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francesco manetti
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lunedì 6 aprile 2026
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leggero, intenso, onirico, evanescente
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Recuperato su Netflix in versione originale sottotitolata.
Nella prima parte molto minimalista, centrata di fatto sul solo personaggio di Shizuku e sulla sua quotidianità fatta di letture, impegno nello studio, rapporti sereni con tutti coloro che la circondano, come in un piccolo mondo fatato benché realistico.
Poi fa irruzione una sorta di "fantastico" che sembra sempre essere sul punto di aprirsi al meraviglioso restando però sempre nel quadro della quotidianità: un gatto che traghetta la protagonista verso il quartiere di Seiji e che a lungo ci si aspetterebbe dotato di parola tanto il suo agire sembra intenzionale (ma che non prenderà mai la parola), una statua seducente i cui occhi risultano "vivi" (ma che risulteranno vivi soltanto per un effetto di luce).
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Recuperato su Netflix in versione originale sottotitolata.
Nella prima parte molto minimalista, centrata di fatto sul solo personaggio di Shizuku e sulla sua quotidianità fatta di letture, impegno nello studio, rapporti sereni con tutti coloro che la circondano, come in un piccolo mondo fatato benché realistico.
Poi fa irruzione una sorta di "fantastico" che sembra sempre essere sul punto di aprirsi al meraviglioso restando però sempre nel quadro della quotidianità: un gatto che traghetta la protagonista verso il quartiere di Seiji e che a lungo ci si aspetterebbe dotato di parola tanto il suo agire sembra intenzionale (ma che non prenderà mai la parola), una statua seducente i cui occhi risultano "vivi" (ma che risulteranno vivi soltanto per un effetto di luce)...
Nella seconda parte prevale infine il definirsi della storia d'amore fra Shizuku e Seiji, che era già praticamente preannunciata fin dall'inizio (e che risulterà nelle sue premesse certamente forzata: come diamine Seiji riusciva a capire quali libri Shizuku avrebbe preso in prestito in modo da poterli chiedere in prestito lui stesso subito prima di lei???) che porterà a un finale molto poetico ma decisamente lezioso (Seiji che torna dall'Italia un giorno prima, che al termine della notte si piazza in bicicletta sotto la finestra di lei, che la porta in bici a contemplare l'alba e le dice infine che un giorno la sposerà...).
Ma prevale anche il tema della autorealizzazione, anch'essa già preannunciata dalle varie versioni di Take me home. Tema questo trattato invece in modo meno lezioso, dato che è sempre ben marcato il fatto che le aspirazioni personali devono lottare con la realtà dei fatti: dedicarsi alla scrittura di un romanzo sottrarrà tempo allo studio e voler scrivere un romanzo non porta necessariamente a saper scrivere un romanzo (e infatti il prodotto di Shizuku risulterà promettente ma ancora imperfetto, da "limare").
Benché io trovi un po' esagerato l'enorme successo che il film ebbe a suo tempo in Giappone, gli riconosco dei meriti forse proprio per la sua leggerezza. La sequenza più celebre è, mi pare di capire, quella di Shizuku che volteggia col gatto barone. I romantici potranno forse preferire il finale. Personalmente trovo che la sequenza migliore, il cuore del film, sia quella in cui Shizuku trova il coraggio di cantare la sua versione di Take me home unendosi al violino di Seiji: una sequenza in cui nasce la loro storia d'amore e si manifestano al tempo stesso i rispettivi percorsi di autorealizzazione dei due protagonisti, anche se in modo laterale (lui suona il violino ma vuole diventare liutaio, lei canta una propria versione di Take me home ma vuole diventare scrittrice)
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laurence316
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sabato 4 febbraio 2017
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un nuovo gioiellino firmato miyazaki
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Prima (e purtroppo ultima) regia per Kondo, da tempo animatore di punta dello Studio, I sospiri del mio cuore è un film sentimentale ma non melenso, è anzi piuttosto ritmato con, incorporata, anche un'improvvisa, quanto inaspettata e benvenuta incursione nei territori del fantastico (i fondali di tale sequenza sono opera di Naohisa Inoue, artista grande fan di Miyazaki e dello Studio Ghibli), di abbaliante bellezza figurativa. Grazie ad una colonna sonora efficace (con l'elemento ricorrente dell'adattamento da parte della protagonista di Take Me Home, Country Roads, di John Denver, Taffy Nivert e Bill Danoff), a sfondi meravigliosi, dettagliatissimi e realistici (parte dei luoghi in cui si svolge la storia sono realmente esistenti) e ad una regia precisa e minuziosa, quella che poteva apparire quale un'opera minore dello Studio si rivela essere una piccola, grande opera, ricca di spunti interessanti e mai banale, la cui unica pecca rimane il finale fin troppo sbrigativo e non in linea con lo spirito generale del lungometraggio.
