomprensibile.Poco a poco si materializza , nella fine testa del detective,la ricostruzione di un mosaico alla quale nemmeno lui riesce a credere.In una Milano sbilenca e sfocata il poliziotto sprofonda nell'abisso dell'abiezione indagando sulla morte di un costruttore nel corso di un festino a base di minorenni e cocaina.Diviso tra una linea gerarchica che gli chiede discrezione e sobrietà e il suo istinto disincantato,Silvio prosegue la sua personale discesa agli inferi che lo condurrà all'atroce risveglio: il costruttore lo ha ucciso sua figlia ,servendosi della pistola d'ordinanza che lui stesso aveva lasciato incustodita in un cassetto.
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...e la maschera non è quella di un noto e pregiudicato leader politico,bensí quella dolorosa e impassibile di Silvio Orlando, ispettore di polizia vedovo , che nemmeno riesce a perfezionare l'elaborazione del lutto, che viene precipitato nell'orrore più confuso e incomprensibile.Poco a poco si materializza , nella fine testa del detective,la ricostruzione di un mosaico alla quale nemmeno lui riesce a credere.In una Milano sbilenca e sfocata il poliziotto sprofonda nell'abisso dell'abiezione indagando sulla morte di un costruttore nel corso di un festino a base di minorenni e cocaina.Diviso tra una linea gerarchica che gli chiede discrezione e sobrietà e il suo istinto disincantato,Silvio prosegue la sua personale discesa agli inferi che lo condurrà all'atroce risveglio: il costruttore lo ha ucciso sua figlia ,servendosi della pistola d'ordinanza che lui stesso aveva lasciato incustodita in un cassetto.La ragazza era stata adescata dall'uomo,cocainomane e pedofilo, fuori da una discoteca e per difendersi aveva usato l'arma del padre che aveva preso per una bravata tra amici.La progressione di questa personale via crucis termina con il dubbio che arrovella il detective, un onesto servitore dello stato, incerto sul da farsi, consegnare o no la figlia alla giustizia.Un film girato con poche risorse, qualche pretesa e molti, troppi e troppo veri, riferimenti alla vita reale e alla sua cruda verità.Restano una fotografia che fa dell'opaco sullo sfondo la sua cifra stilistica e dello sfocato un espediente per rimediare alla scarsitå delle scenografie, la faccia monumentale di Silvio Orlando, dolente e disperato, forse il miglior attore italiano del momento,Battiston che fa Battiston, e la title track di Gianna Nannini.Merita comunque di essere visto ,al giorno d'oggi in Italia si vede poco di meglio.
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