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samanta
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domenica 11 gennaio 2026
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la settima stanza
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Uscito nel 1948 è un noir/thriller/horror diretto da Fritz Lang, regista austriaco che dopo importanti esperienze nella cinematofrafia tedesca (Dr. Mabuse, Metropolis) nel 1934 si rifugia in USA. Ad Hollywood dimostrò la sua capacità artistica, esprimendosi come regista versatile affrontando diversi generi: sociale (Fury) western (Jess il bandito, Rancho Notorious) innnumerevoli noir (La donna del ritratto, La strada scarlatta, Gardenia blu, Il grande caldo) gialli (Quando la città dorme).
Il film girato con pochi esterni, si svolge prevalentemente in un grande palazzo non lontano da New York, la protagonista è Celia Barret (Joan Bennet) ricca ereditiera, amministra il patrimonio il fratello Rick (Paul Cavanagh) affezionato alla sorella che intende sposare il loro avvocato Bob Dwigt (James Seay), la morte improvvisa del fratello induce Celia di andare in Messico per una lunga vacanza di riposo e per meditare il suo futuro con l'amica Edith (Natalie Schafer).
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Uscito nel 1948 è un noir/thriller/horror diretto da Fritz Lang, regista austriaco che dopo importanti esperienze nella cinematofrafia tedesca (Dr. Mabuse, Metropolis) nel 1934 si rifugia in USA. Ad Hollywood dimostrò la sua capacità artistica, esprimendosi come regista versatile affrontando diversi generi: sociale (Fury) western (Jess il bandito, Rancho Notorious) innnumerevoli noir (La donna del ritratto, La strada scarlatta, Gardenia blu, Il grande caldo) gialli (Quando la città dorme).
Il film girato con pochi esterni, si svolge prevalentemente in un grande palazzo non lontano da New York, la protagonista è Celia Barret (Joan Bennet) ricca ereditiera, amministra il patrimonio il fratello Rick (Paul Cavanagh) affezionato alla sorella che intende sposare il loro avvocato Bob Dwigt (James Seay), la morte improvvisa del fratello induce Celia di andare in Messico per una lunga vacanza di riposo e per meditare il suo futuro con l'amica Edith (Natalie Schafer). In Messico conosce Mark Lamphere (Michael Redgrave) architetto direttore di una rivista di cui s'innamora follemente malgrado i sui comportamenti ambigui. Al ritorno Celia lo sposa e decide di vivere nella villa/palazzo del marito a Lavender Falls non lontano da New York. Trova un ambiente ambiguo dirige la casa la sorella di Mark Caroline (Anne Revere), per motivi di economia la servitù è ridotta, c'é una misteriosa segretaria: miss Robey (Barbara O'Neil) dal volto sfigurato, scopre poi che Mark è vedovo e ha un figlio adolescente Davis che odia il padre perché ritiene che abbia ucciso la madre. Oltretuttto Mark che ha tratti maniacali ha costruito un'ala del palazzo in cui ha creato 6 stanze che riproducono con assoluta fedeltà 6 stanze in cui avvennero storicamente 6 omicidi di donne uccise dal marito, una settima stanza rimane rigorosamente chiusa, Celia scopre che è uguale a quella che abita nel palazzo. Mark sente che deve uccidere Celia che ha paura del marito, ma una serie di incidenti capolvogerà la situazione e Celia riprende in mano la situazione e l'amore per Mark.