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Prima (e purtroppo ultima) regia per Kondo, da tempo animatore di punta dello Studio, I sospiri del mio cuore è un film sentimentale ma non melenso, è anzi piuttosto ritmato con, incorporata, anche un'improvvisa, quanto inaspettata e benvenuta incursione nei territori del fantastico (i fondali di tale sequenza sono opera di Naohisa Inoue, artista grande fan di Miyazaki e dello Studio Ghibli), di abbaliante bellezza figurativa. Grazie ad una colonna sonora efficace (con l'elemento ricorrente dell'adattamento da parte della protagonista di Take Me Home, Country Roads, di John Denver, Taffy Nivert e Bill Danoff), a sfondi meravigliosi, dettagliatissimi e realistici (parte dei luoghi in cui si svolge la storia sono realmente esistenti) e ad una regia precisa e minuziosa, quella che poteva apparire quale un'opera minore dello Studio si rivela essere una piccola, grande opera, ricca di spunti interessanti e mai banale, la cui unica pecca rimane il finale fin troppo sbrigativo e non in linea con lo spirito generale del lungometraggio. Scritto da Miyazaki, autore anche dello storyboard e regista della sequenza "onirica", I sospiri del mio cuore è un anime delicato e fantasioso, perfetto per il pubblico degli adolescenti ma apprezzabile anche dagli adulti. Consueto grande successo in patria, da noi arriva solo nel 2011, per merito della Lucky Red, distribuito direttamente per l'home-video. Letteralmente, il titolo originale suonerebbe più o meno come "se tendi l'orecchio", tradotto nel film come "drizzare le orecchie", che sarebbe poi anche il titolo del romanzo scritto da Shizuku, la protagonista, mentre il titolo italiano è stato scelto per puri motivi di marketing.
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marcocapone999
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sabato 21 novembre 2015
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preziosi insegnamenti
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Credo che questo film animato contenga valori educativi e culturali ormai dimenticati dalla nostra società;Il film è una sorta di esortazione per i più giovani a seguire le proprie passioni ma allo stesso tempo a non dimenticare gli aspetti più importanti quali la scuola e il proprio futuro, il tutto è rappresentato da una storia d'amore inserita in un contesto scenografico costituito da numerosi elementi fantasiosi ma anche realistici.
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lady libro
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sabato 13 luglio 2013
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sogni e amore
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Ennesima perla dello Studio Ghibli, forse un po’più semplice e non ambiziosa quanto le altre, ma che affronta un tema molto importante: la crescita, la formazione, i dubbi sul futuro, la realizzazione dei sogni e soprattutto i primi amori adolescenziali.
E, inutile dirlo, lo fa in un modo splendido.
L’amore che nasce tra Shizuku, accanita lettrice di romanzi e aspirante scrittrice, e Seiji, liutaio in erba e grande violinista, è forse un po’affrettato e forzato ma è una relazione che nasce dalla coltivazione e condivisione dei propri interessi e sostegno reciproco. E’un amore semplice ma bellissimo e suscita una nostalgia intensa sapendo che al giorno d’oggi ormai non esistono più storie sentimentali che nascono e si sviluppano in modo così sincero e vero.
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Ennesima perla dello Studio Ghibli, forse un po’più semplice e non ambiziosa quanto le altre, ma che affronta un tema molto importante: la crescita, la formazione, i dubbi sul futuro, la realizzazione dei sogni e soprattutto i primi amori adolescenziali.
E, inutile dirlo, lo fa in un modo splendido.
L’amore che nasce tra Shizuku, accanita lettrice di romanzi e aspirante scrittrice, e Seiji, liutaio in erba e grande violinista, è forse un po’affrettato e forzato ma è una relazione che nasce dalla coltivazione e condivisione dei propri interessi e sostegno reciproco. E’un amore semplice ma bellissimo e suscita una nostalgia intensa sapendo che al giorno d’oggi ormai non esistono più storie sentimentali che nascono e si sviluppano in modo così sincero e vero.
Una citazione a parte meritano le sublimi e mozzafiato scene ambientate nella fantasia di Shizuku durante la stesura del suo romanzo.
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leo 1993
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domenica 24 marzo 2013
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ennesima perla firmata studio ghibli.
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Questa pellicola, diretta dal defunto Kondo, ma scritta da Hayao Miyazaki, è uscita nel 1995 in Giappone e solo due anni fa è apparsa nelle nostre sale.
Comunque nonostante siano passati quasi venti anni dalla sua creazione, questo film non ha perso smalto ed è attuale più che mai.
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe dal grande Miyazaki, la trama del film è verosimile: gli elementi fantastici sono ridotti al minimo e gli eventi si svolgono in un Giappone caratterizzato molto realisticamente.
Questo lungometraggio d'animazione non trabocca dei consueti messaggi sociali a cui ci ha abituati la fantastica produzione dello Studio Ghibli (e di Miyazaki in particolare).
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Questa pellicola, diretta dal defunto Kondo, ma scritta da Hayao Miyazaki, è uscita nel 1995 in Giappone e solo due anni fa è apparsa nelle nostre sale.
Comunque nonostante siano passati quasi venti anni dalla sua creazione, questo film non ha perso smalto ed è attuale più che mai.