Fritz Lang che ha prescindere dell'inevitabile alternarsi di diversa qualità nella regia di un film, ha sempre diretto pellicole di qualità, in questo caso non siamo in presenza di un capolavoro, ma certamente di un film di ottimo livello qualitativo. Innanzitutto sono da evidenziaria l'abilità tecnica di Lang: l'eccellente fotografia, il sapiente alternarsi del bianco e nero, dell'oscurità e della luce, che sottolineano con precisione l'atmosfera psicologica della storia. Nella vicenda, che trova spunto nel film Rebecca di Hitchcock, si evincono poi gli elementi caratteristici dell'arte di Lang e del suo patrimonio cinematografico; l'atmosfera ossessiva di crimini più presunti che reali, un "goticismo" nelle scene quasi da sfiorare l'horror (ad esempio il matrimonio di Mark con una testimone vestita lugubremente di nero), l'approfondimento psicologico dei protagonisti, in particolare di Mark e di Celia, anche se in questo caso Lang si è accontentato di una lettura un pò superficiale di Freud (allora di moda), si verificano poi alcune cesure di logicità nella narrazione, ad esempio la figura dell'avvocato Dwight che da promesso sposo scompare praticamente dalla storia, eliminando tra l'altro un possibile "sospettato" delle disgrazie di Celia, così come frettolosamente sia rivelato lo "shock" subito da Mark da bambino per la fuga della madre con un uomo che lo fa da adulto desideroso di uccidere la moglie. Queste e altre pecche impediscono che il film possa essere considerato un capolavoro. Ottima la recitazione di Joan Bennet che riesce a interpetare una Celia dalle diverse personalità; la ricca e viziata ereditiera, la sentimentale donna innamorata, la moglie terrorizzata dal marito e dall'ambiente cupo in cui vive, dimostrando una notevole professionalità. Al tempo del film era già una star di successo (Piccole donne, La strada scarlatta,La donna del ritratto) che durò per alcuni anni (Il padre della sposa) ma la sua carrirea venne interrotta dalla bachettona Hollywood quando il marito il produttore Wanger la soprese reduce da un incontro intimo con il suo agente che ferì con 2 colpi di pistola. Discreta la recitazione dell'altro protagonista Michael Redgrave.
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giovanni
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sabato 12 ottobre 2024
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comportamenti disturbati
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Emozioni a non finire. Il film aiuta a saper leggere i comportamenti disturbati. Regia magnifica. Ritmo geniale. Attori eccelsi.Trama intensa. Donne forti e coraggiose. Adolescente freddo e lucido.
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figliounico
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domenica 29 settembre 2024
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coincidenze junghiane
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Un film dal plot non originale ed infatti il soggetto di Rufus King richiama subito alla mente quello de’ Il sospetto di Alfred Hitchcock del 1941, ma girato come al solito con grande maestria da Fritz Lang, l’autore di due capolavori assoluti del cinema muto, Metropolis ed M il mostro di Dusseldorf. Il personaggio maschile, Marco Lamphere, interpretato da Michael Redgrave, si rivela, più che un criminale, un soggetto da analizzare secondo le teorie che Freud e Jung in un viaggio congiunto avevano introdotto qualche decennio prima in America. In un dialogo con la moglie, Joan Bennett, il protagonista sembra voler enunciare le teorie profondamente misogine del filosofo austriaco di fine ottocento Otto Weininger con parole maschiliste che stranamente risuonano già in Svevo e in particolare in un monologo pronunciato dal personaggio di Guido Speier ne’ La coscienza di Zeno, opera ispirata, per doppia coincidenza potremmo dire junghiana, anch’essa dalla nuova scienza della psicanalisi.
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Un film dal plot non originale ed infatti il soggetto di Rufus King richiama subito alla mente quello de’ Il sospetto di Alfred Hitchcock del 1941, ma girato come al solito con grande maestria da Fritz Lang, l’autore di due capolavori assoluti del cinema muto, Metropolis ed M il mostro di Dusseldorf. Il personaggio maschile, Marco Lamphere, interpretato da Michael Redgrave, si rivela, più che un criminale, un soggetto da analizzare secondo le teorie che Freud e Jung in un viaggio congiunto avevano introdotto qualche decennio prima in America. In un dialogo con la moglie, Joan Bennett, il protagonista sembra voler enunciare le teorie profondamente misogine del filosofo austriaco di fine ottocento Otto Weininger con parole maschiliste che stranamente risuonano già in Svevo e in particolare in un monologo pronunciato dal personaggio di Guido Speier ne’ La coscienza di Zeno, opera ispirata, per doppia coincidenza potremmo dire junghiana, anch’essa dalla nuova scienza della psicanalisi. Un complesso edipico è la causa di tutto e Marco Lamphere potrebbe essere letto come l’antesignano del Norman Bates di Psycho e così il cerchio si chiude.