Contrariamente a quanto ci si aspetterebbe dal grande Miyazaki, la trama del film è verosimile: gli elementi fantastici sono ridotti al minimo e gli eventi si svolgono in un Giappone caratterizzato molto realisticamente.
Questo lungometraggio d'animazione non trabocca dei consueti messaggi sociali a cui ci ha abituati la fantastica produzione dello Studio Ghibli (e di Miyazaki in particolare).
Qui non si analizza il mondo nella sua follia (come in “Il castello nel cielo” “il castello errante di Howl” o “La principessa Mononoke”) bensì ci si concentra sui problemi dell'animo di una ragazzina che sta finendo le scuole medie e non sa che fare della sua vita.
Shizuku, la protagonista, è una studentessa modello. Ama ossessivamente leggere romanzi ed è impegnata in una traduzione di “Country roads” che verrà cantata dai ragazzi della sua scuola a fine anno. Questa canzone è il tema musicale principale: non solo è posto in apertura e in chiusura della pellicola, ma viene anche suonata e cantata (nella versione tradotta da Shizuku) dai protagonisti principali a circa metà del film, facendo così raggiungere allo spettatore un climax musicale pieno di sentimento e di emozioni difficili da spiegare.
La giovane ben presto nota che ogni volta che prende in prestito un libro dalla biblioteca prima del suo nome, nella scheda dedicata all’elenco di chi noleggia il volume, compare frequentemente il cognome Amasawa. Quindi incuriosità inizia a fare delle ricerche per trovare questa persona che sembra avere così tanto in comune con lei.
Durante le sue indagini si imbatte in Seigi, un ragazzo di un altra classe della stessa scuola.
Tra i due si stabilisce una grande amicizia, dopo un primo momento di apparente avversione.
Il ragazzo ha un sogno: diventare un liutaio di violini. Deciso più che mai a realizzare il suo sogno vuole partire per Cremona a imparare i segreti del mestiere.
Davanti alla determinazione di Seigi, Shizuku si trova spiazzata e impreparata perché ancora lei non sa cosa ne vuol fare della sua vita.
Grazie alla vicinanza col giovane così sicuro a realizzare i suoi sogni superando tutte le avversità, allora anche la ragazza vuole mettersi alla prova. Decide di scrivere un romanzo e testare le sue qualità di scrittrice, accantonando gli studi e quindi facendo innervosire la famiglia.
Anche se non soddisfatta del suo lavoro, lo fa leggere al nonno di Seigi (con cui stringe un bel legame). Shizuka piangendo dice che è un romanzo confuso e slegato.
Il nonno allora le rivela che adesso lei, come Seigi, è una pietra grezza da raffinare, e il suo romanzo è come i violini costruiti dal ragazzo: imperfetti, impetuosi da perfezionare.
Solo raffinando la nostra pietra grezza possiamo capire il nostro vero valore.
Solo se inseguiamo i nostri sogni essi possono diventare realtà.
Appresa questa grande lezione la ragazza decide di riprendere gli studi, e continuare a studiare iscrivendosi alle superiori in attesa di sottoporsi ad un'altra prova. Seigi invece andrà a Cremona, città di liutai, per molti anni ad imparare il mestiere che più ama.
I due quindi sono destinati a separarsi, ma forse non per sempre.
Il film si conclude in modo inaspettato, ma la scena finale legherà i due protagonisti anche se prenderanno strade diverse.
Vengono così trattati non i problemi dell'uomo nei confronti del mondo, ma i problemi dell'uomo nei confronti di se stesso: capire chi siamo, cosa fare della nostra vita, capire l'importanza delle relazioni interpersonali.
Anche se non raggiunge l'intensità e la grandiosità dei più celebrati (e premiati) capolavori firmati Ghibli, “I sospiri del mio cuore” è sicuramente un film piacevole e molto interessante.
Peccato per il doppiaggio non buono in quanto ogni dialogo è tradotto “troppo” letteralmente risultando in molte occasioni impacciato e non fluido.
Peccato per questa pecca, che dimostra quanto siano poco considerati questi lavori animati nel mondo occidentale.
Se ne consiglia comunque la visione.
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tiamaster
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mercoledì 14 dicembre 2011
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la fabbrica dei sogni:lo studio ghibli.
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Hayao miyazaki è ormai una leggenda...il walt disney giapponese regala un altra perla di animazione.Ho comprato il dvd oggi,in seguito alla sua presentazione al lucca comic festival.Tutta la magia che lo studio ghibli ha regalo a i pochi fortunati che vedono i suoi film più che un semplice film una raccolta di emozioni..che è cosa rara."I sospiri del mio cuore" (titolo italiano)oltre ad offrire una trama interessante,offre dei disegni incisivi,che imprimono nello spettatore sensazioni ineugualiabili...come i film di fellini,kubrick,bergman,allen,scorsese,spielberg...ma..molto diverse dalle sensazioni occidentali!!!imperdibile!!!!
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