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paolp78
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sabato 15 agosto 2020
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suspense e mistero
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Buon thriller psicologico per il maestro Fritz Lang, che adopera con sapienza l'elemento del mistero suscitando l'interesse e la curiosità dello spettatore, che vengono sollecitati continuamente e tenuti vivi per tutta la durata della pellicola. In questo Lang mostra un'abilità davvero apprezzabile.
Il film tiene bene per tutta la sua durata, senza fare scemare l'attenzione. Questo risultato, non sempre così ben riuscito nella cinematografia del maestro austriaco, stavolta viene ottenuto grazie alla sceneggiatura molto interessante e priva di punti morti.
Al centro della narrazione si trova, come di consueto nelle opere di Lang, una tematica di natura psicologica, che in questo caso è quella dell'irrefrenabile istinto omicida, determinato da impulsi subcoscienti incolpevoli; argomento delicato e controverso già trattato in numerose opere letterarie e cinematografiche tra cui si ricorda principalmente il celebre romanzo di Emile Zola “La bestia umana”, già portato sullo schermo cinematografico da Jean Renoir nella sua opera degli anni '30 “L'angelo del male” con Jean Gabin, nonché in seguito anche dallo stesso Lang con un film del 1954 che nella versione italiana mantiene lo stesso titolo del romanzo di Zola.
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Buon thriller psicologico per il maestro Fritz Lang, che adopera con sapienza l'elemento del mistero suscitando l'interesse e la curiosità dello spettatore, che vengono sollecitati continuamente e tenuti vivi per tutta la durata della pellicola. In questo Lang mostra un'abilità davvero apprezzabile.
Il film tiene bene per tutta la sua durata, senza fare scemare l'attenzione. Questo risultato, non sempre così ben riuscito nella cinematografia del maestro austriaco, stavolta viene ottenuto grazie alla sceneggiatura molto interessante e priva di punti morti.
Al centro della narrazione si trova, come di consueto nelle opere di Lang, una tematica di natura psicologica, che in questo caso è quella dell'irrefrenabile istinto omicida, determinato da impulsi subcoscienti incolpevoli; argomento delicato e controverso già trattato in numerose opere letterarie e cinematografiche tra cui si ricorda principalmente il celebre romanzo di Emile Zola “La bestia umana”, già portato sullo schermo cinematografico da Jean Renoir nella sua opera degli anni '30 “L'angelo del male” con Jean Gabin, nonché in seguito anche dallo stesso Lang con un film del 1954 che nella versione italiana mantiene lo stesso titolo del romanzo di Zola.
L'indagine psicologica è complessa e profonda.
La parte conclusiva della pellicola, in cui vengono svelati i misteri che hanno tenuto desta l'attenzione dello spettatore, è carica di suspense; tuttavia va detto che le aspettative alimentate in modo ottimale, sono in gran parte deluse nel finale a causa dell'assenza di qualche trovata ad effetto particolarmente sbalorditiva.
Buona l'interpretazione di Joan Bennett, ormai collaudata in questo genere di film e diretta per l'ennesima volta da Fritz Lang; molto bene anche Michael Redgrave, impegnato in un ruolo particolarmente complesso; si ricorda infine l'ottima Anne Revere, molto convincente.
La pellicola fu un insuccesso commerciale, tanto da comportare la fine della collaborazione tra Lang e la Bennett: questo infatti rimane l'ultimo film della coppia.
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contrammiraglio
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giovedì 13 agosto 2020
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tanta roba
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Imperdibile pietra miliare.
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massimo
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giovedì 16 aprile 2020
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lento e noioso
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Sicuramente Lang si ispira a Hitchcock (Rebecca la prima moglie) ma con risultati modesti. La trama è accettabile, anche se prima e dopo questo, non si contano i films che si basano su traumi infantili, ma sono troppe le pause. Consiglio di guardarlo di giorno poichè la sera potrebbe risultare soporifero. Un cenno sugli attori: Michael Redgrave inespressivo, Joan Bennet sempre graziosissima.
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onufrio
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giovedì 23 novembre 2017
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tra le stanze del crimine
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Cecilia è una bella donna, benestante, che vive la propria vita senza il bisogno disperato di trovare marito, sino a quando durante una vacanza in Messico avviene il colpo di fulmine con Marco, i due, pur senza conoscersi troppo, si sposeranno. L'uomo nasconde vari segreti alla donna che verrà a conoscenza soltanto dopo, il marito ha un figlio avuto dalla defunta moglie, morta in tragiche circostanze. Cecilia si ritrova a vivere nella lussuosa villa in compagnia della sorella di Marco, del figlio e della segretaria. Una bellissima casa che presenta una particolarità: ogni singola stanza rappresenta fedelmente, con mobili ed accessori originali, stanze in cui sono avvenuti efferati omicidi.
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Cecilia è una bella donna, benestante, che vive la propria vita senza il bisogno disperato di trovare marito, sino a quando durante una vacanza in Messico avviene il colpo di fulmine con Marco, i due, pur senza conoscersi troppo, si sposeranno. L'uomo nasconde vari segreti alla donna che verrà a conoscenza soltanto dopo, il marito ha un figlio avuto dalla defunta moglie, morta in tragiche circostanze. Cecilia si ritrova a vivere nella lussuosa villa in compagnia della sorella di Marco, del figlio e della segretaria. Una bellissima casa che presenta una particolarità: ogni singola stanza rappresenta fedelmente, con mobili ed accessori originali, stanze in cui sono avvenuti efferati omicidi. Una sola stanza però rimane chiusa a tutti e Cecilia andrà a fondo alla questione per scoprire cosa si cela "Dietro la Porta Chiusa". Inevitabile nel vedere questo capolavoro di Lang non pensare a "Rebecca, La prima moglie" di Alfred Hitchcock.
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contrammiraglio
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sabato 5 marzo 2016
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1948
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Perchè l'anno di prduzione dice sia quello, ma se ve lo immaginaste a colori sarebbe più moderno di quasi tutti quelli fatti...... domani! ;-)
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il cinefilo
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venerdì 4 febbraio 2011
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dietro la porta chiusa
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DIETRO LA PORTA CHIUSA di Fritz Lang(ma sceneggiato da Silvia Richards basandosi sul romanzo"camera chiusa n.13"di Rufus King)sembrerebbe essere quasi una rielaborazione pesantemente psicanalitica e quasi gotica del film REBECCA LA PRIMA MOGLIE di Alfred Hitchcock malgrado le due vicende siano molto diverse(ma con alcuni punti in comune quale il ricordo e il mistero che circonda la prima moglie defunta)tra di loro.
Incredibile ma vero:in questo caso F.Lang riesce a superare il grande regista inglese sia dal punto di vista narrativo che da quello della tensione sfruttando al meglio il suo classico stile in bilico tra l'onirico e il realistico costruendo un atmosfera splendidamente inquietante che invano si cercherebbe con i thriller attuali(come il sottoscritto tende a precisare spesso per quanto riguarda questi vecchi classici)e in cui l'ammaliante fascino dell'enigma tiene incollato lo spettatore davanti allo schermo dall'inizio alla fine malgrado una notevole lentezza.
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DIETRO LA PORTA CHIUSA di Fritz Lang(ma sceneggiato da Silvia Richards basandosi sul romanzo"camera chiusa n.13"di Rufus King)sembrerebbe essere quasi una rielaborazione pesantemente psicanalitica e quasi gotica del film REBECCA LA PRIMA MOGLIE di Alfred Hitchcock malgrado le due vicende siano molto diverse(ma con alcuni punti in comune quale il ricordo e il mistero che circonda la prima moglie defunta)tra di loro.
Incredibile ma vero:in questo caso F.Lang riesce a superare il grande regista inglese sia dal punto di vista narrativo che da quello della tensione sfruttando al meglio il suo classico stile in bilico tra l'onirico e il realistico costruendo un atmosfera splendidamente inquietante che invano si cercherebbe con i thriller attuali(come il sottoscritto tende a precisare spesso per quanto riguarda questi vecchi classici)e in cui l'ammaliante fascino dell'enigma tiene incollato lo spettatore davanti allo schermo dall'inizio alla fine malgrado una notevole lentezza.
Ancora una volta il regista ha fatto emergere la discussione(tipica del suo cinema)sulle colpe dei criminali davanti alla giustizia come testimonia l'intera sequenza immaginaria in cui Marcus si trova davanti a un giudice e una giuria per essere processato...lo reputo senza dubbio uno dei massimi capolavori del regista tedesco.
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fedeleto
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lunedì 27 settembre 2010
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dietro il cinema di lang...
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Conclusa la tematica antinazista Lang si concentra su una pellicola molto interessante ed originale,la trama racconta la vicissitudine di celia che si innamora di un uomo che sembra troppo misterioso molto da incutere seri dubbi alla consorte ,e da li capira' cosa tormenta quell'uomo e come si puo' fare a risolvere il problema anche se non sara' facile riuscirci.Lang ,inspirato da IO TI SALVERO' di hitchcock,gira un film che tratta l'argomento della psicanalisi,ovvero del trauma che blocca il coprotagonista,e gira in un modo molto semplice ma al tempo stesso molto complesso nella fotografia(fin dall'inquadratura iniziale Lang usa una fotografia scura,proprio perche' il monologo iniziale e' un ricordo di celia ,dunque e' un ingresso nel subconscio),e lascia lo speettatore coinvolto in alcune ipotesi ma mai troppo chiare(le stanze che mostra il marito mark,sono in realta' delle stanze in cui egli vorra giustiziare sua moglie)ma il punto cardine come dice il titolo del film e' la porta chiusa .
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Conclusa la tematica antinazista Lang si concentra su una pellicola molto interessante ed originale,la trama racconta la vicissitudine di celia che si innamora di un uomo che sembra troppo misterioso molto da incutere seri dubbi alla consorte ,e da li capira' cosa tormenta quell'uomo e come si puo' fare a risolvere il problema anche se non sara' facile riuscirci.Lang ,inspirato da IO TI SALVERO' di hitchcock,gira un film che tratta l'argomento della psicanalisi,ovvero del trauma che blocca il coprotagonista,e gira in un modo molto semplice ma al tempo stesso molto complesso nella fotografia(fin dall'inquadratura iniziale Lang usa una fotografia scura,proprio perche' il monologo iniziale e' un ricordo di celia ,dunque e' un ingresso nel subconscio),e lascia lo speettatore coinvolto in alcune ipotesi ma mai troppo chiare(le stanze che mostra il marito mark,sono in realta' delle stanze in cui egli vorra giustiziare sua moglie)ma il punto cardine come dice il titolo del film e' la porta chiusa .Tutto nasce per un semplice e innocente scherzo,ovvero celia nella sua gita in messico chiude la sua porta aspettando il marito per fargli uno scherzo e aumentare l'attesa il primo giorno di nozze.Questo scherzo trasforma mark in un fuggitivo ,infatti poco dopo dice di dover scappare,il motivo e' che la porta chiusa gli ricorda quell'impotenza che anni prima aveva reso traumatizzabile l'uomo,una volta aperta quella porta il problema e' finito e tutto puo' risolversi.Un lang cha fa riflettere e che mostra una tematica psicanalitica interessante ,forse questo e' solo cio' che c'e' dietro il cinema di Lang ,ovvero il Lang che sa parlare anche di altre tematiche e problemi.
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